italo cucci

“MI SONO DIMESSO SEI VOLTE. ENZO BIAGI, MIO EX DIRETTORE, MI DIEDE DEL COGLIONE: ‘COSI’ NON PRENDE MAI LA LIQUIDAZIONE’” – ITALO CUCCI, EX DIRETTORE DEL “CORRIERE DELLO SPORT” E DEL “GUERIN SPORTIVO”, SI RACCONTA IN UNA INTERVISTA A ALESSANDRO FERRUCCI – LE SIMPATIE PER LA DESTRA,  SPADOLINI CHE GLI DISSE “GLI ESTREMISTI DI DESTRA POSSONO ANCHE DIVENTARE ESTREMISTI DI SINISTRA E IO DI COMUNISTI IN REDAZIONE NON NE VOGLIO”, LE BOTTE A MARIO BAUDINO A MOSCA NEL 1980 – LA RISSA AL PROCESSO CON SGARBI (“MIA MOGLIE QUANDO TORNAI A CASA MI DISSE: “VERGOGNA, HAI ATTACCATO QUEL FENOMENO. E PASSANDO DAVANTI A UN PALAZZO UN SOLDATO IN PIEDI CHE MONTAVA LA GUARDIA ESCLAMO’: “HA FATTO BENE A DARTI DELLO STRONZO”) - MAURIZIO MOSCA (“IN TV ERA IL PIÙ BRAVO”), LE POLEMICHE CON SACCHI PER LO STIPENDIO, LA LITE E POI LA PACE CON MARADONA, LA SPERANZA DI AVERE SILVIO BALDINI CT  E IL SUO EREDE… - VIDEO

 

Articolo di Alessandro Ferrucci per il Fatto Quotidiano - Estratti

italo cucci (2)

 

In sintesi: “Nella mia vita ho viaggiato, ho conosciuto tutto il mondo. A spese altrui”.

Cinico, forse. Pragmatico, certamente. Godereccio, come non esserlo. Realista, sì.

 

Italo Cucci sfoglia le pagine della sua memoria con la consapevolezza di un centrocampista alla Andrea Pirlo, di chi nel rettangolo dell’esistenza chiede o pretende il “pallone”, lo addomestica, alza lo sguardo e decide a chi darlo, dove darlo, quando darlo. Ha partecipato a dieci Mondiali, a sei Olimpiadi.

 

Ha diretto il Guerin Sportivo, il Corriere dello Sport, QN; ha scritto libri, scoperto scandali sul doping; è stato uno dei protagonisti della stagione televisiva legata ad Aldo Biscardi e alle sue intemerate lessicali.

Dal 2011 vive a Pantelleria, è presidente del Parco Nazionale dell’Isola e il capo dello Stato ha annunciato una visita ufficiale, “nel lembo più lontano...

 

 

(…)

 

Quale?

italo cucci maradona

La Costituzione prevede che tutti gli italiani siano liberi di poter scrivere, parlare e pensare. Invece hanno deciso di creare l’Ordine.

 

(...)

Quante volte licenziato?

Mai. Però ho dato sei volte le dimissioni, sempre richiamato; (ci pensa) un giorno Enzo Biagi, mio ex direttore, mi convoca: “È un coglione”. “Che ho combinato?”. “Con tutte queste dimissioni non prende mai la liquidazione”.

Vi davate del lei.

Sempre.

 

Biagi...

Un grandissimo. Nel 1970 il cavalier Monti lo prese come direttore del Carlino, poi per alcune questioni legate alla linea politica decise di licenziarlo. Come redazione eravamo in disaccordo, stavamo bene con lui, aveva un’impostazione nuova; ma durante una riunione, indetta per decidere modi e tempi della protesta, entrò nella stanza lo stesso Biagi: “Fatevi i cazzi vostri”.

 

Biagi non era tenerissimo.

zazzaroni malago cucci

Aria da prete, ma sostanza da inflessibile. E poi lavorava come una bestia: in quei mesi alla direzione del Carlino, dentro al palazzo dove c’era il giornale, riuscì ad aprire un ristorante: così mangiavamo lì senza tornare a casa. Stratega.Dormiva sul divano dell’ufficio.I suoi redattori raccontano che lei non era da meno.

 

Con maestri come Biagi, come potevo agire differentemente?

Quando stavo al Guerin Sportivo, e vivevo a Milano, il mio triangolo era: redazione-casa-ristorante; (pausa) sono scappato il giorno della bomba a piazza Fontana (1969)

 

Cioè?

Non mi trovavo bene a Milano, non mi piaceva quel tipo di vita.

 

Così mi chiama l’editore, il conte Rognoni: “Ma come? Milano è il luogo del grande giornalismo e lei vuole tornare nella provinciale Bologna?”. Appena finisce di pronunciare “Bologna”, sentiamo un botto incredibile, con il rumore di vetri infranti. Entra il fattorino e ci informa della tragedia. E io, subito: “Ecco le dimissioni, torno a casa”.

