PICCOLA POSTA - DAGO-GRAZIE PER GLI AUGURI E I COMPLIMENTI - LE BR E LE TEORIE DIETROLOGICHE DI FLAMIGNI SECONDO NEMBO KID - I FUNERALI DI QUATTROCCHI - LA LETTERA DEFINITIVA SULE NOZZE DEI REALI DI SPAGNA (CON RISPOSTA DI OLGHINA).

Riceviamo e pubblichiamo:


Lettera 1
Caro Dago & redazione tutta, complimenti davvero per questo meritato premio Val di Sole (Sole con la "o" stretta, mi raccomando!!!).
Mi sembra fra l'altro, particolare non secondario, che la compagnia dei "premiati" sia di ottimo livello.
Sergio Cossu

Lettera 2
Complimenti! Ve lo meritate.
Anche se nell'albo d'oro vicino a Mentana e Cannavò, ti ci vedo pochissimo.
Bobo

Lettera 3
Complimenti per il premio ricevuto, ma un complimento altrettanto grande per la foto scelta!
Bepi

Lettera 4
Caro Dago, tanti tanti auguri! Sono un accanito lettore delle tue notizie, fervido sostenitore del fatto che rappresenti la più autorevole fonte di notizie nel povero panorama italiano, accanito frequentatore del tuo sito e last but not least, bulimico ammiratore della arrapante rubica "La foto del giorno". Pur essendo un bambino di soli quattro anni, dimostri una maturità degna di maggior età e non avrebbe potuto fare scelta più azzeccata la giuria che vi ha assegnato il premio.
Nel rinnovarti i miei più sinceri auguri, ti sprono a continuare nel tuo lavoro con la passione di sempre.
Marco Lamberti

Lettera 5
Preg.mo dott. Roberto D'Agostino,
complimenti per il premio "Val di Sole".
Massimo Giacometti

Lettera 6
Cento di questi giorni Dago, come si dice. Ti seguo dai tempi di Popster - ti ricordi? - dalla qual cosa si evince che la classe non è acqua, ma vino.
Moi Moi - Alex

Lettera 7
Leggendo le lettere che giornalmente vengono pubblicate e che come bersaglio hanno sempre e comunque Silvio Berlusconi non può non venirmi in mente Aristofane che diceva.
la giovinezza invecchia
l'immaturita' si perde via via
l'ignoranza puo' diventare istruzione
e l'ubriachezza sobrieta'
ma la stupidita' dura per sempre

Angelo

Lettera 8
Piccola provocazione: grazie agli USA, per la prima volta in Iraq un torturatore è stato punito.
Alessio Masi

Lettera 9
E' arrivata la prima condanna per le torture in Iraq: il fotografo della prigione è stato radiato dall'esercito per cattiva condotta. E' un peccato perché nelle altre materie andava bene. E poi è un vero burlone, la Corte Marziale non ce la faceva più, si scompisciava dalle risata quando l'imputato ha cominciato a dire: "Chiedo perdono al popolo iracheno.. sono pentito... dovevo aiutarli non dovevo fotografarli..." Che mattacchione! Beh, insomma, dai, non bisogna essere poi così severi con questi ragazzi, in fondo non sono cattivi, gli manca solo la mamma, ecco tutto.
Valerio

Lettera 10
Caro Dago, ti segnalo l'insistenza dei candidati di AN nel rompere le scatole ai cittadini intrufolandosi nelle case attraverso il telefono. Ma si! Ricordi l'anno scorso? Lo spamming telefonico notturno della Saltamartini, la quale svegliò mezzo Monteverde Vecchio (quartiere di Roma, ndr) col disco preregistrato che invitava a votare per lei e invece otteneva il risultato di essere sfanculata alle 3 del mattino.
Certo, non sarebbe cambiato molto se avesse scocciato alle 3 del pomeriggio, ma avrebbe evitato una sfanculata di quartiere.
Ora AN si è inventata i sondaggi telefonici: stando all'articolo apparso a pag. 10 dell'Unità di stamattina. Insomma, dopo il faccione del Berlusca ci tocca sopportare anke le telefonate più o meno occulte dei candidati del marito della laziale: insopportabile!
Andrea

