donald trump vladimir putin benjamin netanyahu

DAGOREPORT – CI SONO SOLO DUE VINCITORI, AL MOMENTO, DALLA GUERRA IN IRAN, E NESSUNO DEI DUE È DONALD TRUMP: SONO VLADIMIR PUTIN E BENJAMIN NETANYAHU. IL PRESIDENTE RUSSO GODE PER IL PREZZO DEL PETROLIO CHE S’IMPENNA E PER LA RINNOVATA CENTRALITÀ (TRUMP L’HA TENUTO UN’ORA AL TELEFONO A CHIEDERGLI CONSIGLIO) – “BIBI” VELEGGIA NEI SONDAGGI IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE E, MENTRE TUTTI SONO CONCENTRATI SU TEHERAN, INVADE IL LIBANO E S’ANNETTE LA CISGIORDANIA – LA RESISTENZA IRANIANA (HA UN ESERCITO DI MARTIRI PRONTI A MORIRE PER LA CAUSA) E I PAESI DEL GOLFO SPIAZZATI…

DAGOREPORT

 

BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP

Ci sono due vincitori, al momento, dalla guerra in Iran, e nessuno dei due è Donald Trump. Gli unici ad avvantaggiarsi dal caos scatenato con una scarica di 4mila bombe sulle teste conturbanti di Teheran sono Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu.

 

Il presidente russo è il più soddisfatto dalla piega che hanno preso gli eventi: la Russia, benché alleata dell’Iran degli ayatollah, che hanno fornito a Mosca i droni Shahed con cui bombarda da anni l’Ucraina, da problema si è subito riciclata come soluzione. Avendo centinaia di navi piene di petrolio, ferme per  le sanzioni occidentali, si è proposta per coprire le forniture del Golfo persico, bloccate dai missili che volano sopra lo stretto di Hormuz.

Putin Trump

 

Trump ci è subito cascato: ha chiamato il suo vecchio amico Putin, ha concesso all’India una deroga di 30 giorni alle sanzioni sugli acquisti di petrolio russo, e avrebbe chiesto aiuto a Mosca per mediare con Teheran.

 

“Mad Vlad” è tornato centrale e nel frattempo gode per l’innalzamento del prezzo del petrolio, una boccata d’ossigeno per le casse del suo Paese, disastrate da quattro anni di guerra e embarghi internazionali.

DONALD TRUMP AL GUINZAGLIO DI BENJAMIN NETANYAHU - ILLUSTRAZIONE DI MARILENA NARDI PER DOMANI

 

Come ha ben scritto Thomas Friedman sul “New York Times”,  Donald Trump “non hai idea di come porre fine alla guerra”. Ha capito di essersi infilato in un tunnel senza uscita, e vorrebbe chiuderla il prima possibile. Khamenei è morto, il regime è indebolito, salviamo il salvabile e finiamola qui.

 

A bloccarlo è il solito Netanyahu. Per “Bibi” il conflitto in Iran è l’ultimo atto della guerra totale ai nemici di Israele e, soprattutto, è la miglior garanzia sul suo futuro politico.

 

Il premier israeliano veleggia nei sondaggi con la promessa di eliminare la più grande minaccia esistenziale al suo Stato, garantendosi così una rielezione (quasi) assicurata al voto di ottobre.

 

Essendo gli occhi del mondo sull’Iran, Netanyahu può continuare impunito l’opera di annessione della Cisgiordania, nel silenzio generale, e nessuno più parla di quello che è successo a Gaza (“Bibi” è stato incriminato per crimini di guerra dalla Corte Penale Internazionale dell’Aja). Approfittando dei missili che Hezbollah continua a lanciare dal Libano, Israele sta invadendo anche il sud del Paese vicino.

 

benjamin netanyahu donald trump mar a lago 2

Netanyahu vuole continuare a bombardare, Trump no. Ma gli Stati Uniti sono la prima potenza economica e militare del mondo, perché non possono permettersi di scontentare il piccolo Israele? Cosa ha in mano Benjamin per convincere ogni volta Donald a fare come dice lui?

