RASSEGNATI STAMPA - FACCI RIPASSA IN PADELLA DIACO CHE INCONTRA SCALFARI - FERRARA INVITA FACCI DALLO PSICOANALISTA (PAGO IO, CON I RISPARMI DELLA CIA) - SORGI BOCCIA CASINI A NASSYRIA IN TUTA DA MARINE .

1 - DIO A CENA CON DIACO
Filippo Facci per Il Giornale


Per uno studio della democrazia elettronica. Tempo fa segnalammo il sito «gnueconomy» in quanto era considerato tra i meglio frequentati tra i cosiddetti blog, siti internet in cui degli autori scrivono o riportano opinioni o articoli che a loro volta vengono liberamente commentati. Un successo. Peccato abbia chiuso: tuttavia si è in parte trasferito sul sito www.macchianera.net su cui pure intervengono anche giornalisti piuttosto noti (Repubblica, Espresso, Foglio, Giornale, Mediaset) ma quasi sempre sotto pseudonimo. II seguente intervento («post») è a opera di un noto giornalista & scrittore celato sotto lo pseudonimo «Brontolo».

Data 26 gennaio scorso. Titolo: «Un vecchio e un bambino». Lungo estratto: «C'è gente che viene rincorsa dai ristoranti... uno di questi ristoranti a Roma si chiama Fortunato, mi sta sul c... perché non prende il telefonino e perché incontro facce come Ferrara e Sposini e mi tocca pure salutare e dire due frasi senza tanto senso per non essere solo e sempre stronzo. (...) A un certo punto, nella quiete generale, è entrato un uomo alto, ieratico, con la barba candida e gli occhi puntuti. No, non era dio, ma quasi: Eugenio Scalfari, in apparenza inconsapevole di non essere più il direttore di Repubblica, fradicio di carisma e signorilità.

Si avvicinava a passi felpati con un gruppo di amici alla ricerca del proprio tavolo, e già stavo per baciare la mano al vecchio quando dietro di lui, con lui, poi prima di lui, è apparso un ragazzo mingherlino che non mando più da nessuna parte perché troppo l'ho fatto e il troppo stanca: Pierluigi Diaco. Minchia, ho pensato dentro di me dimostrando ai miei che non mi hanno fatto studiare per un c. . Minchia, ho ripensato quando piccolo Pier si è girato rischiando di incrociare il mio povero sguardo. Minchia ho pensato per l'ennesima volta quando ho visto da un altro tavolo alzarsi il buon vecchio llvo Diamanti, autore del miglior libro sulla Lega ancora in circolazione, nonché editorialista di Repubblica, e presentarsi da Scalfari per porgere il suo deferente saluto. Una scena indimenticabile. Abbagliato dal giovane Diaco, Scalfari lo ha scrutato, gli ha sorriso, e poi con ammirevole tenerezza lo ha trafitto con un "Mi scusi, ma non la riconosco"».

2 - I MEJO FIGHI DEL BIGONCIO
Lettera di Filippo Facci al Foglio



Al direttore - Ho letto la risposta in cui l'Elefantino sostiene che il Foglio sia il meglio figo del bigoncio: e darsi la carica è importante. Pensi che anch'io, non avendo un giornale mio, tutte le mattine mi dico la stessa cosa davanti allo specchio. Volevo dirle questo: io, circa la faccenda del Ferrara informatore della Cia, l'ho difesa due volte sulla prima pagina di un quotidiano; così pure ho deriso i figuri che seguitano a dipingerla come un mefistofelico puparo dei misteri d'Italia. Dopodiché lei, credo in via paradossale, giunge a ipotizzare che tutto l'affresco del Ferrara informatore della Cia possa anche essere una burla perché è anche vero che Ferrara è fonte univoca del racconto. Ora: io non dico, se ciò fosse vero come non credo, che se invece lo fosse verrei alla redazione del Foglio e le metterei le mani addosso: non lo dico perché non sarebbe comunque una cosa seria, e finirebbe assai probabilmente a tarallucci e vino, insomma a Ferrara e Di Pietro. Le pongo una sola domanda in quanto una sola e sobria domanda, e una sola secca risposta, una volta sola, è concessa ai meglio fighi del bigoncio che calpestano il mondo e lo conoscono quanto basta. Mi basta un sì o un no. A me non importa se tutta la faccenda dell'informatore sia vera o no; m'importa di sapere: Bettino Craxi le faceva delle confidenze che lei passava agli americani?

