marie-louise eta

“DA QUANDO HO COMINCIATO A GIOCARE SENTO SEMPRE DIRE INTORNO: MICA TI FARAI FREGARE DA UNA FEMMINA? HO LA PELLACCIA DURA” - MARIE-LOUISE ETA, PRIMA ALLENATRICE DEI MASCHI IN BUNDESLIGA CON L'UNION BERLINO (UNA SORTA DI CAROLINA MORACE CRUCCA): "NON SONO UNA TROVATA PUBBLICITARIA. SONO CRESCIUTA IN UN AMBIENTE DOMINATO DAGLI UOMINI. DA BAMBINA HO AVUTO SOLO TECNICI MASCHI: ORA RICEVO LETTERE DA RAGAZZE CHE SI SENTONO INCORAGGIATE” (AL DI LA’ DELLE CHIACCHIERE E DELLA RETORICA, ANCHE MARIE-LOUISE ETA SARA’ GIUDICATA SULLA BASE DELL'UNICA COSA CHE CONTA: IL RISULTATO!)

Tonia Mastrobuoni Per "la Repubblica" - Estratti

 

L'Union Berlino era già una leggenda negli anni del Muro quando era la fiera squadra anti-regime della vecchia Ddr ed era sempre sull'orlo della retrocessione perché i giocatori migliori se li acchiappavano le squadre favorite dalla Stasi.

 

MARIE-LOUISE ETA

Nella Germania riunificata i suoi tifosi conquistarono di nuovo le prime pagine dei giornali: negli anni Duemila si rimboccarono le maniche e ricostruirono mattone su mattone lo stadio della Vecchia foresteria che cadeva a pezzi.

 

E adesso la Eiserne, la signora di ferro del calcio tedesco, è nuovamente nella storia. È la prima squadra della Bundesliga ad aver ingaggiato un'allenatrice donna, Marie-Louise Eta. In quest'intervista a Repubblica, Zeit e altri giornali europei, l'ex centrocampista ed ex allenatrice delle nazionali giovanili femminili racconta la sua vita da "mosca bianca" e svela i segreti della sua immane sfida: scongiurare la retrocessione in quattro partite.

 

Eta, quante volte nella sua vita ha dovuto dimostrare che anche le donne capiscono di calcio?

«Mica ti farai fregare da una femmina! è una frase che mi risuona ancora nelle orecchie, sin dall'infanzia. Ma ho la pellaccia dura. So difendermi, so farmi scivolare le cose addosso. E so rispondere a tono. E non è solamente una questione di genere. Nello sport agonistico tutti devono dimostrare il proprio valore ogni giorno. E comunque la più severa con me stessa sono sempre io».

 

MARIE-LOUISE ETA

 

(…) Nella sua prima partita l'Union in Bundesliga ha perso in casa contro il Wolfsburg, penultimo in classifica.

«Sono delusa per la sconfitta, lo siamo tutti, ma i ragazzi hanno già in parte messo in pratica la mia idea di gioco, o almeno ci hanno provato. Questo vale molto».

 

 

Gli allenatori ingaggiati poco prima della fine della stagione vengono soprannominati "pompieri" in Germania. Cosa può aiutare un "pompiere" come lei a salvare l'Union dalla retrocessione?

«Aiuta già il fatto che io sia una nuova voce. Dà la sensazione che ogni giocatore possa farsi valere ex novo, che abbia le stesse opportunità. La mia sfida è riuscire a coinvolgere davvero tutti».

 

Qual è la differenza tra lavorare con gli uomini e con le donne?

«Non ne vedo. Io alleno persone. E so che si può essere tentati di dire che le donne siano più sensibili o gli uomini più vanitosi. Per me sono stereotipi. Ci sono tanti uomini sensibili a cui ho dovuto dare una pacca sulla spalla. E donne sulle quali ho dovuto esercitare un po' di pressione. Ho imparato che la domanda chiave è: di cosa ha bisogno la persona che ho davanti per dare il meglio di sé?».

 

(...)

 

La infastidisce l'enorme attenzione che sta ricevendo?

MARIE-LOUISE ETA

«Capisco l'interesse. Sono consapevole di cosa significhi socialmente. E ciò comporta una responsabilità per me, che lo voglia o no. Il mio obiettivo non è mai stato quello di rafforzare il ruolo della donna. Voglio convincere con i risultati, essere vista come un'allenatrice di calcio. Ammetto però che è pazzesco quello che sta succedendo. Di solito alle nostre conferenze vengono a malapena dieci giornalisti, la settimana scorsa ce n'erano cinquanta. E anche qualche collega straniero».

 

 

Qual è il miglior consiglio che le sia mai stato dato?

«Rimanere fedele a se stessi».

 

Cosa consiglierebbe alla se stessa più giovane?

«Di cogliere l'attimo e goderselo, e ogni tanto guardarsi indietro. Se non sto attenta, mi perdo i momenti belli, in cui posso semplicemente essere orgogliosa di me stessa».

 

 

Come si è avvicinata al calcio da ragazzina, a Dresda?

«Mio padre ha sempre desiderato un maschio, aveva già due figlie quando sono nata. Non mi ha mai costretta a nulla, ma giocavamo molto in giardino e in cortile. Mi ha contagiata. E da ragazzina avevo un buon rapporto con i ragazzi».

 

 

MARIE-LOUISE ETA

Ha la sensazione di contribuire ad aprire le porte ad altre donne?

«Mi fa piacere ispirare gli altri.Ricevo messaggi da ragazze che si sentono incoraggiate, ne sono molto felice. E rispondo sempre.Dico loro: se si chiude una porta, se ne possono aprire tante altre. Da bambina ho avuto solo allenatori maschi. Non ci credevo nemmeno io quando ho avuto la mia prima allenatrice. Sono cresciuta in un ambiente dominato dagli uomini».

 

Non la irrita che le donne guadagnino molto meno?

«Non so se sia così. Le differenze non hanno a che vedere con il genere. Lo stipendio dipende dall'esperienza e dai titoli, e io non ho ancora molto da offrire».

Ci sono stati attacchi misogini contro di lei, soprattutto sui social.

«Io sui social sono scettica. È una piazza dove ci si aggredisce in forma anonima. Una realtà che polarizza. A prescindere da me, trovo giusto che la politica voglia regolamentarla. Io personalmente evito di leggere quelle robacce».

 

MARIE-LOUISE ETA

Due studi del Journal of Management e dell'Università di Exeter che dimostrano che spesso le donne ottengono un'opportunità nel top management solo in caso di crisi. Pensiamo alla bolzanina Evelyn Palla, la direttrice della Deutsche Bahn, che dovrebbe rimettere in piedi l'azienda dopo anni disastrosi. Perché è così?

«Sì, è innegabile che sia così. La domanda cruciale è: chi è la persona giusta per un lavoro? Per quanto mi riguarda, posso solo dire di avvertire la fiducia dell'Union. Credono in me per mantenere la squadra nella Bundesliga. Non sono una trovata pubblicitaria».

 

Cosa si può fare perché ci siano più allenatrici in Europa?

«Ci sono ancora molti più ragazzi che ragazze che giocano a calcio. È normale che ci siano più uomini che donne ad allenare. Dovremmo attirare più ragazze nelle squadre. Domanda ancora più importante: come possiamo far sì che più bambini, maschi o femmine, pratichino sport, che sia calcio, pallamano o atletica leggera?».

MARIE-LOUISE ETA

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