roberto baggio

“DOPO IL RIGORE SBAGLIATO A PASADENA VOLEVO SPARIRE. MI SENTIVO IN COLPA CON TUTTI GLI ITALIANI” – ROBERTO BAGGIO, INTERVISTATO DA ALDO CAZZULLO E CARLOS PASSERINI, ANCORA NON SI DA' PACE PER QUEL RIGORE SBAGLIATO IN FINALE DEI MONDIALI 1994 CONTRO IL BRASILE: “NON RIESCO A PERDONARMI COMPLETAMENTE. I BRASILIANI DICEVANO CHE ERA STATO AYRTON SENNA, MORTO POCHI MESI PRIMA, A DEVIARE IL MIO TIRO” – GLI INFORTUNI: “DENTRO DI ME HO SEMPRE SENTITO CHE FORSE, IN UNA VITA PRECEDENTE, NON MI SONO COMPORTATO BENE. HO DOVUTO AFFRONTARE TANTE OSTILITÀ, TANTO DOLORE FISICO, TANTE DIFFICOLTÀ” – LA CONVERSIONE AL BUDDISMO: “ALL’INIZIO AVEVO PAURA A DIRLO AI MIEI, IN VENETO ALL’EPOCA ERANO TUTTI CATTOLICI” – POI, NEL PARLARE DEI PROBLEMI DEL CALCIO ITALIANO, IL “DIVIN CODINO” SPROFONDA NEL “BANAL GRANDE”: “I BAMBINI NON GIOCANO PIÙ PER STRADA…”

roberto baggio finale usa 94

Estratto dell’articolo di Aldo Cazzullo, Carlos Passerini per il “Corriere della Sera”

 

Pasadena, 17 luglio 1994.

«Mi sentii in colpa con tutti gli italiani. Non avevo mai calciato un rigore sopra la traversa. Una volta l’avevo colpita nel Vicenza, ma poi la palla era entrata. Volevo sparire. Provavo una vergogna infinita, una di quelle cose che ti restano addosso anche quando passano gli anni. Col tempo impari a conviverci, ma non è una ferita che si chiude del tutto».

 

Davvero, Roberto Baggio?

«Nemmeno oggi riesco a perdonarmi completamente. So che può sembrare strano, perché il calcio è fatto anche di errori, ma quel momento ha pesato tanto dentro di me. Il mio capo chino è diventato l’immagine a cui molti associano quella finale mondiale. Però per me non era un gesto costruito, era semplicemente quello che sentivo. Un modo silenzioso, forse inconsapevole di chiedere scusa all’Italia e a tutte le persone che avevano sperato con noi. Da bambino sognavo di giocare la finale dei Mondiali con il Brasile. Era un sogno antico. Ancora oggi quando ci ripenso faccio fatica a spiegarmi cosa sia successo».

roberto baggio 1

 

I brasiliani sono convinti che la palla sia stata deviata dal Cielo.

«Pochi mesi prima era morto Ayrton Senna. So che in Brasile qualcuno ha pensato anche a questo, come se ci fosse stato un segno, qualcosa di più grande. Dicono che sia stato lui a deviare il pallone sopra la traversa. Sono cose che appartengono al mistero, alla sensibilità di ciascuno. Posso solo dire che quel pallone ancora oggi per me resta sospeso in un luogo difficile da raggiungere con le parole».

 

Crede in Dio?

«Credo negli esseri umani. Credo nella forza che ognuno di noi porta dentro, anche quando non la vede, anche quando pensa di non averne più. Non penso tanto a un Dio esterno che decide per noi, quanto a una forza interiore che va cercata, coltivata, rispettata. Dentro ciascuno c’è una possibilità enorme: quella di trasformarsi, di rialzarsi, di raggiungere obiettivi che sembravano impossibili. Però bisogna lavorarci, con umiltà, ogni giorno».

 

Le sue vite precedenti come sono state?

roberto baggio 6

«Non posso avere certezze, naturalmente. Però dentro di me ho sempre sentito che forse, in una vita precedente, non mi sono comportato bene. Lo dico con molta semplicità, senza voler insegnare nulla a nessuno. In questa vita ho dovuto affrontare tante ostilità, tanto dolore fisico, tante difficoltà.

 

A volte ho avuto la sensazione di essere arrivato qui con un karma pesante, qualcosa da trasformare, da alleggerire attraverso l’impegno e la sofferenza. Forse sto scontando qualcosa, forse sto imparando qualcosa. In ogni caso, cerco di non sprecare quello che il dolore mi ha insegnato».