Risposta di Ferrara
No. Ma non si faccia suggerire le domande da Martelli, la ricordo un craxiano appassionato, non sta bene. Quanto alla sua vantata difesa, è gradita ma non è indispensabile: si astenga, e per risolvere il suo problema con il Foglio vada dallo psicoanalista (pago io, con i risparmi della Cia). Per i tarallucci e vino con Di Pietro, domandi all'amministrazione del suo giornale come si fanno i tarallucci nel Mugello e con quale vino si accompagnano meglio.

3 - SORGI DEGRADA IL SOLDATO CASINI
Lettera del lettore Giovanni D'Urso, di Caserta a La Stampa


Egregio direttore, sono un insegnante figlio e nipote di ufficiali, a casa mia s'è sempre respirata una certa aria da caserma, ma non mi lamento: ho ricevuto un'educazione rigida ma puntuale, e se non ho seguito la tradizione familiare è perché alla visita militare, curiosamente, senza neppure raccomandazioni, sono stato riformato per via di una malattia contratta durante l'adolescenza. Malgrado ciò, cosa vuole, a casa nostra le missioni del nostro esercito sono seguite sempre con attenzione, e il lutto per la morte dei diciotto volontari di Nassiriya lo abbiamo vissuto con una partecipazione quasi familiare. Vengo al dunque, e perdoni questa lunga premessa: vorrei conoscere il suo parere sulle visite, sempre più frequenti, dei nostri politici al contingente italiano in Irak. Capisco il ministro della difesa Martino: rientra nei suoi doveri. Capisco meno la visita, annunciata e mai fatta, di Berlusconi, che come sappiamo a Natale era molto preso dalle sue questioni personali. E non capisco neppure Casini: che ci va a fare in Irak il presidente della Camera? Il suo lavoro non è in Parlamento? E poi perché s'è fatto riprendere con la tuta mimetica? Esigenze scenografiche, o altro? Dubito molto che lei pubblichi una lettera critica verso le autorità: ma se trova il tempo, accetterei anche una risposta privata.

Risposta del direttore Marcello Sorgi
Gentile lettore, da tempo ormai le istituzioni e chi le rappresenta si sforzano di essere (o almeno di apparire) più vicine ai cittadini. I tempi in cui i presidenti delle Camere vivevano chiusi nei loro Palazzi e ne uscivano solo per appuntamenti rituali sono passati da un pezzo. Poiché le missioni di pace dei nostri soldati sono state decise in Parlamento, ritengo che il presidente Casini, a Natale a Sarajevo e l'altro ieri in Irak, abbia voluto testimoniare la solidarietà dei parlamentari con i soldati impegnati su un fronte rischioso, che come lei ricordava ha già mietuto le sue vittime. La durata della visita e le modalità, credo siano state studiate con un certo criterio. Casini ha scelto di fermarsi una notte, ha evitato di assicurarsi un trattamento particolare (che certo sarebbe risultato indigesto a soldati che devono vivere e lavorare in condizioni piuttosto dure), non è andato in albergo e ha indossato, come lei ricordava, la tuta mimetica. Su tutto, tranne quest'ultimo dettaglio, non ci vedo nulla da ridire, anzi trovo positivo che un'alta carica dello Stato testimoni la sua solidarietà ai militari in missione all'estero. Giacca e cravatta, su un teatro ancora caldo di guerra, non erano certo l'abbigliamento più adatto. Ma forse, via, sì: se non era dettata da esigenze di sicurezza, quella tuta Casini poteva risparmiarsela.


Dagospia 4 Febbraio 2004