SINNER, POSA ‘STA RACCHETTA E USA IL RACCHETTONE CON LAILA – IL NUMERO 1 DEL MONDO SI SOTTOPONE A “ESAMI DI ROUTINE” (CHE HANNO DATO ESITO POSITIVO) DOPO IL TRIONFO A WIMBLEDON E SI PRENDE 7 GIORNI DI RIPOSO CON LA FIDANZATA LAILA HASANOVIC (I DUE SONO STATI PAPARAZZATI DA “DIVA E DONNA” AL MARE) – JANNIK TORNERA' NEI TORNEI AMERICANI (A CINCINNATI, AD AGOSTO, NEL MASTERS 1000 CHE PRECEDE GLI US OPEN, DOVREBBE RIENTRARE ANCHE ALCARAZ) – L’EX TENNISTA RUSSO MARAT SAFIN AL VELENO: “SINNER E ALCARAZ NELL'ERA DI FEDERER, NADAL E DJOKOVIC NON SAREBBERO NUMERO UNO E DUE DEL MONDO. IL LIVELLO DEL TENNIS E’ MOLTO CALATO”
Jannik Sinner avrebbe vinto anche nell'era dei Big Three? Secondo Marat Safin, no. L'azzurro è reduce dal trionfo di Wimbledon, il secondo consecutivo, dopo aver battuto Alexander Zverev in finale, eppure, stando a quanto dichiarato dall'ex tennista russo, oggi allenatore, non avrebbe il livello per competere con il 'prime' di Djokovic, Federer e Nadal.
"Sinner e Alcaraz nell'era di Nole, Roger e Rafa non sarebbero numero uno e due del mondo", ha detto Safin al podcast Dinara Safina, "il livello del tennis è molto calato. Prima c'erano tanti giocatori di altissimo livello, mentre oggi al massimo sono dieci".
SINNER
Massimo Calandri per repubblica.it
Dal Centre Court di Wimbledon al J-Medical Center di Torino: maglietta bianca, pantaloncini rossi, scarpe da tennis nere e un paio di calzini bianchi che di sicuro non hanno entusiasmato gli appassionati di moda, Jannik Sinner ieri mattina alle 8 ha lasciato l’auto nel parcheggio della struttura medica della Juventus e ha raggiunto i laboratori.
JANNIK SINNER LAILA HASANOVIC DIVA E DONNA
Tre giorni dopo il trionfo sull’erba nello Slam più prestigioso, si è sottoposto a quelli che sono stati definiti «esami di routine». Due ore e mezza più tardi, sempre da solo, si è rimesso al volante ed è andato via sorridendo. «Parametri in ordine», la risposta dei medici. Ma forse bastava vedere come si muoveva l’altro giorno sull’erba di Church Road.
«Mi prenderò almeno una settimana di assoluto riposo. Niente tennis. La sconfitta di Parigi è stata molto dura. Abbiamo lavorato tanto, ci siamo sacrificati moltissimo per arrivare qui ed essere più competitivi possibile», diceva domenica sera a Londra. Missione compiuta. Una meritata vacanza, con la famiglia e la fidanzata Laila Hasanovic.
Ma nell’avventura a lieto fine del numero 1 del mondo c’è un problema non ancora risolto: i blackout fisici di cui è rimasto vittima quando giocando con caldo e umidità abnormi. Nell’ultimo anno gli è successo in troppe occasioni, per pensare a semplici coincidenze: a Cincinnati con Alcaraz (lo spagnolo dovrebbe rientrare ad agosto proprio nel Masters 1000 che precede gli Us Open), a Shanghai con Griekspoor, a Melbourne con Spizzirri. Fino al drammatico secondo turno del Roland Garros, quando — sfinito — era crollato davanti all’argentino Cerundolo.
Dopo Parigi si era presentato all’attrezzatissimo ospedale San Raffaele di Milano per una lunga serie di esami, quasi un giorno intero per provare a capirne qualcosa di più. All’inizio del mese, alla vigilia della sfida sull’erba inglese, si era presentato ottimista e aveva spiegato testualmente: «Ho fatto dei controlli generali per verificare il mio stato di salute, per essere sicuri che dal punto di vista fisico fosse tutto a posto. È così. Tutti gli esami hanno dato risultati molto buoni. Siamo comunque convinti di doverci allenare in condizioni di maggiore caldo. Ho la sensazione che ovunque giocheremo farà molto caldo. Ogni anno le temperature aumentano sempre di più. È un tema davvero importante».