 

Scontando qualcosa? Lei è da quarant’anni una delle persone più amate d’Italia, ha avuto successo.

«L’amore della gente mi fa un piacere enorme e mi commuove, perché non è mai una cosa scontata. Quando qualcuno mi ferma ancora oggi, quando mi dice una parola buona, io sento gratitudine. Il successo, però, secondo me va maneggiato con delicatezza. Bisogna rimanere umili, lavorare sodo, tenere i piedi per terra. Io ho cercato di farlo sempre, con passione e con rispetto. Forse l’affetto che ho ricevuto nasce anche da questo. Però, nel profondo, sento anche che le sofferenze fisiche e mentali che ho attraversato appartengono al karma che mi porto dietro. L’amore ricevuto non cancella il dolore, ma lo illumina».

roberto baggio

 

E nella prossima sarà migliore?

«Sto ponendo le basi per ripulire il mio karma e per arrivare ad una prossima vita portandomi dietro più fortuna di quella che sto vivendo oggi giorno. Quello che mi ha insegnato il buddismo è diventare una persona migliore.

 

Non posso dire quanto migliore sarà la mia prossima vita, ma di sicuro mi sono impegnato per arrivare più preparato. Ma spero anche di diventare una persona migliore in questa vita. Il buddhismo mi ha insegnato che la trasformazione non è una parola astratta: è un lavoro quotidiano. Non so quanto io sia riuscito a migliorare, questo non spetta a me dirlo, però so che mi sono impegnato».

 

[…] Lei nasce in una famiglia cattolica, nella provincia veneta degli anni 60. Come è stata la sua conversione?

«Ho conosciuto il Buddhismo a fine anni 80 grazie al mio amico, Maurizio Boldrini, che aveva un negozio di dischi dove mi fermavo dopo gli allenamenti. Fu lui ad introdurmi al buddhismo e mi spiegò che avrebbe potuto farmi stare meglio in uno dei momenti più bui della mia vita. Da quel momento è iniziato un impegno costante a lavorare dentro di me, che dura ancora oggi. Non ho mai saltato un giorno di preghiera, una volta la mattina e una volta la sera. All’inizio avevo paura a dirlo ai miei, in Veneto all’epoca erano tutti cattolici».

ROBERTO BAGGIO 1

 

Sarebbe diventato Baggio senza il Buddhismo?

«Il Buddhismo è stato sicuramente il mio rifugio, mi ha formato come persona portandomi a lavorare su aspetti del mio carattere a cui prima non facevo caso. Mi ha dato la forza quando ne ho avuto più bisogno e il coraggio di non mollare mai».

 

[…] Che lavoro avrebbe fatto se non fosse stato un calciatore?

«Il tornitore, con papà. Era un fenomeno, sapeva fare tutto. Il tornio era sotto la mia finestra. Andavo a letto, e sentivo i rumori dell’officina. Mi svegliavo, e lui stava già lavorando. A caccia andavamo insieme: non era un hobby, era un modo per avere qualcosa in tavola. Non ci è mai mancato nulla, però ricordo bene la prima volta che ho mangiato una bistecca. Frequentavo Andreina da poco. Mio suocero mi cucinò una bistecca e io ero convinto fosse da dividere fra tutti. Ricordo lo stupore quando mi disse che era tutta per me. A casa noi la dividevamo in dieci una bistecca così».

roberto baggio ferite

 

[…] Le sue ginocchia sono piene di cicatrici.

(Baggio alza il pantalone) «Sono i segni lasciati dai tanti infortuni che hanno costellato la mia carriera. La prima volta che mi ruppi il ginocchio ero solo un ragazzino e non c’erano le tecniche chirurgiche che ci sono oggi giorno».

 

Così andò in Francia, a Saint-Étienne, da Bousquet.

«Il primo in Europa a operare con materiali organici. Mi asportarono tessuto dal muscolo, il vasto mediale, per ricostruire il crociato, che non c’era più. La gamba doveva essere aperta come un libro, per essere operata a vista. Andammo a Saint-Étienne sulla vecchia Ford di famiglia. Dodici ore di viaggio nel silenzio: era il terrore che non sarei più tornato a giocare».

 

ROBERTO BAGGIO

E dopo l’intervento?

«Quando mi svegliai dall’anestesia urlavo per la sofferenza. Non potevo prendere antidolorifici, sono sempre stato allergico. Dissi a mia madre: “Se mi vuoi bene, uccidimi”. Non riuscivo più a correre, ad allenarmi come prima. Per mesi non incassai gli assegni dello stipendio della Fiorentina».