Lettera 11
La troppa trasparenza uccide il giornalismo. Il premio "Val di sole per un giornalismo trasparente" rischia di affossare Dagospia. Grazie al riconoscimento ottenuto, infatti, il popolare sito di controinformazione pubblica la foto della misteriosa e mitizzata redazione. Ed è all'istante la fine di un mito.
I valenti e fino ad allora fantomatici collaboratori di Dago non solo non incarnano la figura del moderno cospiratore rivoluzionario intento a destabilizzare eroicamente il sistema dal basso di un sottoscala buio e umido, ma si presentano addirittura vestiti tutti quanti in blocco come i rappresentanti di aspirapolveri della Vorwerk Folletto!
Sono cose che non avremmo voluto vedere.
Continuerò a leggervi con la morte nel cuore.

Lettera 12
Grazie alla mia supervista di supereroe ho potuto dare un'occhiata al nuovo libro di Sergio Flamigni, "La sfinge delle Brigate rosse - Delitti, segreti e bugie del capo terrorista Mario Moretti", edito dalla Kaos, che uscirà in libreria tra pochi giorni. Dal libro emerge che Mario Moretti, il capo indiscusso delle Brigate rosse nel periodo dal 1974 al 1981, definito per anni la "Primula Rossa" delle Br, aveva l'abitudine (o la strana sorte) di trovare covi o abitazioni con vicini di casa imbarazzanti o pericolosi. Quando Moretti arriva a Milano dalle Marche si fidanza con Amelia, che poi sposerà e dalla quale divorzierà. La ragazza abita con i genitori in via Gallarate 131, nello stesso palazzo in cui era la sede milanese di Luigi Cavallo, un ex comunista diventato poi il principale collaboratore di Edgardo Sogno.

Quando Mario Moretti e Amelia si sposano, ad un certo punto vanno a vivere in un appartamentino in via delle Ande 16. Ma anche qui ci sono vicini da cui un terrorista dovrebbe stare alla larga. Al numero 15, a pochi metri dai Moretti, abita Antonino Allegra, capo dell'Ufficio politico della Questura milanese, e poco più in là, al numero 5, abita un altro importante collaboratore di Edgardo Sogno, Roberto Dotti, anche lui ex comunista pentito. Dotti, tra l'altro, è al centro di un altro imbarazzante mistero: Corrado Simioni, il capo del Superclan (organizzazione nata dalla stessa costola delle Br) e poi fondatore a Parigi della scuola di lingue Hyperion, avrebbe detto a Mara Cagol (moglie di Renato Curcio) di consegnare proprio a Dotti le schede dei nuovi aderenti e a lui che poteva rivolgersi in caso di bisogno.

Simioni è l'uomo che molti hanno creduto di riconoscere nella descrizione data da Craxi, nel 1980, del "grande vecchio". E la storia non finisce qui, perché anche a Roma, nel famoso covo di via Gradoli 96 in cui Moretti viveva al tempo del rapimento Moro, c'erano, solo in quella palazzina, ben 24 appartamenti di "proprietà di società immobiliari nei cui organismi societari vi sono alcuni funzionari del servizio segreto civile" e lo stesso Vincenzo Parisi, capo del Sisde, acquisterà poi alcuni appartamenti in via Gradoli.

In un appartamento al piano di sotto abitava una donna egiziana, informatrice della polizia, che infatti segnalerà qualcosa di strano nell'appartamento di Moretti e Barbara Balzerani. Inoltre, al numero 89, proprio di fronte al covo, abitava un sottufficiale dei carabinieri, in forza al Sismi, anche lui, come Moretti, originario di Porto San Giorgio. Ma anche la biografia di Moretti sembra sfuggire del tutto alla teoria, cara a Rossana Rossanda, delle Br sorte dall'"album di famiglia" del comunismo italiano.

