FRIDA KAHLO, UNA ARTISTA CON LA PASSIONE PER IL PENNELLO (E NON SOLO) - ANTONIO RIELLO: "L'ARTISTA MESSICANA SI SENTIVA SESSUALMENTE MOLTO LIBERA E DISINVOLTA (MALGRADO UN DOPPIO MATRIMONIO CON DIEGO RIVERA). NUMEROSE LE EVASIONI EXTRACONIUGALI, ANCHE DI CARATTERE OMOSESSUALE" - "SFOGGIAVA UNA PELURIA CHE RENDEVA, IN QUALCHE MODO, IL SUO ASPETTO UNA EVIDENTE TESTIMONIANZA DI FLUIDITÀ. INEVITABILE L'IMMENSA POPOLARITÀ DI CUI GODE NELLA COMUNITÀ LGTBQ"

Antonio Riello per Dagospia

 

frida kahlo nel 1948

La "Fridakahlomania" viene celebrata alla Tate Modern di Londra. Una mostra, curata da Tobias Ostrander e Join Beatriz Garcia-Velasco, indaga la potente forza mediatica della artista messicana Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderon (Coyoacan 1907-1954). Sono una trentina le opere che si possono ammirare grazie alla collaborazione del Museum of Fine Arts di Houston. I suoi quadri oggi non si possono facilmente esportare dal Messico: rappresentano un "Bene Nazionale".

 

La maggior parte di quello che si può vedere a Londra viene appunto dagli Stati Uniti. Alcuni titoli: "Autoritratto con abito in velluto" (1926), "Il mio abito è appeso qui" (1933), "Autoritratto con i capelli sciolti" (1938), "la Cornice" (1938) "Ragazza con maschera mortuaria" (1938), "Autoritratto con collana di spine e colibrì" (1940), "Speranza rimani forte" (1946). A parte qualche natura morta gran parte della sua produzione consiste in autoritratti.

diego rivera

 

Ma questa non è solo una rasssegna di magnifici dipinti di Frida Kahlo, è soprattutto una mostra sul fenomeno che rappresenta. Parecchie sono le opere che la ritraggono, a cominciare da quella celebre del marito Diego Rivera (1886-1957) del 1935 a quella di Maria Izquierdos, "Dream and Premonition" (1947).

 

Naturalmente sono presenti anche tante foto e parecchi oggetti. Risalta, tra le tante "reliquie", un magnifico vestito tradizionale della regione di Tehuana che l'artista amava spesso indossare: era una appassionata collezionista di folk art messicana.

 

riello santino

Fino alla metà degli anni '60 la figura di Frida Kahlo (la madre era di Città del Messico e il padre tedesco) era per lo più appannaggio di quegli specialisti che si occupavano delle pittrici surrealiste attive negli anni '30 e '40.

 

Qualcuno ogni tanto la citava come la moglie del noto pittore messicano Diego Rivera (lui era notoriamente infedelissimo, lei faceva quello che poteva per ricambiare le sue scappatelle). Per gli esperti di Gossip-History la Kahlo era solo una delle amanti del rivoluzionario russo Lev Trockij (che si era trasferito a Città del Messico).

 

Il suo destino sembra una rilettura, in salsa centro-americana, della "Bella Addormentata": dopo un lungo sonno, ad un certo punto, si "risveglia" grazie all'affermarsi negli USA della cultura Chicana - quella degli immigrati dal Centro America - che trasforma la sua storia in un orgoglioso simbolo di resistenza e creatività.

 

frida e diego

La fama di Frida (tutti ormai oggi la chiamano così, come fosse una cara e vecchia amica) inizia dunque verso la fine degli anni '60 come una incarnazione postuma delle ambizioni culturali e politiche dei latinos chicani. In poco tempo travalica i confini americani e diventa un fenomeno popolare su scala mondiale. Alcune artiste iniziano ad ispirarsi a lei: Georgina Quintana ad esempio.

