"CIAK"! SI SVELA: ECCO L'IMMAGINE DEL MAXI-BIGOLO DI STEFANO ACCORSI
SIGNORINI: "UN GRAN BEL CAZZO. DETTO, PURTROPPO, SENZA PELI SULLA LINGUA"
E PLACIDO SI SFOGA CONTRO I "FALSI D'AUTORE" ADORATI DALLA "CRITICA MORTA"

Alleluja! Habemus pisellum! L'oggetto superdotato del desiderio è stato svelato. Dal mensile "Ciak". Una fotina che la direttora Piera Detassis didascalica così: "Non abbiamo resistito, ma chi avrebbe potuto? Eccovi la controversa e ricercatissima (via internet e mms) scena finale del film di Placido, "Ovunque sei". con il leggendario nudo frontale di Stefano Accorsi, abbracciato a Violante Placido. Due fantasmi in mezzo alla gente, morti per sentir rinascere l'amore. II film, contestatissimo a Venezia, si è piazzato al terzo posto nel box office al primo week end di programmazione, primo degli italiani alle spalle di "lo, Robot" e "Collateral".".

All'epoca della mostra veneziana, sconvolta dal "De Bello Fallico", presi dall'entusiasmo popolare per la visione del maxi-bigolo di Accorsi, e sospinti da una bombastica lettera aperta (sulla patta) di Alfonso Signorini (che ripubblichiamo per rendere omaggio alla splendida battuta: "Il cazzo di Stefano Accorsi è un gran bel cazzo. Detto, purtroppo, senza peli sulla lingua".), ci inventammo un fotomontaggio - anzi, un "fotto-montaggio", tanto per essere chic - piazzando il capoccione di Accorsi sul corpo di un bonazzo nudo come un gamberone. Un giochino che ebbe gran successo via telefonino, con signorine sciolte e gay a pacchetti che lo inviavano in ogni dove.

Adesso Lor Signori hanno la possibilità di spedire il vero Coso di Stefano. Se hanno il buon gusto di acquistare "Ciak" avranno anche il piacere perfido di leggere l'intervista al regista di "Ovunque sei" Michele Placido, incazzatissimo con la critica de noantri. Ne pubblichiamo alcuni estratti:

«RIDATECI W LA FOCA!»
Dall'intervista di Piera Detassis a Michele Placido per Ciak


..La critica non ha capito, infatti, e lei se l'è presa
Una certa critica è già morta e non lo sa, giudica con metro antico, sta ancora a pensare al cinema sociale, fatto di pescatori e muratori. È stato importante nel passato, ma oggi per la gente i meccanismi sentimentali sono diventati importanti quanto gli aspetti sociali.

L'ho capito con "Un viaggio chiamato amore" - un successo detestato dalla critica - il pubblico oggi ha domande molto più profonde, che riguardano i sentimenti, la morte, la fragilità dell'esistenza, l'aldilà. In generale il critico è marxista-materialista nel giudizio, mentre il pubblico è più spiritualista, crede che al cinema si possa raccontare il sovrannaturale, l'ignoto.

Parteciperà mai più a un festival?
Non generalizzo, ma Venezia è un posto a rischio. Il critico ha il diritto di stroncare un film se non gli piace, ma sono inaccettabili gli atteggiamenti di alcuni famigerati giovanotti, finti critici, dilettanti allo sbaraglio afflitti da pregiudizio ideologico: fischiano le major italiane, botte da orbi se appare Rai Cinema, battutacce se Stefano Accorsi si spoglia.

Un autore fatica, soffre, presenta il suo film e tutto si risolve con qualcuno che grida «Ridateci W la foca!». Gioco facile, se voglio posso distruggere in questo modo qualsiasi film. Anzi il prossimo anno al Lido ci vado da spettatore, mi porto un paio di compari e ci divertiamo. Con il pubblico normale, invece, è tutto diverso. Può andar bene o male, ma non è la corrida.
Come mai?
Perché paga il biglietto. Va a vedere l'attore che ama, Tom Cruise, e si paga questa sua gioia. Se non si cacciano i soldi, il giudizio non vale, è come andare dallo psicanalista e non pagare. Gassman mi diceva: vado a teatro mi compro il biglietto, ma poi voglio poter fischiare.



Film come "Ovunque sei" saranno sempre massacrati dall'attento critico, mentre, al contrario, i film di Sorrentino, di Marra, sono comunque adorati dal recensore, lo confermano nelle sue idee. Per i film di Marra ogni volta si grida al capolavoro: al pubblico può sfuggire il primo, può sfuggire il secondo, ma al terzo 'sto capolavoro deve venir fuori. E poi il cinema non è il teatro d'opera e non è neanche solo la taverna. Il cinema è anche una storia che incontra il suo pubblico.

Placido, chi si salva?
Bellocchio, che considero il mio maestro: nel suo prossimo film dovrei esserci anch'io. E Amelio e Bertolucci. Ci sono ancora i veri autori. E poi ci sono i falsi d'autore.


DIAMO A STEFANO QUELLO CHE E' DI STEFANO
Lettera di Alfonso Signorini a Dagospia - 7 settembre 2004


Caro Dago,
basta con la pruderie bacchettona, basta con i pissi pissi scambiati sottobanco e con certi sorrisi e ammiccamenti da suore Marcelline. Almeno qui. Venezia dovrebbe essere emblema e icona anche dell'anticonformismo. E allora diamo a Cesare quel che è di Cesare. Il cazzo di Stefano Accorsi è un gran bel cazzo. Detto, purtroppo, senza peli sulla lingua.

Mi fanno ridere certi colleghi che scrivono le loro cronache parlando di fischi e di ululati alla prima di 'Ovunque sei', aggrappandosi alla debolezza della sceneggiatura o alle battute infelici di Stefano Dionisi. Si arrampicano sui vetri. Urla, fischi, ululati, applausi sono rivolti soltanto all'arnese di Accorsi. Un arnese che chiunque vorrebbe avere tra le gambe, a riposo come al lavoro. Ma siccome l'invidia non è mai morta, si tace il nodo (e che nodo!) gordiano.

Intanto i telefonini si scambiano la foto incriminata a velocità della luce, certe giornaliste bacchettone e protofemministe si presentano alla proiezione giusto alla fine del film, quando 'lui' appare in tutta la sua maestosità. E sognano. E rimpiangono. E si incazzano. Lascino almeno stare Michele Placido, non scomodino Luigi Pirandello e il Fu Mattia Pascal. Si trovino piuttosto un amante che soddisfi le loro scalmane.

Tra l'altro tra poco si replica. Nessuno lo sa, ma nel film di Carlo Mazzacurati 'L'amore ritrovato', che verrà presentato qui a Venezia domani, il nostro baldo Accorsi nel bel mezzo del bosco farà sua Maya Sansa, ribaltandola come un calzino con un primo piano di glutei e un movimento di bacino che faranno dimenticare perfino le anche di Tony Manero.

Benedetti,dunque, gli ululati di approvazione nelle sale di Venzia, benedetta la mamma di Stefano Accorsi. E benedetta pure Letitia Casta, che con un simile dono di Dio per le mani mi auguro per lei che tanto casta non sia.
Sempre tuo, Alfonso Signorini


Dagospia 04 Novembre 2004