confindustria emanuele orsini giancarlo giorgetti giorgia meloni

STAVOLTA GIORGETTI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO GLI INDUSTRIALI – IL MINISTERO DEL MADE IN ITALY HA CONVOCATO D’URGENZA LE IMPRESE PER PROVARE A RICUCIRE LO STRAPPO, DOPO CHE IL TESORO HA DECISO IL TAGLIO RETROATTIVO DEL CREDITO D'IMPOSTA TRANSIZIONE 5.0, BONUS CHE ERA PREVISTO DAL DECRETO FISCALE – CONFINDUSTRIA ACCUSA IL GOVERNO DI TRADIRE I PATTI, METTENDO A REPENTAGLIO GLI INVESTIMENTI GIÀ MESSI A TERRA E HA POSTO UN ULTIMATUM: SE NON SI TROVA UNA SOLUZIONE SARÀ GUERRA APERTA – A BRESCIA TRA GLI IMPRENDITORI È PARTITA GIÀ LA RACCOLTA DI FIRME PER UNA MAXI AZIONE LEGALE CONTRO LO STATO –  MELONI È INCAZZATA NERA CON GIORGETTI “MANI DI FORBICE”…

1. INCENTIVI, IL VERTICE PER RICUCIRE LO STRAPPO PRESSING SU GIORGETTI

Estratto dell’articolo di Luca Monticelli per "la Stampa"

 

GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

luca monticelli roma Un tavolo per ricucire lo strappo. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha convocato le imprese mercoledì 1° aprile per discutere del «credito d'imposta Transizione 5.0 per l'anno 2025».

 

Il taglio del bonus previsto dal decreto fiscale, approvato dal Consiglio dei ministri di venerdì, ha fatto infuriare Confindustria che ha accusato il governo di tradire i patti mettendo a repentaglio gli investimenti in Italia.

 

Il comunicato del Mimit spiega che la convocazione è stata fatta «d'intesa con il ministero dell'Economia e con il ministero per gli Affari europei e del Pnrr», ovvero dai tre rappresentanti dell'esecutivo, Adolfo Urso, Giancarlo Giorgetti e Tommaso Foti.

 

emanuele orsini - atreju - foto lapresse

In realtà, sono stati soprattutto Urso e Foti a spingere per riallacciare subito il dialogo con il mondo imprenditoriale. Urso si era scontrato duramente con Giorgetti già alla riunione a Palazzo Chigi di venerdì scorso, e una fonte racconta che anche il ministro Foti era molto arrabbiato per la scelta di Giorgetti.

 

In più, rivela la stessa fonte, pure la premier Giorgia Meloni avrebbe chiesto informazioni al Tesoro per le ricadute di questa norma. «È una decisione del ministro dell'Economia», è il refrain che viene ripetuto nei Palazzi. […]

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Il provvedimento licenziato dal Cdm stabilisce che gli imprenditori finiti in lista d'attesa a causa dell'esaurimento delle risorse – i cosiddetti esodati di Transizione 5. 0 – riceveranno solo il 35% del bonus spettante. Si tratta di un taglio di un terzo dell'incentivo: sarà pagato esclusivamente il credito d'imposta degli investimenti in beni strumentali.

 

L'esecutivo impiegherà 537 milioni di euro del fondo da 1,3 miliardi che era stato stanziato nella legge di bilancio proprio per coprire le richieste delle imprese arrivate dopo il 7 novembre, data in cui l'esecutivo comunicò l'esaurimento del plafond da 2,5 miliardi per Transizione 5.0.

 

Luca Sburlati

Bisogna però ricordare che il comma 770 della manovra ricalcava le regole di Transizione 4.0, che fissa un credito d'imposta comunque più basso rispetto al vecchio 5.0. Questo per tenere conto delle regole Eurostat, secondo cui gli incentivi di Transizione 5.0 vanno conteggiati tutti sul deficit 2025 – che il governo voleva rigorosamente tenere sotto il 3% – mentre quelli di 4.0 possono essere imputati all'anno nel quale sono erogati e non in quello in cui sono realizzati gli investimenti.

 

Al di là dei tecnicismi, il risultato è che chi ha investito confidando nella legge che stabiliva un rimborso dello Stato, ora rischia di trovarsi con un debito. Luca Sburlati, presidente di Confindustria moda, cita a esempio lo stabilimento Pattern costruito nel 2025 a Torino «con i criteri richiesti dalla norma Transizione 5.0 del Mimit, tra cui un impianto geotermico e pannelli Made in Ue».

 

[…]

 

GIORGIA MELONI E ADOLFO URSO AL SENATO - FOTO LAPRESSE

Il presidente di Confindustria moda rappresenta un settore strategico per l'export e ricorda che negli ultimi due anni la filiera tessile ha perso 20 miliardi di valore: «Questo intervento che tipo di politica industriale mette in campo?».

