gennaro gattuso italia nazionale

POCHE CHIACCHIERE: L’ITALIA NON PUÒ TEMERE LA BOSNIA – GLI AZZURRI SONO 12ESIMI NEL RANKING MONDIALE, MENTRE I BOSNIACI SONO 71ESIMI – NON SOLO: SECONDO “TRANSFERMARKT” SIAMO LA SESTA NAZIONALE AL MONDO PER VALORE COMPLESSIVO DELLA ROSA. DAVANTI ALL’ITALIA CI SONO SOLO INGHILTERRA, FRANCIA, SPAGNA, PORTOGALLO E BRASILE – È VERO CHE NON ABBIAMO FENOMENI IN SQUADRA, MA CI SONO DIVERSI CALCIATORI DI VALORE CHE COMPETONO AI MASSIMI LIVELLI…

Da www.ilnapolista.it

 

ringhio gattuso

Secondo il ct della Nazionale italiana, Gennaro Gattuso, la sua squadra è chiamata a «un’impresa» per qualificarsi ai Mondiali 2026. La partita in questione, quella che l’Italia deve vincere, si giocherà a Zenica, Bosnia. E vedrà gli Azzurri sfidare una rappresentativa che, in questo momento, occupa la 71esima posizione nel Ranking Fifa per Nazionali maschili. Giusto per fare un appunto: l’Italia, secondo lo stesso Ranking, si trova nella posizione numero 12.

 

Le parole di Gattuso vengono in qualche modo accompagnate, e quindi giustificate, da una percezione comune secondo cui la Nazionale italiana sia scarsa. E se qualcun altro prova a sventolare i numeri del Ranking Fifa, o magari a ricordare che l’Italia, negli ultimi dieci anni, ha vinto più titoli continentali/mondiali di Inghilterra, Paesi Bassi, Germania e Brasile, questo qualcuno viene immediatamente deriso.

 

italia svezia

Certo, va detto anche che l’Italia ha fallito la qualificazione alle ultime due edizioni della Coppa del Mondo, così come va ricordato come gli Azzurri abbiano perso due spareggi contro Svezia (0-1 e 0-0) e Macedonia del Nord (0-1).

 

Allo stesso tempo, però, andrebbe anche ricordato – e poi evidenziato – che, considerando le ultime 57 gare di qualificazione ai Mondiali tra gironi e playoff, l’Italia ha messo insieme solo sette sconfitte: le due già citate contro Svezia e Macedonia, quella contro la Spagna del 2 novembre 2017, due contro l’Inghilterra e quelle contro la Norvegia di giugno e novembre 2025.

macediona del nord italia

 

E poi ci sarebbe un altro dato piuttosto significativo da sottolineare: secondo Transfermarkt, il sito che “guida” letteralmente il calciomercato globale, quella di Gattuso è la sesta Nazionale al mondo per valore complessivo della rosa.

 

I VALORI DELL’ITALIA

Chi non crede a questo dato può consultare qui la classifica stilata dal sito tedesco. Secondo cui, ripetiamo, l’Italia è la sesta Nazionale al mondo per valore complessivo dei giocatori convocati. Davanti agli Azzurri ci sono solo Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo e Brasile. Poco dietro troviamo Argentina, Germania, Paesi Bassi e proprio quella Norvegia che ha eliminato (con pieno merito) la Nazionale di Spalletti e Gattuso.

 

In molti si staranno chiedendo: com’è possibile? Come si arriva a questo dato, se l’Italia è scarsa? La verità è che l’Italia non è così scarsa, di certo non come la dipingiamo noi italiani – che siamo degli autentici maestri dell’autocommiserazione e dell’autoflagellazione.

italia irlanda del nord tonali

 

Nella squadra composta per questi playoff che valgono l’accesso ai Mondiali, infatti, ci sono un calciatore che vale 80 milioni (Tonali), uno che ne vale 70 (Bastoni), tre che ne valgono 50 (Dimarco, Barella, Calafiori), tre che ne valgono tra i 40 e i 45 (Donnarumma, Esposito e Kean).

