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E SE IL “CONCERTONE” CALTA-MILLERI-MPS, ACCOMPAGNATO DAL CORO DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, PER LA CONQUISTA DI GENERALI, VERO OBIETTIVO DELLA SCALATA A MEDIOBANCA, SI DISGREGASSE PER LA FINE DELL’IMPERO DEL VECCHIO? - COME REAGIRANNO I LITIGIOSISSIMI OTTO EREDI DELFIN-LUXOTTICA, DA OLTRE TRE ANNI IN DISACCORDO SULL’IMMENSA EREDITÀ (50 MILIARDI), ORA CHE SI RITROVANO IL LORO SUPREMO MANAGER, FRANCESCO MILLERI, INDAGATO COL DUO LOSBAGLIO-CALTARICCONE? – FINO A IERI, ALLE RICHIESTE DEGLI EREDI DEL VECCHIO DI LIQUIDARE LE PARTECIPAZIONI IN MPS, GENERALI, UNICREDIT ECC., NONCHÈ DI POTER GESTIRE AUTONOMAMENTE LE LORO QUOTE IN DELFIN, IL BALDANZOSO MILLERI MINACCIAVA LE DIMISSIONI - MA ORA, CHE SI TROVA AZZOPPATO DALL’INDAGINE DELLA PROCURA DI MILANO, NON È DETTO CHE LE MOSSE FUTURE DI MILLERI VADANO PER FORZA DI PARI PASSO, COME FINORA E' AVVENUTO, CON LE STRATEGIE CALTAGIRONESCHE - (VA DA SE' CHE LA PROCURA DI MILANO POTREBBE ECCEPIRE A CASCATA ANCHE A TRIESTE IL ''CONCERTO''. CON RELATIVO OBBLIGO DI OPA…)

Roberto Sommella per “Milano Finanza”

 

FRANCESCO MILLERI

La conquista di Mediobanca, attraverso l’opas di Mps, nella sua mente doveva essere solo la prima fase, a cui sarebbe seguito un rafforzamento in Europa delle Generali diverso da quello ideato da Donnet. Ma giovedì 27 è arrivata la notizia dell’inchiesta della Procura di Milano sul concerto in Mps ed è cambiato tutto.

 

Francesco Milleri, presidente di Delfin e di Luxottica, indagato con Luigi Lovaglio, ceo del Monte e Francesco Gaetano Caltagirone per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza nell’ambito della scalata senese a piazzetta Cuccia, ora si trova con tre fronti da presidiare e il più difficile sarà quello con gli eredi di Leonardo Del Vecchio. 

 

luigi lovaglio il gordon gekko dei riccarelli

Un confronto che può arrivare a cambiare anche gli assetti della multinazionale dell’occhialeria. Milleri, che da Leonardo ha ereditato, oltre a una fortuna, lo scettro del comando in Delfin e in EssilorLuxottica, prova a tenere la barra dritta «come avrebbe voluto Leonardo».

 

Ma la strada può diventare più difficile con addosso il faro dei magistrati, anche se il cda della Delfin (indagata a sua volta per responsabilità amministrativa ex legge 231/01) ha diramato all’unanimità una nota di supporto al manager, il quale ha ribadito la sua correttezza, nella serata di giovedì 27 novembre.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MEDIOBANCA

Così l’orizzonte temporale del manager umbro, stesso paese natìo di Monica Bellucci (che conobbe a scuola, appunto a Città di Castello) e di Alberto Burri, da qui al 2026 si può dividere in tre: quello interno, su cui sta concentrando la sua attenzione per cercare di far tornare la pace tra i sette eredi di Del Vecchio; quello giudiziario, che può innestarsi pericolosamente con il primo, e quello industriale, che riguarda il suo ruolo in Essilux e relative alleanze e opportunità con Meta e con Armani.

 

Sul primo fronte, la materia è ancora incandescente. Gli eredi sono troppi e litigiosi, e i grandi successi del colosso dell’occhialeria - che sotto Milleri ha raddoppiato la capitalizzazione di borsa facendo lievitare a 200 miliardi di euro l’intero valore delle partecipate - paradossalmente dividono vieppiù la famiglia all’aumentare degli utili, come se ci fosse ancora qualcosa da conquistare. 

 

rocco basilico leonardo maria del vecchio

Per questo motivo lunedì 17 novembre Milleri ha voluto inviare un segnale preciso all’assemblea di Delfin, la holding dell’impero, e a tutti i soci, che poi sono gli eredi: non si è presentato, per marcare con forza la necessità di un accordo fra tutti in modo da chiudere la successione e anche la problematica fiscale. 

 

Si racconta che gli eredi, nonostante i profitti macinati, abbiano eccepito sul comunicato molto stringato che è stato emesso per raccontare i conti della società, di certo non da nascondere ma da far brillare agli occhi di tutti.

 

Chissà come reagiranno adesso con l’inchiesta della procura sui giornali: difficile che diramino dall’assise degli azionisti un comunicato di sostegno a Milleri, come avvenuto con il consiglio d’amministrazione della cassaforte di famiglia.