La famiglia di Moretti infatti è lontana dalla tradizione della sinistra, alcuni parenti sono fascisti, lui stesso frequenta parrocchie e scuole religiose e, dopo la morte del padre, fa le scuole superiori, professando idee di destra, in un convitto di Fermo (Ascoli Piceno) grazie all'aiuto economico della nobile famiglia milanese dei Casati Stampa di Soncino, quei Camillo e Anna protagonisti nel 1970 di un clamoroso caso di cronaca, quando il marchese Camillo uccise la bellissima moglie e il giovane amante di lei, prima di suicidarsi. La loro villa San Martino di Arcore sarà poi acquistata dal giovane imprenditore Silvio Berlusconi, grazie all'intervento di Previti, ma grazie soprattutto al senatore liberale Giorgio Bergamasco, tutore della marchesina rimasta orfana e anche lui collaboratore di Sogno.

Voi direte giustamente che sono le solite teorie dietrologiche di Flamigni e io risponderò, altrettanto giustamente, che è innegabile il merito di Flamigni di avere insistentemente segnalato, contro tutto e tutti, la probabile esistenza di carte non trovate nella prima perquisizione del covo milanese di via Monte Nevoso e l'altrettanto probabile esistenza di un quarto 'carceriere' di Moro, due ipotesi poi dimostrate esatte dai fatti, smentendo i tanti che già allora sostenevano che nel caso Moro non c'era più nulla da chiarire.
Nembokid

Lettera 13
Discussione tra i partiti sulla celebrazione o meno, dei funerali di stato del Sig. Quattrocchi. Io non so se esistono e tanto meno conosco le eventuali normative che disciplinano l'utilizzo del rito del funerale di stato. Io non so chi sia stato in vita il sig. Quattrocchi, ma ho sentito come è morto: fiero ed orgoglioso di essere un ITALIANO. Subito, immediatamente una cosa di ma colpito di questo ragazzo: il modo in cui ha affrontato la propria esecuzione, ricordando a se ed agli altri le sue origini e la propria cittadinanza italiana.

Vorrei che anche i nostri politici (tutti, quelli di destra, quelli di sinistra e quelli che si proclamano di centro anche se stanno a destra o a sinistra),si ricordassero ogni mattina ed ogni sera che anche loro sono italiani e che proprio dal popolo italiano sono stati eletti, per fare il bene dell'Italia. In merito all'argomento oggetto di questa mia (augurandomi innanzitutto che la proposta formulata, se non sbaglio dal vice premier Fini e dal ministro Martino, sia una proposta sentita, reale e non condizionata ad ottenere consensi elettorali), mi stupisce che a dichiararsi contrario allo svolgimento dei funerali di stato sia l'onorevole Diliberto ossia colui che ai tempi in cui ricopriva il ruolo di ministro di giustizia del governo italiano, fu bloccato dall'allora premier D'Alema, mentre si stava recando all'aeroporto di Ciampino, ad accogliere in pompa magna la brigatista Baraldini, al suo rientro (quanto mai discusso) in Italia. Se per una brigatista condannata all'ergastolo da uno stato civile, che rientra in Italia, il comitato di accoglienza avrebbe dovuto essere il ministro di giustizia, chi ricorda con onore le proprie origini italiane nel momento in cui viene ucciso, da chi dovrebbe essere accolto o comunque celebrato?
Giovannino

Lettera 14
Caro Dago, gli errori sono imbarazzanti soprattutto quando si vuole bacchettare quelli altrui scrive il Battista fustigando Serra. Al bacchettatore del bacchettatore risultano essere trascorsi 22 anni tra la morte dell'Imperatore Francesco Giuseppe e l'inizio della II guerra mondiale; a me pare siano 23.
Alberto Amateis