 

I VALORI DEGLI ALTRI

Ora qualcuno potrà liberamente pensare che i numeri di Transfermarkt siano sballati, gonfiati. Ma basta aprire le pagine delle altre Nazionali per rendersi conto della realtà.

 

Per capire che, semplicemente, Gattuso non ha a disposizione dei calciatori-crack (anche dal punto di vista della valutazione del cartellino) come Kylian Mbappé (valore di mercato di 200 milioni), Lamine Yamal (anche lui 200), Vinícius Júnior (150) o Jude Bellingham (140); volendo scendere un po’, all’Italia mancano anche elementi che si attestano sui 100 milioni di valore, ovvero giocatori come Desiré Doué, come Pedri, come Declan Rice. Ma stiamo sempre guardando a Spagna, Francia, Inghilterra e Brasile. Vale a dire  le Nazionali più competitive al mondo, almeno in questo momento.

 

Se guardiamo altrove, per esempio ai roster della Germania, dell’Argentina o dei Paesi Bassi, scopriamo che in tutte quelle rose ci sono solo cinque giocatori che valgono più di Tonali: Jamal Musiala, Florian Wirtz, Julián Álvarez, Enzo Fernández e Ryan Graverbech.

 

nicolo barella

O magari, spulciando le formazioni delle ultime finali dei Mondiali e degli Europei, viene fuori che in campo sono andati calciatori come Nahuel Molina, Nicolas Tagliafico, Axel Disasi, Marc Cucurella, Robin Le Normand, Ivan Toney, Ollie Watkins. Tutti elementi che, in valore assoluto, non sono poi così superiori a Calafiori, a a Dimarco, a Donnarumma, a Moise Kean.

 

COSA INFLUENZA LA NOSTRA PERCEZIONE

Ora sarebbe interessante, proprio dal punto di vista cognitivo ed empirico, capire come e perché si manifestino certe distorsioni percettive. Ovvero: chi o cosa (ci) fa pensare che l’Italia del 2026 sia una squadra che, per battere la Bosnia, «dovrà fare un’impresa».

 

In realtà, tanto per fare un paragone storico, questa Nazionale è decisamente più forte a quella che ha partecipato a Euro 2016. In cui c’erano Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini, va bene, ma che davanti al pacchetto difensivo della Juve annoverava calciatori come Parolo, come De Sciglio, come Giaccherini, come Darmian, come Sturaro, come Éder, come Pellé.

federico dimarco 4

 

Probabilmente proprio questo è un aspetto fondamentale: la presenza di giocatori come Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini – che erano molto forti, ci mancherebbe altro, ma che abbiamo anche un po’ idealizzato – fa passare in secondo piano la mediocrità vera del resto della Nazionale del 2016.

 

Inoltre Buffon e Barzagli (che erano in campo anche nel 2017, quando l’Italia perse il playoff di qualificazione ai Mondiali contro la Svezia) avevano 38 e 35 anni, quindi erano anche lontani dal loro prime. Eppure quell’Italia batté con merito Belgio e Spagna, eppure quell’Italia trascinò la Germania campione del Mondo fino ai rigori nella sfida dei quarti di finale.

 

eder

Ecco, forse sono semplicemente i risultati a determinare la nostra percezione: l’Italia di oggi, che effettivamente fa fatica a qualificarsi ai Mondiali, non può essere più forte di una Nazionale che arriva a un passo dalla semifinale degli Europei. Il punto, però, è che ragionando in questo modo – semplice e semplicistico – si perdono alcuni riferimenti piuttosto importanti. Primo tra tutti: il contesto, inteso come multiverso calcistico in movimento e in espansione.

 

IL CASO DELLA NORVEGIA (E NON SOLO DELLA NORVEGIA)

Le due partite giocate contro la Norvegia e il percorso strepitoso della Nazionale scandinava verso i Mondiali 2026, in questo senso, sono uno specchio dei nostri tempi. Di questa era calcistica. Un’era in cui bisogna fare i conti con rapporti di forza nuovi, inediti. Un’era glocalizzata in cui la Norvegia può produrre diversi giocatori di livello internazionale, in cui il talento si concentra in pochi club ma in tante nazioni diverse.

