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PORNO EGIZIO! IL TESTO DEL PRIMO SECOLO DOPO CRISTO IN CUI DUE PADRONI PROMETTONO DI SMETTERE DI PICCHIARE IL LORO AFFASCINANTE SCHIAVO SE ACCETTA LA SODOMIA. E A CORREDO DEL PAPIRO C'È PURE IL DISEGNINO DI UN PENE IN EREZIONE E LA DIDASCALIA '''ANO'' - E POI CI SONO LE SPINTRIAE: NON MEDAGLIE, NE' MONETE, MA TESSERE EROTICHE ROMANE, CHE SERVIVANO PER REMUNERARE LE PRESTAZIONI DELLE PROSTITUTE NEI LUPANARI O COME LASCIAPASSARE PER SPETTACOLI LICENZIOSI

 

1. IN UN PAPIRO VIETATO AI MINORI I VANTAGGI DI FARSI SODOMIZZARE

Aristide Malnati per Libero Quotidiano

 

Antichi esempi di atti di libidine riemergono dalle sabbie dell' Egitto. A ricordarci come la sessualità degli antichi fosse priva di tabù e in alcuni casi estrema è un breve testo conservato su un papiro, trovato a Ossirinco (250 km a sud del Cairo, non distante dal Nilo), pubblicato nel volume 42 (n.3070) dei Papiri di Ossirinco e ampiamente commentato da Brice C. Jones (Università di Oxford) nel suo blog. http://www.bricecjones.com/blog/porn-on-an-ancient-papyrus

il papiro di ossirinco con sodomiail papiro di ossirinco con sodomia

 

Si tratta di una lettera privata, redatta in greco e databile al I secolo d.C., quando l' Egitto era una provincia dell' Impero romano; e quando quindi gli usi e i costumi dei Romani, ormai totalmente disinibiti (siamo verosimilmente durante il principato di Nerone, imperatore che fu paradigma di efferatezza e di depravazione), si estesero a popolazioni in precedenza meno corrotte.

 

Il contenuto è decisamente vietato ai minori: «Apione ed Epimaco così avvertono il loro amatissimo Epafrodito: "Se ci consenti di sodomizzarti, ne trarrai grossi vantaggi! Per prima cosa infatti, se ti fai sodomizzare, cesseremo di picchiarti... Ti auguriamo ogni bene!"».

 

il papiro  di ossirinco con sodomiail papiro di ossirinco con sodomia

Un linguaggio crudo, diretto e ovviamente offensivo per esprimere il primo e unico esempio a noi noto della richiesta (unita a ricatto) di una pratica erotica comunque conosciuta e messa in atto non così raramente, indifferentemente con uomini e donne. Un costume sessuale già presente nei lazzi lascivi delle commedie di Aristofane (che con linguaggio sboccato apostrofava i potenti dell' Atene del V secolo a.C.), ma sempre alluso tra le righe e ipotizzato dai commenti successivi alle opere del poeta (i cosiddetti scholia); un' abitudine, che appare qua e là in Grecia e che si dilata nella Roma plebea e che ora questo insolito papiro precisa in tutti i suoi contorni drammatici e anche beffardi.

 

Si può facilmente arguire che Apione ed Epimaco erano due cittadini liberi, verosimilmente di origine greca, come lasciano capire i loro nomi, che vivevano nell' Egitto romano; e che Epafrodito era quasi certamente un loro schiavo.

 

A rivelare particolari imbarazzanti è proprio il nome del malcapitato: «Epafrodito» (in greco: «Favorito da Afrodite», dea dell' amore; e quindi per traslato: di bell' aspetto e propenso al sesso) è il nome ellenico con cui i proprietari lo chiamarono e che sostituì quello originario, sicuramente strano da pronunciarsi, in quanto proprio di un' altra etnia (magari di un popolo sottomesso dai romani, che ne schiavizzarono molti abitanti).

bisessualita antica romabisessualita antica roma

 

Se i due domini applicarono questo appellativo al loro sottoposto, è perché evidentemente ne apprezzavano la bellezza fisica e la disponibilità all' atto erotico. E, forti di questa convinzione, aggiunsero tracotanza a tracotanza: gli intimarono appunto di farsi sodomizzare, promettendogli in cambio come prima cosa la cessazione delle abituali percosse, riservate quotidianamente dai padroni agli schiavi.

