ALTRO CHE OLIMPIADI INVERNALI, SONO GIOCHI TROPICALI – A SOCHI FA TROPPO CALDO, LA NEVE SI SPAPPOLA E IL FONDO DIVENTA MEJO DELLE COMICHE: OGGI PREVISTI 20 GRADI, GARE A RISCHIO ABBRONZATURA…

Paolo Brusorio per ‘La Stampa'

I giamaicani si sentono a casa, quelli di Bermuda han tirato fuori la divisa da cerimonia, tra un po' andrà a ruba la crema da sole. Sochi, abbiamo un problema: fa troppo caldo. Trattasi sempre di Olimpiadi invernali e con tutto il beneficio dell'immaginazione nessuno si sarebbe aspettato un clima simile.

Sochi è subtropicale, manco a dirlo è la prima volta che i Giochi sulla neve si fanno così giù ma se i 15 gradi di ieri oggi diventeranno 20 come da previsioni (almeno 10 negli impianti), allora potrebbero essere davvero guai. La gente che si tuffa nel Mar Nero fa folclore ma la neve che si spappola e prende la consistenza della frutta cotta, quella invece fa paura. Le comiche nella gara sprint del fondo (campioni a terra come Fantozzi), i problemi in quella dell'halfpipe, turni di prova dei salti cancellati: una sfilza di inconvenienti che nemmeno la perfetta riuscita della libera femminile ha arginato.

Lo sci alpino non ha mai avuto problemi e c'è una precisa ragione, l'orario di gara: fino a mezzogiorno la compattezza della neve è garantita, i problemi sorgono dopo. Shaun White, in scena alla sera, ci è andato giù piatto: «La neve sembrava un misto tra sabbia e poltiglia, non si può gareggiare così». Oleg Kitov, commissario di gara proprio all'Extreme Park di Rosa Khutor, il parco degli acrobati della tavola, prova a spiegare: «Le difficoltà sono sorte negli ultimi 8 giorni, prima la neve era perfetta, ora è molto più granulosa in superficie. Non c'è ancora un piano per portarne qui dell'altra, ma stiamo monitorando la situazione».

Stipati in 7 depositi ci sono 450 mila metri cubi di fiocchi che aspettano solo di vedere la luce, ma il comitato organizzatore spera che il calo delle temperature previsto da sabato possa evitarlo. «Qualche ritocco è già stato fatto nell'halfpipe e nel salto», fa sapere Aleksandra Kosterina, capo comunicazione di Sochi 2014: prima che precipiti la neve potrebbe però farlo la situazione.

Quattro anni fa, a Vancouver, lo stesso intoppo: allora non fu il caldo a guastare i piani, ma le poche precipitazioni (tanto che la neve fu aviotrasportata dalla costa Est) e poi la pioggia e la nebbia tanto da dover posticipare alcune gare. é il pegno da pagare ai Giochi invernali marini, una deriva globale che unita al surriscaldamento del pianeta porterà, secondo gli studi dell'università canadese di Waterloo, entro metà secolo a rivoluzionare le candidature olimpiche. Torino, per fare un esempio, dopo quella data sarebbe già tagliata fuori.

Il Cio prende tempo, ma il portavoce Mark Adams non sembra preoccupato: «Nel weekend le temperature scenderanno e arriverà la neve». Detto così, pare fin troppo facile. Non sarebbe il caso di prevenire? «Questa neve sembra quella dell'Appennino, ha un cristallo grosso, pare granita. L'importante sarebbe creare nelle piste uno zoccolo di 30-40 centimetri, dovrebbe durare per tutta la gara»: la ricetta è di Raimund Plancker, il direttore tecnico della squadra femminile italiana di sci alpino, per ora l'unico settore risparmiato dall'effetto splash.

«Ma noi siamo abituati a lavorare con certe piste trattate, nel freestyle invece la neve non è mai stata una priorità, capisco che ora possa essere pericoloso». Consoliamoci: il prossimo giro olimpico invernale sarà a Pyeongchang: media di giorno zero gradi, di notte -11. Tocca sperare nella Corea che, come noto, è da sempre il Paese dello sci.

 

 

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