C'È UNA COSA IN CUI CICCIO-KIM È BRAVISSIMO... E NON SONO I RAZZI, MA L'ARTE DELLA PROPAGANDA! - ANTONIO RIELLO: "IL DITTATORE DELLA COREA DEL NORD NON DISEGNA I GRANDI RITRATTI CHE LO MOSTRANO A CAVALLO (A ME RICORDA UN PO' LA PUBBLICITÀ DI UN BAGNO SCHIUMA DEGLI ANNI 70). MA IL FURBO KIM JONG-UN CI HA VISTO DENTRO ANCHE UN GUADAGNO. LE CERTIFICATE CAPACITÀ CREATIVO-PRODUTTIVE DEGLI ARTISTI DEL REGIME DI PYONGYANG SONO DIVENTATE INFATTI MERCE D'ESPORTAZIONE VERSO PAESI A CONDUZIONE AUTOCRATICA, SOPRATTUTTO NEL CONTINENTE AFRICANO...."

Antonio Riello per Dagospia

 

kim jong un

L'Arte e la Propaganda hanno avuto molto spesso relazioni intime. La Storia dell'Arte in Occidente racconta con dovizia di particolari come gli artisti europei, per secoli, hanno avuto come principale committente la propaganda religiosa.

 

Quasi sempre questi rapporti stretti sono stati considerati perfettamente legittimi: nessuno si sognerebbe di dare del "servo del potere" a Raffaello per gli affreschi delle stanze vaticane o di considerare Michelangelo un "mercenario della propaganda" per il suo Giudizio Universale.  

 

gagged riello

In Oriente (e in Russia) le cose sono andate più o meno allo stesso modo. Ma, a partire dal XX Secolo con le "Democrazie Popolari", in questa parte del Mondo si possono segnalare due aspetti peculiari della celebrazione-politica-attraverso-mezzi-artistici:

 

1) Per enfatizzare qualcosa o qualcuno si usano le grandi (meglio se grandissime) dimensioni: il potere si misura con il metro. Comunque sia, Stalin docet. Più recentemente, tutti ricordiamo le immagini della Guerra in Iraq del 2003: Saddam Hussein era letteralmente ossessionato dai macro-monumenti che lo ritraevano.

 

2) A differenza dell'Occidente (dove la Modernità e le Avanguardie hanno suggerito forme astratte e/o simboliche) la propaganda continua, in genere, a preferire una figurazione platealmente realistica. Facile da capire e da ricordare. E con meno (pericolose) pretese intellettuali.

pyongyang monument

 

Un caso-studio particolarmente interessante è il regime dittatoriale della Corea del Nord, segnato da una trascinante passione per le forme plastiche del culto della personalità.

 

Un'eredità megalomane che deriva certamente dai tempi dell'Unione Sovietica ma che si è evoluta fino ad oggi. Appositi uffici della Propaganda di Stato si occupano di questo aspetto costruendo sculture monumentali della famiglia al potere fin dal 1948.

 

Un piccolo "esercito del popolo" (fatto tutto di artisti) produce laboriosamente le imponenti raffigurazioni dei "cari leader". E' stata fondato un apposito ente: il "Mansudae Overseas Project" (è un "atelier statale" aperto alle commissioni internazionali).

 

african renaissance monument 03

Kim Il-sung, il capostipite di questa dinastia comunista, ha iniziato il processo di costruzione di busti giganti che lo ritraevano in fiere pose. Il figlio, Kim Jong-il non si è certo tirato indietro e anzi ha implementato questa specifico tipo di scultura-di-stato. Dei veri campioni di modestia: nella Corea del Nord ci sono persone che avendo visto nella loro vita solo dei simulacri  - e non i presidenti dal vivo - credono che fossero degli uomini di statura eccezionale (anche in senso anatomico).

 

Adesso è il momento di Kim Jong-un, anche lui propenso a questa garbata-e-delicata modalità di auto-celebrazione. Non disegna i grandi ritratti che lo mostrano a cavallo (a me ricorda un po' la pubblicità di un bagno schiuma degli anni 70). Ma il furbo Kim Jong-un ci ha visto dentro anche un guadagno. E' di sicuro un falso-modesto e un despota capriccioso, ma non è necessariamente insensibile al business.

 

harare monument

Le certificate capacità creativo-produttive degli artisti del regime di Pyongyang sono diventate infatti merce d'esportazione verso paesi a conduzione autocratica, soprattutto nel continente africano. L'Arte spudoratamente propagandistica è merce particolarmente gradita (e ben pagata) per certi governanti: si barattano preziose materie prime in cambio di luccicanti statuone.  

 

Qualcosa che viene facilmente compreso dal popolo, un segno tangibile del regime al potere. Ma c'è di più: siamo di fronte ad una sorta di soft power diplomatico e strategico. La Corea del Nord usa la sua specializzazione in giga-scultura per accreditarsi e aprire nuovi (e proficui) canali commerciali e politici.

 

Il Professor Hazel Smith del SOAS (dipartimento dell'University of London) sostiene che il paese si ritiene - a torto o a ragione - una "Grande Potenza" che cerca di estendere la propria influenza sul pianeta. E i colossi monumentali funzionano come uno strumento di politica estera semplice ed efficace.

namibia heroes acre

 

In Senegal, a Dakar, sorge un monumento costruito nel 2010 che celebra la liberazione dal colonialismo (il Monumento al Rinascimento Africano) frutto dell'ingegno di architetti e scultori nord-coreani. Lo stile è inequivocabile e l'altezza anche (circa 50 metri). 

 

In Namibia lo stesso gruppo di creativi hanno progettato e realizzato "The Heroes Acre" (il cimitero nazionale dei caduti) con immancabile milite ignoto gigante (e armato).

 

Il Palazzo Presidenziale costruito nella capitale del Madagascar è una altra realizzazione coreana. E così anche la ingombrante statua del presidente Laurent Kabila a Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) oppure quella di Samora Machel a Maputo (Mozambico). Anche Addis Abeba, Abomey, Luanda e Algeri ospitano monumenti "made in North Korea".

 

Ma il più "fulgido esempio" - in questa direzione - è probabilmente un monumento bronzeo costruito ad Harare, in  Zimbabwe (su richiesta di Robert Mugabe), dove tre grandi personaggi-eroi sono equipaggiati con (lucidi e proporzionati) Kalashnikov e lanciagranate anticarro RPG.

 

Il segreto del successo? costi contenuti, forme di pagamento flessibili, competenza tecnica, esperienza pluri-decennale. La suggestione evocata comunque dal nome "Repubblica Popolare" è in buona sintonia con la logica e le (peraltro comprensibili) retoriche anti-colonialiste. Non dappertutto la sbrigativa brutalità della Corea del Nord è vista in termini negativi. E naturalmente aiuta anche il gusto espresso dalle mastodontiche opere: sono comprensibile a tutti con il loro "realismo-socialista-adeguatamente-modernizzato".

 

kim jong un 02

Bisogna riconoscerlo: esiste un "Pyongyang Style" e ha il suo bel mercato.

E pensare che, dalle nostre parti, c'è ancora qualche scettico-disfattista che va in giro a dire che l'Arte è morta. E c'è pure chi si lamenta che gli artisti ormai non servono più a niente. Forse siamo solo nel posto sbagliato.

african renaissance monument a dakar in senegalkasavubu monument kim il sung 04kabila monument 02north korean monumentkim il sung 03ak 47 korean monumentkim il sung 01heroes acre monument harare zimbabwekabila monumentnamibia monument indipendencekim jong un 01giga ritratti in corea del nordkim jong un 03

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