salvini casapound roma

VIDEO-CAFONAL DEI FASCI DEL TERZO MILLENNIO - L'EX SECESSIONISTA SALVINI INCORONATO LEADER DA CASAPOUND, E LA SALA INTONA IL CORO: "UN CAPITANO, C'È SOLO UN CAPITANO!", MA NON È TOTTI, È MATTEO

Video di Veronica Del Soldà per Dagospia

 

Salvini e Casapound al Brancaccio di Roma

 

Foto di Luciano Di Bacco per Dagospia

 

salvini saluta volpisalvini saluta volpi

 

Luca Sappino per www.lespresso.it

 

Questo anticipo di amministrative ha messo di buon umore Matteo Salvini, questo è sicuro. Triplicare i voti di Forza Italia, lasciando al palo Silvio Berlusconi, sotto il 5 per cento, è cosa non da poco. Se poi ci aggiungete che CasaPound elegge e bene un consigliere a Bolzano (Andrea Bonazza, più un altro piazzato in una lista civica), capite perché l’umore è alto al teatro Brancaccio, a Roma, dove il leader della Lega riunisce l’esperimento di “Noi con Salvini” e i militanti della destra romana.

 

militanti e simpatizzanti (4)militanti e simpatizzanti (4)

«Con i ragazzi della Lega, abbiamo un ottimo rapporto» spiega proprio Bonazza, felice per la sua elezione, che arriva compresa di primato: è il più votato nel centrodestra bolzanino. Bonazza sintetizza così l’amalgama verde e nera, che riempie ordinatissima il teatro, a due passi dalla sede di CasaPound, quella che gli occupanti tengono proprio a chiamare «l’ambasciata d’Italia all’Esquilino».

 

matteo salvini indossa la maglia maro liberi (2)matteo salvini indossa la maglia maro liberi (2)

Lo ha dichiarato Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, al termine dell'evento al Teatro Brancaccio di Roma dal titolo "Noi con Salvini", parlando del progetto di Bruxelles, che approderà in Commissione europea mercoledì prossimo, sulla possibilità di dividere i migrati tra i diversi stati europei in base al prodotto interno lordo.

           

Pochi striscioni, pochi cori. È la prima cosa che si nota. Non ci sono le iconiche magliette di CasaPound, con i versi degli Zeta zero alfa, neanche un «Nel dubbio mena»: guardando bene si riesce solo a trovare un banalissimo «Italia, risorgi, combatti, vinci», e un «Picchia il vip», che possiamo immaginare abbia passato la censura solo perché nelle intenzioni dovrebbe esser smaccatamente goliardico.

 

matteo salvini e massimiliano lenzimatteo salvini e massimiliano lenzi

Neanche del simbolo di CasaPound c'è traccia, d'altronde. All’ingresso c’è solo un tricolore tenuto teso, orizzontale, da due hostess: è un cesto delle offerte molto patriottico. Le bandiere, per il resto, sono quasi tutte blu. Niente verde, niente nero. Al centro c’è il simbolo elettorale, disegnato per l'occasione della liaison con la Lega. “Sovranità” è il nome; il simbolo sono tre spighe di grano, ben dorato. Sul fondo azzurro uno si aspetterebbe di vedere il profilo di Latina, una qualche palude da bonificare, e invece niente. Anche qui, delusione.

iannone gianluca e andrea antoniniiannone gianluca e andrea antonini

 

A Trento è il secondo partito dopo il Pd. Berlusconi crolla: a Bolzano prende il 3,6 per cento e si piazza nono, tra la "Lista per Benussi sindaco", e "Io sto con Bolzano-fuer Bozen Gennaccaro". Il centrosinistra vince al primo turno a Trento, va a ballottaggio a Bolzano. Affluenza in crollo

 

Si vedono persino poche ragnatele tatuate sui gomiti, che erano un must insieme alla collanina con la celtica. Qualche Spqr e molte porzioni di gladiatori, le cui gambe spuntano dalle polo ben stirate e dalle maniche delle camicie tenute a metà avambraccio. L'unico striscione, “Renzi e Marino a casa", non ha neanche un carattere spigoloso, una qualche S mussoliniana.

 

alessandro de angelisalessandro de angelis

L'organizzazione, questa sì, ricorda la passione per testuggini e pratiche militari. Gli avanbracci si stringono ad ogni saluto. Ma è la sicurezza che più colpisce: è in mano a CasaPound e si vede. Nulla è casuale, i ragazzi presidiano ogni porta, ogni colonna. L'ufficio stampa invece è della Lega, ma nulla può quando la testuggine decide che i fotografi devono seguire l'evento dal fondo della sala e questi, contrariati, se ne vanno proprio. Sciopero bianco. Solo l’intervento di un qualche graduato riesce a far applicare una nuova direttiva. È una fortuna, perché altrimenti ci saremmo persi l’immagine di Matteo Salvini che si mette la solita maglietta tributo, questa volta che alliscia la destra, sui Marò.

 

militanti e simpatizzanti (3)militanti e simpatizzanti (3)

Ma veniamo all'affluenza. Roma, si sa, con Salvini non è così generosa. Già a febbraio la manifestazione di piazza del Popolo era andata così così, con la piazza piena a metà, nonostante il palco fosse stato posizionato strategicamente. Il teatro è più semplice, sì, e infatti è pieno, con i suoi 1300 posti. All'ingresso ci sono i cartelloni di Grease, che questa sera non va in scena, e una camion vela col faccione di Salvini. Una decina di camionette della polizia presidiano senza avere molto da fare. «Qui non ci vengono» mi dice un ragazzo, che evidentemente considera l’Esquilino - nonostante i cinesi, e la storia dell’ambasciata in terra straniera - zona “sicura”.

militanti e simpatizzantimilitanti e simpatizzanti

 

Dentro ci sono i militanti di CasaPound, qualche volto della destra storaciana riconvertito al leghismo, qualche ex An, noto nei consigli municipali romani. «Qui c'è la Roma che non può tollerare che i marò rimangano ancora sequestrati» taglia corto il senatore Raffaele Volpi, braccio destro del leader Salvini, plenipotenziario per l'impresa dello sbarco a Sud. Poi c’è qualche forzista. C’è pure uno che è pure passato per la pattuglia alfaniana, ma tutti hanno la cortesia di non ricordarglielo, anche quando incurante del pericolo sfotte lo stesso Alfano, dal palco, ed è Marco Pomarici, consigliere comunale a Roma, che fa i saluti e annuncia l’arrivo di Matteo Salvini.

 

pomarici salvini volpi e di stefanopomarici salvini volpi e di stefano

La platea a quel punto intona: «Un capitano! C'è solo un Capitano, un capitano… C'è solo un Capitano!». Si sente un solo «Duce!», ma è un attimo: sanno di esser osservati. Grande sventolio di bandiere, coordinato dalla sicurezza. La Lega - insomma - è ufficialmente un movimento personale, personalissimo. Ed è nero, anche se il nero cerca di darsi un contegno: «Crediamo in un solo uomo» dice ancora Pomarici per togliervi ogni dubbio, nel caso lo aveste.

raffaele volpi durante il suo interventoraffaele volpi durante il suo intervento

 

Prima che lo spettacolo cominci, due militanti conversano nel foyer. Sbagliano, questi, nel prevedere la contestazione dei centri sociali romani, «di quelli della Garbatella», soprattutto, già protagonisti nei giorni scorsi di un ironico video per Salvini, che ha visto la partecipazione anche dell’attore Claudio Amendola. «Che poi» nota uno, «il quartiere ha dato i natali a grandi camerati». «Gli amici del mito tuo» continua un secondo rivolto a una terza, evidentemente fan dei Cesaroni, «stanno a veni' qua...».  Così non è. E ha gioco facile, “il fascista del terzo millennio” Simone DI Stefano, quando è il suo turno, ad esordire con uno sfottò, dal palco: «Avete per caso visto arrivare il signor Amendola?».

 

raffaele volpi e simone di stefanoraffaele volpi e simone di stefano

Per sentir parlare Matteo Salvini bisogna aspettare un po’. Non molto, in realtà, l’ordine e la disciplina fanno sì che nessuno sfori i tempi degli interventi. Neanche Simone Di Stefano parla più del dovuto, nonostante i cori e lo sventolio di bandiere. Lui è il leader che ha ormai sostituito il fondatore Gianluca Iannone. Anche Iannone gira incamiciato, sia pure a quadri, per il teatro, ma è Di Stefano, con la giacca blu, che rilascia dichiarazioni alla stampa. «Non c'è spazio per i moderati», dice, ma fa tutto un altro effetto con i suoi capelli corti sale e pepe. L'avesse detto Iannone sarebbe suonato ben più minaccioso, testa pelata e barba lunga. Ecco, sì, le barbe, poi, si può notare, sono tante. E con loro, i capelli con la piega e il doppio taglio. Anche i camerati, insomma, hanno la loro fase hipster.

 

salvini risponde alle domande dei giornalisti  (2)salvini risponde alle domande dei giornalisti (2)

È ancora Di Stefano a spiegare l’unione con Salvini. «Non dobbiamo avere preconcetti» dice ai suoi, sempre applauditissimo. «Ne avevo quando ho visto Pietro Taricone entrare la prima volta a via Napoleone III» ricorda commosso, «ne ho avuti quando ho incontrato per la prima volta Volpi e Salvini». «Mi sbagliavo» dice Di Stefano, «sono due persone rette». «Salvini non è il mostro che vuole dividere l’Italia in due, tre, quattro o cinque parti. Salvini è partito dalle periferie di Milano per andare al Sud a difendere i pescatori». Praticamente è Garibaldi. E l’accoppiata è cosa fatta.

tavolo per propagandatavolo per propaganda

 

Il leader, ovviamente, chiude. Arriva da Foggia da dove ha twittato contento nonostante sia l’ormai consueta pioggia di uova e ortaggi. Sale sul palco, indossa la maglia, si siede e ascolta, non senza aver prima registrato una comparsata a Piazzapulita, e averne messa in agenda una a Di Martedì, così che al telespettatore non sembri neanche di aver cambiato canale. E poi, siccome è evidentemente un vizio, anche qui non fa un comizio ma inscena un talk show. Due colleghi ad intervistarlo.

volantinovolantino

 

All’ex cavaliere Berlusconi dice «avessi io 79 anni mi ritirerei a godere dei frutti del mio lavoro» e promette che tornerà a chiedere le primarie: «Non mi metterei mai a capo di una armata brancaleone di centrodestra ma, in ogni caso, il leader della coalizione alternativa a Matteo Renzi lo dovranno scegliere le piazze d'Italia». Ma il bersaglio preferito è sempre Angelino Alfano, anche perché al Sud è lui che va cannibalizzato: «Quando sento per strada qualcuno che dice il suo nome» dice Salvini, carezzando il pelo alla platea, «io mi incazzo, mi mette proprio di cattivo umore».

 

volpi salvini e pomaricivolpi salvini e pomarici

Twitter: @lucasappino

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