PREPARATE LE SUPPOSTE: ARRIVA L’INFLUENZA - CIRCA 7,5 MILIONI DI ITALIANI STANNO FACENDO I CONTI CON L’INFLUENZA K, UNA VARIANTE MOLTO AGGRESSIVA E RESISTENTE DEL VIRUS: I SINTOMI DURANO IL TRIPLO RISPETTO ALL’INFLUENZA “NORMALE”, ARRIVANDO A PROLUNGARSI FINO AD ANCHE TRE SETTIMANE - NELLE PROSSIME DUE SETTIMANE GLI ESPERTI PREVEDONO SI ARRIVI AL PICCO, ANCHE SE LA CODA DELLE INFEZIONI POTREBBE DURARE FINO A…
Estratto dell’articolo di Donatella Zorzetto per www.corriere.it
Circa 7,5 milioni di italiani stanno facendo i conti con l’influenza K, particolarmente impattante perché più immunoevasiva. E i sintomi che ne derivano, proprio per questo motivo, triplicano in durata, arrivando a prolungarsi fino ad anche tre settimane.[…]
A spiegare perché l’influenza K debiliti più di altre è Giorgio Sesti, docente di Medicina interna all'Università Sapienza di Roma. Tosse che dura oltre 20 giorni, raffreddore che non va via e tanta stanchezza, secondo Sesti sono la lunga coda di postumi che “rappresentano una condizione comune a diversi pazienti”. E che i sintomi non cessino anche finita l’influenza, secondo il medico, è dato dal fatto che “siamo di fronte a un virus particolarmente aggressivo e resistente”.
[…] DUE SETTIMANE AL PICCO
[…] Nelle prossime due settimane gli esperti prevedono si arrivi al picco, anche se la coda delle infezioni potrebbe durare fino alla prossima primavera. Una situazione che la Simg (Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie) inquadra in questo modo: “I dati dell'ultimo aggiornamento della sorveglianza RespiVirNet dell'Istituto superiore di Sanità indicano che l'epidemia è entrata nella sua fase centrale, con un carico significativo sui servizi sanitari e sull'attività quotidiana dei medici”.
Sono i dati a parlare: al 4 gennaio l'incidenza del virus H3N2 variante K, si aggira intorno ai 14 casi su 1000 assistiti adulti, e diventa molto più alta (circa 37 casi/1000 individui) nel caso di bambini al di sotto dei 4 anni. […]
“NON ABBASSIAMO LA GUARDIA”
“Anche se ci stiamo avvicinando al picco stagionale, non è il momento di abbassare la guardia - sottolinea Tecla Mastronuzzi, coordinatrice macroarea prevenzione della Simg -. La circolazione dei virus respiratori resta intensa e continuerà verosimilmente anche nelle prossime settimane.
È fondamentale mantenere l'attenzione ai sintomi, evitare l'uso improprio dei farmaci e proteggere in modo particolare le persone più fragili. La prevenzione, a partire dalla vaccinazione e da comportamenti responsabili, insieme al ruolo centrale della medicina generale, resta lo strumento più efficace per ridurre complicanze e impatto sul Sistema sanitario nazionale”.
[…] LA STANCHEZZA CHE NON PASSA
Poi c’è la sensazione di stanchezza che non sembra passare. “È figlia del fatto che questi disturbi sono prolungati - spiega Sesti -. Ogni volta che abbiamo sintomi respiratori e quant'altro, il nostro organismo si affatica perché, con questi acciacchi, è sottoposto anche ad un lavoro muscolare, e il fisico è impegnato a difendersi”. Il consiglio? “Riposare, riprendere le attività gradualmente, attenersi a un'alimentazione sana e iniziare di nuovo a muoversi, a fare attività fisica, appena le condizioni climatiche ce lo consentono”, sottolinea l’esperto.
[…] COSA FARE
Dunque come dobbiamo comportarci? In considerazione della particolare virulenza della variante K, il professor Sesti, ritiene importante, “proteggersi e attuare le precauzioni di buon senso: non esporsi al freddo e al vento, adesso che si sono abbassate le temperature”. Oltre a questo, ricorda di “applicare le norme igieniche per evitare il contagio: lavaggio dalle mani, ricambio d'aria, non frequentare luoghi chiusi affollati”.
Ma chi si trova a letto con l’influenza, alle prese con sintomi che non vanno via facilmente, cosa deve fare? Prima di tutto, ricorda Mastronuzzi, “una temperatura corporea elevata non è necessariamente un indicatore di gravità della patologia, ma piuttosto di una valida risposta dell'organismo all'infezione”. E precisa: “La persistenza di temperature elevate per numerosi giorni, oppure una mancata risposta ai comuni antipiretici, richiede sempre una valutazione clinica”. […]