Come dicevamo: destinazione Carlino.

italo cucci ivan zazzaroni

Ripenso alla telefonata di Biagi: “Mi hanno detto che lei è bravo...”. “Le hanno anche spiegato come la penso politicamente?”. “Non me ne frega niente, a me servono professionisti bravi. Non rompa”.

 

Lei non ha mai nascosto il suo credo politico.

Ragazzino di destra; (pausa) un giorno Spadolini decise di spostarmi a Stadio, nonostante mi occupassi di giudiziaria, non di sport. Così andai da lui, per protestare. E Spadolini: “So che lei ha combinato del casino, lei politicamente...”. E io: “Non mi sembra che al Carlino uno di destra sia fuori luogo”.

il fatto di enzo biagi

“Gli estremisti di destra possono anche diventare estremisti di sinistra e io di comunisti in redazione non ne voglio”.

 

“Casino” l’aveva combinato veramente?

Ero uno dei contrari alla nascita delle Regioni e il dibattito era forte, uno dei miei contraddittori era Pier Vittorio Marvasi (poi storico portavoce di Romano Prodi). Insomma, all’orecchio del direttore erano arrivate voci “sull’inquieto Cucci”.

 

È stata la sua fortuna.

La stessa frase che mi ha rivolto anni dopo Spadolini.

 

Cioè?

italo cucci 47

Mondiali del 1982, lui presidente del Senato. Eravamo a Barcellona per la semifinale con il Brasile: dopo il fischio finale era raggiante e mi spiega come quella scelta di anni prima era stata la mia fortuna. In quel momento arriva Ezio Luzzi: “Preside’, ha detto Pertini che per la finale arriva lui”.

 

E Spadolini?

Un momento tragico: fece le valigie e tornò a casa.

 

Quel Mondiale è stato una sua “scommessa”.

Con pochissimi altri avevo predetto la vittoria finale; (sorride) dopo aver battuto il Brasile, torno in albergo e trovo i colleghi carioca che mi volevano picchiare: “Vergogna, avete rubato, siete degli incapaci”.

Perfetto.

I brasiliani erano convinti della finale, per questo avevano già acquistato i biglietti. Poco dopo stavano per strada a venderli.

 

Ha rischiato altre volte le botte?

Solo una volta con un gruppo di ultrà del Bologna.

 

Com’è finita?

spadolini campagna elettorale 1987

Con appena uno “stronzo”.

Grazie a lei il Bologna ha vinto lo scudetto del 1964.

Mi occupavo di giudiziaria, quindi stavo sempre al palazzo di Giustizia: trovai le prove per assolvere il Bologna dalle accuse di doping.

 

Dalla giudiziaria fino al Processo di Biscardi.

Prima trasmissione e Aldo distribuisce a ognuno di noi i ruoli. Arriva da me e fa: “Tu attacchi Bearzot”. “Forse non hai capito, ma sono l’unico a difenderlo”. “Ah, allora fai quello serio”.

 

italo cucci 77

Non ha mai avuto l’istinto di mollare la trasmissione?

In tanti anni solo una volta sono stato tirato in mezzo a un brutto litigio.

 

Con chi?

Vittorio Sgarbi.

Ecco.

Mi mancò di riguardo e la mia reazione fu violentissima; (sorride) torno a casa, dopo mezzanotte, e trovo mia moglie sveglia: “Vergogna, hai attaccato quel fenomeno”.

 

Ahi.

A quel tempo le donne erano spesso d’accordo con Sgarbi; sempre quella sera, mentre sto per tornare a casa, passo davanti a un palazzo con un soldato in piedi che montava la guardia. Lo supero e sento: “Ha fatto bene a darti dello stronzo”.

 

Una trasmissione popolare come quella di Biscardi non ha alterato l’ego dei partecipanti?

italo cucci 3

Ha dato un’abilitazione ai giornalisti; la Rai di oggi invece lancia i calciatori al posto dei giornalisti.

 

C’era Maurizio Mosca.

In tv era il più bravo; la televisione ci ha reso importanti.

E potenti.

Con il mio ruolo di serio potevo esprimere concetti durissimi, quelli che più amavo.

 

 

Com’era Mosca nell’80?

Mi sono innamorato della città; l’unico momento grave fu quando venne picchiato un attivista perché omosessuale (Mario Baudino): lo chiusero in albergo e lo massacrarono con gli elenchi telefonici.

 

Tecnica storica...

L’elenco telefonico non lascia lividi.

 

Lei come canta?

italo cucci foto di bacco (3)

(Stupito) Nel 1957 mi sono esibito al Paradiso Club di Rimini tra mezzanotte e mezzanotte e un quarto.

 

Ha incrociato l’Equipe 84.

Incontrati in un localino; un giorno, d’accordo con Ravera (poi storico patron di Sanremo) decidemmo di portare la band a Roma. Tutti sul mio Maggiolone cabriolet. Peccato che Victor Sogliani (membro dell’Equipe) era altissimo e dalla cappotta vedevi spuntare la sua testa con il contrabbasso.

