padiglione usa biennale

“DILETTANTI DELL’ARTE. CON QUESTE DECISIONI IL GOVERNO MINA LA NOSTRA CREDIBILITA'” – I CRITICI SPERNACCHIANO LE SCELTE DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP PER IL PADIGLIONE AMERICANO ALLA BIENNALE – LA COMMISSARIA E’ JENNY PARIDO, SENZA ALCUNA ESPERIENZA NEL SETTORE MUSEALE, IL CUI IMPIEGO PIÙ RECENTE È STATO QUELLO DI PROPRIETARIA DI UN NEGOZIO DI CIBO PER ANIMALI. IL CURATORE E’ JEFFREY USLIP ACCUSATO DI INSENSIBILITA’ RAZZIALE PER UNA MOSTRA IDEATA 10 ANNI FA – SENZA CONTARE ALMA ALLEN, UNO SCULTORE AMERICANO POCO CONOSCIUTO CHE VIVE IN MESSICO...

 

Articolo di Zachary Small per il “New York Times”, tradotto e pubblicato da “la Repubblica” - Estratti

  

 

padiglione usa biennale

 Per quasi un secolo, la partecipazione degli Stati Uniti alla più importante mostra d’arte del mondo, la Biennale di Venezia, ha seguito uno schema noto: un gruppo di importanti direttori di musei o curatori proponeva progetti che coinvolgevano i migliori artisti del Paese. 

 

 (...)

Come molte tradizioni, sotto la seconda amministrazione Trump anche questa è stata stravolta. I veterani del mondo dell’arte sono fuori gioco.

 

Al loro posto: un’organizzazione no profit fondata da pochi mesi e guidata da Jenny Parido, il cui impiego più recente è stato quello di proprietaria di un negozio di alimenti di lusso per animali domestici a Tampa, in Florida. 

 

jenny parido

Parido, 37 anni, che non ha alcuna esperienza nel settore museale, si affida alla competenza di Jeffrey Uslip, un curatore indipendente che ha lasciato il mondo dei musei dieci anni fa dopo che una mostra da lui organizzata era stata criticata per insensibilità alle tematiche razziali. A sua volta, Uslip si affida all’artista che ha selezionato per rappresentare gli Stati Uniti: uno scultore americano poco conosciuto che vive in Messico di nome Alma Allen. Oltre una dozzina di ex curatori ha dichiarato ai media che con queste scelte il governo mina la credibilità del Padiglione.

 

 

padiglione usa biennale

Secondo Robert Storr, ex preside della Yale School of Art e primo americano a curare la Biennale di Venezia nel 2007, «la gente si chiederà: è questo il meglio che siamo riusciti a fare?». Un portavoce della Casa Bianca, Davis Ingle, dichiara invece che «Il Dipartimento di Stato è orgoglioso di mettere in mostra l’eccellenza americana attraverso la visione di Alma Allen, talentuoso scultore autodidatta che incarna la grandezza del sogno americano».

 

 (...)

 

Non è la prima volta che Uslip si trova sotto i riflettori. Quasi un decennio fa, in qualità di curatore capo del Contemporary Art Museum di St. Louis, organizzò una mostra di Kelley Walker che includeva immagini di afroamericani durante le proteste per i diritti civili: l’artista le aveva serigrafate con cioccolato bianco e fondente spalmato. Sia il museo che l’artista si scusarono in seguito a accuse di razzismo. 

 

jeffrey uslip

Uslip è poi tornato nel mondo dell’arte come curatore del Padiglione di Malta alla Biennale di Venezia del 2022. Sia Uslip che Parido hanno rifiutato di rispondere alle domande del New York Times dopo aver inizialmente accettato un’intervista tramite un portavoce. Non hanno voluto dire come si sono conosciuti, né quanto fossero pagati per lavorare a una mostra parzialmente finanziata dai contribuenti. Ci sono poche aspettative che l’American Arts Conservancy possa coprire il costo del Padiglione, che ha raggiunto 5,8 milioni di dollari nel 2024 per la mostra di Jeffrey Gibson. 

 

alma allen

Nei documenti costitutivi dell’organizzazione, stimava di poter raccogliere 150.000 dollari quest’anno, con quasi il 73% di tale somma destinata a stipendi, salari e onorari professionali.

 

L’American Arts Conservancy non ha risposto alle domande sulle sue finanze o sulla strategia di raccolta fondi. Ma i post sui social media mostrano che ha fatto affidamento sui funzionari di Trump per ottenere sostegno; inoltre, non ha mai contattato i tradizionali finanziatori del Padiglione, tra cui la Ford Foundation e la Andrew W. Mellon Foundation, secondo quanto riferito da tali organizzazioni. Ha invece raccolto sostegno partecipando a un vertice culturale alla Casa Bianca e incontrando gruppi conservatori.

 

la biennale

La signora Parido ha descritto il Padiglione come “pro-America” e quindi è stato sorprendente quando l’American Arts Conservancy e il Dipartimento di Stato hanno annunciato che Allen avrebbe rappresentato gli Stati Uniti. Non era la scelta più ovvia per rappresentare l’ideologia “America First”: Allen è emigrato in Messico nel 2017 e si affida a uno staff messicano per realizzare le sue sculture. L’artista sostiene di aver accettato l’incarico nonostante non avesse mai sentito parlare di Uslip o Conservancy. «Avere l’opportunità di esporre al padiglione e rappresentare l’America — c’è un grande potere in questo», ha detto in un’intervista e ha aggiunto di non aver mai incontrato «nessuno nell’orbita di Trump».

robert storr

 

 

Al Padiglione, Allen si concentra su ciò che può controllare: la sua arte. «Non credo che il mio lavoro sia politico in senso partitico», dice. All’esterno dell’edificio ha collocato un gigantesco occhio di bronzo montato sulla parete esterna: un simbolo visivo che secondo lui può essere interpretato in diversi modi, in senso ottimistico come simbolo di protezione divina, come l’Occhio della Provvidenza, in senso negativo come espressione di costante sorveglianza. «È un occhio che osserva l’edificio», dice «Penso che le persone dovranno giudicare da sole».

biennale padiglione usa

 

biennale padiglione usa 22

 

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