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L’ESCLUSIONE DI NAINGGOLAN DAL MONDIALE SCATENA GIANCARLO DOTTO: “STO DALLA SUA PARTE. UNO COME LUI, LO CONVOCO IN TUTTE LE NAZIONALI E LE OSTERIE DEL MONDO. PUOI AVERE OGNI TANTO LA TENTAZIONE DI LIBERARTENE, MA DEVI SAPERE CHE UN SECONDO DOPO LO RIMPIANGERAI. UNO COME LUI, NEL CALCIO, NON CI SARÀ PIÙ” - VIDEO

 

 

Giancarlo Dotto per il “Corriere dello Sport”

 

giancarlo dotto

Si può amare il cuore selvaggio di Radja Nainggolan, senza sentirsene minacciati? Senza essere la sua donna, la sorella prediletta o uno dei tanti amici? Si può, se non ti chiami Roberto Martinez, fai l’allenatore di calcio, e hai preferito convocare le tue fobie piuttosto dell’uomo che avrebbe sputato anche il sangue che non ha per aiutarti a vincere il mondiale.

 

nainggolan

“Escluso per motivi tattici”. Il pianeta si tiene la pancia dal ridere. Lui, Radja, non ride. E non riderà per un pezzo. Ora sa cosa vuol dire sentirsi squartato. Ma sa anche che passerà. Forse è già passato. Tutti i Martinez del mondo non saranno mai un’ossessione per uno come lui, tutt’al più l’occasione di un tweet. Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno e ogni Cristo scenderà dalla croce, a cominciare da lui. Radja lo sa bene. Da quando vedeva sua madre ammazzarsi di fatica e se stesso rubare cose per mangiare, con la stessa destrezza stradaiola con cui oggi ruba palloni.

 

Non sto qui a sprecare ciance. Non ho mai scambiato nemmeno un bacio a messa con Radja. Non mi serve per sapere che sto dalla sua parte. Uno come lui non c’era e, per fortuna, lo hanno inventato anche se mai convocato. Uno come lui, Radja, io lo convoco in tutte le nazionali e le osterie del mondo. Che si tratti di vincere o di perdere. Lucidi o “mbriachi fracichi” alla meta. Ignorati o filmati.

onorini nainggolan

 

Radja non lo sa, dice di no, ma è invece uno magnifico educatore. Lo è proprio con la virtù del suo pessimo esempio. Radja ti educa a pensare che una vita può essere molto piena anche se la bacheca è vuota, che può essere molto onesta anche nel disordine e felice nella rinuncia.

Nainggolan

 

Che essere quello che sembri e sembrare quello che sei è l’unico, vero orgasmo, più di dieci mondiali e non so quanti Martinez. Che si può diventare calciatori e famosi senza per questo diventare una bolla insulsa di vacuità. Non lo vedrete mai Radja cazzeggiare soave con un uccellino in uno spot pubblicitario. Ma lo vedrete quasi ogni giorno cazzeggiare soave e social con le figlie in famiglia. Smanioso di farlo sapere al mondo. Perché lui include, non esclude.

nainggolan

 

Ma sì, metteteci dentro tutto, i tatuaggi, le creste, le notti e le bestemmie alcoliche, i suoi occhi da iguana, il padre indonesiano, la sorella lesbica, l’adolescenza più di là che di qua, Radja il cigno nero, Radja l’epicureo da strada, Radja che fuma, Radja che beve, Radja che mena a mani nude nei social, come un gattaccio del Colosseo, contro i tifosi, come fosse uno di loro, più greve di loro. Tweet come pietre. “Non scrivi un cazzo oggi?”. E lui: “Non lo scrivo, ma se vuoi te lo metto!”. Volgarissimo? Certo. Imbarazzante? Di più. Ma mille volte meglio lui del nulla spalmato nelle quindici, massimo venti superflue battute d’ordinanza dei colleghi, che strapagano pure qualcuno per farsele scrivere.