Un suo “grazie”...

Un giorno Dino Zoff mi spiega: “Il Guerin è a colori, i giornali sono in bianco e nero: perché non fai vedere i gol come si deve?”.

Perfetto: abbiamo lanciato il film del campionato e siamo arrivati a 100 mila copie.

 

La famiglia l’ha trascurata?

Un po’ (cambia tono); non ho mai festeggiato un compleanno.

VITTORIO SGARBI

 

Come mai?

Sono nato il 31 maggio, c’è quasi sempre stata la finale di Coppa dei Campioni.

Capitolo: Arrigo Sacchi.

Con lui è iniziata male.

Traduciamo.

Finisce il Mondiale del 1982. Arriva un collega e mi fa: “C’è un allenatore che ti vorrebbe conoscere”. “E chi è?”. “Ha allenato il Rimini e ora va alle giovanili della Fiorentina”. Ci troviamo a Milano Marittima, mangiamo una piadina, e dopo poco esordisce: “A me Bearzot non è piaciuto”. E mi presenta degli schemi per spiegare che il suo calcio era migliore.

 

Alla Sacchi.

Il problema è venuto fuori anni dopo.

Cosa?

italo cucci foto di bacco (1)

I cronisti sportivi hanno cominciato a scrivere in “sacchese” a partire dall’abolizione del contropiede; poi non mi è piaciuto quando Silvio Berlusconi lo ha imposto alla Federazione per toglierlo dal Milan per i contrasti con Van Basten.

 

Un “caso” economico.

Prima di Sacchi la Nazionale era degli impiegati dello Stato: Valcareggi, Maldini, Vicini...

Bearzot.

Dopo la vittoria del Mondiale mi chiamò proprio lui: “Ho un’offerta dai Paesi arabi”.

“Quanto ti danno?”. “Duecento milioni”. Ha rifiutato.

 

Sulla prima pagina del Corriere dello Sport ha pubblicato, gigante, la cifra dello stipendio di Sacchi in Nazionale.

ITALO CUCCI PAOLO ROSSI

Dopo tanti anni gli chiedo scusa di tutte le cattiverie.

C’è un “però”.

Da uno della Federazione ricevo un documento nel quale si parlava di dodici miliardi di lire. Io ho divulgato la cifra.

 

Tra Conte, Mancini e Baldini oggi chi vorrebbe come ct?

(Un po’ infervorato) Baldini!

 

Da direttore l’hanno scocciata più i presidenti delle società o i procuratori del calciatori?

I procuratori; i presidenti spesso si rovinano lasciando i soldi ai procuratori.

Ha avuto qualche incomprensione con Maradona.

maurizio mosca

Storia tremenda; il suo primo incontro con un giornalista è stato con me: era il giorno di Ferragosto del 1984; poi è arrivato il periodo della droga e in diretta, sulla Rai, tra di noi c’è stato uno scontro.

 

Ai Mondiali del 1994.

Con lui che a un certo punto mi fa: “E te, amico, invece di parlare del doping e della coca di Maradona, pensa alla coca e a quell’industriale ricco del Nord...”. “So tutto, però venendo qui, in aeroporto,ho visto un manifesto dell’Unicef con te. Tu sei l’ambasciatore dei bambini”.Abbiamo rotto.

 

ITALO CUCCI

Poi?

Mondiali del 2006, io presente in Germania per la Rai; ero in stanza e mi viene a chiamare un operatore: “Diretto’, c’è Maradona”. Sono sceso nella sala ristorante e mi sono nascosto dietro una colonna. Diego mi vede. E inizia a cantare “forza Bologna, forza Bologna”. Esco, ci abbracciamo e entrambi iniziamo a piangere; (silenzio, torna agli anni precedenti) un giorno mi chiama Ferlaino: “Le interessa diventare presidente del Napoli?” e mi offre una cifra che non avevo mai visto.

 

E lì?

Sono andato a Napoli, per capire, poi un tizio mi fa: “Ha coraggio”. “Perché?”. “Diventa presidente e mandano via Maradona”. Ho declinato.

 

Un suo erede.

Ivan Zazzaroni. Lo sento tutti i giorni e ai Mondiali del Sudafrica mi ha pure salvato dalla polmonite.

diego armando maradona

 

Lei chi è?

Per la mia lontanissima tomba c’è scritto “Italo Cucci, direttore del Guerin Sportivo”.

italo cuccimartina colombari italo cuccienrico cisnetto italo cucciitalo cucciARRIGO SACCHI A MILANO MARITTIMAgiorgio calabrese cecilia d angelo enrico cisnetto martina colombari italo cucciitalo cucci josefa idem giorgio calabreseMauro Mazza e Italo Cucci Italo Cucci Italo Cucci e Mauro Mazza italo cucci

 

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