 

Non paghi di questi eccessi, i due decisero di accompagnare il testo con un disegno inequivocabile di ciò che pretendevano, con tanto di didascalie in greco (lingua d' uso sotto Roma in Egitto e in tutte le province orientali dell' Impero): evidentemente il servo oggetto del loro turpe desiderio conosceva poco e leggeva a stento il greco e un disegno gli avrebbe chiarito l' oscena richiesta.

omosessualita antica romaomosessualita antica roma

 

Un testo, quello di questo papiro-porno, che arricchisce le nostre conoscenze in materia di omosessualità all' epoca romana: se da una parte le classi agiate, dal pensiero liberale e dalla vasta cultura, ammettevano la pratica omoerotica senza inibizioni, dall' altra la plebs non era molto tollerante con il mondo gay, che anzi a volte apostrofava con termini scurrili (come mostrano graffiti latini a Pompei).

 

E comunque tutti quanti nell' Urbe caput mundi ritenevano che nell' atto di sodomia la posizione passiva competesse solo a uno schiavo e per nessuna ragione a un libero cittadino. Cosa che il nostro papiro conferma.

 

 

2. LE TESSERE EROTICHE ROMANE PER PAGARE LE PROSTITUTE

Carlo Sburlati per Libero Quotidiano

 

Non sono medaglie, ma neppure monete. Marziale in un suo famoso epigramma parla di lasciva numismata, mentre in tutto il mondo sono da alcuni secoli conosciute come spintriae.

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Intendiamo riferirci alle tessere erotiche romane, su cui per molto tempo i maggiori studiosi della monetazione romana hanno mantenuto un prudente riserbo.

 

Nel '600 e nel '700, anche se piuttosto rare e quasi tutte in cattivo stato di conservazione, si erano formate alcune importanti collezioni. Come quella dei Gonzaga, passata poi agli Estensi, e quella del duca d' Orlèans, fratello di Luigi XVI, trasmigrata per le traversie dei Borboni nel boudoir di Caterina di Russia. Ultima famosa raccolta, quella dello scrittore francese Roger Peyrefitte, dispersa all' asta da Vinchon il 29 aprile 1974 insieme a molti altri pezzi della sua chiaccheratissima collezione erotica.

spintriae spintriae

 

Ricercati anche i volumi che trattano delle spintrie.

Pubblicata nel 1784, divenne subito introvabile ed è ormai una rarità, la Description des principales pierres gravèes du Duc d' Orlèans, che enumerava gli splendidi esemplari erotici della collezione.

 

La prima opera completa e scientificamente valida risale al 1973 e si deve a T. V. Butrey: The spintriae as a historical source. Un buon testo è quello di Bono Simonetta e Renzo Riva, pubblicato nel 1981 in Svizzera presso l' editore Chiesa con il titolo Le tessere erotiche romane, mentre nel 2000 è intervenuta su questo argomento Luciana Jacobelli.

Cosa hanno di tanto scandaloso le spintrie? Non sono altro che dischetti di bronzo, ottone o piombo, del diametro di poco più di due centimetri, come un' attuale moneta da 50 centesimi, che presentano sul recto, con impressionante realismo, alcune scene erotiche.

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Dall' esame dei circa 200 esemplari conosciuti (alcuni dei più belli sono conservati nel Medagliere del Castello Sforzesco di Milano, mentre altri sono dispersi fra il British Museum, il Cabinet des Medailles di Parigi, lo Staatliche Munzsammlung di Monaco, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Museo Estense di Modena e poche collezioni private) si possono classificare 15 scene erotiche diverse di coito e fellatio: una specie di Kamasutra illustrato.

 

Pare che sul recto di alcune spintrie siano raffigurati anche accoppiamenti omosessuali. Sul verso sono più innocenti e presentano un numerale in cifre romane, dall' I al XVI, preceduto a volte dalla A. Tale lettera sarebbe abbreviazione di «asses».

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Il denario romano si divideva in 16 assi; sui versi delle spintrie questo numero non viene mai superato. Molto probabilmente questi dischetti servivano per remunerare le prestazioni delle prostitute nei lupanari o come lasciapassare per assistere a spettacoli licenziosi.

 

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Come narrano Tacito e Svetonio, veniva punito con una pena severa chi entrava in una casa di tolleranza pagando il dovuto con monete che recavano l' effige dell' imperatore: era un delitto di lesa dignità. I singoli lupanari all' epoca di Tiberio e poi la stessa zecca imperiale fino al 95 d.C. provvidero pertanto a realizzare queste particolari tessere, che potevano essere comprate e riconvertite, dopo l' uso, in moneta corrente. Ottenuto il monopolio della coniazione delle spintrie, la cassa imperiale fu in grado di tassare i proventi dei lupanari fino all' ultimo asse, esigendo il dovuto al momento della riconversione in contante di quelle tessere da parte degli amministratori dei frequentatissimi bordelli romani.

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