Lettera 15
La 57a manifestazione del cinema di Scannes è stata vinta dal cortometraggio Fuga da Abu Ghraib diretta dall'esordiente regista Donald Rumsfeld e prodotto dalla Warner Bush Brothers. Il film era, come si sa, in diretta concorrenza con un'altro di produzione iraquena dal titolo Il martirio di San Nicholas, diretto e interpretato dal grande regista giordano Abu Musab al Zarqawi e prodotto dalla Bin Laden Picture. Nonostante il plot del film arabo sia più convincente e ispirato ad una storia vera - la tentata evangelizzazione dell'Estremo Oriente da parte del frate trappista Nicholas - risulta però estremamente lento nelle prime sequenze, anche se negli ultimi minuti si anima sensibilmente e rende in modo assai realistico la decollazione di San Nicholas, superbamente interpretato da Nick Berg, il quale ha veramente messo anima e corpo nel personaggio. Non per nulla è risultato miglior attore. La palma per la miglior attrice è invece andata a Lynndie R. England, che interpreta, insieme alla Sabrina Harman, la parte di una delle due aguzzine nel film di Rumsfeld.

Forse la Harman meritava qualcosa in più, ma pare che England l'abbia spuntata per via del Fisique du role, molto più adatto alla parte. Indimenticabili i suoi sguardi alla Jack Nicholson di Shining. Il film di Rumsfeld contiene forse troppe scene erotiche, nonostante siano state tagliate quelle di sesso di gruppo nella quale era ancora una volta protagonista la England. La trama, come si sa, è nient'altro che una remake di Papillon. Comunque, ottime le fotografie di Jeremy Sivits, sempre per Fuga da Abu Ghraib. A detta di molti, è proprio lui la vera rivelazione di questa edizione del festival. Tutte e due i film sono in presa diretta. Anche se Fuga da Abu Ghraib ha vinto il premio, si prevede però un maggior successo di pubblico per quello mistico-religioso di al Zarqawi. Si vedrà...
Valerio


Lettera 16
Ciao Dago, permettimi ancora una volta di dire la mia sulle nozze cosiddette reali di questi ultimi giorni e, al tempo stesso, di rispondere al pezzo della sempre più straordinaria Olghina di Robilant , apparso su dagospia lo scorso 22/5.
Non certo perchè abbia qualcosa da criticarle, anzi! Da parte mia sostenevo che tutte queste nozze che un tempo si sarebbero dette "disuguali", lungi dal democratizzare le monarchie e avvicinarle al popolo, col tempo avrebbero solo finito col danneggiarle! L'istituto monarchico ha bisogno di un'aura particolare, di persone preparate al ruolo e soprattutto di personaggi al di sopra delle parti e inattaccabili sotto tutti i punti di vista. Il livellare la monarchia verso il basso (continuando, però, a mantenere i privilegi dell'alto) alla lunga non fa altro che provocare la pretesa di poter ottenere sempre tutto, non rinunciando a niente! I sogni, le favole di Cenerentola sono tanto belli e accattivanti ma lasciamoli ai Fratelli Grimm e a Perrault! Nella realtà è tutto ben diverso!



Dunque mi fa molto piacere, adesso, vedere che anche Olghina la pensa come me; e vedere che avevo visto giusto fin dall'inizio! Altro che ingenue cenerentole! piuttosto delle arriviste senza scrupoli, delle arrampicatrici sociali arroganti e sopra le righe! Forse la danese/australiana un po' meno, ma la olandese, la norvegese, e soprattutto questa spagnola dimostrano oltretutto un certo stile rampante, un po' prevaricatore nei confronti del consorte! Del consorte che sarà un giorno Re! Voglia il cielo che non si trasformino in tante... Caterine di Russia!

