DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “WOLVERINE”, NUOVO COLOSSAL PER PS5, È UN’OPERA LACERANTE SUL SUPERUMANO INTESO COME DIVERSITÀ DA PERSEGUITARE, CHE SI RIBELLA IN MANIERA FURIOSA CONTRO I PROPRI NEMICI - VIOLENTE, EPICHE E INTIMISTE, LE SPETTACOLARI GESTA DEL BESTIALE EROE ARTIGLIATO DEGLI X-MEN DI MARVEL SONO OLTRE UN CINEMA SUPEROICO CHE ALIMENTA IL DESIDERIO UMANO DI ESSERE PIÙ CHE UMANI, PERCHÉ IL VIDEOGIOCO, ALMENO IN UNA MANIERA VIRTUALE, LO REALIZZA… - VIDEO
Federico Ercole per Dagospia
Lo strazio perpetuo di Wolverine, eroe artigliato e mutante non comune, persino un antieroe secondo le categorie di un eroismo convenzionale e “borghese” e quindi ribelle, isolato e selvaggio in una maniera antagonista alla società orripilante di vessazioni e di razzismi verso l’oltre umano, inteso come diverso, in cui vive.
Wolverine è un iperboreo secondo l’accezione di Friedrich Nietzsche e al contempo “buon selvaggio” di Russeau, un filosofo con le lame di adamantio al posto del martello e puro animale che vorrebbe essere pacifico nell’illusoria solitudine della natura.
La rottura dell’isolamento provoca in maniera drastica la furia distruttiva, uno strazio, appunto, che non è solo quello suo intimo derivato da decenni di indicibili traumi ma soprattutto quello fisico e sanguinario dei nemici, cattivi dalla malignità iperbolica.
Così il nuovo colossal in esclusiva per PlayStation 5 e sviluppato dai maestri dell’azione superumana di Insomniac Games diviene il luogo ideale, più giusto e ispirato, per contenere una “chanson de geste” del bestiale e metallico Wolverine. Con il drammatico, desolante e violentissimo film Logan di James Mangold, questo Wolverine videoludico è la cosa migliore detta sul personaggio oltre ai fumetti Marvel più ispirati che hanno contenuto le storie sue e degli X-Men.
Straziare i cattivi, tagliarli in due, sgozzarli, infilzarli. Questo è ciò che fa per lo più Wolverine in questo videogame. Ma non si tratta di violenza assoluta e fine a se stessa perché la furia è calcolata con la precisione di un climax sinfonico e scatenata dopo momenti di racconto intimista, di quieta o disperata esplorazione.
Così Wolverine risulta un’opera che è sia poetica che politica; durante le quindici/venti ore che servono per terminarla alimenta sia una vertigine degna dei migliori momenti degli Uncharted di Naughty Dog, che riflessioni sulla natura dell’essere umano e sullo stato inteso come “gelido mostro” sconfitto e sostituito da magnati ancora più mostruosi. E tutto ciò con la ritmica straordinaria di un divertimento giocoso che parrebbe impossibile, ma non lo è affatto.
EPICA MUTANTE
Si comincia ai tropici, alla ricerca di Essex rapito, amorevole ma ambiguo fondatore di una “casa famiglia” per i mutanti perseguitati. Bastano pochi minuti per familiarizzare con il sistema di combattimento che è sia immediato che sofisticato, arricchendosi di possibilità offensive nel corso del gioco.
Essex è interpretato in maniera ineccepibile dal grande Troy Baker, prima solo voce esemplare di Joel in The Last of Us e in altre decine di videogiochi, poi anche eccezionale corpo di attore “motion-catturato” come nei due Death Stranding. Il cast di attori di Wolverine è comunque tutto di alto livello e sono assai bravi anche il protagonista e l’amata impossibile, potentissima Jean. Sì, c’è anche un amore disperato e talvolta dolce in Wolverine, d’altronde si tratta di un gioco sulla passione scatenata.
Si viaggerà poi per altre terre del pianeta, anche in Giappone, dove si esperiscono quelli che sono tra i momenti più esaltanti del gioco; Wolverine, si sa, ha una affinità elettiva con ninja e samurai, è una questione di lame.
PIÙ DEL CINEMA
Wolverine trascorre attraverso segmenti di spettacolo visionario sorprendente, un’azione lucida e sempre leggibile senza le (comunque meravigliose) astrazioni di certi giochi giapponesi da Zone of Enders a Bayonetta. Ci sono inseguimenti frenetici e prolungati, memorabili e tesi scontri con i boss, fuoco, gelo e nulla oscuro, introspezione ed esplosione, invisibilità e rivelazione.
È raro o rarissimo che il cinema sia riuscito a tradurre così un “affaire surhumain”. Oltre al già citato Logan, ce l’hanno fatta Sam Raimi, Tim Burton, talvolta Nolan…
Ma il videogioco è il luogo più adeguato per i supereroi, perché il cinema alimenta il desiderio mentre il videogioco lo realizza in maniera virtuale, il sogno umano di essere più che umani.
Wolverine è un videogame più che riuscito in quello che è un modo PlayStation di fare i videogiochi che purtroppo durante questa generazione si è rarefatto, diluito in una palude di investimenti sbagliati, l’incomprensibile volontà di produrre innumerevoli “game as a service” rivelatisi fallimentari e che hanno tolto tempo e risorse agli studi interni di Sony.
E mentre scrivo arriva una notizia terribile: Sony ha deciso di interrompere la collaborazione con Hideo Kojima per la realizzazione del suo prossimo gioco Physint! Ricordo ancora le promesse durante uno “state of play”… La produzione di Physint trascorrerà a XBox. Uno shock. Ma che fa Sony? Già con la sua volontà di eliminare dal 2028 i giochi fisici e sostituirli con il solo digitale si sta alienando milioni di giocatori.
Comunque… Wolverine è un viaggio per il mondo e nel subconscio che non concede tregua a chi lo gioca nemmeno quando la sua ritmica rallenta nell’adagio dopo tempeste di azione. Un gioco lacerante sull’alterazione e sulla sua inevitabilità, soprattutto sulla sua necessità.
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