giorgia meloni marco bucci elly schlein matteo salvini matteo renzi giuseppe conte

DAGOREPORT - LA SCONFITTA IN LIGURIA CONTE PUÒ TATUARSELA SULLA COSCIENZA. UN GIOCO AL MASSACRO, QUELLO DEL M5S, CHE SI TRASFORMA IN FARSA, VISTO CHE ITALIA VIVA, ESCLUSA CON IGNOMINIA DALL’ALLEANZA ELETTORALE IN LIGURIA, SARÀ PRESENTE A SUPPORTO DEL CAMPOLARGO SIA IN UMBRIA CHE IN EMILIA ROMAGNA – LA FORZA CHE MANCHERA’ SEMPRE ALLA SINISTRA SI CHIAMA “FATTORE BERLUSCONI”. OVVERO: PUR NELLA TOTALE DIVERSITÀ DI IDEE, NEL MOMENTO DECISIVO FORZA ITALIA, LEGA E FRATELLI D’ITALIA SI UNISCONO PER INCASSARE LA CUCCAGNA DEL POTERE - LA SOLITA PARACULAGGINE CON CUI GIORGIA MELONI HA PROVATO A GIUSTIFICARE LA PERDITA DI QUASI 100MILA VOTI RISPETTO ALLE EUROPEE - LA LEZIONE PIÙ EVIDENTE DEL VOTO LIGURE È CHE IL PD, CHE ELLY VUOLE FAR TORNARE UN PARTITO DI SINISTRA, SENZA UN SOLIDO ALLEATO DI CENTRO VA A SBATTERE - SE IL GOVERNO DUCIONI PORTA A CASA IL 3 A 0...

DAGOREPORT

MARCO BUCCI - ELEZIONI REGIONALI IN LIGURIA

Il successo di Marco Bucci ha un nome e un cognome: Claudio Scajola. Il sindaco di Genova, neo-governatore, deve la vittoria soprattutto alla capacità manovriera di quel vecchio arnese democristiano dell’ex ministro dell’Interno, ben noto per ritrovarsi proprietario di una casa “a sua insaputa”, che ha dragato voti nelle province di Imperia e Savona.

 

La sua pervasività ha più che compensato l’affermazione del centrosinistra nella città di Genova. La forza elettorale di Scajola è confermata dal fatto che suo nipote, Marco, risulta tra i più votati in Liguria.

 

claudio scajola bucci

Senza dubbio, la sconfitta, inattesa, di Bucci a casa sua, a Genova, città di cui è stato sindaco per 7 anni, non fa ben sperare il centrodestra in vista delle elezioni comunali di aprile 2025.

 

Bucci, premiato perché considerato non un politico di professione ma un candidato civico e non di destra, vorrebbe candidare come successore il suo vice, Pietro Piciocchi, sull’onda della continuità con la sua amministrazione, che può rivendicare un ambizioso piano di grandi opere, a partire dalla ricostruzione del Ponte Morandi. Ma il Pd parte favorito: proprio a Genova, i dem si sono affermati come primo partito.

MARCO BUCCI ANDREA ORLANDO

 

Campo largo, campo fangoso

Gli ottomila voti di scarto che hanno fatto perdere Andrea Orlando si potevano raccattare da qualche parte?

 

Certo, o dall’elettorato del Movimento Cinque Stelle, che ha disertato le urne facendo inchiodare Conte al 4,6%, o da quello Italia Viva, che è stata tenuta fuori dall’alleanza da Peppiniello che, da acerrimo nemico di Renzi, ha giustificato il suo veto con l’ingresso dei renziani nella Giunta Bucci a Genova.

 

ANDREA ORLANDO - ELLY SCHLEIN - MEME BY EDOARDO BARALDI

Una scusa, che ha innescato una serie di sciagurate decisioni e ha portato da un lato alla sconfitta del centrosinistra, dall’altro al tracollo dei Cinque Stelle nella regione del fondatore, il latitante (dalle urne) Beppe Grillo.

 

Un gioco al massacro, quello nel campo largo, che prende i tratti della farsa, visto che Italia Viva, esclusa con ignominia dall’alleanza elettorale in Liguria, sarà presente con i suoi simboli a supporto del campo largo sia in Umbria che in Emilia Romagna: la definitiva dimostrazione dell’altissimo livello di masochismo a cui va ciclicamente incontro la cosiddetta sinistra italiana.

Marco Bucci - Pietro Piciocchi

 

Voto che viene, voto che va

Sempre a proposito di voti, c’è da registrare la solita paraculaggine con cui Giorgia Meloni ha provato a giustificare la perdita, per Fratelli d’Italia, di quasi 100mila preferenze rispetto alle Europee del 9 giugno.

 

La Ducetta ha puntato il dito contro le liste civiche a supporto di Bucci, che avrebbero drenato consensi a danno dei partiti. Una minchiata, visto che Lega e Forza Italia hanno aumentato i loro voti, e solo Fratelli d’Italia li ha persi.

 

MATTEO RENZI E GIUSEPPE CONTE - MEME BY EMILIANO CARLI

L’analisi dei risultati non può prescindere dal dato sull’astensione: l’affluenza è calata di un altro 7,5%, arrivando al 46% (nel 2019 aveva votato il 53%). È il trionfo del maggior partito d’Italia, Il “partito dell’indifferenza’’, quell’ampia fetta di popolazione che non si sente rappresentata, non sa per chi votare e, priva della spinta delle ideologie, finisce per disinteressarsi al governo della cosa pubblica. Con il risultato che a Bucci è bastato un quarto degli aventi diritto per essere eletto governatore.

