'AZZO, CHE ARAZZO! - IL CELEBRE ARAZZO DI BAYEUX È IN MOSTRA AL BRITISH MUSEUM DI LONDRA - ANTONIO RIELLO: "È UNA LUNGA STRISCIA DI LINO RICAMATO LUNGA CIRCA 68 METRI E ALTA CIRCA 50 CENTIMETRI. PARE SIA STATA REALIZZATA DA ALCUNE MONACHE DI UN'ABBAZIA DEL KENT INTORNO AL 1080. RACCONTA CON UNA RICCHEZZA IMPRESSIONANTE DI DETTAGLI LA CONQUISTA DELL'INGHILTERRA SASSONE DA PARTE DI UN GUERRIERO NORMANNO: GUGLIELMO II, DUCA DI NORMANDIA" - LA POLEMICA SCOPPIATA PERCHÉ IL BRITISH MUSEUM HA FATTO VEDERE IN ANTEPRIMA A PETER THIEL L'ARAZZO...
OH MY GOD, L’ANTICRISTO! – È SCOPPIATA LA POLEMICA NEL REGNO UNITO PERCHÉ IL BRITISH MUSEUM HA FATTO VEDERE IN ANTEPRIMA A PETER THIEL L'ARAZZO DI BAYEUX, RISALENTE A MILLE ANNI FA. MENTRE LA MOSTRA APRIRÀ SOLO IL 10 SETTEMBRE, CON DECINE DI MIGLIAIA DI PERSONE CHE HANNO GIÀ PRENOTATO I BIGLIETTI – LA VISITA ESCLUSIVA DEL “CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA” ARRIVA MENTRE IL PARLAMENTO DI LONDRA HA CHIESTO AL GOVERNO DI CANCELLARE IL CONTRATTO DA 330 MILIONI DI STERLINE ASSEGNATO DAL SERVIZIO DI SANITÀ NAZIONALE A PALANTIR, LA SOCIETÀ FONDATA DA THIEL CHE FORNISCE ANALISI DI DATI DIGITALI E PIATTAFORME DI AI...
Antonio Riello per Dagospia
Il celebre Arazzo di Bayeux è in mostra al British Museum di Londra dal 10 Settembre (fino all'11 Luglio 2027). E' una lunga striscia di lino ricamato (l'usuale termine "arazzo" è quindi improprio) lunga circa 68 metri e alta circa 50 centimetri.
Pare sia stata realizzata da alcune monache di un'abbazia del Kent intorno al 1080. Non è solo una straordinaria opera d'Arte, è anche una potente testimonianza storica. Racconta con una ricchezza impressionante di dettagli (ci sono ben 626 diversi personaggi e 202 cavalli) la conquista dell'Inghilterra sassone da parte di un guerriero normanno: Guglielmo II, Duca di Normandia.
L'epicentro del racconto è la battaglia di Hastings (1066) nella quale le sue truppe sconfiggono il re sassone/inglese Harold. Una battaglia furiosa e lunga. Dall'esito incerto, fino a che una freccia normanna non colpisce in un occhio Harold, uccidendolo. Il destino dell'Inghilterra cambierà per sempre dopo l'invasione e il vittorioso Guglielmo per la Storia diventa "William the Conqueror".
Secondo una linea genetica piuttosto contorta l'attuale sovrano britannico si suppone sia (in qualche modo...) discendente da questo rozzo ex-vikingo che parlottava il francese (e che da Re non ha mai pronunciato una sola parola nella lingua dei suoi sudditi).
Del pregevole manufatto medievale avevo già scritto su Dagospia nell'Agosto del 2025, quindi perdonate la sintesi molto stringata. Vorrei adesso focalizzare l'attenzione sulle reazioni che hanno accompagnato l'inaugurazione dell'esposizione (al di là del notevole entusiasmo del pubblico: biglietti sold out).
In pratica si sono delineate due fazioni principali sulla invasione del 1066 (l'unico sbarco sul suolo inglese che fino ad ora abbia mai avuto successo). In un certo senso rispecchiano le due attuali anime profonde della nazione britannica.
