PAROLAIO - BERLUSCONE IN BOCCA O NO? - L'ANONIMO PRETE DI PANSA - LEVY HA "STRONZEGGIATO" - LE ITALIANE PATETICHE E SUPPONENTI - LAMA COME FASSINO, SECONDO CHI? - ARIDATECE SCOTELLARO.
Pierluigi Battista per La Stampa
1 - SODALIZI. Vero? Non vero? Giorgio Bocca, come racconta Jacopo Iacoboni sulla Stampa, non reagisce bene alle rivelazioni contenute nell'introduzione al Bestiario d'Italia di Giampaolo Pansa secondo le quali lo stesso Bocca «si schierò subito» con Berlusconi e contro De Benedetti nella «guerra di Segrate» per il controllo di Repubblica. Ma non discute nemmeno l'eventuale fondatezza dei ricordi di Pansa.
Anzi, contrattacca con l'insulto mirato: «mi rifiuto di discutere con un mascalzone e un falsario che mente completamente». Bocca può stare tranquillo, però. Il monopolio dell'insulto non è certo italiano. Anche il compianto François Truffaut, racconta Maurizio Porro sul Corriere della Sera, trattava in interviste sinora inedite i suoi colleghi con feroce disprezzo: «Kubrik è un ingegnere: molto dotato ma per me resta un fotografo»; «Godard è intollerante e capriccioso»; «Lucas e Spielberg sono una banda, Coppola è il capo».
E da un inedito all'altro, ecco Antonio Armano che sul Riformista pubblica un'intervista inedita allo scomparso Indro Montanelli in cui si infieriva crudelmente sullo scomparso Dino Buzzati: «Buzzati era un cretino che non sapeva d'essere Buzzati». Il pedigree dell'insulto è di tutto rispetto, ma se Bocca, prima di dare del «mascalzone» a Pansa, ci dicesse se è vero o no che nella «guerra di Segrate» stava dalla parte di Berlusconi? Urgono testimonianze circostanziate.
2 - GRAZIA. Anche Giampaolo Pansa, però, dovrebbe pure spiegare perché tanti nomi e poi, improvvisamente, il vuoto assoluto, anzi l'allusione. Sull'ultimo numero dell'Espresso, per esempio, Pansa illustra l'elenco dettagliato degli esponenti della sinistra di cui non ne può più, tra risse ed estremismi verbali. Fa il nome di Achille Occhetto, quello di Fausto Bertinotti, quello di Armando Cossutta. Fa il nome dei dirigenti politici che a suo parere porteranno alla rovina la sinistra. Tanti nomi, senza eccezioni. Tranne una. Perché nell'interminabile galleria di cattivi Pansa include un non meglio precisato «prete pacifista» e molto loquace. Perché senza nome? Perché l'inchiostro si inaridisce all'improvviso? Rispetto per le tonache, omissione involontaria, allusione deliberata? Fuori quel nome mancante. Che gli costa? Comincia con la zeta, forse? Forse?
3 - PARIGI POCO CARA. Il nome lo fa, invece, Giampiero Mughini sul Foglio. In un articolo in cui si esalta l'«intelligenza diffusa» di Parigi ma in cui si deplora che «la nazione francese abbia esaurito la sua scorta di intelligenza», Mughini chiarisce subito l'identità del suo bersaglio: «Bernard-Henri Lévy, che adesso ha scritto quel bellissimo libro sul giornalista americano massacrato da una congrega di assassini islamici, prima aveva stronzeggiato mica male». Meno male che è mica male. Mica male, ma aveva «stronzeggiato». Urge replica, con grandeur.
4 - FORZA ITALIANE. Si scatena una furiosa polemica a proposito del volume sulle Italiane del Novecento curata da Lucetta Scaraffia e Eugenia Roccella. Polemica curiosa, e anche un po' assurda perché si critica l'inclusione nel dizionario delle italiane di spicco di personaggi come Rachele Mussolini e l'attrice Luisa Ferida, come se le «cattive» dovessero essere espulse financo dalla memoria collettiva, tagliate, cancellate, scrostate dal ricordo del Novecento. A favore dell'offensiva censoria una lettera della storica Emma Fattorini a Paolo Mieli per il Corriere della Sera.