 

Peraltro, ricorda Sburlati, è già la seconda volta che l'esecutivo cambia le carte in tavola sugli incentivi: «Era già successo con l'agevolazione ricerca e sviluppo 2015-2019 che venne modificata ex post. A questo punto ci dicano che non siamo in uno stato di diritto e andiamo a investire da un'altra parte». […]

 

2. ULTIMATUM CONFINDUSTRIA

Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria per “La Stampa”

 

emanuele orsini - atreju - foto lapresse

La pazienza degli industriali è finita. E un ultimatum de facto è arrivato. Il taglio retroattivo agli incentivi per la Transizione 5.0 ha innescato una bomba a orologeria nei rapporti tra Viale dell'Astronomia e Palazzo Chigi.

 

Il disinnesco, o l'esplosione, è fissato per mercoledì mattina alle ore 10, quando si aprirà il tavolo di confronto con l'esecutivo. Per gli imprenditori non ci sono più margini di trattativa, né compromessi al ribasso accettabili. […]

Una promessa tradita, ripetono da Confindustria dietro le quinte, che rischia di paralizzare il motore produttivo del Paese e trascinare lo Stato in una spirale di contenziosi legali senza precedenti.

 

GIANCARLO GIORGETTI ALLA CAMERA - ESAME DELLA LEGGE DI BILANCIO - FOTO LAPRESSE

L'atmosfera che si respira ai vertici dell'associazione degli industriali è elettrica e il vulnus non è di natura economica, ma istituzionale. Si tratta di investimenti già messi a terra. «C'è gente disperata, che piange», si ragiona nel vertice di Confindustria.

 

«Aziende che hanno comprato macchinari, che hanno acceso mutui in banca basandosi sulle rassicurazioni ricevute a novembre, e che adesso vengono lasciate a piedi», si evidenzia. Il paradosso, agli occhi degli imprenditori, è che a far saltare il banco sia un esecutivo che ha fatto della difesa del tessuto produttivo nazionale una bandiera elettorale.

 

Per coprire i buchi di bilancio e limare i decimali per non sforare il 3% di deficit, il Ministero dell'Economia avrebbe deciso di fare cassa sulle spalle di chi produce, drenando risorse preziose per dirottarle su altri fronti.

 

adolfo urso giorgia meloni - foto lapresse

Sul banco degli imputati, per gli industriali, c'è in primo luogo Giancarlo Giorgetti. Il titolare del Mef viene descritto come inflessibile sulla ricerca dei fondi per far quadrare i conti, disposto a sacrificare la certezza del diritto pur di non cedere sui saldi di finanza pubblica.

 

Dall'altra parte della barricata c'è Adolfo Urso. Al ministro delle Imprese e del Made in Italy viene riconosciuto l'impegno profuso in Consiglio dei ministri per difendere la dote originaria del fondo, ricordando ai colleghi di governo le promesse fatte alle categorie.

 

PIANO TRANSIZIONE 5.0

[…]  E Giorgia Meloni? Il sospetto che circola tra gli industriali è che la premier sia stata tenuta all'oscuro della reale gravità della situazione e delle conseguenze di questi tagli lineari.

 

I numeri della discordia ruotano attorno a un miliardo e quattrocento milioni che l'esecutivo vorrebbe decurtare o redistribuire. Si parte da una base di richieste che viaggia sui 4 miliardi e 250 milioni complessivi, a fronte di plafond dichiarati insufficienti.

 

tommaso foti giorgia meloni galeazzo bignami

«Come fai a dire a un'azienda che le riduci l'incentivo al 35 o al 50% a giochi fatti?», ragionano fonti vicine ai vertici di Confindustria. La scusa delle crisi geopolitiche non regge più. L'obiezione di chi fa impresa è netta: un affitto va pagato a prescindere dagli imprevisti esterni, e questo per lo Stato è un debito nei confronti delle aziende.

 

La linea dettata dai piani alti di Confindustria in queste ore è quella di una fragile tregua armata. Fino a mercoledì vige l'ordine di non forzare la mano in pubblico, mantenendo un profilo istituzionale.

 

[…]  A Brescia, cuore della manifattura italiana, gli industriali stanno già raccogliendo le firme per lanciare una maxi-azione di responsabilità legale contro lo Stato.

 

GIORGIA MELONI EMANUELE ORSINI

«Se non ci daranno garanzie precise, la gente farà causa e vincerà, perché le promesse erano state messe nero su bianco», si ripete nei corridoi di Viale dell'Astronomia. Il timore di Confindustria è l'effetto domino.

