QUEL TROMBONE DI TRUMP HA SOTTOVALUTATO LA CAPACITÀ STRATEGICA DELL’IRAN – UN DETTO PERSIANO RECITA: “LA PAZIENZA È AMARA, MA IL SUO FRUTTO È DOLCE”. L’IRAN HA AGITO CON CALMA, HA LOGORATO GLI STATI UNITI NEL GIRO DI POCHI MESI E OTTIENE UNA VITTORIA SU TUTTA LA LINEA: 300 MILIARDI PER LA RICOSTRUZIONE, HEZBOLLAH ANCORA ATTIVO E IL CONTROLLO (A PAGAMENTO) DI HORMUZ – IL CONFLITTO SEGNA IL RICAMBIO DI LEADERSHIP NEL PAESE DEI MULLAH: AVANZA UNA NUOVA GENERAZIONE, PIÙ OLTRANZISTA DI QUELLA PRECEDENTE – È ANCHE LA SCONFITTA DELL’IDEOLOGIA NEO-CON, CHE SOGNAVA REGIME CHANGE A CATENA TRAMITE LA BALCANIZZAZIONE DEGLI STATI ISLAMICI. HA OTTENUTO INVECE GLI "ACCORDI DI MAOMETTO" (ARABIA, TURCHIA, PAKISTAN), IL RAFFORZAMENTO DI TEHERAN, E QUINDI DI RUSSIA E CINA…
SCONFITTI I VECCHI TURBANTI E I VECCHI NEOCON
Estratto dell’articolo di Giordano Stabile per “La Stampa”
DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN
Dire chi ha vinto è difficile, almeno per ora. Gli sconfitti invece sono lì, davanti a noi. In Iran e negli Stati Uniti. A Teheran è la vecchia guardia legata al vecchio Ali Khamenei. È stata sostituita da una nuova leva di cinquantenni. Hanno combattuto assieme al figlio, Mojtaba, sul fronte iracheno, quando erano poco più che adolescenti. Ma sono diventati adulti nelle due guerre dirette contro gli Usa. Quella del giugno 2025, e l'attuale.
[…] Mojtaba e i suoi vogliono usare la pace con gli Stati Uniti per creare un nuovo ordine regionale e interno. Come sottolinea l'analista iraniano Narges Bajoghli, la generazione arrivata al potere è «convinta di aver ottenuto una vittoria strategica». Teheran è la nuova potenza imprescindibile nello spazio che va dal Mediterraneo all'Oceano Indiano. Sul piano interno la Repubblica «resterà autoritaria ma in maniera diversa».
TRUMP MOJTABA KHAMENEI USA IRAN
Non sui costumi, sulle battaglie di retroguardia come il velo. Ma sul nuovo patto sociale tra la leadership ringiovanita e una popolazione che chiede più spazi di libertà personale in cambio della difesa a oltranza della nazione.
L'altro perdente, sul lato americano, è l'ideologia neocon. Che in Medio Oriente si era articolata nella dottrina Wolfowitz del 2002. E cioè la demolizione controllata degli Stati islamici, dalla Libia all'Iran, da balcanizzare e rendere deboli e inoffensivi per sempre.
L'ultimo, il più ostico, era proprio la Repubblica islamica, e lì il progetto neocon si è infranto contro un muro di missili, droni, e cattiva comprensione dell'avversario. L'idea di una politica estera basata su cambi di regime a catena, da ottenere con primavere e rivoluzioni colorate, insurrezioni armate dall'esterno, guerre per procura o interventi militari diretti, è tramontata. E questo avrà ripercussione anche sui rapporti con la Russia e con la Cina.
La diplomazia dovrà tornare al lavoro per mantenere i rapporti anche con gli Stati più ostili, non per fomentare rivolte. Come recita un detto persiano: «La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce».
«ECCO I DIVIDENDI DELLA RESISTENZA» IL REGIME ESULTA E FA I CONTI: 300 MILIARDI PER LA RICOSTRUZIONE
Estratto dell'articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”
[...] Nella narrazione iraniana, la grande vittoria è lo Stretto. Da venerdì, raccontano fonti di governo, riaperto «a tutte le navi commerciali». I media vicini al Consiglio supremo di sicurezza nazionale parlano di revoca immediata del blocco navale americano, ritiro progressivo delle forze schierate intorno all’Iran, traffico «coordinato tra Iran e Oman».
manifestazione a sostegno di mojtaba khamenei a teheran foto lapresse 13
Insistono su un punto più politico che tecnico: il testo «riconosce in modo esplicito la sovranità» dei due Paesi su Hormuz. Dietro la formula, una partita di soldi. Secondo l’agenzia Fars il passaggio gratuito varrebbe solo per i primi 60 giorni, poi Teheran potrebbe far pagare assistenza, pilotaggio, sicurezza.
[...] I fondi congelati
È il nodo che a Teheran interessa di più. Le fonti vicine al negoziato raccontano che Washington si impegna a non imporre nuove sanzioni finché la trattativa regge. Nella bozza circolata sui media iraniani si parla dello sblocco di ventiquattro, venticinque miliardi di dollari, tra contanti, linee di credito e cooperazione regionale, metà già nei due mesi.
Gli americani la chiamano intesa «a prestazioni», prima i fatti poi i soldi. In Iran la vendono come «il primo dividendo della Resistenza»: si aspettano che gli Usa tolgano il cappio economico e marittimo, poi discutono del resto. Il Libano È il test più immediato.
[...] Un capitolo che a Teheran tengono a citare, si tratta dell’indennizzo per i danni dell’«aggressione israelo-americana». La bozza dell’agenzia Mehr parla di piani di ricostruzione per almeno trecento miliardi di dollari, con meccanismi da definire nella fase due e garanzie promesse da Paesi terzi.
[...] Fuori dal tavolo, per scelta iraniana, restano le capacità missilistiche e le milizie alleate. L’Irna scrive che nei sessanta giorni «saranno discussi solo tre argomenti»: nucleare civile, revoca delle sanzioni, compensazioni. E Teheran vuole la tregua blindata da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Il memorandum, in fondo, è una scommessa calcolata.
Se entro 60 giorni non si arriva all’intesa, fanno sapere da Teheran, l’Iran «non ha alcun problema a tornare alle ostilità».
MOJTABA KHAMENEI - PRIMO DISCORSO
manifestazione a sostegno di mojtaba khamenei a teheran foto lapresse 12
meme su mojtaba khamenei
pete hegseth e donald trump - guerra all iran
DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN


