kobe bryant

KOBE DA PAZZI - 60 PUNTI: L’AMERICA SI FERMA PER L’ULTIMO SHOW DI KOBE BRYANT - DOPO 20 ANNI DI VITTORIE, INFORTUNI, POLEMICHE (PER LO STUPRO IN COLORADO) E MERAVIGLIE, “BLACK MAMBA” SALUTA L’NBA - E CURRY CENTRA IL RECORD DI 73 VITTORIE - VIDEO

Stefano Pistolini per “il Foglio”

 

Prima è sceso un enorme lenzuolo a rinchiudere il campo come fosse un sudario e sopra ci hanno proiettato le immagini-simbolo della sua carriera. Poi è apparso Magic Johnson e ha pronunciato il discorso di santificazione.

KOBE BRYANTKOBE BRYANT

 

Finalmente la partita è cominciata. I primi cinque tiri fuori bersaglio. Poi cinque centri di fila. Alla fine ne segnerà 60, tirando un numero spropositato di volte, vincendo la più coreografata delle partite. Business as usual, perché signori, per l’ultima volta, questo è Kobe Bryant.

 

La fanfara suonava sempre più forte da settimane. Ieri è diventato una pirotecnia: l’America si è fermata, perché era l’ultimo giorno nell’Nba di Kobe e l’evento ha assunto una tale dimensione d’emotività collettiva, da mandare in estasi i media.

 

Così alle 7.30 della sera, lo show è andato in scena a L.A.: l’ultima del Black Mamba, al termine della regular season che vede i suoi Lakers eliminati, nell’epilogo di un’annata disastrosa, eppure resa leggendaria proprio dal suo farewell tour, la sequela di partite d’addio che Kobe ha giocato in tutte le arene del basket professionistico.

KOBE BRYANT E LA MOGLIE VANESSAKOBE BRYANT E LA MOGLIE VANESSA

 

Lui è stato meraviglioso nel sostenere la parte – in apparenza senza spendersi, senza sforzo né lacrime, con l’aria di chi si è rassegnato a obbedire a ciò che gli comanda il corpo, dopo vent’anni di professionismo: finirla con l’agonismo, perché ci sono troppi acciacchi seri che rendono ogni sua partita una scommessa, giocata togliendosi all’ultimo momento di dosso lo scafandro di ghiaccio indispensabile a renderlo disponibile per un’altra apparizione. Intanto, dettato dal caso, è arrivato anche il colpo di teatro che ha regalato all’Nba ascolti da capogiro:

 

nella stessa sera del goodbye di Bryant, a 500 chilometri di distanza i Golden State Warriors di Stephen Curry, ovvero la nuova dinastia regnante del basket Usa, hanno infranto il record assoluto di vittorie in stagione, togliendo il primato ai Bulls di Michael Jordan. Più passaggio di testimone e investitura dell’erede di così, non si poteva immaginare.

KOBE BRYANTKOBE BRYANT

 

E ora, tutti a definire Kobe, dopo vent’anni di dominazione dell’Nba, in un condominio ristrettissimo, al quale, con lui, sono stati ammessi solo Shaquille O’Neal – che fu il suo compare, ma anche il suo nemico, nel momento magico dei Lakers gestiti da Phil Jackson – e poi ovviamente LeBron James, e gli ultimi arrivati, Kevin Durant e il ragazzo d’oro Stephen Curry. Più degli altri, Kobe ha la dimensione extra-sportiva, che ne fa un clamoroso modello di ruolo della coolness, con una valenza trasversale che non tiene neppure conto dell’appartenenza di razza. La sua storia è diversa da quella degli altri campioni ed è marcata dallo spiccato fattore di individualismo che sarà sempre il suo segno dominante.

 

Figlio di un padre-giocatore anch’esso – anzi più giocatore che padre – cresce in Italia, dove il genitore spende gli ultimi spiccioli di una carriera, poi studia a Philadelphia e mette subito in mostra i segni dell’eccezionalità. Per cui niente college, ma dritto a fare il professionista già a 18 anni, nei Lakers di Los Angeles che saranno l’unica squadra della sua carriera. Ecco un altro fattore d’eccezionalità: l’appartenenza, qualcosa che di cui nel professionismo contemporaneo s’è persa traccia.

 

KOBE BRYANTKOBE BRYANT

Lui è l’uomo di LA, del celebrity basketball, ma è anche il bad boy, il ragazzaccio attaccabrighe, col ghigno pronto e un atteggiamento di superiorità sul campo che lo fa amare dai tifosi e detestare dagli avversari. Nessuno, neanche Magic Johnson o Karim Abdul Jabbar, altre glorie di L.A., hanno incarnato la leadership come Kobe, capace di essere l’ago, il termometro, il giudice e il boia di questo sport, ovvero l’unità di misura su cui per anni si sono valutati tutti gli altri.

 

A lui era consentito giocare da solista in uno sport di squadra – più che a Jordan – a lui era consentito sbagliare fin quando il capolavoro non gli riusciva – più che a LeBron James – a lui s’ispirava qualsiasi ragazzino di undici anni che cominciasse a vagare col pallone per un campetto da basket, perché trasmetteva la sensazione di una perfezione spesso sfiorata e talvolta superata.

 

BRYANT 2BRYANT 2

I critici dicono che è merito della dedizione maniacale con cui Bryant si è dedicato anima, corpo e mente, a questo sport. Lui dice che, se è così, non se n’è mai accorto, per un semplice motivo: il gioco gli piaceva e gli piace da morire, si divertiva in ogni secondo che lo praticava e, adesso che smette, sostiene di non rendersi conto di cosa vorrà mai dire e come sarà per lui la vita da domani.

 

Ma a 37 anni la scelta era obbligata. Gli appassionati hanno svuotato i portafogli per essere allo Staples Center nella notte delle notti, Flea dei Red Hot Chili Peppers ha suonato l’inno prima dell’inizio della partita e poi la liturgia è cominciata, con una commozione palpabile, che diventava più densa col passare dei minuti. Lui, come sempre, ha fatto la faccia del serpente che uccide senza fare domande, e ha colpito col suo ultimo morso il cuore degli appassionati.

 

CURRY BRYANTCURRY BRYANT

Lo showbiz guadagna un uomo d’affari destinato a essere ancora un numero uno, com’è successo con l’imperatore Jordan. Lo sport lo mette al passato e lo investe del luccicante mantello della leggenda. Finisce un’era, ma naturalmente se n’è già aperta un’altra. Altri Kobe crescono. La meraviglia non finisce mai. E guardarli la sera in tv, per poi imitarli sul campetto sotto casa, resta sempre uno dei modi migliori che i nostri figli possono trovare, per riempire di sogni i loro anni migliori.

CURRY BRYANTCURRY BRYANTKOBE BRYANT 4KOBE BRYANT 4KOBE BRYANT 3KOBE BRYANT 3KOBE BRYANTKOBE BRYANTKOBE BRYANTKOBE BRYANTKOBE BRYANTKOBE BRYANTKOBE BRYANTKOBE BRYANTbalotelli e kobe bryant balotelli e kobe bryant abdul_jabbar con magic johnson e kobe bryantabdul_jabbar con magic johnson e kobe bryantkobe bryant basket kobe bryant basket KOBE BRYANT 9KOBE BRYANT 9KOBE BRYANTKOBE BRYANTKOBE BRYANT LEBRON JAMESKOBE BRYANT LEBRON JAMES

 

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu pasdaran iran

DAGOREPORT - L’IRAN NON È IL VENEZUELA, E NEMMENO L’IRAQ: È UN PAESE STERMINATO CON 90 MILIONI DI ABITANTI. LE BOMBE SUI CAPOCCIONI CONTURBANTI DEGLI AYATOLLAH NON BASTERANNO PER UNA NUOVA RIVOLUZIONE: LA MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE NON È COMPOSTA DAI RAGAZZI CHE SCENDONO IN PIAZZA E SOGNANO DEMOCRAZIA E LIBERTÀ SESSUALE, MA È RELIGIOSA E TRADIZIONALISTA – LE QUESTIONI DA TENERE D’OCCHIO SONO TRE: 1) QUANTO CI VORRÀ PER NOMINARE LA NUOVA GUIDA SUPREMA? E CHI SARÀ?; 2) QUANTO POTRÀ RESISTERE L’IRAN? QUANTI MISSILI CI SONO ANCORA NELL’ARSENALE?; 3) QUANTO DURERANNO GLI EUROPEI CON IL BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ E UN’INFLAZIONE CHE SVUOTERÀ ANCORA DI PIÙ LE TASCHE DEI CITTADINI, GIÀ SVENATI DA QUATTRO ANNI DI GUERRA IN UCRAINA?

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

FLASH! – GIORNO DOPO GIORNO, STA SCEMANDO L'ESALTAZIONE DI GIORGIA MELONI PER I SUOI SHERPA, GIOVANNI DONZELLI E ANGELO ROSSI, CHE, IN UN MOMENTO DI TOTALE ASSENZA DI LUCIDITA’, SI SONO INVENTATI “STABILICUM” (RIBATTEZZATA “MUSSOLINUN” DAL COSTITUZIONALISTA MICHELE AINIS) – LA DUCETTA, INFATTI, PIAN PIANO STA COMPRENDENDO CHE ANDRA' A SBATTERE: IL RISCHIO, CHE L'INEFFABILE “GOLPE” CAMUFFATO DA RIFORMA ELETTORALE VENGA BOCCIATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE, NON E’ PROBABILE MA PROBABILISSIMO, ANZI CERTO…

carlo conti la moglie sal da vinci e la moglie

DALLA BATTUTA "SESSISTA" DI CARLO CONTI ALLA MOGLIE CHE APRIREBBE LE PORTE ALLA VIOLENZA ALLA “CULTURA DEL POSSESSO” NELLA CANZONE DI SAL DA VINCI, SANREMO SI CONFERMA PER L’ENNESIMA VOLTA IL TERRENO PREFERITO DALLE ERINNI FEMMINISTE PER SPARARE CAZZATE: SI SONO LANCIATE IN UNA BATTAGLIA POLITICO-IDEOLOGICA CHE VEDO "TOSSICITA'" IN TUTTO - METTERE NELLO STESSO CALDERONE IL FEMMINICIDIO CON LA BATTUTA CHE IL PRESENTATORE FA ALLA MOGLIE CREA UN LINK PERICOLOSO E FUORVIANTE: SE TUTTO È VIOLENZA, NIENTE PIÙ LO È DAVVERO - PER NON PARLARE DELLA DEMONIZZAZIONE DEL BRANO DI SAL DA VINCI DA PARTE DELLE ORGANIZZATRICI DEL "LILITH FESTIVAL" DI GENOVA - LA POLEMICA PRETESTUOSA SULLE POCHE ARTISTE DONNE IN GARA...

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...