DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - L’INTERA ESPERIENZA DI “SPLATOON RAIDERS” PER SWITCH 2, È UNA SORTA DI “ACTION PAINTING” VIRTUALE LADDOVE L’ATTIVITÀ DELLO SPARATUTTO IN TERZA PERSONA PUÒ ESSERE ANCHE GESTO ARTISTICO, UNA PERFORMANCE A BASE DI PROIETTILI DI VERNICE CHE TRASFORMANO LE SUPERFICI DEGLI SCENARI IN ASTRAZIONI POLICROMATICHE – PUÒ SEMBRARE UN GIOCO CAOTICO E IN UN QUALCHE MODO PITTORESCO LO È ANCHE, MA SI TRATTA DI UN CAOS CHE NON NEGA MAI L’ARTE… - VIDEO

Federico Ercole per Dagospia

 

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L’intera esperienza di Splatoon Raiders è una sorta di “action painting” virtuale laddove l’attività dello sparatutto in terza persona può essere anche gesto artistico, una performance a base di proiettili di vernice che trasformano le superfici degli scenari in astrazioni policromatiche. È sempre stato più o meno così in questa serie di Nintendo, fondata principalmente sull’interazione con delle tinture.

 

Ma Splatoon Raiders si differenzia dagli episodi precedenti, sviluppati per la cooperazione e la competizione online, non per la sua qualità di spin-off pensato soprattutto per giocatore singolo, ma perché la potenza e le caratteristiche tecniche di Switch 2 per la quale è uscito amplificano la sensazione di fare arte mentre si gioca, alimentandosi un maggiore realismo e liquidità delle vernici, illudendo come mai prima chi lo esperisce di essere un “Jackson Pollock” del videogioco d’azione in un pasticciaccio meraviglioso di colori mutevoli.

 

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C’è anche in questo perpetuo sparare che è al contempo imbrattare e dipingere, qualcosa che è punk in una maniera squisita e che si rispecchia anche nel disegno dei personaggi principali, di una strana, persino stridente bellezza pacchiana.

 

POLPI, CALAMARI E SALMONI

La serie di Splatoon -nata nel 2015 sulla sfortunata ma interessante Wii U di Nintendo e quindi da considerarsi nuova rispetto a quelle celeberrime e ancestrali di Mario, Zelda, Kirby o Metroid- è edificata su un curioso scenario post-apocalittico e marittimo. I cefalopodi come i calamari o le seppie si sono evoluti in creature antropomorfe che hanno dato vita a una complessa società sempre minacciata da altre mostruose specie ittiche.

 

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Questa volta il giocatore interpreta un meccanico che scorta il bizzarro Trio Triglio nel remoto e misterioso arcipelago delle Isole Spirhalite in cerca di tesori. Ma qui la compagnia naufraga in seguito a una tempesta e comincia così un’avventura d’esplorazione e raccolta continua di risorse, sebbene l’attività principale sia proprio quella di sparare, per difendersi dalle orde multiformi dei nemici detti Salmonoidi.

 

La narrazione  offre momenti esilaranti, grotteschi e surreali, fornendo così un tappeto narrativo che giustifica ore di frenetica azione pittorica la cui ritmica ludica non si discosta troppo da quella di un Monster Hunter. La corrispondenza con i giochi di caccia mostruosa di Capcom risiede anche nella possibilità di giocare Splatoon Raiders, sebbene sia un gioco per lo più “single-player”, insieme ad altri tre giocatori in cooperativa locale o online.

 

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Splatoon Raiders non è uno sparatutto scervellato, richiede strategia e infine può risultare anche complesso. Ci sono decine di armi personalizzabili e dagli effetti sorprendenti, innumerevoli poteri accessori e tante opzioni per variare l’esplorazione, grazie anche alla presenza di un robot che accompagna il protagonista e che può essere pilotato da una o uno del Trio Triglia. Splatoon Raiders può sembrare un gioco caotico e in un qualche modo pittoresco lo è anche, ma si tratta di un caos che non nega mai l’arte.

 

PANORAMI DA COLORARE

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Le ambientazioni insulari sono suggestive, sebbene meno ricercate che in altri giochi Nintendo per Switch 2. Questo non è dovuto tuttavia ad una pigrizia dei disegnatori, invece davvero talentosi, ma proprio al fatto che questi spazi sono pensati per essere imbrattati e mutati dai proiettili di colore e dalle deiezioni di pittura nefasta dei Salmonoidi ostili. Il panorama di Splatoon Raiders è una tela immensa.

 

Davvero degno di nota è invece il disegno dei nemici, un bestiario composto da innumerevoli creature di varia grandezza e letalità riassunto e sintetizzato in un catalogo “etologico” assai ricco e interessante, consultabile nel menù del gioco.

 

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Splatoon Raiders trascorre sempre avvincente, concludendosi proprio prima di diventare ripetitivo. Si può mirare e sparare sia con lo stick del controller che utilizzando i sensori di movimento, modalità consigliata a chi coglie e apprezza le occasioni di performance artistica offerte dal videogame in questione.

 

Gioco assolutamente estivo, Splatoon Raiders rimanda inoltre con un sentimento nostalgico, ai ricordi infantili di “epiche” e corali battaglie in spiaggia combattute con pistole e fucili ad acqua.

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