“HO PAURA PERFINO DI STARE A CASA DA SOLO. OGGI HANNO COLPITO LA MIA AUTO, DOMANI POTREBBE TOCCARE A ME” – EVANS OGBAJIE, CALCIATORE NIGERIANO DEL SILVA MARANO, SQUADRA DI SECONDA CATEGORIA DELLA PROVINCIA DI VICENZA, DENUNCIA ATTI VANDALICI CONTRO LA SUA AUTO: QUALCUNO HA DISEGNATO UN PENE SUL COFANO E SCRITTO “TROIA” E “GAY” SULLA CARROZZERIA – IL 26ENNE È BISESSUALE ED È FUGGITO DAL SUO PAESE D’ORIGINE A CAUSA DEL SUO ORIENTAMENTO SESSUALE (CHE NEL SUO PAESE È PUNITA CON PENE FINO A 14 ANNI DI CARCERE) ED È ARRIVATO IN ITALIA DOPO AVER ATTRAVERSATO IL MEDITERRANEO SU UN GOMMONE – “DA TEMPO RICEVO TELEFONATE ANONIME. QUANDO RISPONDO MI INSULTANO, MI CHIAMANO CON NOMI OFFENSIVI E POI…”
Estratto dell’articolo di Federica Gabrieli per www.corriere.it
«Ora ho paura perfino di stare a casa da solo. Oggi hanno colpito la mia auto, domani potrebbe toccare a me». La voce di Evans Ogbajie è spezzata dalla paura. Alle 7.10 di giovedì mattina, uscendo dal cancello del condominio dove vive a Marano Vicentino, il calciatore e lavoratore di 26 anni si è trovato davanti una scena che non dimenticherà facilmente: la sua auto è stata completamente rigata lungo tutta la carrozzeria, con la targa staccata e gettata a terra. Sul cofano qualcuno aveva disegnato un pene e scritto, a caratteri ben visibili, «Troia» e «Gay».
Un gesto vile, che assume i contorni di un’aggressione omofoba nei confronti di un ragazzo che solo pochi mesi fa aveva deciso di raccontare pubblicamente la propria storia e il proprio orientamento sessuale. Evans Ogbajie è nato nello Stato di Abia, in Nigeria. È fuggito dal suo Paese quando era ancora minorenne perché essere omosessuali o bisessuali, lì, può significare il carcere o addirittura la morte.
Dopo essere scappato da una famiglia segnata dalle violenze del padre, ha attraversato il deserto, è sopravvissuto per un anno in Libia e poi ha affrontato la traversata del Mediterraneo su un gommone partito con 120 persone e arrivato a Lampedusa con appena 76 superstiti. In Veneto ha ricostruito la sua vita grazie al calcio, giocando in diverse squadre fino ad approdare al Silva Marano, trovando anche un lavoro e una nuova casa. Ma l’incubo della discriminazione non sembra essersi fermato ai confini dell’Africa.
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«Sono uscito di casa per andare al lavoro e ho trovato la macchina devastata - racconta -. La settimana scorsa avevo notato un lungo graffio e avevo pensato potesse essere un caso. Stavolta invece l’hanno rigata tutta, con scritte offensive e staccato la targa». […]
Questo non sarebbe il primo episodio. «Da tempo ricevo telefonate anonime. Succede anche tre volte alla settimana, soprattutto la sera o nei weekend. Quando rispondo mi insultano, mi chiamano con nomi offensivi e poi riattaccano. Alla fine ho bloccato tutte le chiamate dai numeri sconosciuti, ma continuano ad arrivare comunque i tentativi di contatto».
Una volta ha anche cercato di risalire all’identità di chi lo insultava. «Avevo chiesto a un amico di registrare la telefonata per cercare di capire chi fosse. Appena si sono accorti che stavamo registrando hanno riattaccato immediatamente. Le voci, sono sempre maschili». Dopo aver scoperto l’auto devastata, Evans ha immediatamente contattato i carabinieri.
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[…] Per Evans, che aveva trovato in Italia il luogo dove ricominciare dopo essere fuggito da un Paese in cui la sua identità poteva costargli la vita, vedere riaffiorare l’odio proprio davanti a casa rappresenta una ferita profonda. «Non provo rabbia. Sono solo schifato da quello che è successo. È ignoranza. Fa male pensare che possa esistere ancora un odio così gratuito. Oggi hanno colpito la mia auto, ma quello che mi spaventa davvero è non sentirmi più al sicuro nemmeno a casa mia», conclude Evans, che ora attende che la denuncia e gli eventuali filmati delle telecamere possano aiutare i carabinieri a individuare i responsabili
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