death stranding 2

DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “DEATH STRANDING 2 ON THE BEACH” È UN VIAGGIO DOLOROSO, EPICO, INTIMISTA E TERAPEUTICO, SINTESI TRA L’ATTIVITÀ LUDICA E CONTEMPLATIVA CHE DEFINISCE IL VIDEOGIOCO COME TALE. SCRITTA, DIRETTA ED INTERPRETATA CON GENIO E RARA MAESTRIA, LA NUOVA OPERA DI HIDEO KOJIMA TRASCORRE IN DECINE DI ORE DI AZIONI, VISIONI, STORIE E MUSICHE CHE È DIFFICILE RAZIONALIZZARE A POCO TEMPO DALL’ESPERIENZA DEL SUO STRAORDINARIO FINALE… - VIDEO

 

Federico Ercole per Dagospia

 

“A tutte le parole che non riesco a dire…”

death stranding 2

To The Wilder, Woodkid

 

Dopo cento ore di viaggi innumerevoli (camminando a piedi per radure, selve, deserti e monti innevati, guadando fiumi catramosi con moto-triciclo o moto-furgoni, “surfando” tetro per acque nere e fangose, sparando proiettili non letali ai nemici o da questi occultandomi, lanciando granate per bruciare robotiche macchine da combattimento scarlatte, sfiorando spettrali entità polverose dall’altrove sotto una pioggia che invecchia, cullando un dolce feto sigillato in un liquido arancione, sognando strani incubi, portando al sicuro sulle spalle canguri e koala, mirando il sublime nella sua terribile bellezza e constatando il dolore, la generosità, la crudeltà e l’amore dell’essere umano) ho finito il secondo viaggio di Sam Porter e dei suoi indimenticabili compagni ma soprattutto compagne in Death Stranding 2 On The Beach.

 

luca marinelli in death stranding 2

Ho chiuso questo pellegrinaggio elettronico con riluttanza, solo per scrivere puntuale una delle mie non-recensioni, con un sentimento di tristezza per la fine ed al contempo di esaltazione amorosa per l’esperienza vissuta.

 

La nuova opera di Kojima Productions in esclusiva per PlayStation 5 sarebbe potuta durare anche di più, molto di più, se avessi continuato ad assecondare ancora le sue tante derive opzionali ma fondamentali per restituire l’idea del viaggio imprescindibile del Messo, l’importanza dell’atto del consegnare qualcosa di desiderato a qualcuno, la sublimazione oggi indispensabile del ruolo operaio e sfruttato del Corriere nella società della superficie poco emotiva e sempre sospettosa, una comunità rarefatta anche nella sua massa, polarizzata, acritica nella sua presunzione di una critica intesa solo come offensiva, egoistica e narcisistica.

 

death stranding 2

Così mi mancano le parole, ora che scrivo, e come nella canzone To The Wilder del cantautore francese conosciuto come Woodkid che si ascolta nel videogioco di Hideo Kojima, rifletto su ciò che non riuscirò a dire su quest’opera così immensa, così totalizzante, così giusta e bella. Tanto che ci ritornerò a scrivere presto, per tentare di non annullare le sue qualità, soprattutto, in una sola sintesi.

death stranding 2

 

AFFLIZIONE E SALVEZZA

Sono trascorsi pochi mesi dagli eventi conclusivi del primo episodio, ma il tempo è relativo dopo la catastrofe apocalittica dell’evento metafisico e soprannaturale detto Death Stranding, sorta di traumatica e definitiva fusione globale con l’al di là. Dopo avere connesso le terre e il sopravvissuto popolo scisso degli ex-Stati Uniti, Sam è felice, esule e non più solo vivendo in un rifugio messicano. Taccio sui motivi della nuova gioia del protagonista, può darsi che una lettrice o un lettore qualsiasi non abbiano esperito il videogame precedente, e vogliano magari rimediare. Anzi, scriverò pochissimo della trama, di più sulla sua anima.

 

È proprio dal Messico, i cui panorami naturali  mi sembrano filtrati da quelli del Mucchio Selvaggio di Sam Pekimpah in una traduzione cinefila più che geografica, che comincia questa nuova impresa da corriere di Sam, sempre interpretato da Norman Reedus.

death stranding 2

 

Dopo ore di camminate, incontri e tragedie ecco che si finisce in Australia! Qui le ambientazioni ricordano oltre che il cinema di Mad Max diretto da George Miller (che interpreta un ruolo fondamentale nel gioco) soprattutto le visioni di una natura che cela l’invisibile del soprannaturale in Picnic ad Hanging Rock di Peter Weir, forse il suo unico capolavoro malgrado altri film notevoli.