Visto il clima rissoso, Fattorini ne approfitta per assestare un colpo anche a qualche voce del dizionario sulle italiane che non riguarda direttamente il cuore della querelle e a un certo punto della lettera critica le «patetiche e supponenti ironie di Pialuisa Bianco» su Tina Anselmi? In che senso «patetiche»? Non si sa. In che senso «supponenti»? Non si sa. Basta piazzare quei due aggettivi demolitori: patetiche e supponenti, senza specificazione e argomentazione acclusa. Stroncatura preventiva. Sarà una nuova dottrina neocon?
5 - STORICAMENTE. Ancora una volta, anche a costo di apparire ripetitivi: le polemiche giornalistiche sarebbero più vivaci e interessanti se invece dell'allusione ammiccante, del riferimento criptico, della citazione obliqua si imboccasse la strada della trasparenza. Giuliano Cazzola sul Giornale, per esempio. Sulle risse che avvelenano il fronte pacifista scrive: «l'onesto Piero Fassino deve essere contento se il direttore di un grande quotidiano ha paragonato la sua disavventura di sabato scorso a quella occorsa, nel febbraio del 1977, a Luciano Lama, alla Sapienza». Un «grande quotidiano», che quotidiano sarà mai? Il «direttore», quale direttore sarà mai? E' così faticoso, ignobile, sconveniente citare il nome del direttore e la testata? E' impossibile dire che il giornale che ha fatto quel paragone è il Corriere della Sera e il direttore è Stefano Folli? Chissà.
6 - LIRICA. Un grave complotto contro la cultura viene svelato dal lettore Ferruccio Brugnaro su Liberazione. Protesta, il lettore, per l'esclusione dall'antologia della poesia italiana di Repubblica di Rocco Scotellaro: «questo fatto vergognoso evidenzia quanto sia devastante per la cultura italiana e la coscienza civile di un popolo un comportamento intellettuale così arrogante». Parole dolci per i curatori dell'antologia Cesare Segre e Carlo Ossola. O no?
Dagospia 30 Marzo 2004
1 - SODALIZI. Vero? Non vero? Giorgio Bocca, come racconta Jacopo Iacoboni sulla Stampa, non reagisce bene alle rivelazioni contenute nell'introduzione al Bestiario d'Italia di Giampaolo Pansa secondo le quali lo stesso Bocca «si schierò subito» con Berlusconi e contro De Benedetti nella «guerra di Segrate» per il controllo di Repubblica. Ma non discute nemmeno l'eventuale fondatezza dei ricordi di Pansa.
Anzi, contrattacca con l'insulto mirato: «mi rifiuto di discutere con un mascalzone e un falsario che mente completamente». Bocca può stare tranquillo, però. Il monopolio dell'insulto non è certo italiano. Anche il compianto François Truffaut, racconta Maurizio Porro sul Corriere della Sera, trattava in interviste sinora inedite i suoi colleghi con feroce disprezzo: «Kubrik è un ingegnere: molto dotato ma per me resta un fotografo»; «Godard è intollerante e capriccioso»; «Lucas e Spielberg sono una banda, Coppola è il capo».
E da un inedito all'altro, ecco Antonio Armano che sul Riformista pubblica un'intervista inedita allo scomparso Indro Montanelli in cui si infieriva crudelmente sullo scomparso Dino Buzzati: «Buzzati era un cretino che non sapeva d'essere Buzzati». Il pedigree dell'insulto è di tutto rispetto, ma se Bocca, prima di dare del «mascalzone» a Pansa, ci dicesse se è vero o no che nella «guerra di Segrate» stava dalla parte di Berlusconi? Urgono testimonianze circostanziate.