 

nainggolan-scuse

Lui, Nainggo, le sue viscere le stende al sole, a disposizione di tutti. Non si fa, biasimano le madamine? Lui si accende un’altra sigaretta, si attacca a una lattina di birra e rifà. “Meglio uno scudetto alla Roma che dieci alla Juventus…”, come un ultrà del Tufello. Lo linciano? Se ne infischia. Che sarà mai? E’ la mischia del mondo. Lui ci sta dentro dalla nascita. Se odia qualcosa, Radja, semplicemente lo dice. E così sappiamo che odia la Juve e odia la pioggia. E i bugiardi. E i parassiti. Radja finisce ogni volta nel casino, ma ci accende una sigaretta sopra. E due giorni dopo indovina l’angolo da venti metri a Crotone.

 

E’ la bellezza di Radja. Non sa come ci si comporta. Non ne ha proprio idea. Non lo sa e non lo vuole sapere. Somiglia ai santi e ai calabroni. Quelli che volano perché non sanno che non si può. La santa “ignoranza”. Il non saperne nulla dello status che circonfonde e confonde invece i suoi colleghi idolatrati, replicabili caricature tutte uguali a se stesse. Radja è unico. Incorreggibile.

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A trent’anni poi… Non vive di luce riflessa. Non è fanatico di sé, ma del suo istinto, anche quando lo guida fuori strada, ma che importa, al disastro di perdere due mondiali consecutivi, l’ultima chance, perché c’è un tale che non gli vai a genio e forse un giorno gli hai fumato in faccia. Radja ci educa alla libertà, anche quando è lusso suicida. Ditegli di tornare indietro. Di cambiare stile. Pur di dire “sono stato a Mosca”. Ti guarderà con i suoi occhi, qualche volta un po’ persi, da iguana, come un pastore di Sessa Aurunca guarderebbe uno che gli proponesse una serata al “Billionaire”.

NAINGGOLAN

 

Chiedetevi perché i tifosi lo amano. Perché i compagni lo amano. Tutti. Dai caciaroni come Manolas a quelli come Pjanic che vivono di sussurri e nuances. Lo amano l’ironico Totti e il passionale De Rossi. Lo amano intanto perché uno come lui, nel calcio, non ci sarà più. Un Radja capace di essere così tanto Radja. E perché di lui ci si fida. Radja non ti costringe a interrogarti sui suoi lati oscuri. Tutto di lui confessa, anche l’inconfessabile. Una delle poche biografie che varrebbe la pena di scrivere. E sapete una cosa? Radja è un ragazzo di rara dolcezza. Si fa adottare da chi gli vuole bene. E non tradisce. Così è stato a Piacenza, più che mai a Cagliari e oggi a Roma.

 

Lo immaginano affranto. E forse lo è. Ma a modo suo. “My Way” canta Radja, non necessariamente come un usignolo. Come certi alberi che muoiono e ricrescono ogni volta. Radja non vuole durare, vuole bruciare. Radja non vuole monumenti, vuole momenti. Radja non gioca a pallone, Radja fa sesso con il pallone.

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Radja sputa solo sul piatto dove ha scelto di non mangiare. Non vuole la Juventus, ma una notte qualsiasi a Roma e prima ancora due passi sul lungomare di Poetto. Alla bonazza da copertina ha preferito la qualunque cassiera di un piccolo centro commerciale del medio Campidano. Sì, ogni tanto se le danno, ma che importa.

 

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Anche con i lividi, il tempo e l’amore l’hanno avuto di mettere al mondo due magnifiche figlie con cui cantare insieme l’inno di Venditti. Uno come lui, puoi avere ogni tanto la tentazione di liberartene, ma devi sapere che un secondo dopo lo rimpiangerai. Puoi amarlo o no, ma rispettarlo devi, uno così. Ah, dimenticavo, nel frattempo è diventato, Radja, uno dei calciatori più forti al mondo. In ogni zolla del campo. Tecnico, potente, tattico e micidiale, nello stretto e nel largo, nel controllo e nella dismisura, nel tiro da fuori e nell’assist. Non andrà al mondiale, peggio per il mondiale.

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