art42

APRE A PARIGI “ART 42”, IL PRIMO MUSEO GRATUITO E PERMANENTE DI STREET ART IN FRANCIA - È UN AVVENIRISTICO LOFT DI 4000 METRI QUADRI CHE ACCOGLIE 150 OPERE DI 50 ARTISTI DIVERSI - APERTO TUTTO IL GIORNO TUTTI I GIORNI, ART 42 NASCE NEL 2013 COME PROGETTO NO PROFIT FONDATO DAL MILIARDARIO XAVIER NIEL

Francesca Ferri per Dagospia

 

museo art 42 a parigimuseo art 42 a parigi

Un museo senza biglietti d’ingresso in una scuola senza professori, Art 42 è un’esplosione di segni urbani, linee sfacciate e colori post-moderni. Decentrato a nord di Parigi, nel diciassettesimo arrondissement, il primo museo gratuito e permanente di street art in Francia, inaugurato il primo ottobre, è un avveniristico loft di 4000 metri quadri che accoglie 150 opere di 50 artisti diversi.

 

Un labirinto di murales e post-graffiti in cui perdersi senza porsi troppe domande e senza vergogna di non conoscere tutti gli pseudonimi degli artisti esposti. Per qualsiasi dubbio, basta chiedere a Eren e Douglas che fanno la gara a chi risponde prima. Appassionati studenti di primo anno e improvvisate guide del museo nelle notturne del martedì e del sabato, i due ragazzi accolgono, davanti a una parete di foto di murales, gli ospiti vagamente smarriti. Evol, Dran, Clet, Seth, Lacan e giù una lista di nomi di cui i due ragazzi ricordano a memoria anche il profilo Instagram. L’entusiasmo è l’anima di questa scuola aperta a chiunque voglia dare un’immagine alla propria creatività.

 

museo art 42 a parigi 9museo art 42 a parigi 9

Aperta 24/7, tutto il giorno tutti i giorni, spiegano Eren e Douglas, Art 42 nasce nel 2013 come progetto no profit fondato dal filantropo e miliardario Xavier Niel, che insieme a Florian Bucher, Nicolas Sadirac e Kwame Yamgnane, aveva semplicemente l’ambizione di creare la migliore scuola di informatica della Francia, una scuola del futuro.

 

Per entrare basta qualche vasca in “piscina”, come chiamano qui il periodo di rodaggio, i compiti a casa si fanno correggere dagli studenti più grandi e si disegna senza limiti di orario, semestri o anni accademici. In fondo, c’è un Mac per tutti. In realtà, si passeggia in una foresta di Mac dietro cui si nascondono per la maggior parte ragazzi (le ragazze sono sui murales) che guardano distrattamente i visitatori come se fossero parte dell’esposizione. Battute e risate degli altri studenti distraggono le guide.

 

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È stata, poi, la decisione di Nicolas Laugero Lasserre, appassionato di arte urbana, di rendere permanente la sua collezione in uno spazio aperto al pubblico, a fare del progetto 42 una rivoluzione: “L’arte urbana veicola un messaggio universale che ci porta spesso a rimettere in questione la società e i valori essenziali dell’umanità. Già da qualche decina di anni, l’arte urbana si è appropriata del più grande museo del mondo: la strada. Constatiamo così che l’arte non emerge solo dall’alto della società ma anche dal basso.

 

Rappresenta così un ventaglio di dialoghi aperti e multipli, come il numero di artisti che appartengono a questa corrente, ed è in questo modo che si inscrive nella storia dell’arte”.

A metà tra la strada e il museo si trova Art 42, dove lavori di atelier o opere create in situ portano il ritmo della strada, lo sguardo sulla società. Così, Barack Obama, Pier Paolo Pasolini e Charlie Hebdo sono seduti senza distinzioni tra gli artisti del futuro. Simboli di sempre e polemiche del momento si riproducono, non senza sarcasmo, in linee deformi dai colori vivaci e i materiali imprevedibili.

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Tra la scuola e il museo nessun confine, e il visitatore così può viaggiare seguendo i propri interessi o il percorso tematico che Eren e Douglas suggeriscono. Si parte dal pianoterra dove, affianco a Banksy, si raggruppa il cenacolo degli imprescindibili: Jef Aérosol, JR, Zevs e Invader di cui tutti riconoscono la firma. Eren e Douglas poi, però, si fanno seri di fronte agli omaggi a Charlie Hebdo di Brusk e Dran. Matite spezzate e carrarmati smorzano lo humour, ma le due guide subito si riprendono davanti ai mostri tentacolari di Roti. Colpisce su tutti una delle rare donne tra gli street artist, Madame, onirica, poetica, surreale, a tratti ironica, sempre profonda.

 

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Le parole che impreziosiscono i suoi disegni rimangono a lungo in mente: “Bacio a volte il passato per rimanere in piedi”, i visitatori si avviano alla fine del viaggio, gli occhi pieni di colori, il riflesso del nostro tempo sulle pareti.

 

E se alla fine qualcuno si chiede se a ingabbiare la street art in un museo non si rischia di perdere il suo carattere effimero, militante, anticonformista, le immagini rispondono. La foresta di Mac non impedisce di dipingere la mela di Apple con pittura che cola, messaggio d’avvertenza all’ingresso. E a chi era entrato sperando di avere da uno dei tanti computer la risposta sulla vita in quell’enigmatico 42, che è una citazione del film H2G2 : Le Guide du voyageur galactique, risponde ancora Madame: “a calcolare tutto facciamo delle nostre vite delle equazioni indecifrabili”. La strada invade il museo di idee, emozioni, vita.

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