rino formica giorgia meloni

“LA DESTRA HA CERCATO DI USARE L'ARMA DELLA GIUSTIZIA PER ARRIVARE AD UN ACCENTRAMENTO AUTORITARIO DEL POTERE” - L’EX MINISTRO SOCIALISTA RINO FORMICA E GLI 80 ANNI DELLA REPUBBLICA: “IL PENSIERO FASCISTA FU ESCLUSO ALL'ORIGINE, DAL VOTO POPOLARE. E QUESTO SPIEGA TANTI REVANSCISMI. MA LA BATTAGLIA CONTINUA. LA SINISTRA NON HA SAPUTO TRASFORMARE LA VITTORIA DEL 'NO' AL REFERENDUM IN UNO STOP ALLE VELLEITÀ DELLA DESTRA DI DESTRUTTURARE L'ORDINAMENTO DEMOCRATICO E PARTECIPATIVO DISEGNATO DOPO IL 2 GIUGNO DEL 1946. IL MONDO SI STA COMPLICANDO. C'È LA TENDENZA DELLE DESTRE A PUNTARE SULLA CENTRALIZZAZIONE AUTORITARIA DEL POTERE..."

Fabio Martini per “la Stampa” - Estratti

 

rino formica

In quelle ore memorabili Rino Formica aveva 19 anni e oggi, che di anni ne sono passati 80, è lui stesso che può restituire un'immagine vivida di quelle giornate: «Ricordo quel 2 giugno 1946: finalmente si poteva votare liberamente anche per i partiti ma in quelle ore di straordinaria passione popolare la scelta istituzionale fu persino più vissuta di quella partitica. Il popolo che votò per la Repubblica, scelse una nuova forma di Stato, condannava il passato e scommetteva sul proprio futuro».

 

Ma l'attualità permanente di quella giornata, Formica la individua in un dato interessante, trascurato da storici e da politici: «In quelle settimane nessuno capiva quanti fossero ancora i fascisti in Italia, ma il 2 giugno accaddero due cose. I fascisti parteciparono al referendum istituzionale che ebbe una partecipazione del 93%.

giorgia meloni - videomessaggio al convegno L'Italia del Pnrr

 

Ma non parteciparono alla competizione tra i partiti che infatti fu più bassa, del 90%. E dunque non sono stati gli altri partiti ad escludere la destra dal processo costituente, come si è ripetuto per decenni, ma il pensiero fascista fu escluso all'origine, dal voto popolare che si svolse prima della elaborazione della Carta. E questo spiega tante cose di questi 80 anni, tanti revanscismi. Ma la battaglia continua…».

 

Novantanove anni, almeno ottanta vissuti con una inguaribile passione politica, barese, figlio di un ferroviere antifascista, un piglio anticonformista mai dismesso, per decenni dirigente socialista, più volte ministro, Rino Formica è uno dei rarissimi testimoni di quei giorni di svolta, dei quali mantiene nitida e duratura memoria. 

 

CLAUDIO SIGNORILE E RINO FORMICA

(...)

Oggi si celebrano anniversari minori che si trasformano in rito consumistico e in discorsi retorici: l'ottantesimo del 2 giugno 1946 ha un'"anima" di lunga durata? 

«Il rischio di una certa baldanza festaiola c'è e chi sicuramente saprà evitarla è il Presidente della Repubblica. L'anima di quella data sta scritta nella storia: i partiti della Resistenza chiesero agli elettori di votare su due schede: una per la scelta istituzionale e una per i partiti. In quelle settimane si determinò l'attesa per una partecipazione molto diversa alle due consultazioni: alta per il referendum, molto più bassa per i partiti. E invece la differenza fu minima, solamente 3 punti percentuali, e così i partiti democratici furono legittimati a scrivere la nuova Carta costituzionale che ora si prova a rimettere in discussione». 

giorgia meloni all assemblea di confindustria foto lapresse2

 

Però dal 1946 al 1994, alla destra politica non restò che prendere atto di quella esclusione: ogni tanto cercò di entrare nel gioco politico, ma in modo ininfluente? 

«Fino al 1992 i tentativi della destra di entrare nell'ordinamento dello Stato e di provare a modificarlo sono timidi, ma altrettanto non si può dire per le azioni di terrorismo e di paraterrorismo coperti da un organismo sovranazionale come la destra della Nato, che attraverso corpi separati dello Stato fa due cose: da una parte copre la destra italiana, le dà una legittimazione seppur negativa, dall'altra indebolisce i partiti democratici». 

 

Le modifiche costituzionali sono contemplate dalla Costituzione e la normativa bocciata nel recente referendum, nelle intenzioni intendeva contrastare una seria degenerazione lottizzatoria: perché diffidare sempre e comunque del revisionismo costituzionale della destra? 

RINO FORMICA

«Dopo la fine della Prima Repubblica, nel 1992-94 la destra prova ad entrare nel sistema come forza innovatrice proponendosi con due volti contraddittori. Prima il volto moralista, giustizialista: vuole il cappio. Una volta penetrata nel sistema diventa innocentista, garantista. E nei mesi scorsi ha cercato di usare l'arma della giustizia, con l'idea di superare la rottura storica del 1946 per arrivare ad un accentramento autoritario del potere, rendendo marginali gli organismi della rappresentanza popolare». 

 

Ma il recente referendum sarà una data spartiacque? 

«Non è detto. La sinistra ha capito che la partita non riguardava i ruoli dei magistrati, ma che occorreva affrontare una battaglia politica, perché in gioco c'era tutto l'ordinamento costituzionale. Ma la sinistra non ha saputo trasformare la vittoria del No in uno stop a tutte le velleità della destra di destrutturare tutto l'ordinamento democratico e partecipativo disegnato dopo il 2 giugno del 1946». 

giorgia meloni all assemblea di confindustria foto lapresse3

 

Lei aveva 20 anni quando la Costituzione fu approvata: nell'attuale mondo di super-poteri, il maggior pregio della Carta – pesi e contrappesi in equilibrio – le pare basti? 

«Il mondo si sta complicando. C'è la tendenza delle destre a puntare sulla centralizzazione autoritaria del potere e al tempo stesso dobbiamo fare i conti con motori generatori di sviluppo diversi da quelli tradizionali. Ecco perché bisogna sapere adattare la Costituzione ad una più affinata qualità del sapere, ma di un sapere che non sia totalizzante. Un sapere che non divorzi mai da due valori costituzionali fondanti: la partecipazione popolare e l'umanità». 

RINO FORMICARINO FORMICARINO FORMICA CRAXIRINO FORMICA 2rino formica

 

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…