zurbaran

ZURBA! ZURBA!  ZURBARAN! – ANTONIO RIELLO: “FINO A POCHI GIORNI FA LA MIA IDEA DI PITTURA SPAGNOLA BAROCCA ERA LEGATA A IMMAGINI DI SANTI CORREDATI PER LO PIÙ DA TESCHI POLVEROSI. POI HO VISTO LA MOSTRA ALLA NATIONAL GALLERY DI LONDRA SU FRANCISCO DE ZURBARAN. UN “ARTISTA PROVINCIALE” CHE USA LA LUCE CON UN TALENTO FUORI DEL COMUNE E RIESCE A PENETRARE, CON LE SUE VISIONI, NEI MISTERI DELLA FEDE (CATTOLICA). SE FOSSE VIVO OGGI SAREBBE FORSE UN CREDIBILE (E APPREZZATO) DIRETTORE CREATIVO DI PRADA…

Antonio Riello per Dagospia

 

catalogo zurbaran

Devo ammettere che fino a pochi giorni fa la mia idea di “Pittura Spagnola Barocca” - fatta ovviamente eccezione per El Greco e Diego Velasquez - era legata ad una specie di buio angolo dove confusamente convivevano nella penombra immagini di santi corredati per lo più da teschi polverosi.

 

Una zona oscura con nomi che spesso faticavo perfino a ricordare.

 

Fino a che non ho visto alla National Gallery di Londra una mostra (curata da Francesca Whitlum-Cooper, Daniel Sobrino Ralston, Charlotte Chastel-Rousseau e Rebecca Long) su Francisco de Zurbáran (1598-1664).

 

Un artista che, in qualche modo, si potrebbe definire come geograficamente periferico. Era nato a Fuente de Cantos (Estremadura) e passò gran parte della sua vita Siviglia, solo negli ultimi anni di attività operò a Madrid.

 

ANTONIO RIELLO - ART EXPLORER

Animato da una intensa e robusta spiritualità, il nostro “artista provinciale” nei suoi dipinti usa la luce con un talento fuori del comune, che sfiora risultati scultorei. Riesce a penetrare, con le sue visioni, nei misteri della fede (cattolica).

 

Per certi aspetti pare molto in sintonia con la mistica di Santa Teresa D’Avila, che era vissuta pochi decenni prima.

 

In tutto ci sono una quarantina di opere. La prima sala offre alla vista emozioni a livello di “sindrome di Stendhal”.

 

Il primo capolavoro è una “Crocefissione” del 1627.

 

Modernità fuori del comune: ha la netta presenza di una scultura, ma è una sofisticata pittura.

 

Si può immaginare sia la fonte diretta che ispirerà il Cristo crocefisso di Salvador Dalì. L’altro quadro davvero eccezionale è “L’Apparizione di San Pietro a San Pietro Nolasco” (1629): due figure sembrano fluttuare in uno spazio immaginario completamente vuoto.

 

volto di uomo[10]

Un linguaggio che di nuovo anticipa il futuro dell’Arte. La seconda sala porge ai visitatori la tela del “Il Corpo di San Bonaventura” (1629), una pittura certo meno radicale ma comunque segnata da una ardita geometria compositiva di livello quasi acrobatico.

 

Dipinse anche diversi grandi quadri per altari. Sebbene molto animati e colorati (quindi abbastanza lontani dagli stereotipi affibbiati del Barocco spagnolo) non sono le sue cose più interessanti e caratteristiche.

 

Zurbarán era specializzato nella produzione di immagini di Santi che celebrava con una precisione sartoriale mai vista prima nell’Arte dell’Occidente.

 

Non solo i tessuti e i materiali (paglia, vimini, seta, cuoio, stoffe) ma anche il taglio degli abiti. Se fosse vivo oggi sarebbe forse un credibile (e apprezzato) direttore creativo di Prada.

