giancarlo antognoni

E GUAI A CHI PARLA MALE DI ANTOGNONI! - DALLA BUFALA DELLA LOVE STORY TRA CABRINI E ROSSI A RENZI CHE QUANDO LO VEDE SI INGINOCCHIA, GIANCARLO ANTOGNONI SI RACCONTA AL "CORRIERE DELLA SERA": "NEL MUNDIAL DI SPAGNA ’82 I GIORNALISTI MONTARONO QUELLA BUFALA INTORNO A UNA FOTO DI ROSSI E CABRINI CHE SI TENEVANO PER MANO, NON SAPEVAMO PIÙ SE INCAVOLARCI O RIDERE" – IL NO ALL’AVVOCATO AGNELLI, IL “METALMECCANICO DI TORINO”, LE LITIGATE TRA RITA RUSIC E NAOMI, IL LEGAME CON CECCHI GORI, LA TIRATA D’ORECCHI A BAGGIO - LA CANZONE DI PUPO CON IL VERSO A LUI DEDICATO - VIDEO

Roberta Scorranese per corriere.it - Estratti

 

A Coverciano, nel santuario della Nazionale azzurra, la gloria ha il sapore di una stagione andata: il Museo del Calcio, l’apparizione in pieno luglio di Renzo Ulivieri, direttore degli allenatori («Non dico nulla»), i palloni un poco sgonfi dei Mondiali del passato, le coppe fin troppo rievocate.

giancarlo antognoni

 

Ma è all’incrocio di due pipe in una teca che la nostalgia brucia più dei 38 gradi della Firenze là fuori: «Sono quelle di Pertini e di Bearzot», dice Giancarlo Antognoni, eroe di un’altra stagione, quella in cui due pipe, fendendo l’aria, scrissero la storia italiana del calcio.

 

Mondiale di Spagna 1982, più o meno in questi giorni, il ct azzurro e l’allora capo dello Stato sventolarono le pipe in cielo per festeggiare il 3-1 contro la Germania Ovest. «Il rigore che tirò Cabrini (sbagliando) doveva essere mio, Bearzot me lo aveva detto chiaro», ricorda Antognoni che quella finale la giocò col cuore, dalla tribuna stampa: nella semifinale contro la Polonia, il difensore Matysik gli aveva schiacciato un piede.

 

È il più grande rimpianto?

«Il secondo. Il primo è quello di non aver mai vinto lo scudetto con la Fiorentina».

 

Lei è una «bandiera viola», vive in una città che ancora oggi è ai suoi piedi, nonostante un addio da dirigente non facile, nel 2021.

«Ho detto addio alla proprietà, non ai tifosi. Che ancora oggi mi fermano per strada e mi salutano al bar».

 

(...)

Nel 1980 alla presidenza della Fiorentina arriva il conte Flavio Pontello. Forse il capostipite di una stirpe di presidenti eccentrici.

«Definì Gianni Agnelli il “metalmeccanico di Torino”. Lo racconto anche nel libro che ho appena pubblicato per Piemme con Luca Calamai, Una vita da dieci».

giancarlo antognoni renzi

 

L’Avvocato l’ha corteggiata con grazia insistente.

«Ci fu un approccio particolarmente chiaro proprio alla vigilia della finale dei Mondiali ’82. Peraltro io ero pure infortunato e mesto, ma lui non si scompose. Si avvicinò a me e mi disse: “Caro Antognoni, mi spiega perché lei è l’unico giocatore al mondo al quale non interessa indossare la maglia della Juve?”».

 

Già, perché?

«Ho ascoltato il cuore».

 

Oggi le «bandiere» non ci sono più.

«Non è più tempo di bandiere purtroppo. Oggi un giocatore è proprietario di sé stesso, mentre hanno acquistato valore cose come il marketing, i diritti tv, i social. E poi essere una bandiera vuol dire rinunciare a delle opportunità, sia di vittoria che di guadagno. Per molti non ne vale la pena».

 

Però ci ritroviamo a saltare il terzo Mondiale di fila. Sarà anche un poco colpa di un calcio che mette davanti a tutto soldi e popolarità evanescente?

«Guardi, io sono capo delegazione dell’Under 21, posso dirle che ci sono giovani talenti sui quali presto si potrà scommettere».

 

giancarlo antognoni 34

Chi metterebbe alla guida della Nazionale?

«Non è il mio lavoro scegliere l’allenatore. Però, da maglia numero 10, posso dirle chi secondo me è stato in assoluto il miglior dieci».