 

GIANCARLO GIORGETTI E FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE (FOTOMONTAGGIO)

Ma questo primo fronte può intersecarsi, come detto, con quello giudiziario. Se fino all’inchiesta il ruolo in Delfin di Milleri, anche se non gradito da tutti, era comunque saldo, in quanto parlavano per lui i risultati finanziari ed economici di Essilux, le carte della Procura potrebbero diventare un boomerang anche per la leadership del colosso franco-italiano.

 

Un’eventuale uscita di Milleri dai ruoli di comando potenzialmente esporrebbe non solo l’azienda a un mezzo terremoto ma aprirebbe la strada a una possibile leadership francese.

 

Del Vecchio e figlio

Lo ha detto senza mezzi termini il manager italiano ai suoi collaboratori. Non capiscono che se io mi dimetto da Delfin, questo in sostanza il ragionamento di Milleri, non solo si perde una presenza importante nello scacchiere finanziario ma sicuramente si apre uno spazio di comando per Parigi che assumerà la guida di EssilorLuxottica. Con le conseguenze prevedibili (vedere Stellantis) per un gruppo da 200 mila dipendenti. Insomma una leva che è anche una minaccia.

 

La litigiosità in famiglia impensierisce peraltro il governo Meloni, che tutto vorrebbe meno che trovarsi una Luxottica a guida transalpina. Governo che di fatto è più che lambito anche dall’inchiesta della Procura perché ha benedetto la scalata a Mediobanca tramite il Mef attraverso la cessione di quasi tutte le sue azioni Mps appunto a Milleri e Caltagirone.

 

FRANCESCO MILLERI LEONARDO DEL VECCHIO

Il manager finora silenzioso, a cui l’avviso di garanzia è stato recapitato poco tempo dopo l’investitura a cavaliere del lavoro da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dovrà riflettere su come agire su questi tre fronti. E non è detto che le mosse future vadano per forza di pari passo con le strategie del costruttore romano. Uno è manager, l’altro è proprietario, una bella differenza. 

 

E questa differenza la si potrebbe sentire nelle prossime partite finanziarie in vista delle assemblee a Trieste e a Siena della primavera del 2026. Sempre che l’inchiesta della Procura di Milano condotta dai magistrati Luca Gaglio e Giovanni Polizzi, coordinati da Roberto Pellicano, non porti a svolte clamorose ad oggi solo teoriche, come per esempio un’azione di alcuni soci di Mediobanca presso il Tar, per impugnare le autorizzazioni delle autorità di vigilanza all’ops del Monte su Mediobanca.

philippe donnet - andrea sironi

 

Fatto sta che sono andate in freezer anche le idee di Milleri sul destino di piazzetta Cuccia, dopo l’uscita di Alberto Nagel e Renato Pagliaro e l’insediamento di Vittorio Grilli come presidente e Alessandro Melzi d’Eril quale amministratore delegato della banca d’affari. 

 

Per Milleri, era il caso di fare subito la fusione Mediobanca-Mps, perché secondo lui l’operazione avrebbe fatto acquistare al conglomerato qualche miliardo in più di valore. Ma finora si era fermato un passo indietro, perché sul caso doveva decidere il ceo del Monte Luigi Lovaglio.

 

Il capo di Essilux aveva anche una posizione sul destino delle Generali (di cui Delfin ha il 10%), ritenendo che l’Italia, fresca di promozione del rating da parte di Moody’s, avesse un’occasione storica per costruire un grande polo del risparmio, perché è ormai un Paese stabile che ha banche forti che producono utili, mentre quelle francesi sono di fatto guidate da una legge socialista e quelle tedesche agiscono sotto l’egida politica dei lander.

 

claudio del vecchio

Se a questo si aggiunge che sotto le Alpi vengono custoditi 5.000 miliardi di risparmio cash, il quadro delle potenzialità è completo. Quindi, no a ipotesi di aggregazione del risparmio gestito con i francesi di Natixis ma ricerca di altre alleanze adeguate, evocando opportunisticamente anche qui il pensiero del fondatore. Che di sicuro avrebbe detto di fronte al nuovo soggetto finanziario Mps-Mediobanca-Generali: hanno molti prodotti ma pochi negozi dove venderli.

 

paola del vecchio

Di certo finora il progetto per il Leone di Trieste era quello descritto. Ma considerando che Milleri e Caltagirone in Generali raggiungono rispettivamente il 10 e il 7%, e che con la quota del 13% della loro neo controllabile Mediobanca arrivano al 30% del Leone, la Procura potrebbe eccepire a cascata anche a Trieste il concerto.

 

Con relativo obbligo di opa. E qui le cose si farebbero realmente difficili per ingegneri e architetti della scalata a Mediobanca.

Vittorio GrilliRENATO PAGLIARO ALBERTO NAGEL LEONARDO MARIA DEL VECCHIO CON IL FRATELLO CLAUDIO - FOTO DI MARIA SILVIA SACCHI PER THE PLATFORM GROUPFRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE TRA I FIGLI AZZURRA E FRANCESCO JR - FOTO LAPRESSE CLEMENTE DEL VECCHIO LA GALASSIA DI PARTECIPAZIONI DELLA HOLDING DELFIN FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FOTO LAPRESSE i figli di leonardo del vecchio al funerale del padre

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