 

crocifissione 01

Il suo “San Francesco d’Assisi” del 1636 testimonia un livello di eleganza minimalista al massimo grado. Il Santo e l’abito monacale diventano la stessa cosa e raccontano la frugalità non solo come valore morale ma anche estetico.

 

Le sue Sante non sono da meno. Volteggiano verso il martirio come fossero delle modelle sulla passerella, le loro mise rispecchiano un gusto straordinario. Un cocktail di Sacro & Profano fuori dagli schemi.

 

“Santa Margherita di Antiochia” è un suo quadro del 1630. La Santa, una pastorella che era stata divorata da un drago e che miracolosamente sopravvisse, fa pensare ad una testimonial della Chiesa che mostra, con leggiadra nonchalance, come un magnifico abito (e un cappellino sensazionale) riescano a tenere lontano perfino il Male. O almeno i draghi infernali.

 

agnus dei 02

Siviglia era al centro delle imprese coloniali spagnole e l’artista assiste in prima persona alle novità che provengono dall’altra parte dell’Atlantico.

 

Dipinge un ciclo legato alle dieci tribù d’Israele scomparse che qualche teologo pensava fossero misteriosamente arrivate nelle Americhe.

 

La ricchezza e la varietà tessile che vestono queste immaginarie figure bibliche è impressionante: un misto di vecchia Spagna (con qualche rimembranza del dominio arabo) e di culture amerindie (soprattutto azteche).

 

san serapione

Avrebbero funzionato alla perfezione nella Biennale di Venezia del 2024.

 

Fu il primo artista europeo ad avere committenze dai territori spagnoli dell’America Latina: in diverse chiese di Lima e di Buenos Aires si trovano suoi dipinti.

 

Le sorprese continuano. Un dipinto molto grande (circa 250 x 200 cm, è del 1635 e proviene dal Prado di Madrid) ritrae il volto di un uomo accigliato e colossale.

 

Le dimensioni sono assolutamente anomale per un ritratto. Bisognerà aspettare il fotorealismo di Chuck Close per rivedere cose del genere.

 

Il suo “Agnus Dei” del 1640 (un agnello vivo e immobilizzato in attesa di essere soppresso) nella sua semplicità è una altissima e definitiva professione di fede.

 

Tornano alla memoria le note dell’organo di Joan Cabanilles. Contemporaneamente l’opera fa anche passare la voglia di mangiare la tradizionale carne d’agnello a Pasqua: ci si sente decisamente in colpa. Un manifesto potente per qualsiasi movimento vegano.

 

san francesco d'assisi

Francisco de Zurbarán, verso la fine della sua carriera, viene aiutato dal figlio Juan.

 

Assieme realizzano alcune nature morte che per la loro sobrietà si staccano nettamente dalla bombastica opulenza del genere. Sono immagini per meditare, quasi in un’atmosfera Zen. Monumenti (anti-monumentali) di essenzialità.

 

In particolare una tela che ritrae alcuni limoni con una tazza in ceramica bianca evoca (almeno per me) i vasi e le bottiglie di Giorgio Morandi.

 

Realismo Magico con tre secoli di anticipo…. E ad un certo punto Zurbarán si mette in gioco anche personalmente con un quadro dal titolo “Cristo e il Pittore” (1650): Devozione & Promozione Professionale felicemente accomunati.

 

Siamo di fronte ad una delle iniziative più riuscite della National Gallery in questi ultimi anni. Catalogo e merchandising di ottimo livello.

ZURBA! ZURBA!  ZURBARAN!

 

ZURBARAN

National Gallery, Trafalgar Square, Londra WC2N 5DN

Fino al 23 Agosto 2026

santa apolloniagiuseppe tribu pedutezurbaran 01volto di uomo 02santa casildavolto di uomoimmacolata concezionezurbaran a londrasan francesco 02zurbaran natura morta con limoniasher tribu perdutesan pietro appare a san pietro nolascoil corpo di san bonaventurail cristo crocefisso e il pittoresanta margherita d antiochiafrancisco de zurbaran, crocifissionenatura morta 02

antonio riello

 

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