In un'altra cosa sono completamente d'accordo con Olghina. Riguardo, cioè, la questione dei cosiddetti "esperti di reali in TV". Che non si dimostrano nè esperti, nè tantomeno "reali", bensì alquanto FASULLI! Gente che viene messa lì a commentare cose di cui non conosce un bel niente! Si vede bene che vanno in Tv solo per il gettone di presenza e che si arrampicano letteralmente sugli specchi di fronte a qualche domanda un po' più specifica. Ho sentito cose in queste dirette televisive da far accapponare la pelle! Cose giustificabili in chiunque, ma non in chi si proclama "esperto"!

L'unico che si è dimostrato un pò più "esperto" degli altri è stato il giornalista Stefano Palumbo che commentava su Canale 5 le nozze spagnole (e che poi non è altro che l'addetto stampa dei Savoia, nonchè l'autore della rubrica "Royal Watch" su "Il Foglio"). Ma qualche castroneria l'ha detta anche lui. Ad esempio ha detto che l'ultimo matrimonio regale nelle corti europee è stato quello di Astrid del Belgio con Lorenzo d'Asburgo, avvenuto nell' ormai lontano 22-9-1984. Errore madornale! Non è affatto così!

Bisogna però fare una distinzione. Se si riferiva al matrimonio tra due esponenti di famiglie regnanti europee, allora l'ultimo è stato quello di Nicola del Liechtenstein con Margaretha del Lussemburgo, il 20-3-1982; se invece, come è più probabile, si riferiva all' ultimo matrimonio tra un membro di una famiglia regnante con una persona del suo rango, l'ultimo è stato quello del Principe ereditario Alois del Liechtenstein con la principessa Sofia di Baviera, avvenuto il 3 luglio 1993 (non facendo testo il matrimonio del principe Filippo del Belgio con Mathilde d'Udekem d'Acoz - avvenuto alla fine del 1999 - essendo il padre della sposa solo un esponente della piccola nobiltà: aveva solo il titolo di cavaliere e solo dopo il matrimonio fu creato conte dal Re).

Ma, cosa ancora più grave, è che Palumbo non ha corretto una affermazione del tutto campata in aria fatta dal giornalista Alberto Bilà del TG5. A proposito dei "capricci" del principe Felipe (e cioè che, se i genitori non lo avessero lasciato sposare la sua giornalista, avrebbe rinunciato al trono), Bilà ha detto che i Sovrani sono stati costretti ad accettare il "ricatto" perchè, vigendo in Spagna la Legge Salica e non potendo andare il trono ad una donna, non ci sarebbe stato più un erede.

Beh, una stupidaggine più grossa non avrebbe potuto dirla! Non si pretende tanto, ma un po' più di informazione su queste cose mi sembra sia il minimo sindacale! A parte il fatto che adesso la Legge Salica non vige più in alcuna Monarchia (escludendo quelle del Medio Oriente e quelle asiatiche), bisogna sapere che Juan Carlos deve il suo essere Re (oltre che al generalissimo Franco) proprio al fatto che in Spagna fu abolita la Legge Salica nella prima metà dell' Ottocento, permettendo così alla figlia del Re Ferdinando VII nel 1833 di diventare Regina, la Regina Isabella II, che poi era la trisavola di Juan Carlos (la madre del bisnonno!)

Forse non sarebbe stato male che Juan Carlos e Sofia non avessero ceduto e avessero portato la cosa alle estreme conseguenze, lasciando il trono alla Infanta Elena, che sicuramente con quel piglio così deciso e autorevole sarebbe stata molto più adatta di Felipe a regnare! Questo Felipe che è parso del tutto succube alla personalità dell' autoritaria giornalista. A proposito, Dago, la sposa non sembrava anche a te la sorella bruttina di Emanuela Foliero?