La prima è legata ad una solida tradizione. Certamente aristocratica e borghese ma non solo (era condivisa anche dal famoso Maresciallo Montgomery, il vincitore di El Alamein). L'evento è prosaicamente sentito in chiave positiva. Guglielmo viene visto come il catalizzatore di una evoluzione - alla francese - della la civiltà britannica. Con lui cambia il paesaggio (quasi tutti i castelli nascono con e dopo di lui).
Il modo di governare: si passa da una serie di comunità rurali autogestite e - in qualche modo - legate, ad un capo sassone ad una regno feudale centralizzato e organizzato. Soprattutto cambia la lingua, senza la dominazione normanna l'inglese sarebbe stato probabilmente uno dei tanti dialetti germanici e Shakespeare, in questa sciagurata ipotesi, solo un pallido precursore di Goethe.
Il verdetto? dopo Hastings l'isola è stata abitata da una società decisamente più raffinata, complessa e cosmopolita di quella precedente. Non è un caso che nella lingua inglese l'aggettivo "French" è quasi sempre sinonimo di cose buone (e un po' peccaminose): "French Toast", French Bed", "French Kiss".
L'altra fazione, in qualche maniera anti-sistema, vede l'arrivo dei normanni come un fattore piuttosto negativo: l'inizio di un controllo accentratore sul popolo (il famoso Domesday Book, voluto dai contabili di Guglielmo nel 1086, è il primo censimento patrimoniale della storia britannica).
In questa narrativa radicale, come conseguenze si aggiungeranno, a suo tempo, le grinfie degli interessi economici della rivoluzione industriale e delle avventure coloniali. Insomma una chiara involuzione libertaria a spese della gente comune (che per alcuni è ancora ininterrottamente in atto).
E' il mito di una pura e democratica Albione violata (e corrotta) dalle smanie di un potere direttamente sbarcato dal continente europeo (qualcuno si ricorda gli slogan pro Brexit?). E' comunque un fatto che The Tower of London è stata costruita (nella sua prima versione) proprio da Guglielmo. Era un severo monito per i londinesi: i padroni sono cambiati e non si accettano proteste. Prima, in effetti, non esisteva un castello che dominasse Londra e i suoi abitanti.
Queste opposte interpretazioni dello stesso lontano fatto storico si mescolano oggi inevitabilmente con le dinamiche che hanno portato alla crisi dei partiti storici. Ovvero si incrociano al successo di Reform (il partito di Farage) nonchè alle difficoltà di Conservatori e Laburisti (a loro volta scavalcati a sinistra dai Green di Zack Polanski).
Il Bayeux Tapestry insomma è diventato l'inaspettata cartina al tornasole dell'immaginario politico britannico. Semplificando per ragioni di spazio molto la situazione (in realtà più articolata e meno lineare):
L'Establishment tradizionale (non solo quello politico, anche quello finanziario) sta saldamente dalla parte delle fortunate imprese del Conquistatore: il Regno Unito sta bene così com'è e non potrebbe (nè dovrebbe) essere differente.
Invece i partiti populisti, di destra come di sinistra, sembrano rimpiangere una originaria e leggendaria nazione insulare fatta di pacifici e democratici villaggi (quasi dei soviet campestri in miniatura). Un paese utopico di "uomini giusti" lontano dalle tentazioni imperialistiche del Mondo. Un semi-delirio complottista certo, ma a qualcuno sembra piacere. In questo ambito i migranti di oggi diventano un ingrediente multiruolo buono per tutti.
Per i Reform simboleggiano la pericolosa e temuta reincarnazione degli avidi invasori normanni. Per il Green Party (ed attivisti affini) invece rappresentano i "liberatori" che combattono contro quella odiata classe dominante bianca, guerriera, capitalista, sionista e maschilista iniziata proprio dagli insidiosi cavalieri venuti dalle coste francesi (strano ma vero: sono gli stessi luoghi da cui partono i richiedenti asilo sui gommoni). La Storia, da sempre, viene costretta a nutrire le multiformi vite della Propaganda.