 

Non si tratta solo di consegnare, in quell’attività ludica che è stata definita in rete da tanti sciocchi e offensivi (anche per la categoria di lavoratori) pseudo umoristi come “Bartolini Simulator”. Perché in Death Stranding 2 c’è anche molta di quell’azione che piace tanto ai “gamer”, che comunque questa volta criticheranno perché adesso invece “c’è troppa azione”.

 

death stranding 2

Ma se è vero che qui si spara di più con armi di ogni categoria (ma guai ad uccidere!), c’è anche la possibilità tatticamente assai più complessa di agire in maniera occulta, di ritornare allo “stealth” di Metal Gear Solid, serie di cui sono evidenti in tutto il gioco la nostalgia e il dolore, oltre l’orgoglio per averla inventata, di un Hideo Kojima ormai privato della sua “proprietà”. Inoltre sono tantissime e assai sofisticate le missioni secondarie di consegna, quelle che consentono di vagare per decine di minuti, il cuore ludico dell’esperienza.

 

death stranding 2

Ecco, evitate la fretta, non limitatevi a consumare la storia principale malgrado il suo racconto sia stupefacente, spettacolare, corale, intimista, epico, eccezionale, diretto e interpretato con maestria e partecipazione. Saltando l’opzionale il pathos di Death Stranding 2 non risulta diminuito ma si rinuncia alle mille possibilità ludiche offerte dal gioco e a tante emozioni soggettive che queste attività possono generare.  Quello di Death Stranding 2 è un viaggio psicoterapeutico, dall’afflizione al suo possibile superamento, che più che pazienza e fatica richiede amore e convinzione.

luca marinelli in death stranding 2

 

MORTE E RINASCITA DI UN CINEMA IMPOSSIBILE

Hideo Kojima, che non è solo uno maestro del game-design ma un grande e visionario inventore di storie e immagini, ahimè da molti sottovalutato per questi talenti, ha composto insieme al suo studio e grazie all’arte di Shinkawa, un’opera che malgrado sia pura attività ludica è anche un cinema perpetuo interattivo e non, una “creatura” di Frankenstein cucita ad arte che rimanda più alle intuizioni letterarie di Mary Shelley che all’iconografia mostruosa hollywoodiana.

 

death stranding 2

Dalle dita di regista del giocatore, che può produrre “infiniti” e panoramici piani sequenza cronaca di viaggi allucinanti quanto riflessivi, il gioco si arresta per diventare cinema assoluto che trascorre da uno sguardo scarno, minimale e funzionale ad una virtuosa sperimentazione visionaria, talvolta quasi astratta, durante la quale Hideo Kojima manipola le emozioni del giocatore con una malia che è quasi wagneriana. Qui ci sono tracce di uno sguardo professionale e didascalico naturalista da reporter di guerra, della grazia di Jaques Demy, della pittura umana e panoramica di John Ford e Akira Kurosawa, delle contaminazioni materiche di Shinya Tsukamoto, dei grandi  cieli di Howard Hawks che lacrimano carpenteriane gocce nere…

 

death stranding 2

Davvero raramente mi è capitato che le attività del vedere e del giocare (quindi anche “interpretare”, “recitare”) che definiscono la parola e il concetto di VideoGioco, si confondano con tanta arte. Ci vorrebbe Enrico Ghezzi per raccontare le immagini di Hideo Kojima, o forse dei registi di cinema, come quelli che partecipano ai suoi giochi (oltre al già citato George Miller, qui ci sono anche Guillermo Del Toro e Nicolas Winding Refn). Sembra che questo sia il pubblico di riferimento di Kojima, registi, artisti e filosofi, coloro con cui instaura un rapporto dialettico tramite le sue opere, apparendo egli quasi disinteressato della critica professionistica.

 

luca marinelli in death stranding 2

C’è ancora tanto da dire sull’arte non solo “giocosa” di Death Stranding 2 On The Beach, sulle sue straordinarie, bellissime attrici e i loro personaggi, sulla musica che lo anima, sulle sue tematiche e sulla sua filosofia. Aggiungo che mi ha davvero commosso che il gioco sia dedicato alla memoria di Ryan Karazija, in arte Low Roar, alle cui stupende canzoni tanto deve il primo Death Stranding. Ma sono parole che non riesco ancora a dire, sono troppo vicino alla fine di questo viaggio che mi sembra già “vero” e importante come quelli intrapresi nella vita “reale”.

 

Tornerò a scrivere di Death Stranding 2 la prossima settimana, quando anche qualcuno d’altro tra di voi avrà avuto la possibilità di cominciarlo.

luca marinelli in death stranding 2 luca marinelli in death stranding 2 luca marinelli in death stranding 2 death stranding 2death stranding 2death stranding 2 luca marinelli in death stranding 2death stranding 2 luca marinelli in death stranding 2

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