 

partita Italia Norvegia

E in cui la Serie A, a differenza del passato, non è più il campionato più ricco e attrattivo in assoluto. Ora quel primato appartiene ala Premier League e poi ci sono quattro top club che giocano in tre Paesi diversi (Real Madrid, Barcellona, Bayern e Psg), quindi è statisticamente più complicato che emergano calciatori italiani in grado di tenere testa ai migliori giocatori del mondo. O di esserlo e basta.

 

In questo senso, altri esempi assimilabili a quelli della Norvegia sono quelli del Belgio, del Marocco, della Svizzera, del Canada. Per altro, altro aspetto non secondario, si tratta di Paesi/movimenti calcistici che guardano molto ai giocatori con doppio – o comunque multiplo – passaporto, che approcciano l’idea stessa di squadra rappresentativa come se fosse un club. Per dirla brutalmente: fanno scouting e un vero e proprio calciomercato per accaparrarsi i migliori giovani in circolazione, ovviamente tra quelli che possono essere eleggibili/convocabili.

 

COME LA SERIE A INFLUISCE SULLA NAZIONALE

italia norvegia 5

Ecco, bisogna fare i conti con tutto questo. E quindi non si può più pensare all’Italia come a una superpotenza dominante. Oggi ci sono molte più Nazionali competitive ad alto livello. Allo stesso tempo, però, è ingiusto ragionare in senso opposto e contrario.

 

L’assenza di top club pesa, d’accordo, ma il Ranking Uefa, le prestazioni dei club di Serie A in Europa e Conference League (più gli exploit in Champions: negli ultimi tre anni l’Inter ha giocato due finali, il Milan ha disputato una semifinale, il Napoli ha raggiunto i quarti) e gli ottimi risultati delle Nazionali giovanili dicono che il movimento italiano, in realtà, non è così distante dal vertice. Che ci sono dei problemi strutturali, ok, ma anche qui da noi c’è del talento.

 

Solo che andrebbe coltivato meglio, questo si può dire. Paradossalmente, uno dei problemi sta proprio nell’alta competitività del campionato di Serie A: l’assenza di top club veri e la conseguente incertezza trasversale di raggiungere la qualificazione in Champions League (l’Inter è l’unico club italiano che la disputa ininterrottamente dal 2018) determina una condizione per cui c’è pochissimo spazio per lanciare i giovani.

 

rino gattuso italia norvegia foto lapresse

E per fare innovazione tattica, per andare oltre quelli che sono i sentieri più battuti. Vale a dire: 3-5-2 come modulo di riferimento, ritmo tenuto basso, costruzione da dietro, attenzione maniacale alle marcature a uomo, inevitabile preferenza per giocatori fisici.

 

In un ecosistema di questo tipo, beh, è inevitabile che nascano e che prosperino un certo tipo di calciatori. Ovvero i cosiddetti quinti di centrocampo, delle mezzali dinamiche e forti fisicamente, dei difensori abili nell’impostazione, degli attaccanti bravi nei duelli uno contro uno. Di converso, all’Italia mancano fatalmente i talenti creativi, laterali/trequartisti in grado di giocare tra le linee, attaccanti che legano il gioco, sprinter esplosivi col dribbling sempre in canna.

 

COSA PUÒ FARE/ESSERE LA NAZIONALE

In virtù di tutto questo, e del fatto (dimostrato dai numeri) che in Italia c’è una base di giocatori su cui si può/potrebbe lavorare, forse bisognerebbe cambiare approccio. O meglio: bisognerebbe ripensare al modo in cui pensiamo alla Nazionale, al concetto stesso di rappresentativa. Non più come selezione, ma come squadra. Una squadra da comporre, assemblare e allenare come tale, non come se fosse una “all-star” dei migliori talenti a disposizione.

GENNARO GATTUSO - FOTO LAPRESSE

 

Questo tipo di approccio ha avuto senso fin quando il roster degli Azzurri è stato di giocatori di talento, conosciuti in tutto il mondo. Ma in realtà non è mai stato garanzia di successo, né per l’Italia né per nessun’altra Nazionale al mondo: basti pensare, tanto per fare un esempio, che l’Inghilterra 2006-2010 non ha raggiunto neanche la semifinale dei Mondiali e non si è qualificata a Euro 2008 con Beckham, Lampard, Gerrard, Scholes, Rooney e Owen in rosa.

