“IL MIO PRIMO RICORDO E' QUELLO DI UNA CADUTA. SONO MORTO A 4 ANNI PRECIPITANDO DAL BALCONE DELL’ASILO” – MEMORIE, PEDALATE E SVELENATE DI FRANCESCO MOSER: “PERCHÉ BEPPE SARONNI CE L’HA CON ME? NON È TROPPO INTELLIGENTE. ERA UN CORRIDORE MOLTO FORTE MA DA QUANDO HA SMESSO LA SUA OSSESSIONE È PUNZECCHIARMI. NON SOPPORTO LA SUA IPOCRISIA” – “MIO FIGLIO IGNAZIO? SI È SPOSATO DA POCO CON CECILIA RODRIGUEZ, FANNO UNA VITA TUTTA LORO. UN PO’ MI DISPIACE. LUI È L’UNICO PERITO AGRARIO IN FAMIGLIA, GLI HO SEMPRE DETTO CHE AL MASO SAREBBE UTILE” – I RECORD, LA MAGLIA ROSA, LE TRASFUSIONI, L’INFANZIA TRA I CAMPI DI PATATE E GRANTURCO, LA PASSIONE PER IL VINO E LA PRIMA BICI…

Estratto dell’articolo di Marco Bonarrigo per il “Corriere della Sera”

francesco moser 5

 

«Sono morto a quattro anni precipitando nel vuoto dal balcone dell’asilo: giocavo sul terrazzo, un’asse di legno della ringhiera ha ceduto e ho fatto un volo di quattro metri. La maestra si è messa a piangere e ha portato gli altri bambini in aula a recitare il deprofundis. Nessuno è venuto a recuperarmi. Mi sono svegliato pieno di graffi, ho rimesso l’asse a posto e poi mi sono unito al deogratias per la resurrezione: la maestra gridava al miracolo. Il mio primo ricordo è quello di una caduta».

 

Francesco Moser, 74 anni appena compiuti, si è ritirato dalle corse quasi 40 anni fa. […] Come Bartali e Coppi, da ciclista amatissimo Moser si è trasformato in un’icona nazionale. La premessa di questo incontro non è contrattabile, almeno sulla carta: «Di quello lì non parlo, non merita un secondo della mia attenzione». Quello lì è Giuseppe Saronni.

 

[…] Chi erano i suoi genitori?

«Mio padre era un uomo dell’Ottocento. Nel 1915, appena maggiorenne, l’Impero Austroungarico di cui Trento faceva parte lo spedì sui fronti russi della Bucovina e della Volinia a combattere la Battaglia della Galizia da cui undicimila trentini non tornarono a casa. Morì d’infarto quando avevo 13 anni. Mia mamma Cecilia visse a lungo, era il centro e il sostegno di tutto: donna di forza e fede incrollabili, consumava gli inginocchiatoi della parrocchia di Palù».

francesco moser 3

 

[…] La vita di un bambino?

«A cinque o sei anni già aiutavi a ledrare i campi di patate e granturco, rincalzando la terra e togliendo le erbacce. In primavera chi era abbastanza alto da arrivarci cimava le punte delle pannocchie di mais ancora verdi di cui vacche e buoi erano ghiottissimi. Il lavoro più faticoso era sarmentare la vigna, togliere i rami non produttivi di legna tenera che venivano usati per alimentare la cucina economica d’estate, quando volevi riscaldare solo l’acqua, non tutta la casa. Si cominciava a 12 anni».

 

francesco moser 6

Vita dura?

«Tanto dura. Ricordo la prima predica di Padre Claudio, un giovane del paese ordinato sacerdote che poi andò parroco in Belgio. Per spiegarci che la vocazione non l’aveva fulminato ma era arrivata piano piano nella sua vita ci disse, in dialetto: “Cari fratelli e sorelle, io sono scappato in seminario perché non volevo più spezzarmi la schiena sarmentando. La fede è venuta dopo”».

 

Sembravate felici, però.

