ROCCHI E LO SFOGO SULL'INTER CON GERVASONI: “LORO NON VOGLIONO PIÙ VEDERE QUELL’ARBITRO”. MA QUEL LORO RESTA IN CERCA DI PATERNITA' - L'UNICO NOME CHE VIENE FATTO È QUELLO DI GIORGIO. RIFLETTORI PUNTATI SU GIORGIO SCHENONE, GIÀ GUARDALINEE SPESSO IN TANDEM CON ROCCHI (QUANDO FACEVA L’ARBITRO) E DA SEI ANNI “MANAGER ADDETTO ALL’ARBITRO” DEI NERAZZURRI. SCHENONE VIENE CITATO IN UNA INTERCETTAZIONE DALL’EX DESIGNATORE SCOCCIATO DALLE “LORO” INSISTENZE - MA PER LA PROCURA NON È CERTO CHE SI TRATTI DI SCHENONE. IL GIP POI FERMÒ LE INTERCETTAZIONI...
Luigi Ferrarella per corriere.it - Estratti
«Loro non lo vogliono più vedere», quel certo arbitro. «Loro».
(...) Un «loro» che, da quando fu pronunciato in una intercettazione dell’aprile 2025 tra il designatore arbitrale della serie A Gianluca Rocchi e il supervisore del Var Andrea Gervasoni, resta in cerca di paternità nella galassia Inter:
al punto che — senza che si sia saputo — a un certo momento l’estate scorsa il gip dell’indagine disse basta alla Procura, e smise di autorizzare le proroghe delle intercettazioni con le quali il pm per settimane aveva sperato di arrivare all’identificazione.
Un «loro» al quale da 13 mesi è comunque appesa l’ipotesi di frode sportiva formulata nell’invito a comparire notificato a Rocchi dieci giorni fa, e non raccolto dal dirigente che ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Nell’intercettazione del 2025 Gervasoni è colui che più che altro ascolta lo sfogo di Rocchi, il quale alle orecchie della GdF appare a tratti insofferente e scocciato dal fatto che «loro» abbiano insistito (in un incontro allo stadio di San Siro il 2 aprile 2025) affinché egli designi il malvisto dagli interisti Daniele Doveri per la semifinale di ritorno di Coppa Italia del 23 aprile 2025 in modo da «schermarlo» e cioè creare la situazione per cui l’Inter non rischi più di averlo tra i piedi nelle successive partite del finale campionato più importanti per la lotta scudetto; e affinché designi l’invece apprezzato Andrea Colombo per la gara Bologna-Inter del 20 aprile 2025.
I desideri interisti (che, pur esauditi, paradossalmente porteranno male ai nerazzurri, sconfitti in entrambi i casi, in Bologna-Inter pure con polemiche su un possibile errore ai danni dell’Inter) nell’intercettazione sembrano ricondotti da Rocchi a «loro» per indiretto tramite del riferimento a una terza persona, che però per la Procura in quell’aprile 2025 non consente di identificare con sufficiente attendibilità il possibile portavoce interista:
questo anche se ovviamente il ruolo (da 6 anni «club referee manager» e cioè dirigente addetto a interloquire con il referente della «Commissione arbitri nazionale» per i rapporti ufficiali con le società), e un nome di battesimo nel dialogo tra Rocchi e Gervasoni (Giorgio), si intuisce facciano prendere in considerazione agli inquirenti, come ragionamento, l’eventualità che sia Giorgio Schenone, dal 2009 al 2020 guardialinee spesso in tandem con Rocchi quando Rocchi faceva l’arbitro.
Per cercare di identificare quel «loro», la Procura nella primavera 2025 chiede e ottiene dal gip su alcuni bersagli altre settimane di intercettazioni, che tuttavia non portano alcun risultato agli inquirenti: tanto che a un certo punto all’inizio dell’estate 2025 il gip dice basta alle intercettazioni, negando al pm la proroga dell’autorizzazione alle captazioni di cui ravvisa interamente spremuta ed ormai essiccata l’utilità investigativa.
L’impasse sull’identità del supposto emissario interista non viene sciolta neanche dalle audizioni di testi nei mesi successivi, come conferma il fatto che dieci giorni fa l’invito a comparire a Rocchi continuasse a fare riferimento al «concorso di altre persone» non identificate.
All’inchiesta resta dunque il bisogno di fare due gradini. Riuscire a dare con certezza un nome e cognome al portavoce di «loro». E poi, se si trattasse di un dirigente interista, avventurarsi in una disamina quasi psicologica sui tre scenari possibili. Nel più favorevole ai nerazzurri, infatti, Rocchi potrebbe aver ascoltato notori giudizi del club su questo o quell’arbitro, poi però giungendo autonomamente (e per motivi magari differenti) proprio al medesimo tipo di designazioni auspicate.
Intermedio sarebbe lo scenario di prese di posizione dell’Inter nelle interlocuzioni con i vertici arbitrali, che però in questo caso per protocollo l’Inter avrebbe allora potuto avere non tra Schenone e il designatore Rocchi (vietato sportivamente), ma solo tra Schenone e il referente della «Can» per i rapporti con le società, Andrea De Marco. Nel peggiore scenario per i nerazzurri, invece, l’insofferenza di Rocchi percepibile nell’intercettazione, sommata alle designazioni «interiste» da lui poi davvero fatte, potrebbe essere indice di un reale condizionamento proveniente dal club (...)