 

L’aspirante rapper Elly Schlein, è vero, intasca l’ottimo risultato del Pd, che in Liguria ha ottenuto la cifra record del 28,47%, ma nello stesso tempo ha fallito l’ennesima prova da leader. Aveva giurato di non porre né accettare veti, e invece ha dovuto subire e incassare quello che prima Conte e poi il duplex di Avs, Bonelli e Fratoianni, hanno posto sul partito di Renzi.

 

La segretaria multigender forse sperava che Matteonzo, rinnegato e disprezzato, accettasse la cancellazione del simbolo di Italia Viva dalla scheda e portasse comunque i suoi voti ad Andrea Orlando. Ovviamente il senatore “saudita” ha giustamente rifiutato. 

 

LA FOTO DI GIORGIA MELONI SU INSTAGRAM DOPO LA VITTORIA DI MARCO BUCCI ALLE REGIONALI IN LIGURIA

E Conte ciurla nel manico quando sostiene che, se Renzi fosse entrato ufficialmente nell’alleanza, sarebbe andata peggio per il centrosinistra: con un margine così risicato (8mila voti), anche poche migliaia di renziani sarebbero state utili per la vittoria finale.

 

Naturalmente ancor più utili sarebbero stati i voti del Movimento 5 Stelle, a partire da quello di Beppe Grillo, che come alle Europee non è andato a votare, se lo stesso Peppiniello appulo non avesse aperto una guerra all’ultimo sangue con l’Elevato (di torno) a poche settimane dalle elezioni.

 

Una disputa che non poteva non mandare al manicomio un genovese attaccato ai soldi come l’ex comico quando con tono supponente Conte ha annunciato di aver deciso la fine del contratto da 300 mila euro l’anno per ‘’la comunicazione’’ (de che?) al padre Fondatore.

 

MAURIZIO LUPI MARCO BUCCI GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI E ANTONIO TAJANI A GENOVA 1

Ora l’ex Avvocato del popolo deve, se vuole, definitivamente trasformare il Movimento protestatario del “vaffa” a destra e a manca in partito, deve dimostrare di avere la forza di imporre nuove regole alla costituente del 23-24 novembre. D’altronde, i vecchi grillini tutti dito medio e “uno vale uno” hanno lasciato il M5s e portato il loro voto altrove, oppure si astengono. 

 

In buona sostanza, Conte, la sconfitta in Liguria, può tatuarsela sulla coscienza e il centrosinistra può flagellarsi riconoscendo alle destre la supremazia del “Fattore Berlusconi”. Ovvero: pur nella totale diversità di idee in politica estera, economia, giustizia, riforme istituzionali, pur essendo costantemente uno contro l’altro, nel momento decisivo Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si uniscono per vincere.

 

RICCARDO MAGI - GIUSEPPE CONTE - ANGELO BONELLI - ELLY SCHLEIN - NICOLA FRATOIANNI - FOTO LAPRESSE

È il vecchio mantra di Silvio, che voleva una politica “a lieto fine”: si discute, ci si manda a quel Paese, ma alle elezioni si va uniti per incassare la cuccagna del potere. Ed è ancora questa la forza della destra rispetto alla guerra permanente e parcellizzata della sinistra, caratterizzata da veti, scissioni, congressi e rancori personali.

 

Lezioni dalle elezioni

Dal risultato elettorale ligure, Giorgia Meloni ha tratto la consapevolezza di dover capitalizzare al meglio ogni tornata elettorale, puntando su candidati non politici né di apparato.

 

RISULTATI ELEZIONI REGIONALI LIGURIA 2024 - DATI ELIGENDO

Una decisione che la agevola su due fronti: da un lato, può ovviare alla scarsa materia prima della classe dirigente di Fratelli d’Italia cercando i candidati in esponenti della società. Dall’altro, sfila a Lega e Forza Italia la possibilità di piazzare i loro uomini nei posti chiave.

 

E cosa ha capito invece Elly Schlein dalla lezione ligure? La segretaria gongola per l’ottimo risultato del Pd, ma deve tenere d’occhio i problemi del partito che sembrano sfuggirle di mano.

 

Al Nazareno ha creato una segreteria a sua immagine e somiglianza, spedendo in Europa Bonaccini e relegando la corrente riformista degli ex democristiani della Margherita nel kindergarten di Dario Nardella, che vuole assorbire le due correnti riformiste di sinistra: Base Riformista di Lorenzo Guerini e Area Dem di Franceschini .

 

elly sclhein matteo renzi giuseppe conte partita del cuore

Ma nel campo largo la segretaria con tre passaporti non riesce a fare squadra né a domare i riottosi alleati. La lezione più evidente del voto ligure è che il Pd, che Elly vuole far tornare un partito di sinistra, senza un solido alleato di centro non va da nessuna parte.

 

Ed è un problema enorme e sempre più dibattuto: il famigerato contenitore liberal, che doveva sorgere attraverso Renzi e Calenda, è morto prima di nascere, con i due ego-leader rimbalzati dagli elettori (ora Matteonzo sogna persino di rifondare la Margherita), mentre l’appello di Goffredo Bettini per la nascita di una stampella centrista con Francesco Rutelli leader è rimasto inascoltato.

bucci meloni

 

Che qualcosa vada aggiustato è evidente: e dopo le elezioni regionali in Umbria e in Emilia-Romagna qualcosa accadrà. Se il centrodestra porta a casa il 3 a zero sbaragliando l’opposizione non solo in Umbria ma anche nella rossa Emilia Romagna, per Elly arriverà il momento di preoccuparsi sul serio del proprio futuro.

renzi mejo dello sciamano di washington

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