“ANCHE SE MI INFORTUNO DA QUANDO AVEVO 12 ANNI, NON HO MAI AMATO IL TENNIS COME ORA” – MATTEO BERRETTINI PARLA DEI NUMEROSI GUAI FISICI CHE LO HANNO COLPITO IN CARRIERA E DELL’ESORDIO DOMANI A WIMBLEDON CONTRO IL 41ENNE WAWRINKA: “PURTROPPO SONO FATTO COSÌ. GLI INFORTUNI SONO UNA CONSEGUENZA ANCHE DEL MIO TENNIS. MA TUTTI I GIOCATORI OGGI SI INFORTUNANO PIÙ SPESSO. SALTARE L'AUSTRALIA MI HA FATTO BENE, FINO A PARIGI, IN CUI SONO RIUSCITO A SERVIRE PER 5 ORE A 220 CHILOMETRI ALL'ORA”
Estratto dell'articolo di Antonello Guerrera per “la Repubblica”
«Anche se mi infortuno da quando avevo 12 anni, non ho mai amato il tennis come ora». Abbronzatissimo numero 49 del mondo, Matteo Berrettini incontra alcuni giornalisti dopo il dolore del ritiro dai quarti di finale dell'ultimo Roland Garros contro Arnaldi e prima della sua nuova sfida: l'esordio domani a Wimbledon contro il 41enne svizzero Stan Wawrinka, alla sua ultima apparizione sul palco dell'All England Lawn Tennis, sul campo n. 1 di Church Road (mentre Sinner apre oggi il centrale contro Kecmanovic).
«Ma ci sono infortuni e infortuni», continua il 30enne Matteo al suo settimo Wimbledon, e qui già finalista nel 2021, «per fortuna quello di Parigi non era grave, dunque eccomi».
Matteo, però quanto è difficile continuare una carriera costellata di infortuni?
«Purtroppo sono fatto così, è una conseguenza anche del mio tennis. Ma tutti i giocatori oggi si infortunano più spesso. E sono molto orgoglioso del lavoro che sto facendo: saltare l'Australia mi ha fatto bene, fino a Parigi, in cui sono riuscito a servire per 5 ore a 220 chilometri all'ora".
[…] In quale fase della sua vita è ora?
«Molto matura. Mi riconosco in quello che faccio, riesco ad immergermi bene in partite e allenamenti. Sono più esperto, prevedo le cose più facilmente. Ma soprattutto, sto capendo che sono in una fase della mia vita in cui mi sto divertendo e sono appassionato al tennis come mai prima».
Perché?
«Forse perché sono più maturo, e ho imparato ad amare questo sport. Anche prima era ovviamente passione, però era più voglia di arrivare in alto, farcela sempre, essere il migliore. Ora, invece, ho capito che farlo in altro modo mi rende pieno, mi rende vivo. Questa è la fase in cui mi trovo ed è proprio per questo che secondo me riesco a uscire più facilmente dalle difficoltà. Perché mi attacco proprio all'amore per il tennis e non solo al singolo risultato».
[…] Nel 2019 lei giocava la prima semifinale slam della carriera. Cosa direbbe, con la maturità di oggi, al Matteo di allora?
«Probabilmente di godersela un po' di più, perché in questi sette anni a volte mi sono dovuto concentrare su cose che non volevo, come gli infortuni. Però sarà bello poi fermarsi, ripensare a tutto quello che è successo e tirare una linea: penso che sarò molto fiero e soddisfatto di quello che ho fatto».
MATTEO BERRETTINI
BERRETTINI
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