 

Perché?

«Perché mi vergognavo. Non riuscivo ad accettare l’idea di guadagnare senza poter lavorare, senza poter dare qualcosa in cambio. Così mettevo gli assegni nel cassetto. Mi tornava in mente mio padre, la sua faccia, la sua voce quando diceva che i soldi non meritati portano sfortuna. Per me il lavoro è sempre stato legato alla dignità. Anche se ero ferito, anche se non dipendeva da me, sentivo comunque quel peso».

 

[…] Come ha conosciuto sua moglie Andreina?

«Ci conosciamo fin da bambini, abitavamo a poche centinaia di metri e frequentavamo la stessa scuola media. Una sera di luglio, alla vigilia del mio primo ritiro con il Vicenza, ci fermammo a parlare e le chiesi un anellino come pegno, che le avrei ridato al mio rientro. Finì proprio così. Rientrai da Recoaro, ci vedemmo, le restituii l’anellino e la sera stessa ci fidanzammo. Abbiamo sempre sognato i figli, abbiamo deciso i loro nomi molto prima che arrivassero, in macchina ci dicevamo: “Pensa a quando ci saranno seduti dietro Valentina e Mattia”».

 

Poi sono nati Valentina e Mattia.

«Mattia come l’amico di Remi, il cartone che vedevamo da bambini. In oltre quarant’anni non ci siamo mai lasciati, nemmeno per un giorno. È arrivato anche il terzo figlio: Leonardo, come Leonardo da Vinci. Andreina mi ha seguito ovunque abbia giocato e mi ha sempre fatto sentire a casa. Siamo convinti che eravamo uniti già in una vita precedente».

 

[…]  Estate 1990: il passaggio dalla Fiorentina alla Juventus. Un trauma.

«Firenze si ribellò. Al ritiro azzurro di Coverciano arrivai nascosto nella volante della polizia, per non farmi riconoscere dai tifosi viola ai cancelli. Piangevo come un bambino. Si sentivano passare le ambulanze dirette verso la sede della Fiorentina, dove gli scontri durarono tre giorni. Sentivo un dolore lancinante per tutta quella rabbia e quella sofferenza. Non avevo mai voluto la cessione, ma mi sentivo colpevole».

roberto baggio

 

[…] Nel libro parla del rapporto con Lippi all’Inter. Che spiegazione si dà a questo astio che ha ricevuto a volte dai suoi allenatori?

«Non amo giudicare gli altri, perché ognuno ha il proprio carattere, le proprie paure, il proprio modo di vivere il calcio. Però a volte ho avuto la sensazione che alcuni allenatori facessero fatica ad accettare che attorno a un calciatore ci fosse tanta attenzione. Forse non era gelosia in senso banale, ma il bisogno di affermare un’autorità. Io ho sempre cercato di mettermi a disposizione, ma non sempre è bastato. Fa parte della mia storia, anche questo».

 

Di Sacchi, dopo la sostituzione a Usa 94 contro la Norvegia, disse in mondovisione: «Questo è matto».

«Avevano espulso Pagliuca, il portiere. Tatticamente ci stava far uscire me anziché Casiraghi, un centravanti forte fisicamente. Ma il giorno prima Sacchi mi aveva chiamato nella sua stanza d’albergo e mi aveva detto: “Tu per noi sei quello che Maradona è per l’Argentina”. Quelle parole mi erano rimaste dentro.

 

Per questo, quando vidi il cambio, mi sembrò una contraddizione enorme. Se davvero era così, pensai, allora Maradona non l’avrebbero mai sostituito. Fu una reazione istintiva, nata dalla delusione».

roberto baggio sacchi

 

Lei ci portò in finale, ma vi arrivò a pezzi.

«La mattina dopo la semifinale con la Bulgaria dovetti andare dal dentista: un difensore con una gomitata mi aveva spaccato il labbro e mezzo dente, me lo ricostruirono. Ricordo che per la vergogna avevo giocato il secondo tempo coprendo il dente rotto con un chewing-gum. A Los Angeles, alla vigilia della finale, mi fecero provare i tiri nella sala matrimoni dell’albergo, per capire come stavo. Ero provato fisicamente e mentalmente, come tutti. Il percorso per arrivare in finale non era stato semplice. Arrivai a pensare che la mia presenza in finale non fosse una priorità».

 

Sta dicendo che Sacchi non voleva che lei entrasse in campo contro il Brasile?

