dipendenza social smartphone

RIDATECI LA CARA, VECCHIA NOIA – OGNI POSSIBILE MOMENTO DI OZIO VIENE ANNULLATO DAI SOCIAL: BASTA ENTRARE NELLO SCHERMO PER DISTRARSI UN ATTIMO E DIECI MINUTI DOPO SI È COME CONSUMATI, IN UN TEMPO CHE NON È CONSIDERATO LIBERO, MA LO È A TUTTI GLI EFFETTI – “IL FOGLIO”: “CHE NON ABBIA PIÙ IL SAPORE DEL TEMPO LIBERO VIENE DA UNA RAGIONE PRECISA: NON CI LASCIA L’EFFETTO DEL TEMPO LIBERO. SE PARE RICREAZIONE MA PRODUCE LOGORAMENTO, COS’È, QUESTA NON-NOIA?”

Estratto dell’articolo di Ester Viola per “il Foglio”

 

dipendenza da smartphone 4

[…] A me sembra che sia nata una nuova specie di tempo libero, e che nessuno l’abbia ancora portata all’anagrafe come si deve. Le nostre settimane contano, da almeno dieci anni, una distesa mai vista di ore vuote – non ne parliamo adesso che non dobbiamo andare più in banca, alla posta e le mail ce le scrive l’intelligenza artificiale.

 

Sono ore intere attaccati a queste slot machine dei telefoni, e non è riposo, non è divertimento e non è nulla di definibile. Il tempo online non ha la vuotezza dell’ozio. E’ qualcosa che si potrebbe chiamare, provvisoriamente, la non-noia.

 

dipendenza da smartphone 5

So per certo che non è noia perché quegli abissi li conosco bene, erano abissi elastici, nei vortici di una noia feroce vengono certi colpi di reni che ti portano pure sulla luna, col pensiero. Abbiamo invece del tempo, tanto, che non ha più la vecchia sostanza del tempo morto, è un mare di microstimoli in cui non si naufraga.

 

Non è morto ma non è neanche lontanamente vivo, perché ti lascia addosso una fatica strana, una specie di stanchezza senza l’episodio che l’ha generata.

 

Entri nello schermo per distrarti e dieci minuti dopo esci consumato. E soprattutto non lo riconosci per niente come tempo libero, nonostante lo sia interamente, perché nel frattempo ha imparato a contrabbandarsi da informazione. Poi c’è la conversazione, l’osservazione delle vite degli altri (il vecchio pettegolezzo ora non è parlato, è visivo) fino alle vette del: guarda-questo-video-cretino-è-stupendo!

 

dipendenza dai social network

Si dovrebbe cominciare a essere almeno più precisi. Il tempo sui social è tempo libero. Quello passato a controllare, fare refresh, passare da una notifica all’altra, da una mail a un link a una storia, è quasi sempre tempo libero, però di una qualità nuova, è una lega di alluminio, debolissima, di attenzione intermittente e sottile sensazione di dovere.

 

Che non abbia più il sapore del tempo libero viene da una ragione precisa: non ci lascia l’effetto del tempo libero. Se pare ricreazione ma produce logoramento, cos’è, questa non-noia?

 

Sherry Turkle aveva visto molto presto questo passaggio, quando il digitale non era ancora diventato l’ecosistema prevalente, lei scrive in un periodo in cui a ogni log-in seguiva un normale log-out, poi il log-out è sparito. In “Insieme ma soli” descriveva il multitasking come il nuovo stato del sé. I bambini degli anni Ottanta facevano i compiti con la televisione accesa e già Popper diceva: gravissima dissociazione!

 

dipendenza dai social network

Oggi ai compiti si aggiungono social, messaggi, shopping, musica, video, chiamate, videogiochi. Ma il punto più interessante del ragionamento non è che il multitasking funziona male perché è una risorsa di emergenza degli animali in pericolo e non una cosa di cui vantarsi, fin qui ci siamo, ma è che ora il multitasking comincia a piacere al corpo.

 

C’è un’eccitazione neurochimica che sta inguaiando l’io. Si scambia quell’eccitazione per una forma di qualcosa anziché di niente, sto toccando l’iphone ergo sum. Per questo continuiamo e la non-noia non ha possibilità di contrasto.

 

dipendenza da smartphone 2

Se il cervello trascorre le giornate a cambiare fuoco ogni tre secondi, a me l’ultimo problema pare quello della voglia di andare in ufficio che è sparita per scarsa motivazione interiore. Io ho paura per la memoria. Per farci stare qualcosa bisogna offrirle un po’ di silenzio, non la puoi tenere, la memoria, a lavorare sotto il bombardamento, quella si rifiuta.

 

Ci sta succedendo – e ci scervelliamo a chiamarla ogni anno con una diagnosi socio-editoriale diversa, solo la conseguenza del nuovo regime della percezione, attenzione e cose a cui stare attenti si sono fatte acqua e olio, non sedimenta niente perché arriva qualcosa di nuovo tra due minuti esatti.

dipendenza dai social network

 

Questa non-noia quindi lascia soprattutto un’erosione. Il buco, in sostanza: ti prende un’ora e non te la restituisce sotto forma di niente, né ricordo, né energia né piacere. È solo una macina.

 

Forse è da qui, da questo assedio minuscolo, che bisogna cominciare a guardare i malesseri che ci inventiamo come identità generali ogni primavera. Siamo tutti stanchi, sì. Ma non è il lavoro che ci sta ammazzando, è questo tempo libero coi denti.

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