 

Tornando all’Italia, è la storia recente a dirci che si può pensare alla Nazionale come a una squadra. Basta andare indietro al triennio 2018-2021, all’Italia di Mancini. A un’Italia in grado di mettere in fila 37 (!) partite ufficiali consecutive senza sconfitte. Anche in quegli anni, si può dire, tra gli Azzurri non c’erano fenomeni generazionali. Eppure quella è stata una Nazionale che giocava un calcio efficace e redditizio. E non per modo di dire: in quei tre anni, l’Italia è arrivata a conquistare un titolo europeo e a segnare il nuovo record mondiale di imbattibilità per una rappresentativa maschile.

rino gattuso

 

COSA PUÒ FARE/ESSERE UN CT

Fin dal suo arrivo sulla panchina della Nazionale, Mancini non fece altro che fare delle scelte/cose semplici. Ovvero: fondare il modo di giocare della sua squadra su quelli che erano i migliori elementi a disposizione. In particolare, cioè in quel ciclo lì, i migliori elementi a disposizione erano Verratti, Barella e Jorginho. E allora tutta la squadra – persino Bonucci e Chiellini che avevano chiaramente altre inclinazioni e preferenze – venne costruita intorno a quel trio di centrocampo e al loro modo di intendere/approcciare il gioco.

 

È così che gli Azzurri riuscirono a compensare il gap esistente con altre Nazionali, a non soffrire – o comunque a soffrire poco – gli scontri con delle rappresentative con qualità simili o inferiori. Quell’Italia aveva un’identità propria che prescindeva da – e quindi non scimmiottava – quella dei club più forti della Serie A, e questa era la sua grande forza. Poi anche Mancini si è incartato tra sfortuna e riconoscenza, in fondo la sua Italia non riuscì a queificarsi ai Mondiali del 2022 perché pareggiò con Bulgaria, Svizzera (due volte) e Irlanda del Nord, perché perse con la Macedonia del Nord. Ma ci furono anche due rigori sbagliati – entrambi da Jorginho – nelle gare decisive del girone che gridano ancora vendetta.

gennaro gattuso

 

CONCLUSIONI

Dopo Mancini, né Spalletti né Gattuso sono riusciti a ripetere un percorso simile. Anzi, si può dire: Spalletti, in due anni scarsi da ct, non è riuscito neanche ad avviarlo, un percorso simile. Gattuso può ancora farlo, è ancora sulla panchina azzurra, ma ora il suo compito è togliersi/ci un’enorme scimmia dalla spalla e riportare l’Italia ai Mondiali.

 

Il punto, però, è che la nostra – umana, quindi comprensibile – paura che la Nazionale fallisca anche in Bosnia, paura che si è avvertita chiaramente durante la sfida all’Irlanda del Nord, nasce dal fatto che stiamo parlando di una squadra ancora con un’identità non rintracciabile. Di una squadra che sarà anche priva dei Baggio, dei Totti, dei Del Piero, dei Vieri, dei Maldini, dei Cannavaro e dei Nesta di un tempo, questo è chiaro, ma che comunque ha (avrebbe) tutta la qualità che serve per affrontare la Bosnia con un minimo di sicurezza in più. Che potrebbe giocare in maniera diversa, magari con un sistema che metta Calafiori, Tonali, Kean ed Esposito – i quattro talenti più brillanti a disposizione – in condizione di esprimersi al meglio, senza poggiarsi per forza sul 3-5-2 e su determinati principi tattici.

 

gennaro gattuso

Insomma, l’Italia rende meno rispetto alle sue reali potenzialità. Lo dicono i numeri, lo dicono i fatti. Lo dicono persino le percezioni (quelle connesse con la realtà). Il resto è retorica, retorica che nasce dalla nostra tendenza all’autocommiserazione e all’autoflagellazione. Cose in cui siamo maestri, mentre nel calcio forse abbiamo perso il tocco.

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