“LA CONNESSIONE TRA STRESS TERMICO E ARITMIE CARDIACHE È DOCUMENTATA, MA NON ANCORA PARTE DEL VOCABOLARIO COMUNE DELLO SPORT” - IL PROF. COSIMO COMITO, SPECIALISTA IN CARDIOLOGIA ED ESPERTO IN LONGEVITY, SUI NUMEROSI CASI DI ATLETI COLPITI DA ARITMIE (DA BOVE A McTOMINAY) E DISTURBI DA CALDO (DA SINNER A ALCARAZ): “LE ARITMIE PIÙ FREQUENTI NEGLI SPORTIVI SONO LE EXTRASISTOLE, NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI SONO BENIGNE, MA ALCUNE FORME POSSONO DEGENERARE IN EVENTI GRAVI DURANTE UNO SFORZO INTENSO- E POI I RISCHI CONNESSI ALLA DISIDRATAZIONE, I COLPI DI CALORE. PER EVITARE O ALMENO RIDURRE GLI EVENTI CHE SI SONO MANIFESTATI NEI NOSTRI GRANDI CAMPIONI, BISOGNEREBBE…”
Cosimo Comito* per Dagospia
*Specialista Cardiologo e Cardiochirurgo. Esperto di Longevity
Il cuore di un atleta non è indistruttibile. Eppure, per anni e ancora oggi, in certi ambienti sportivi si è preferito raccontare la storia del contrario: che chi si allena molto è più protetto, che il fisico affinato dal lavoro costante resiste meglio agli stress esterni, che le maglie sudate e i chilometri percorsi siano una polizza assicurativa biologica.
Non bisognerebbe mai dimenticare quell’assioma che recita: è la dose che fa il veleno.
Le aritmie nei calciatori e i disturbi da caldo negli sportivi sono argomenti che tornano a ciclicità ogni estate (abbiamo già parlato di Sinner e di Bove), ogni volta che un atleta crolla in campo ma che raramente vengono affrontati con la necessaria profondità.
Proviamo a farlo adesso.
malore in campo per edoardo bove durante fiorentina inter foto lapresse4
IL CUORE DELL'ATLETA: UNA MACCHINA SPECIALE, CON LE SUE VULNERABILITÀ
Chi pratica sport ad alto livello sviluppa nel tempo adattamenti cardiaci profondi. Il cuore si ingrandisce, le pareti si ispessiscono, la frequenza (i battiti cardiaci) a riposo scende. Questi cambiamenti,’ il cosiddetto "cuore dell'atleta" sono fisiologici, ma rendono il quadro elettrocardiografico di un calciatore professionista oggettivamente difficile da leggere per chi non ha esperienza specifica. Ho seguito per anni molti calciatori che giocano in serie A.
Il confine tra adattamento normale e segnale patologico è sottile quanto un capello. Quando guardiamo un elettrocardiogramma andiamo ad analizzare alcuni parametri. Una bradicardia marcata, un blocco di branca destra parziale, certi allungamenti del tratto QT: su un sedentario desterebbero immediata preoccupazione, mentre su un maratoneta o un centrocampista di serie A possono essere la normalità. Il problema è l'opposto: a volte si tende a normalizzare quello che invece andrebbe approfondito.
Le aritmie più frequenti negli sportivi sono le extrasistoli, battiti extra che il cuore produce fuori sequenza, percepiti spesso come "tuffi al petto" o momentanei vuoti. Nella maggior parte dei casi sono benigne, ma alcune forme, in particolare quelle di origine ventricolare, o quelle legate a strutture cardiache anomale come la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, possono degenerare in eventi gravi durante uno sforzo intenso.
Proprio durante lo sforzo, non a riposo.
Passiamo al secondo fronte. Il caldo.
Un tennista che gioca tre/quattro ore sotto il sole di agosto, su una superficie che riflette il calore a temperature che sfiorano i quaranta gradi, non sta semplicemente "sudando di più". Sta affrontando uno stress termico che coinvolge ogni organo (il cervello, l’intestino..). Il cuore deve pompare sangue verso la periferia per disperdere calore, ma contemporaneamente deve mantenere la pressione e rifornire i muscoli in lavoro. Questi due obiettivi, in certe condizioni estreme, possono entrare in conflitto aperto.
La disidratazione accelera tutto. Con meno liquidi circolanti, il sangue diventa più viscoso, la gittata cardiaca cala, il ritmo cardiaco tende a salire per compensare. Se su questo substrato esiste già una vulnerabilità aritmica anche silente, mai diagnosticata, il rischio si moltiplica.
Il colpo di calore vero e proprio, quello che compromette la termoregolazione e porta la temperatura corporea sopra i quarantuno gradi è una emergenza medica, Confonderlo con la semplice stanchezza può costare carissimo.
Lo sport competitivo genera pressioni enormi sulla salute: smettere di giocare anche solo per accertamenti significa perdere posizioni, perdere contratti, perdere visibilità. In questo contesto, il silenzio è spesso la scelta di default.
La connessione tra stress termico e aritmie cardiache è documentata, ma non ancora parte del vocabolario comune dello sport.
Il meccanismo è questo: il calore intenso altera l'equilibrio degli elettroliti, sodio, potassio, magnesio, che sono letteralmente le chiavi di accensione delle cellule cardiache. Quando questi valori scendono fuori dai range corretti, il cuore può perdere la sua sequenza di attivazione regolare.
Pensa a un'orchestra in cui il timpanista e il violinista iniziano a suonare ognuno a tempo suo: il risultato che ne esce è caos. Il cuore aritmico funziona allo stesso modo, con la differenza che le conseguenze non si misurano in stonature ma in lipotimie, sincopi o arresti cardiaci.
Un cardiologo sportivo competente vale più di mille ore di preparazione atletica, quando si tratta di proteggere davvero il cuore di chi gioca a questi livelli.
Per evitare o almeno ridurre gli eventi che si sono manifestati nei nostri grandi campioni, bisognerebbe a tavolino decidere alcune regole di buon senso: buona idratazione degli atleti; giocare negli orari migliori per il nostro corpo e non per i diritti televisivi ed in fine stabilire un limite massimo di giocata. Una partita di tennis non può andare avanti per 4-6 ore continuativamente.
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