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“NESSUNO VI AMERA’ PIU’ DI ME, ARRIVEDERCI” – LA STRUGGENTE LETTERA DI DANIELE DE ROSSI AI ROMANISTI: "METTETE LA RABBIA DA PARTE, IL VENTO TORNERA’ A SOFFIARE” – "TOTTI? UN FRATELLO, NON CAPITA DI GIOCARE 16 ANNI ACCANTO AL PROPRIO IDOLO. CONSEGNO LA FASCIA  A FLORENZI” – L’OMAGGIO A DAVIDE ASTORI E QUEL TATUAGGIO…

Foto di Ferdinando Mezzelani per Dagospia

Chiara Zucchelli per gazzetta.it

 

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La lettera inizia con una sua foto da bambino e la maglia della Roma. È una conversazione: "Che te ridi regazzì? So' felice! Perché sei felice? C'ho la maglietta della Roma Ma non è che è falsa? Ma no, il numero l’ha cucito mia zia… E se te dico che la indosserai più di seicento volte? A me ne basterebbe una di partita". Poi, le parole del numero 16 della Roma: "Riguardando questa foto, che ormai conoscete tutti, mi rendo conto di quanto io sia stato fortunato, una fortuna mai data per scontata e per la quale non sarò mai abbastanza grato. È stato un viaggio lungo, intenso, sempre accompagnato dall’amore per questa squadra. Questa gratitudine non voglio lasciarla sospesa per aria, perché, mentre scrivo la parola grazie, non mi passano per la testa dei concetti astratti, ma dei ricordi e delle sensazioni, delle facce e delle voci. Permettetemi di ringraziare tutta la Roma che ho conosciuto: la famiglia Sensi, il presidente Pallotta".

 

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Parole non scontate, visto come si è concluso il suo rapporto con la Roma: "Tutte le donne e gli uomini che hanno lavorato e lavorano a Trigoria. Gli allenatori che mi hanno guidato, ognuno mi ha insegnato qualcosa di importante, nessuno escluso. Gli staff medici che si sono presi cura di me; Damiano (Stefanini, il suo fisioterapista mandato via due mesi fa, ndr), senza il quale le mie presenze con questa maglia sarebbero state sicuramente meno. I miei compagni, la parte più intima del mio lavoro: sono la mia famiglia. La quotidianità dello spogliatoio di Trigoria sarà quella che mi mancherà di più. Bruno (Conti, ndr), che ha visto in me qualcosa di speciale e mi ha portato in questo fantastico settore giovanile.

 

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È lì che, una mattina di agosto, ho incontrato Simone e Mancio (i suoi due migliori amici, ndr), che mi sono rimasti accanto finora e resteranno per tutta la vita. Grazie a Davide (Astori, ndr), anche lui accanto a me per tutta la vita. Grazie a Francesco. La fascia che ho indossato l’ho ricevuta dalle mani di un fratello, di un grande capitano e del calciatore più straordinario al quale io abbia mai visto indossare questa maglia. Non capita a tutti di giocare 16 anni accanto al proprio idolo. Riconsegno questa fascia, con rispetto, ad Alessandro. Un altro fratello che sono sicuro ne sia altrettanto degno. Grazie a papà e mamma per avermi cresciuto trasmettendomi due valori che sono ogni giorno con me: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso e dai una mano a chi è in difficoltà. 

 

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Grazie a Ostia, alla sua gente e al suo mare, che mi hanno svezzato da bambino, accompagnato da adolescente e riaccolto da adulto. Grazie anche a chi mi ha sopportato e supportato tra le mura di casa: senza Gaia, Olivia e Noah e soprattutto Sarah sarei la metà dell’uomo che sono oggi. Grazie ai tifosi della Roma, i miei tifosi. Mi permetto oggi di dire miei, perché l’amore che mi avete dato mi ha permesso di continuare ad essere in campo parte di voi. Siete stati la ragione per cui tante volte ho scelto di nuovo questa città. Domani sarà la seicentosedicesima volta in cui io considererò questa scelta, la scelta giusta. Il 26 maggio di qualche anno fa abbiamo vissuto una giornata dopo la quale pensavamo di non poter tornare a sorridere (il derby perso di Coppa Italia, ndr).

 

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Lo pensai anche io, finché non vidi il tatuaggio di un tifoso con scritto '27 maggio 2013, eppure il vento soffia ancora'. Non so a chi appartenesse questo tatuaggio, ma so che il vento ricomincerà a soffiare anche da questo 27 maggio. Mai come in questi giorni ho sentito il vostro affetto: mi ha travolto e mi ha riempito il cuore. Mai come in questi giorni vi ho visto così uniti per qualcosa. Ora, il regalo più grande che mi potete fare è mettere da parte la rabbia e tutti uniti ricominciare a soffiare per spingere l’unica cosa che ci sta a cuore, la cosa che viene prima di tutto e tutti, la Roma”. La curva lo ascolterà, avendo comunicato che domani tiferà per tutta la partita. La lettera si conclude così: "Nessuno mai vi amerà più di me", in riferimento ad un coro della curva. E poi la parola forse più importante: "Arrivederci". Tornerà, Daniele De Rossi. E il vento tornerà a soffiare ancora.

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