«Sarebbe ingiusto attribuire ad altri intenzioni che non posso conoscere fino in fondo. Dico però che percepii una situazione ambigua. Forse si pensava che una vittoria senza di me avrebbe esaltato ancora di più il gruppo. E forse, in caso di sconfitta, la mia assenza avrebbe potuto diventare un alibi. Sono pensieri che mi attraversarono in quel momento».

ANDREINA FABBI ROBERTO BAGGIO

 

Trapattoni la lasciò a casa nel 2002.

«Avevo lavorato come un matto, a Andreina dissi: scordati di avere un marito. Trapattoni mi telefonò mentre ero a Caldogno sul terrazzo di casa con Valentina. Non scorderò mai la sua voce: “Non me la sento di portarti, ho paura che ti fai male”. Eppure avevo dimostrato di non temere nulla. E se mi fossi infortunato avrei chiuso alla grande, al Mondiale».

 

[…] Ronaldo il Fenomeno?

«Quando si ruppe il ginocchio, soffrii davvero per lui. Sapevo cosa significava vedere il corpo tradirti, sentire che una parte di te non risponde più come vorresti. Lui era un talento immenso, qualcosa di raro. E forse proprio per questo il suo dolore mi colpì ancora di più».

 

roberto baggio

Mazzone fece un’eccezione per il suo cane.

«Non accettava animali al campo di allenamento, credo avesse paura, così quando una mattina vide il mio labrador Miele correre sull’erba gridò in romanesco: “Aò, di chi è ’sto maledetto cane?”. Si avvicinò un compagno: “Mister, è il cane di Roby”. E lui, serafico: “Che aspettate? Dateje ’n biscotto, fatelo gioca’!”. È un episodio celebre che riassume bene il nostro rapporto».

 

Lei è l’unico italiano ad aver segnato in tre Mondiali. E adesso siamo rimasti fuori da tre Mondiali di fila. Perché? E come se ne esce?

«Ci sono tante cose da sistemare. I bambini non giocano più per strada. E in serie A ci sono pochi italiani. Se devi andare a prendere un giocatore altrove e naturalizzarlo, vuol dire che in quel momento non hai trovato un italiano pronto allo stesso livello. Bisogna creare una formula che incentivi davvero l’utilizzo dei ragazzi italiani. Il talento c’è ancora, ma va cercato, protetto, valorizzato. E bisogna avere il coraggio di dargli fiducia».

 

Dopo anni in silenzio, lei ha aperto un profilo su Instagram da quasi un milione di follower. È sua figlia che la segue, vero?

«Le donne hanno una marcia in più, lavorare con Valentina è speciale. Non ho mai amato stare al centro dell’attenzione. Ho sempre parlato poco. Ma col tempo le cose cambiano, è bello aprirsi al mondo con semplicità e poter mantenere un canale diretto con i tifosi, ovunque essi siano. Una volta questo era impensabile, impossibile. Anche l’idea di scrivere il libro vuole essere un modo per parlare direttamente alle persone, per incoraggiare i giovani e chi si sente perduto, come mi sentivo io prima della mia rinascita».

roberto baggio e la figlia valentina 1

 

Il suo dossier di 900 pagine sulla riforma del calcio che fine ha fatto?

«Non ho la presunzione di pensare che quel progetto andasse bene e bastasse a risolvere i problemi del calcio italiano. Non era solo mio, era scritto con altri bravissimi professionisti. Ho cercato di portarlo avanti, per dare i meriti a tutti loro. Poi le cose non sempre vanno come si spera».[…]

 

Sogna ancora il rigore di Pasadena?

«Di continuo. A volte invece ci penso da sveglio, nel letto, quando non riesco a prendere sonno. Immagino di segnare. E mi addormento ».

GIGI RIVA ROBERTO BAGGIOroberto baggio con moglie e figli roberto baggio con moglie e figliroberto baggiopep guardiola e roberto baggio ai tempi del brescia GIGI RIVA ROBERTO BAGGIOgigi riva roberto baggioroberto baggio 1carlo mazzone roberto baggio pep guardiola trapattoni roberto baggioroberto baggio e la figlia valentina 3ronaldo roberto baggiotrapattoni roberto baggio vittorio chiusanoMARADONA E ROBERTO BAGGIOANTONIO CASSANO E ROBERTO BAGGIOroberto baggio e la figlia valentina 2ROBERTO BAGGIO

roberto baggio 6roberto baggio 5roberto baggio finale usa 94

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…