«Avevamo quello che ci serviva, dalla polenta che era la base di tutto alla carne alle patate al vino. Portavamo l’uva a valle con i carri trainati dai buoi dopo esserci caricati bigonce di 50 chili sulla schiena per uscire dai filari. Io ho una cicatrice sul viso per una cornata del bue che cercavo di far uscire dal fosso dove era scivolato. Ero così piccolo che invece che al petto mi prese alla tempia: poteva uccidermi sul colpo».

francesco moser 7

 

La campagna ha ucciso suo zio Enzo, ex maglia rosa del Giro.

«Già in pensione, era partito da solo in trattore per andare a defogliare le viti in quota. Deve essersi distratto e il trattore si è rovesciato e l’ha schiacciato: è uno degli incidenti sul lavoro più diffusi in Italia. La campagna sa essere spietata».

 

Quando arriva la bici nella vita di Francesco Moser?

«Sotto forma di triciclo a quattro anni. La prima vera bicicletta da corsa fu una Atala che avevano regalato ad Aldo, professionista già affermato. In casa c’erano la sua e quella di Enzo ma erano strumenti di lavoro e toccarle era proibito».

 

Come cominciò a correre?

«Mi spinse Aldo, a me non è che andasse tanto. Rischiai di saltare la prima gara perché sceso in bici a Lavis a fare commissioni l’appoggiai fuori da un negozio e quando uscii era sparita. Tornai in paese disperato, a recuperarla ci pensò Enzo: il ladro era un mio compagno di scuola, che per via del vizietto di rubare chiamavano Barabba».

francesco moser 8

 

[…] A 18 anni passò dilettante di prima categoria, si guadagnava bene?

«Il primo anno in Toscana presi un milione e mezzo di ingaggio annuo contro le 70 mila lire al mese di un operaio. Dopo due anni e venti corse vinte passai a quattro milioni. Poi c’erano i premi, spesso medaglie d’oro che si vendevano a peso».

 

Lei ha il record di successi per un ciclista italiano: 273 corse. Il suo nemico Giuseppe Saronni gliene contesta una, il Giro d’Italia 1984. Dice che per farglielo vincere spianarono le salite.

«Non parlo di Saronni».

 

Perché ce l’ha tanto con lei?

«Non ne ho idea, anzi un’idea ce l’ho: Beppe non è troppo intelligente. Saronni era un corridore molto forte ma da quando ha smesso la sua ossessione è punzecchiarmi. I Giri degli anni Ottanta venivano disegnati per me e per lui perché eravamo amatissimi dal pubblico, questa è la verità. Io nel 1984 vinsi nella tappa del Blockhaus che fino a prova contraria è una salita durissima. Nessuno di noi due era uno scalatore ma io, al contrario di lui, in salita soffrivo fino alla morte forse perché sapevo cos’era la fatica vera. Mi avvantaggiavo in classifica con gli abbuoni ma meno di lui che li usò per vincere i suoi Giri dopo che Ernesto Colnago aveva convinto l’organizzatore Vincenzo Torriani a inserirli per aiutarlo».

 

giuseppe saronni francesco moser

Saronni parla di spinte, di salite cancellate per nevicate inesistenti pur di favorirla.

«Potrei dire le stesse cose di lui ma non scenderò mai sul suo piano. Lo sa cosa non sopporto?».

 

No.

«La sua ipocrisia. Due mesi fa ci chiamano a una trasmissione Rai per parlare di ciclismo e di sicurezza. Io dico no, se c’è Saronni non vengo. Poi mi chiama un deputato e mi dice che Beppe è pronto a far la pace, che si va assieme a cena la sera prima e cose così. Ho accettato».

 

francesco moser 4

E?

«Tutto bene, anche in tv. Poi la settimana dopo apro il Corriere e ricomincia con la stessa storia: le spinte, il Giro del 1984, Conconi...».

 

[…] A proposito del professor Conconi...

«Sono appena stato alla festa per i suoi 90 anni. Francesco è uno scienziato, un ricercatore e ancora adesso gira per le case di riposo per spiegare agli anziani come l’attività fisica allunga la vita».

 

francesco moser 1

Praticava le trasfusioni.

«All’epoca erano consentite, punto».

