MEJO DI UN FILM! - PER IL DIPINTO DI BASQUIAT SPARITO DA CASA CECCHI GORI LA PROCURA VOLEVA METTERE RITA RUSIC AGLI ARRESTI DOMICILIARI – SECONDO I PM L’EX MOGLIE DI VITTORIO CECCHI GORI AVREBBE FATTO SPARIRE IL QUADRO “WINE OF BABYLON” IL CUI VALORE È OGGI STIMATO 18 MILIONI DI EURO, DOPO AVERLO UTILIZZATO COME GARANZIA IN UN'OPERAZIONE ECONOMICA, TRASFERENDOLO ALL'ESTERO E OCCULTANDONE LE TRACCE - GLI ARRESTI NON SONO ARRIVATI. IL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI HA RESPINTO LA RICHIESTA CAUTELARE. MA I PM VOGLIONO PORTARLA A PROCESSO - E C’E’ UN AVVOCATO CHE RIVENDICA LA PROPRIETÀ DEL DIPINTO DOPO AVERLO RICEVUTO NEL 2010 DA CECCHI GORI, IN PAGAMENTO DI PRESTAZIONI PROFESSIONALI...
Giuseppe Scarpa per "la Repubblica" - Estratti
RITA RUSIC VITTORIO CECCHI GORI
Per la produttrice cinematografica e attrice Rita Rusic erano stati chiesti perfino gli arresti domiciliari. Secondo la procura di Roma avrebbe fatto sparire un Basquiat il cui valore è oggi stimato 18 milioni di euro, trasformando uno dei dipinti più misteriosi del mercato dell'arte — Wine of Babylon — in un intrigo senza fine fatto di cause civili, trattative segrete e inchieste penali. Per gli investigatori il "Basquiat fantasma" non si sarebbe volatilizzato nel nulla.
Sarebbe stata proprio Rusic, dopo aver utilizzato il dipinto come garanzia in un'operazione economica, a sottrarlo ai tentativi di recupero trasferendolo all'estero e occultandone le tracce.
Gli arresti, comunque, non sono arrivati. Il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta cautelare. Ma il caso è tutt'altro che chiuso.
Anzi. L'aggiunto Giovanni Conzo e il sostituto Stefano Opilio hanno notificato a Rusic l'avviso di conclusione dell'inchiesta, contestandole i reati di tentata estorsione, autoriciclaggio e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Persona offesa è l'avvocato Giovanni Nappi, che rivendica la proprietà del dipinto dopo averlo ricevuto nel 2010 da Vittorio Cecchi Gori, ex marito di Rusic, in pagamento di prestazioni professionali. Per rientrare in possesso del quadro, Nappi avrebbe dovuto negoziare con la donna fino alla richiesta di milioni di euro per ottenerne la restituzione.
Al centro della vicenda c'è appunto Wine of Babylon, un'opera di Jean-Michel Basquiat, il genio ribelle della New York degli anni Ottanta, l'artista afroamericano morto a 27 anni e diventato uno degli autori più quotati al mondo. I suoi lavori — come Untitled — vengono battuti nelle grandi aste internazionali anche per centinaia di milioni di dollari.
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Ma la donna spiegò che il Basquiat non sarebbe mai saltato fuori perché Rita lo aveva nascosto bene, definendola «scaltra e più intelligente di tutti». Eppure, il gip ha detto no ai domiciliari.
Nella sua ordinanza osserva che le numerose pronunce civili intervenute negli anni non hanno definitivamente chiarito chi fosse il reale proprietario dell'opera. Insomma, di chi è davvero quel Basquiat? Se non c'è certezza sulla titolarità del dipinto, ragiona il magistrato, anche la lettura delle condotte contestate dalla procura potrebbe cambiare. Troppo poco, dunque, per giustificare un arresto. Così Rita Rusic resta libera.
Ma libero continua a essere anche il "Basquiat fantasma", il quadro da 18 milioni di euro che da sedici anni sfugge a sentenze, ufficiali giudiziari e investigatori. E la domanda che continua ad aleggiare su questa storia resta ancora senza risposta: dov'è finito Wine of Babylon?
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