CRISTIANO RONALDO, MITO O MITOMANE? PERCHÉ QUESTO CAMPIONE, IN GRADO DI SEGNARE, UNICO A FARLO, IN SEI MONDIALI CONSECUTIVI, È SEMPRE COSÌ DISCUSSO? - PERCHÉ IL PORTOGHESE 41ENNE HA ROTTO IN MALO MODO CON LE SUE ULTIME TRE SQUADRE, IL REAL, LA JUVE, IL MANCHESTER UNITED? PERCHÉ A OGNI MONDIALE DIVENTA UN CASO? - CAZZULLO: “CR7 È UN ESEMPIO UNICO DI NARCISISTA DI SUCCESSO. A LUNGO LA SUA SESSUALITÀ È STATA UN MISTERO: PIÙ CHE DONNE E UOMINI, SEMBRAVA AMARE SE STESSO E LA PROPRIA IMMAGINE, COME NARCISO. CON LE DONNE HA AVUTO QUALCHE PROBLEMA, RISOLTO DA AVVOCATI E DOLLARI. LA VERA DONNA DELLA SUA VITA È…”
Articolo di Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera” - Estratti
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«Eu chego sempre». Io arrivo sempre. «Prima o poi, io arrivo». All’apparenza, una frase da mitomane. Detta da un calciatore che ha appena segnato un doppietta al suo sesto Mondiale, acquista un altro senso. Ma non spiega il mistero di Cristiano Ronaldo.
L’ha detto lui stesso, dopo la partita con l’Uzbekistan: «Mi criticano sempre. Sono sempre in discussione». Però non si è chiesto perché.
Com’è possibile che uno dei più grandi campioni nella storia dello sport sia così tanto discusso e così poco amato? Cinque Champions League, cinque Palloni d’Oro vinti, record assoluto come marcatore nelle Nazionali: 145 gol in 230 partite. Statistiche non umane. Allora, perché?
Perché Cristiano Ronaldo ha rotto in malo modo con le sue ultime tre squadre, il Real Madrid, la Juventus, il Manchester United?
Perché a ogni Mondiale diventa un caso?
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CR7 è un esempio unico di narcisista di successo. Il narcisismo è la sua forza e la sua condanna. La sua forza, perché gli ispira la cura maniacale del corpo, della corsa, dei gesti tecnici, compresa l’esultanza non simpaticissima ma diventata un’icona dello sport. La sua condanna, perché il narcisista è quasi sempre solo.
CR7 non è cattivo. Anzi, è un generoso. Ma il suo ego è misura di tutte le cose; anche della generosità. Vede in tv un orfano indonesiano con la maglietta del Portogallo tra le macerie di un villaggio devastato dal maremoto, e chiama il suo agente Jorge Mendes: «Jorge, presto, dobbiamo ricostruire un villaggio indonesiano devastato dal maremoto!».
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La madre viene salvata dal cancro nella sua Madeira, e lui chiama di nuovo Mendes: «Jorge, presto, dobbiamo regalare a Madeira un nuovo centro oncologico!». Prende il Covid e resta positivo a lungo, e tra una seduta in palestra e una di crioterapia chiama ancora Mendes: «Jorge, presto, dobbiamo donare un milione di dollari alle terapie intensive di Lisbona e Porto!».
E il bello è che lo fa: il villaggio indonesiano — isola di Sumatra, provincia di Aceh — è stato ricostruito, Madeira ha un nuovo centro oncologico, i malati di Covid portoghesi hanno potuto contare su 35 postazioni in terapie intensive pagate da Cristiano Ronaldo.
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Più che amato, è idolatrato. Ha 667 milioni di follower su Instagram, molti più di Messi; eppure patisce Messi, l’altro giorno ha zittito il giornalista che ha iniziato la domanda ricordandogli i gol che Leo aveva segnato al Mondiale prima di lui. E quando Messi alzò la Coppa in Qatar, dopo pochi minuti arrivarono sui social le congratulazioni di Neymar; quelle di Cristiano non arrivarono mai.
Cambiare a 41 anni non è facile. Contro l’Uzbekistan è parso quasi riuscirci. Dopo il gol con cui si è sbloccato ha abbracciato i compagni, prima del «Siuuuu» d’ordinanza.
Poi ha lasciato a Nuno Mendes la punizione del 2-0: tutti si aspettavano la sua botta, annunciata anche dai consueti soliloqui per caricarsi; nessuno si aspettava che potesse rinunciare.
(…) A lungo la sua sessualità è stata un mistero: più che donne e uomini, sembrava amare — magari attraverso donne e uomini — se stesso e la propria immagine; appunto come Narciso. Il primo figlio, chiamato ovviamente Cristiano, l’ha avuto da ragazzo padre.
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Poi sono arrivati due gemelli, Eva e Mateo, da madre surrogata, quindi ignota. Infine è entrata nella sua vita Georgina Rodriguez, che gli ha dato Alana Martina e Bella Esmeralda.
Con le donne ha avuto qualche problema, risolto da avvocati e dollari. La vera donna della sua vita è la madre, Maria Dolores, la cuoca che l’ha cresciuto senza il marito, morto alcolizzato quando Cristiano aveva vent’anni; anche per questo lui non tocca vino, beve solo acqua. Qualcuno ha scritto che piace più a destra, mentre Messi piace più a sinistra: forse una sciocchezza, però è utile ricordare che Ronaldo non è un cognome, è il secondo nome, ispirato al presidente americano Reagan, leader di una destra dal volto umano.
Il suo passaggio in Italia non ha lasciato tracce. Forse aveva ragione Marotta, che non lo voleva. Non ha imparato una parola di italiano. Dopo i guai con il fisco spagnolo, ha approfittato della legge varata dal governo Renzi che di fatto abolisce le tasse per i ricchi stranieri che si trasferiscono da noi. Ha segnato i suoi gol, ha vinto due scudetti, ma non ha portato la Champions alla Juve; in compenso ha scassato i conti, reclamando poi altro denaro.
Quando se ne andò da Madrid, lo scrittore Javier Marias lo marchiò come troppo egocentrico: «Non ha giocato nel Real Madrid, ma nel Real Ronaldo». Nel frattempo Javier Marias è morto; Ronaldo è andato in Arabia Saudita a diventare immensamente ricco e, si spera, un po’ meno narciso. Perché l’ambizione muove il mondo; il narcisismo, alla lunga, lo estingue.
georgina rodriguez cristiano ronaldo
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donald trump con cristiano ronaldo e georgina rodriguez
DOLORES AVEIRO la mamma di cristiano ronaldo
la mamma di cristiano ronaldo
georgina rodriguez cristiano ronaldo
cristiano ronaldo e georgina rodriguez a nujuma
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