 

Se salta il principio del legittimo affidamento su Transizione 5.0, si ragiona, domani nessuna impresa si fiderà a investire chiedendo fideiussioni allo Stato, e la credibilità delle istituzioni crollerà.

 

«È un patto scritto, digerito male e poi cambiato in corsa. Così si incrina il rapporto tra pubblico e privato. Che facciamo, domani non paghiamo più le tasse?», è la provocazione amara che rimbalza tra gli associati più influenti e non.

 

GIANCARLO GIORGETTI - APPROVAZIONE DELLA MANOVRA AL SENATO - FOTO LAPRESSE

L'orologio corre e i dossier aperti si accumulano, dalla paralisi della Zes (Zona economica speciale, ndr) unica fino al decreto Bollette, tutti cantieri che appaiono arenati. Senza contare i rincari sulle materie prime che bloccano i cantieri del Pnrr. La tenuta del governo si gioca in toto sull'economia interna e sull'esito del faccia a faccia di metà settimana. […]

luca sburlatiPIANO TRANSIZIONE 5.0

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…

triennale giuli la russa trione beppe sala

DAGOREPORT: HABEMUS "TRIONNALE"! - DOPO AVER BUTTATO-AL-FUOCO LA BIENNALE, IL MINISTRO GIULI-VO ORA SI È FATTO BOCCIARE DAL SINDACO DI MILANO LA SUA CANDIDATA ANDRÉE RUTH SHAMMAH, FACENDOSI IMPORRE VINCENZO TRIONE, STORICO E CRITICO D’ARTE, COAUTORE CON LA PENNA ROSSA DI TOMASO MONTANARI DI UN LIBRO INTITOLATO “CONTRO LE MOSTRE” (QUELLE FATTE DAGLI ALTRI) - SEGNALE POCO GIULI-VO PER I CAMERATI ROMANI DELLA MELONI IL VIA LIBERA SU TRIONE CHE AVREBBE DATO IGNAZIO LA RUSSA, “PADRONE” DI MILANO E DINTORNI (VEDI CIÒ CHE SUCCEDE ALLA PINACOTECA DI BRERA BY CRESPI) - FORZA ITALIA È RIUSCITA A FAR ENTRARE, DIREBBE MARINA B. ‘’UN VOLTO NUOVO’’: DAVIDE RAMPELLO CHE DELLA TRIENNALE È GIÀ STATO PRESIDENTE UN’ERA GEOLOGICA FA…

2026masi

DAGOREPORT: “PROMEMORIA” PER SOPRAVVIVERE AL TERREMOTO DIGITALE - IN OCCASIONE DELLA RISTAMPA DEL LIBRO DI MAURO MASI, UN GRAN PARTERRE SI È DATO APPUNTAMENTO AL MALAGOLIANO CIRCOLO ANIENE - PER ANALIZZARE LE PROBLEMATICHE CONNESSE ALL’IA PER NON RIPETERE GLI ERRORI FATTI CON INTERNET QUANDO NEGLI ANNI ‘80 E ‘90 SI DECISE DI NON REGOLAMENTARE LA RETE, HANNO AFFERRATO IL MICROFONO L’EX CONSOB, PAOLO SAVONA, L’INOSSIDABILE GIANNI LETTA, ROBERTO SOMMELLA DI ‘’MF”, IL LEGHISTA RAI ANTONIO MARANO – IN PLATEA, GIORGIO ASSUMMA, LUCIO PRESTA, MICHELE GUARDÌ, BARBARA PALOMBELLI, BELLAVISTA CALTAGIRONE, ROBERTO VACCARELLA, GIANNI MILITO, TIBERIO TIMPERI…

donald trump xi jinping re carlo iii paolo zampolli mohammed bin zayed al nahyan

DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

nicole minetti carlo nordio francesca nanni

DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO - LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E' PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L'ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E' ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: VERIFICARE LA VERIDICITA' DI QUANTO AFFERMATO NELLA DOMANDA DI GRAZIA SULLA CONDOTTA DI VITA DELLA MINETTI IN ITALIA - NULLA E' STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA' IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D'AFFARI CON EPSTEIN – DALLA PROCURA DI MILANO, LA PRATICA MINETTI E' TORNATA AL MINISTERO DI NORDIO CHE, DATO IL SUO PARERE POSITIVO, L'HA INVIATA AL QUIRINALE - L'ACCERTAMENTO DI QUANTO RIVELATO DAL “FATTO QUOTIDIANO”, RENDEREBBE INEVITABILI LE DIMISSIONI DI NORDIO, GIÀ PROTAGONISTA CON LA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, DI UNA SERIE DI FIGURACCE E DISASTRI: ALMASRI, GLI ATTACCHI AL CSM E AI MAGISTRATI, LA BATOSTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ECCETERA - (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA...)

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....