 

Perché nel 1994, a 43 anni, tornò a Città del Messico per provare a battere il Record dell’Ora su pista?

«Commisi un errore grossissimo».

 

A tornare?

francesco moser

«No, a usare una bici ridicola come quella dell’inglese Obree che aveva battuto il mio Record del 1984. Su quel trespolo non respiravo. Se avessi usato una bici normale lo stracciavo».

 

[…] Vero che lei maltrattava i gregari, come Merckx?

«Non è che maltrattavo i gregari, è che ingaggiavo i corridori giusti per aiutarmi: i miei hanno vinto anche qualche corsa perché quando potevo li lasciavo vincere al contrario di Gimondi che diceva che il gregario non deve mai essere lasciato libero sennò poi si monta la testa. Se scegli un corridore per aiutarti, ti deve aiutare».

 

[…] La chiamavano Sceriffo perché decideva lei se una fuga poteva partire o meno.

«Un nome di fantasia che inventarono due corridori, Rosola e Magrini. Magari avessi potuto decidere io. Ogni tanto davo consigli, certo: se ci sono 250 chilometri e si sa che la fuga tanto verrà ripresa, che senso ha lasciarla partire e poi fare fatica per inseguirla?».

francesco moser carla merz e figli

 

Lei oggi produce ottimi vini nel suo Maso Warth.

«Tradizione di famiglia. Quand’ero bambino sulle mie colline si coltivavano solo la Nosiola e la Schiava, grappoli enormi di bassa qualità che raccoglievamo stando attenti a non disperderne un solo chicco quando ora metà grappoli li eliminiamo per migliorare la resa. Mio padre prima di morire fu il primo in valle a piantare il Pinot Nero. Oggi facciamo oltre dieci etichette, tutte di qualità».

 

In cantina c’è suo figlio Carlo.

«Si è laureato alla Bocconi, aveva un posto da manager a Ginevra in Procter & Gamble ma ha deciso di tornare alla terra. È bravissimo nel commerciale, ma di vino capisco più io».

 

Ignazio?

francesco moser 2

«Si è sposato da poco con Cecilia Rodriguez, come avete letto su tutti i giornali di gossip.

Fanno una vita tutta loro».

 

Le dispiace?

«Un po’ sì. Ignazio è l’unico perito agrario in famiglia, gli ho sempre detto che al Maso sarebbe utile. Ma i figli bisogna lasciarli liberi».

 

C’è suo nipote Matteo, figlio di Diego, enologo conteso da grandi cantine.

«Gli enologi bravi li vogliono tutti e Matteo è bravo. Adesso il vino vale oro. Non so quanto dura, però».

 

Perché?

«Perché in campagna è pieno di esperti di marketing, di grandi investitori, di agronomi.

Ma nessuno vuole più lavorare, anche perché le cooperative pagano sempre meno i contadini costretti a spendere tanto denaro in tecnologia. Senza lavoro la bolla si sgonfia presto».

 

mara mosole

[…] Si è rifidanzato.

«Mara (Mosole, ndr ) correva in Nazionale quando correvo io. Onestamente non ricordavo che faccia avesse. Poi ci siamo incontrati a un raduno di vecchie glorie. Ma con la Carla ci eravamo già lasciati, sia chiaro».

 

[…] La sua vittoria più bella?

«Forse il Giro d’Italia, perché la costruisci giorno dopo giorno. Ma anche le tre Roubaix perché per vincere devi decidere in un millesimo di secondo la traiettoria giusta e se sbagli la corsa è finita e ti fai anche male».

 

francesco ignazio moser

Ha rimpianti?

«Di aver perso molte corse perché ero troppo impulsivo e di aver sprecato enormi energie d’inverno nelle Sei Giorni dove si guadagnava bene. Ma quando vieni dalla precarietà e dalla campagna pensi ad accumulare».[…]

francesco moserFrancesco Mosermara mosole 5cecilia rodriguez ignazio moserfrancesco moser 2francesco moser belen cecilia rodriguezfrancesco moserfrancesco moser carla merzfrancesco moser 5

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