 

Chi?

«Maradona. Il numero 10 che mi sono tatuato sul polso sinistro ha lo stesso carattere squadrato della sua maglia. Diego era fuori dell’ordinario: una volta a un evento organizzato da Alberto di Monaco, nel quale era il protagonista principale, arrivò con la maglia e i pantaloncini. Era stato a giocare a golf e non aveva avuto voglia di cambiarsi».

 

Giancarlo, il 22 novembre 1981, in campo contro il Genoa, lei è morto.

«In effetti, in un certo senso andò così. Il cuore si è fermato per qualche secondo. Il portiere avversario, Silvano Martina, mi venne addosso e all’improvviso io non vidi più nulla. Una corsa all’ospedale Careggi, la sala operatoria. Quello che ricordo sono gli occhi verdi di Rita, mia moglie, quando mi risvegliai. “Mi riconosci?”, mi disse. E si mise a piangere per la gioia».

 

State insieme da quasi mezzo secolo.

«E abitiamo a due passi da Coverciano. Io sono uno che ama le cose semplici, pranziamo tutti i giorni alle 12, abbiamo due figli, Alessandro e Rubinia. Una volta Rita mi fece una sorpresa e al mondiale dell’82 portò Alessandro al ritiro. Bearzot lo prese in braccio, ma il bambino gli mollò un ceffone. Lo racconto nel libro, che risate».

 

Le manca «il vecio»?

cabrini rossi

«Moltissimo. Il povero Beccalossi me lo diceva sempre: “Tu eri il suo pupillo, non sono riuscito a portarti via il posto in Nazionale”».

 

Paolo Rossi.

«È stato uno dei miei amici più cari. Un giorno, assieme a un amico comune, gli presentammo una bravissima cronista: Federica Cappelletti».

 

Ah, quindi è stato lei il Cupido?!

«Nella chat di gruppo dei Mondiali ’82 oggi Federica ha preso il posto di Paolo».

 

Mi fa sbirciare nella chat?

«Manco morto».

 

Allora mi dica chi è quello che «messaggia» di più.

«Spillo Altobelli. Un tornado».

 

E Cabrini?

«Mette cuori».

 

È un re di cuori.

«Sì e infatti quando in Spagna i giornalisti montarono quella bufala intorno a una foto di Rossi e Cabrini che si tenevano per mano, non sapevamo più se incavolarci o ridere fino alle lacrime? Cabrini?! Ma va».

 

Se le dico Franco Zeffirelli?

giancarlo antognoni 4

«Veniva a vedermi giocare, è stato un grande maestro e un tifoso appassionato».

 

Matteo Renzi.

«Ancora oggi quando mi vede si inginocchia davanti a me. Io gli dico: “Suvvia Matteo, smettila”. Lui è un vero numero dieci, bravissimo».

 

A molti di quelli che stanno leggendo l’espressione «signor Klein» non dirà nulla, ma in un certo senso ha cambiato la sua vita.

«Eccome. Il 5 luglio del 1982 affrontammo il Brasile delle meraviglie, quello di Zico e Falcão. Noi arrivavamo ammaccati, da un anno difficile, dalle polemiche. Però segnai un gol. Peccato che il signor Klein me lo annullò».

 

Per irregolarità.

«Ma io ho rivisto quell’azione centinaia di volte, era perfetta. Pazienza».

 

Un ricordo di Cecchi Gori.

«Ne ho tanti, belli e brutti. Quando era presidente mi chiese di licenziare l’allenatore Terim. Io ero contrario. Lui non mi lasciò scelta, così me ne andai. Ma oggi quando vado a Roma spesso lo vado a trovare, vive da solo».

 

Cinema e calcio.

totti antognoni gravina rivera del piero baggio con gli azzurri a coverciano

«In tribuna ogni volta come minimo a quei tempi c’era Naomi Campbell. Una volta a Los Angeles litigò con Rita (Rusic, ndr), mi venne a prendere con la macchina, voleva andare a Beverly Hills. Poi si accorse che non conosceva le strade e allora rientrò a casa, chiese alla colf di farci da guida».

 

Robi Baggio.

«Ci siamo dati il cambio nella Fiorentina: io ero ormai alla fine della carriera, lui in ascesa. Il suo addio, quando passò alla Juve, fu doloroso e pieno di problemi. In cuor mio, magari avrei voluto che Robi fosse venuto a chiedermi un parere».

 

Forse lei era troppo di parte.

ANTOGNONI

«Troppo viola. È vero».

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