VOLETE RIDERE? - DALLE PAGINE DI UN TESTO UNIVERSITARIO FAUSTO TONNA, DIRETTORE FINANZIARIO DI PARMALAT, INSEGNA COME SI FINANZIA UN'AZIENDA.

Riceviamo e pubblichiamo:

Caro Dago,
volevo segnalarti un altro spaccato di Italia Trash Anno 2004...
Le lezioni del "Prof" Tonna... L'ineffabile socio dello Smemorato di Collecchio ha partecipato anche alla stesura di un testo universitario di FINANZA AZIENDALE. Speriamo lo mandino al macero.)
A leggere attentamente tra le righe, col senno di poi, ci si può intravedere il finale da brivido...
Questo è il link del libro:

http://www.ea2000.it/libri/galassi/galassiind.htm
Con infinita stima
Giacomo



TRASPARENZA AZIENDALE: LA LEZIONE DI TONNA IN UN TESTO UNIVERSITARIO
Articolo della Gazzetta di Parma

Ecco come si finanzia un'azienda. Ve lo insegna, cari studenti, Fausto Tonna, direttore finanziario di Parmalat. Proprio lui, il grande indagato. Lo fa dalle pagine di un testo universitario, niente di meno.
Possibile? Sì. Il ragionier Tonna firma un contributo inserito in un libro adottato a Economia e Commercio, scritto a più mani insieme ad altri autori, tutti bocconiani o appartenenti a diversi illustri atenei italiani e coordinato dall'ignaro Giuseppe Galassi, professore di Economia aziendale.
«Sviluppo dell'impresa e pianificazione finanziaria»: il capitolo steso dal regista dello scandalo che sta squassando Parma, l'Italia e il mondo è questo. Gli studenti che vorranno superare l'esame di «Economia aziendale - corso progredito» alla facoltà di Economia e Commercio dell'università cittadina dovranno impararlo a menadito. Riga per riga, virgola per virgola.



Il modello Parmalat spiegato dal docente Tonna è esaltante. L'excursus sul trionfo industriale comincia dal 1961, quando Calisto Tanzi lancia l'idea del tetrapak: il mercato di colpo cambia, la tecnologia continua la sua avanzata, l'azienda decolla sicura.La corsa va spedita lungo tutti i Settanta e gli Ottanta, decennio di svolta: «La crescita dei consumi decelerò - recita il Tonna - fino a fermarsi. Occorreva creare nuovi sbocchi, quanto a consumi e aree geografiche, utilizzando l'innovazione tecnologica del prodotto». Questa via oppure restare sul mercato interno e fare la fine di Motta, Cirio e Pavesi: le strade percorribili non erano altre.
Ovviamente s'imboccò la direzione dello sviluppo nazionale e internazionale. Ma per attuarlo «occorrevano ingenti mezzi e soprattutto occorreva affrancarsi da un sistema di mercato, quello italiano, che preferiva dare fondi a chi era in grado di offrire forti garanzie. In pratica - continua il ragioniere - dava fondi a chi non aveva bisogno di fondi».

Che fare, dunque? Semplice: ci si quota in Borsa. E qui sentite cosa dice il docente Tonna: «Quotarsi in Borsa insegnò all'azienda a essere trasparente e a comunicare con gli investitori». La cavalcata di Parmalat prosegue - e il ragioniere la illustra con piacere - con le sponsorizzazioni sportive, le campagne promozionali di successo, la conquista del Brasile e del resto dell'America del Sud prima e dell'America del Nord dopo. E siamo nel periodo '91- 95. Più o meno l'epoca delle prime emissioni di prestiti sindacati internazionali che fecero conoscere i piani di sviluppo dell'azienda a ogni banca del mondo: «Finalmente Parmalat ebbe accesso al credito per la bontà del suo piano industriale piuttosto che per le garanzie date». Vedete, c'è tutto.

La finanza internazionale, dunque, concedeva all'azienda di Collecchio prestiti a basso costo, mentre gli operatori locali che tentavano di farle concorrenza «pagavano - rivela l'astuto docente - altissimi tassi di interesse». Panoramica sugli obiettivi: occorre incrementare la «creazione di valore», poi un buon sistema di pianificazione e controllo. Traguardo finale: «Continuare a essere considerati un'azienda innovatrice in tutti i
campi, incluso quello finanziario».

L'accademico Tonna onorò della sua presenza anche un seminario organizzato dalla facoltà di Economia nel novembre 1999, quando fu chiamato a relazionare sullo stesso argomento elaborato nel testo universitario.
«Dal 1995 a oggi - declamò il ragioniere - il gruppo si è impegnato per realizzare la vera globalizzazione, irradiandosi anche in Australia e Sud Africa e mettendo le basi nel Sud Est asiatico, in India. Propositi per il nuovo millennio? Quotarci in Borsa a New York in pochi anni. Siamo già pronti a dare un ulteriore segnale della trasparenza Parmalat». Fine della lezione. Applausi fragorosi.


Dagospia.com 9 Gennaio 2003