 

Si trasforma insomma in un saldo meme visual-culturale capace di durare: qualcosa di rara potenza. Del resto il suo volto molto espressivo e caratteristico funziona benissimo per questo ruolo. Le giovani generazioni di tutte le latitudini la sentono come patrimonio condiviso, come possono esserlo la musica Rap/Trap, certi cibi o certe rivendicazioni politico/libertarie.

frida kahlo still life

 

La prima ragione è che lei rappresenta il prototipo perfetto dell'artista tardo-moderna: donna (a lungo incompresa), apertamente marxista, e proveniente dal Sud del Mondo. E' il profilo tipico di chi espone nel Padiglione Internazionale della Biennale di Venezia di quest'anno. La voce ribelle di una comunità (oltre che di sè stessa). Insomma un modello adorato da tantissime giovani (e  meno giovani) artiste.

 

La seconda? Essere fonte di intensa ispirazione per la questione femminista che alberga nel cuore dell'Arte Contemporanea. Un ingombrante macho-marito-pittore l'ha "tenuta in ombra" a lungo (anche se pare che dopo la prematura morte della moglie si sia pentito). Katy Hassel nel suo libro "La Storia dell'Arte vista dalle donne" la vede infatti come una formidabile guerriera nella lotta femminile per raggiungere l'agognata autonomia artistica.

frida kahlo

 

Altra ragione importante? Una vita segnata dalla malattia. Frida nasce con la spina dorsale bifida e, se non bastasse, a 18 anni è vittima di uno spaventoso incidente stradale che la costringe a passare molto tempo confinata a letto e a portare un doloroso busto rigido per tutta la vita. Inizia proprio a dipingere i suoi autoritratti coricata (grazie ad uno specchio appeso al soffitto).

 

La sofferenza fisica come motivazione artistica primaria e (ambiguamente) anche come sorta di guscio protettivo. Le vicende biografiche legate alla salute di artiste e artisti negli ultimi decenni sono diventate un fattore importante nell'immaginario del pubblico dell'Arte Contemporanea: è la poetica della propria sofferenza.

 

La testimone più illustre di questa tendenza è Tracey  Emin che, non a caso, in una opera fotografica di Mary McCartney, si mette proprio nei panni di Frida. Anche la carriera di Yayoi Kusama potrebbe comunque rientrare nella casistica (l'artista giapponese soffre da molto tempo di disturbi psichiatrici).

 

frida kahlo 2

Inoltre, per sua stessa dichiarazione, l'artista si sentiva sessualmente molto libera e disinvolta (malgrado un doppio matrimonio con Rivera). Numerose le evasioni extraconiugali, anche di carattere omosessuale. E' considerata una coraggiosa eroina ante-litteram delle battaglie di genere. Sfoggiava tranquillamente una peluria - dovuta ad un pronunciato irsutismo - che rendeva, in qualche modo, il suo aspetto una evidente testimonianza di fluidità. Inevitabile l'immensa popolarità di cui gode nella comunità LGTBQ+.

 

Va infine aggiunta, credo, la sua innata e sottile capacità artistica di mescolare tragedia e farsa. Le sue tele mostrano un dolore autentico ma lo sanno sublimare in racconto elaborato e non privo, talvolta, di sorprendente autoironia. Una sensibilità, in fondo, molto in linea con l'estetica attuale. Una bella opera in mostra del giapponese Yasumasa Morimura ne è testimone.

 

frida kahlo 3

Anche le sue colleghe surrealiste  (Leonora Carrington, Leonor Fini, Dorothea Tanning) stanno godendo negli ultimi anni di un sostanzioso revival. Ma sembrano delle "Signorine Nessuno" se paragonate alla nomea della nostra eroina.

 

In fondo è come se Frida fosse diventata una specie di Santa-Peccatrice prodotta dalla "Congregazione delle Cause dei Santi del Vaticano dell'Arte Contemporanea" (il solo pensiero la divertirebbe molto). E, come purtroppo spesso accade a quelli che raggiungono la Santità, dietro l'angolo è in agguato un lucroso sfruttamento commerciale della loro (di certo ampiamente meritata) aureola.

 

Il rovescio della medaglia di questo iper-successo globale è proprio che la sua tribolata figura è diventata oggetto di un protervo merchandising (simile a quello che è successo a Che Guevara). Un business milionario post-mortem che finisce per banalizzare sia la grande Frida che i suoi lavori. Per rimanere in tema agiografico forse stavolta non stonerebbe affatto il classico: "Troppa Grazia, Sant'Antonio!".

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