2 - GRAZIA. Anche Giampaolo Pansa, però, dovrebbe pure spiegare perché tanti nomi e poi, improvvisamente, il vuoto assoluto, anzi l'allusione. Sull'ultimo numero dell'Espresso, per esempio, Pansa illustra l'elenco dettagliato degli esponenti della sinistra di cui non ne può più, tra risse ed estremismi verbali. Fa il nome di Achille Occhetto, quello di Fausto Bertinotti, quello di Armando Cossutta. Fa il nome dei dirigenti politici che a suo parere porteranno alla rovina la sinistra. Tanti nomi, senza eccezioni. Tranne una. Perché nell'interminabile galleria di cattivi Pansa include un non meglio precisato «prete pacifista» e molto loquace. Perché senza nome? Perché l'inchiostro si inaridisce all'improvviso? Rispetto per le tonache, omissione involontaria, allusione deliberata? Fuori quel nome mancante. Che gli costa? Comincia con la zeta, forse? Forse?
3 - PARIGI POCO CARA. Il nome lo fa, invece, Giampiero Mughini sul Foglio. In un articolo in cui si esalta l'«intelligenza diffusa» di Parigi ma in cui si deplora che «la nazione francese abbia esaurito la sua scorta di intelligenza», Mughini chiarisce subito l'identità del suo bersaglio: «Bernard-Henri Lévy, che adesso ha scritto quel bellissimo libro sul giornalista americano massacrato da una congrega di assassini islamici, prima aveva stronzeggiato mica male». Meno male che è mica male. Mica male, ma aveva «stronzeggiato». Urge replica, con grandeur.
4 - FORZA ITALIANE. Si scatena una furiosa polemica a proposito del volume sulle Italiane del Novecento curata da Lucetta Scaraffia e Eugenia Roccella. Polemica curiosa, e anche un po' assurda perché si critica l'inclusione nel dizionario delle italiane di spicco di personaggi come Rachele Mussolini e l'attrice Luisa Ferida, come se le «cattive» dovessero essere espulse financo dalla memoria collettiva, tagliate, cancellate, scrostate dal ricordo del Novecento. A favore dell'offensiva censoria una lettera della storica Emma Fattorini a Paolo Mieli per il Corriere della Sera.
Visto il clima rissoso, Fattorini ne approfitta per assestare un colpo anche a qualche voce del dizionario sulle italiane che non riguarda direttamente il cuore della querelle e a un certo punto della lettera critica le «patetiche e supponenti ironie di Pialuisa Bianco» su Tina Anselmi? In che senso «patetiche»? Non si sa. In che senso «supponenti»? Non si sa. Basta piazzare quei due aggettivi demolitori: patetiche e supponenti, senza specificazione e argomentazione acclusa. Stroncatura preventiva. Sarà una nuova dottrina neocon?
5 - STORICAMENTE. Ancora una volta, anche a costo di apparire ripetitivi: le polemiche giornalistiche sarebbero più vivaci e interessanti se invece dell'allusione ammiccante, del riferimento criptico, della citazione obliqua si imboccasse la strada della trasparenza. Giuliano Cazzola sul Giornale, per esempio. Sulle risse che avvelenano il fronte pacifista scrive: «l'onesto Piero Fassino deve essere contento se il direttore di un grande quotidiano ha paragonato la sua disavventura di sabato scorso a quella occorsa, nel febbraio del 1977, a Luciano Lama, alla Sapienza». Un «grande quotidiano», che quotidiano sarà mai? Il «direttore», quale direttore sarà mai? E' così faticoso, ignobile, sconveniente citare il nome del direttore e la testata? E' impossibile dire che il giornale che ha fatto quel paragone è il Corriere della Sera e il direttore è Stefano Folli? Chissà.
6 - LIRICA. Un grave complotto contro la cultura viene svelato dal lettore Ferruccio Brugnaro su Liberazione. Protesta, il lettore, per l'esclusione dall'antologia della poesia italiana di Repubblica di Rocco Scotellaro: «questo fatto vergognoso evidenzia quanto sia devastante per la cultura italiana e la coscienza civile di un popolo un comportamento intellettuale così arrogante». Parole dolci per i curatori dell'antologia Cesare Segre e Carlo Ossola. O no?
Dagospia 30 Marzo 2004