Vuoi sapere, Dago, un'altra stupidaggine che ho sentito nei vari commenti "royal" in TV? Dato che tutti avevano ancora negli occhi le immagini del matrimonio danese, con gli invitati tutti con decorazioni e diademi (a proposito, hai notato che Marina Doria portava il diadema come fosse un cerchietto per i capelli e non dritto sulla testa come si dovrebbe? vuol dire che non ci è abituata?), quasi a giustificare il fatto che al matrimonio spagnolo di diademi non ce ne fosse neppure uno, è stato detto in un commento TV che la Regina Sofia avrebbe vietato i diademi e consigliato alle dame dei sobri cappelli, in segno di austerità e rispetto per l'attentato dell'11 marzo.

Ma quando mai! Ma per carità! Questi signori vanno in Tv a parlare a vanvera di reali, senza avere la minima infarinatura di etichetta reale! Altrimenti saprebbero che secondo il protocollo, le dame possono indossare ad una cerimonia il diadema con abito lungo e decorazioni, solo se gli uomini indossano a loro volta il frac con decorazioni.

Ma siccome il frac è un abito che si indossa solo per cerimonie che si svolgono di pomeriggio o di sera, (mentre per le cerimonie del mattino va usato il tight), svolgendosi il matrimonio al mattino, mai e poi mai le principesse e le Regine avrebbero potuto mettere il diadema. Nè la Regina Sofia avrebbe mai potuto sconsigliarlo o addirittura proibirlo!
E' invece plausibile che abbia consigliato dei cappelli piccoli e sobri, anche se non è stata ascoltata pressochè da nessuna dama. Ho visto dei cappelli veramente sconcertanti, pieni di fronzoli e di ninnoli superflui. A parer mio i peggiori e i più stravaganti erano quelli delle principesse di Bulgaria, le nuore di Simeone.

Strano davvero! Anche perché una di loro, Rosario Nadal, principessa di Preslavia, è considerata come una delle "muse ispiratrici" del sarto Valentino! Bah! Peccato che - e concordo con Olghina - le signore, almeno quelle spagnole non hanno fatto un maggior uso della mantiglia. Ci sarebbero state senz'altro meno cadute di gusto! Purtroppo, oltre a quella della Regina Sofia, ne ho viste solo altre due, quella dell'Infanta Elena e quella di sua suocera, la contessa vedova di Ripalda.

Per carità di patria, ti risparmio, Dago, le varie stupidaggini che ho sentito nei commenti TV per la diretta del matrimonio del principe di Danimarca, lo scorso 14 maggio! I si-Parietti della Scialba con la giornalista inviata a Copenaghen erano ai livelli dei fratelli De Rege! Ma, dico io, non c'avevano qualche persona un po' meno sopra le righe? O la Scialbona è stata la prima persona che avevano trovato, visto che la trasmissione era la ormai famosa prima puntata della "Vita in diretta" senza Cucuzza? Perciò un po' raffazzonata!

Anche il Principe Giovannelli, che pure era lì a commentare, si vedeva che era piuttosto impreparato alla cosa, che si arrampicava pure lui sugli specchi, tanto che qualche stupidità è venuta anche da lui. Ad esempio ha detto che il matrimonio era stato organizzato dalla madre dello sposo (cioè la Regina) e dalla nonna, non sapendo che la Regina Ingrid è morta nel novembre 2000!

Ma la migliore l'ha detta quando è apparso in Tv il Vescovo che celebrava le nozze, con indosso i paramenti dei prelati luterani. Ebbene Giovannelli se ne è uscito con (testuale): "Quello deve essere il Lord dello Scacchiere"! Ma cosa era, una battuta? O che cosa? Ma come gli è venuta in mente una cosa del genere! Come si fa a scambiare un ministro inglese per un vescovo luterano? Cosa c'entrava, poi? Incredibile, davvero! Se non lo avessi sentito con le mie orecchie, non ci avrei mai creduto!

