DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)
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GIORGIA MELONI - VIDEO PER IL SI AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
“Tiepidi” e “poco coinvolti”, “non si impegnano”. Per gli alleati di Giorgia Meloni non bastano i gorgheggi "Per sempre sì" di Sal Da Vinci per dare una svolta alla moscia campagna elettorale di Fratelli d’Italia per il referendum sulla giustizia.
Gli esponenti di Forza Italia, in particolare, per cui la separazione delle carriere è la vera “madre di tutte le riforme” (come disse la Ducetta quando aveva la fissa del premierato), stanno lottando a testa bassa per spingere il “Sì”, e non nascondono più la loro insofferenza.
Una posizione che non stupisce, considerando le vecchie battaglie berlusconiane contro i magistrati in toga rossa. L’accusa principale che viene mossa al partito di maggioranza relativa è di “non aver costituito un ‘comitato di governo’, favorendo di fatto lo sfilacciamento delle forze e la dispersione della partecipazione”, come ha scritto “il Foglio”: “’Noi siamo quelli che stanno lavorando di più’, dicono i vertici di Forza Italia”.
carlo nordio e giusi bartolozzi
Gli azzurri sono nervosi anche per il presunto sabotaggio leghista: a loro dire, anche il Carroccio, che non ha mai portato a casa la “sua” riforma, quella sull’autonomia differenziata, si starebbe impegnando poco per il risultato finale.
Di contro, la Lega qualche giorno fa ha chiesto un “maggiore coinvolgimento della Meloni”. Che prontamente è arrivato, per venir subito sepolto dalle polemiche per la vergognosa gaffe alla tivù sicula di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto di Carlo Nordio al ministero della Giustizia.
L’escalation di Giorgia, prima con interviste sulle reti Mediaset e poi con il video-spiegone da 13 minuti sui social, non soddisfa però le malelingue della maggioranza. In molti, infatti, notano che, nonostante la premier abbia finalmente deciso di metterci la faccia (e stasera alle 18 terrà il suo primo e unico comizio, al teatro Parenti di Milano), i suoi compagni di partito se ne guardino bene.
giorgia meloni alla fiaccolata per borsellino del 2019
Tradizionalmente, la destra sociale italiana non è per niente garantista; anzi, ha fondato la propria identità in un Dna fortemente giustizialista. Ai tempi di Tangentopoli applaudivano in parlamento il cappio leghista. La stessa Giorgia Meloni in gioventù sventolava la foto di Paolo Borsellino come un santino.
Gli ex missini rivendicavano la propria diversità morale da chi aveva sempre gestito il potere e celebravano la magistratura dei Di Pietro come un angelo vendicatore per mandare all’inferno quelle élite corrotte della Prima Repubblica che avevano spedito nelle "fogne" (copyright Marco Tarchi) i "topi" del post-fascismo.
È stata poi Giorgia Meloni, fondando con La Russa e Crosetto Fratelli d’Italia nel 2012 e poi arrivando a Palazzo Chigi dieci anni dopo, a decidere di cambiare linea, come fatto anche con il sostegno indefesso agli Stati Uniti e a Israele (laddove il Msi era anti-americano e filo-palestinese).
Ma sulla questione della riforma della giustizia, la posizione della Sora Giorgia si ribaltò definitivamente quando si ritrovò a fine 2024 le sentenze dei tribunali di Roma e Bari che hanno ripetutamente negato la convalida del trattenimento per i migranti trasferiti, nei centri di Gader in Albania.
Del resto, basta vedere il video dell'intervento di Meloni ad Atreju, più imbufalita che mai, che quasi si strozza urlando: "Abbiate fiducia, i centri in Albania funzioneranno, dovessi passarci ogni notte da qui alla fine del governo italiano, io voglio combattere la mafia e chiedo a tutto lo Stato di aiutarmi a combattere la mafia". (per la cronaca, i "lager" albanesi sono ancora vuoti...)
giorgia meloni video per il si al referendum sulla giustizia 8
