UN PAESE FONDATO SUL DUELLO DA FAR WEST – I MONDIALI DI CALCIO CONFERMANO CHE GLI AMERICANI NON AMANO I PAREGGI, SOLO VINCITORI E SCONFITTI - GABRIELE ROMAGNOLI: “LUNEDÌ È STATO UN GIORNO ASSURDO, QUATTRO PARTITE E QUATTRO PAREGGI. VAGLIELO A SPIEGARE, CHE NON SI PUÒ SEMPRE FARCELA O MORIRE, CHE ESISTE UNA FASE INTERLOCUTORIA. NON È COSÌ NELLA PALLACANESTRO O NEL BASEBALL. OCCORRE IL DUELLO” – “È UN'EREDITÀ DEL FAR WEST. NON SARÀ UN CASO CHE UNO DI QUEI COWBOY, ALLENATO A FORZA DI DUELLI, HA POI VINTO LE ELEZIONI PRESIDENZIALI ED È ENTRATO AL GALOPPO ALLA CASA BIANCA"
Estratto dell’articolo di Gabriele Romagnoli per "la Repubblica"
[…] In un noto negozio di stoviglie a Brooklyn ho comprato un oggetto e raggiunto la cassa. Era il giorno di Brasile-Marocco e avevano organizzato una riffa: un buono di 50 dollari al sorteggiato tra quelli che avessero indovinato come sarebbe finita. Ho compilato il foglietto e, trafitto da una rara illuminazione, mi sono avviato a deporlo nella cesta del pareggio. Ne vedevo però soltanto due, con la scritta "Brasile" o "Marocco". Ho chiesto alla cassiera: "Dove si scommette sul pareggio?". "Sul cheee?". Non ha vinto nessuno, non sul campo e neppure nella riffa.
Gli americani che non frequentano il calcio (un 50%, sarebbe pari anche lì) questa cosa non la capiscono proprio. Lunedì è stato per loro un giorno assurdo, quattro partite e quattro pareggi: 0-0, 1-1 (per 2 volte) e 2-2. Praticamente un turno inutile, come non si fosse giocato. […]
Vaglielo a spiegare, che non si può sempre farcela o morire, che esiste una fase interlocutoria, un girone di qualificazione che pospone il dramma all'ultima giornata. Non è così nella pallacanestro o nel baseball. Si gioca finché ne resta uno solo. […]
Nessun titolo sportivo americano potrebbe essere assegnato in differita (o "in albergo"), mentre l'avversario perde su un campo lontano inondato dalla pioggia o vince perché una già retrocessa "si scansa". Occorre il duello, lo sguardo occhi negli occhi tra rivali e the last man standing, l'ultimo a restare in piedi.
E allora perché ai Mondiali, che sono la madre di tutte le sfide, si sono partoriti otto pareggi nei primi sedici incontri (la metà esatta, praticamente un pari anche lì)? Cos'è questa X, questa incognita o indefinita, tutto questo rumore per nulla? Un girone che cominci, come è accaduto, con due pareggi, è di fatto rinviato alle prossime partite: non eravamo pronti, scusate abbiamo scherzato. […]
Vale in ogni campo della vita. Un'elezione deve avere un vincitore, comunque. Come è successo nel 2000 quando, fra George W. Bush e Al Gore, davvero non si riusciva a capire. La nazione non può vivere sospesa, uno si deve tirare indietro perché si possa proclamare un risultato e proseguire. Nelle piccole città è possibile che anche il ballottaggio tra i due candidati al primo turno finisca pari.
E allora la legge prescrive obbligatoriamente un finale, magari attraverso un gioco d'azzardo. Ci sono sindaci o sceriffi eletti con una mano di poker o con il lancio della monetina. Poi chi vince, quale sia stato il modo, governa come se fosse stato eletto a furor di popolo. Nessuno ha mai sentito parlare di "grande coalizione" e mai lo sentirà.
L'idea è che il pareggio sia una scappatoia offerta ai più deboli, cioè ai non americani. Poi quelli la chiamano "impresa", ma soltanto il successo lo è. Capo Verde oggi si esalta per aver fermato la Spagna, ma l'impresa vera, e unica possibile, sarebbe stata batterla, come accadde all'Arabia Saudita con l'Argentina quattro anni fa.
[…] Difficile trovare negli Stati Uniti un concorso che finisca con un ex aequo (espressione latina sconosciuta) e quasi impossibile per un confronto a due. Accade nel pugilato, ma senti gli ululati del pubblico verso i giudici e si va verso l'immediata rivincita per non lasciare irrisolto l'esito.
Ci sarebbe la patta negli scacchi, ma non per niente Bobby Fisher accusò i sovietici di barare perché troppi incontri dei loro gran maestri finivano in quel modo, accrescendo i punteggi di tutta la squadra. È un'eredità del Far West, o del modo in cui ce l'hanno raccontato nella cinematografia.
donald trump riceve il premio fifa per la pace 5
[…] Non sarà un caso che uno di quei cowboy, allenato a forza di duelli, ha poi vinto le elezioni presidenziali ed è entrato al galoppo alla Casa Bianca. Ed è al presidente in carica che oggi il Paese vorrebbe rivolgere la domanda più diffusa nelle conversazioni tra la gente comune: "Ma questa guerra con l'Iran, alla fine chi l'ha poi vinta?". Donald Trump insiste nel dichiarare il trionfo degli Stati Uniti.
Mica può ammettere un pareggio, sarebbe come dire che è stato tutto inutile: tanti bombardieri in cielo per non andare da nessuna parte.
spagna capo verde
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