Permettimi, infine, Dago, di fare un piccolo appunto anche ad Olghina. Nel suo bell'articolo commette qualche piccola inesattezza. Non me ne vorrà, credo, se gliele sottolineo. Innanzitutto quando dice che le è sembrata una scorrettezza l'assenza della Regina Elisabetta alle nozze di Madrid. Ebbene Olghina dovrebbe sapere che, secondo il protocollo reale inglese, la Regina non partecipa mai a matrimoni (e neppure a funerali) che si svolgano fuori dall'Inghilterra.

In più di 50 anni di regno ha fatto una sola ed unica eccezione, partecipando nell'agosto 1993 ai funerali del Re Baldovino, peraltro guardandosi bene dal seguire a piedi il corteo funebre, come invece fecero tutti gli altri sovrani presenti, Imperatore e Imperatrice dl Giappone compresi.

Poi mi è sembrato strano che Olghina si meravigliasse del fatto che Vittorio Emanuele e Marina Doria fossero collocati, nelle precedenze, dietro principi ed emiri arabi. Beh, non è stata affatto una mancanza di rispetto, perchè secondo il protocollo reale i membri delle famiglie reali regnanti (europee e non) precedono sempre i reali non regnanti, a meno che questi non abbiano una parentela molto stretta con i sovrani ospitanti. Era perciò corretta la precedenza e la collocazione dei Savoia.

Che dire, infine, su questo matrimonio spagnolo? Beh, come giustamente dice Olghina, che è venuto in mente anche a me che il furioso temporale scatenatosi proprio quando stava per uscire la sposa, fosse da mettere in relazione con gli antenati Borbone che si rivoltavano nelle tombe......

Tanto più se è vero quel che si dice in giro - e che è stato confermato più volte anche da Josè Luis de Villalonga, amico personale di Juan Carlos, nonchè suo biografo. E cioè che Felipe avrebbe promesso a suo nonno, il Conte di Barcellona, poco prima che morisse, che avrebbe sposato una principessa reale! Se dunque è vero che porta male il non mantenere le promesse fatte a chi sta per morire, beh, forse gli sposi avranno a che fare con ben peggiori temporali!

Permettimi da ultimo, Dago, di concludere con una battuta e una piccola "provocazione". I figli che nasceranno da questi matrimoni metà reali e metà plebei, si troveranno con un albero genealogico solo per una metà con ascendenze nobili. Si va, perciò, verso la fine, anzi l' estinzione dei famosi quattro quarti di nobiltà! Ora, dico io, si protegge - e in maniera sacrosanta! - la foresta amazzonica; si proteggono i parchi naturali e le specie vegetali in via di estinzione. Perchè, allora, non fare qualcosa anche per proteggere gli alberi... genealogici?

Perchè non creare un WWF anche per i quattro quarti in via di estinzione? Il brutto, però, sai, Dago, quale è? E' che, a differenza delle specie vegetali, per questi "ALBERI" qui non c'è purtroppo niente che possiamo fare per evitarne l'estinzione!
michele fanciulli

Risposta di Olghina
Caro Signor Fanciulli,
La ringrazio per i suoi nuovi elogi. Apprezzo. Apprezzo anche le correzioni. Non sapevo che la regina d'Inghilterra non potesse partecipare a matrimoni all'estero. Quanto agli emiri che precedevano Vittorio Emanuele non ignoro il fatto che i sovrani regnanti precedono i non regnanti ma mi piaceva l'idea di sottolinearlo con stupore perché 'qualcuno', e non dico chi, si é detto pare indignato per averli davanti!! Io non sono una 'esperta' ma lei evidentemente lo é. Perché non si fa avanti con i diversi conduttori TV e fa lei l'opinionista per questi eventi?
Grazie degli appunti. Io però non ho cambiato idea in genere. Penso solo che si debba scegliere quale colore indossare, l'arcobaleno non si addice a nessuno. Solo la regina Margarethe di Danimarca che si disegna i vestiti da sola ed é sempre un giulivo arcobaleno.
Alla prossima, Olghina di Robilant


Dagospia 26 Maggio 2004