 

Si torna sempre a Jeffrey Epstein, al suo presunto lavoro per il Mossad e alle ricostruzioni di come si è arrivati alla guerra in Iran. L’inviato di Trump, Steve Witkoff, di ritorno da uno dei molteplici incontri con gli iraniani in Oman, disse al tycoon che le trattative stavano procedendo al meglio, e che si vedevano all’orizzonte progressi enormi.

 

DONALD TRUMP - VLADIMIR PUTIN

È a quel punto, qualche settimana fa, che “Bibi”, magari sventolando una vecchia foto di Trump tirata fuori da qualche cassetto, rifiuta, facendo cambiare idea al puzzone di Mar-a-Lago.

 

Se Israele si prepara da anni alla guerra totale con l’Iran, per gli Stati Uniti in generale, e per Trump in particolare, potrebbe finire malissimo. Come già in Afghanistan e Iraq, il territorio iraniano è complicatissimo da conquistare.

 

mojtaba khamenei

Il regime degli ayatollah, spernacchiato come arretrato e armato con munizioni obsolete, si sta dimostrando un avversario più che temibile. Con i missili che partono da lanciatori sotterranei e i droni low cost a migliaia, stanno mettendo in seria difficoltà gli armamenti miliardari di Washington e Tel Aviv.

 

A comandare non è Mojtaba Khamenei: il figlio dell’ayatollah, ucciso nei raid del 28 febbraio, non conta niente, e peraltro è gravemente ferito (si trovava con il padre quando è stato colpito). Come scrive sulla “Stampa” Giordano Stabile, a tenere le redini a Teheran è Ali Larijani: “è la voce del regime, forte del suo ruolo a capo del Consiglio per la sicurezza nazionale.

DEDICA A MOJTABA KHAMENEI SUI MISSILI LANCIATI CONTRO ISRAELE

 

Oltre che il coordinatore, è lo stratega della guerra a oltranza a difesa della Repubblica islamica. […] Ha un volto laico, si è candidato due volte alle presidenziali, è stato speaker del Parlamento, e uno religioso.  Può incarnare la parte del negoziatore, per quanto rigido, e quella del combattente aspirante martire”.

 

La nomina di Khamenei jr a nuova guida suprema serve solo a dare un’ulteriore patina di “martirio”, e fidelizzare ancora di più gli intransigenti del regime. Perché il guaio, quando gli americani si sporcano le mani in Medio Oriente, è sempre lo stesso: non fanno i conti con il fanatismo.

attacco iraniano al fairmont hotel di palm jumeirah, dubai

 

L’Iran può contare su quasi 200mila pasdaran, il corpo delle guardie della Rivoluzione (a cui si aggiungono le riserve, e i vari proxy come Hezbollah, Houthi, Hamas, pur indeboliti da Israele), e almeno 400mila Basij, le milizie volontarie che funzionano da polizia politica interna. Tutti sono pronti a immolarsi e morire da martiri per la loro causa.

 

La strategia di resistenza iraniana sta funzionando anche per i colpi “esterni”: colpire i Paesi del Golfo è stata una scelta azzeccatissima dal punto di vista militare. Emirati arabi e Bahrein sono bravissimi ad accogliere sexy influencer, escort e latitanti, molto meno a difendersi e fare la guerra: finiti i missili americani Patriot, anche se l’Iran smettesse di colpirli, resteranno soli con le macerie economiche lasciate dal conflitto (a essere messo in crisi è il loro modello, basato sull’evasione fiscale e l’accoglienza di ricchi e criminali).

 

donald trump e mohammed bin salman alla casa bianca foto lapresse 8

Tutto potrebbe cambiare con un coinvolgimento dell’Arabia Saudita, la vera potenza regionale: l’Iran è stato molto attento a non colpire Riad, se non un attacco a una base americana e qualche drone sull’ambasciata Usa e una raffineria.

 

I rapporti tra i due storici nemici (i sauditi sono i “protettori” dell’Islam sunnita, e vedono l’Iran sciita come il demonio) sono tornati pessimi, dopo il tentativo di ricucitura con la mediazione cinese dello scorso anno.

 

Del resto, Mohammed Bin Salman, come ha scritto il “Washington Post”, ha fatto per mesi il “doppio gioco”: pubblicamente si opponeva ai bombardamenti, ma in privato avrebbe incitato Trump dicendosi favorevole all’operazione “Furia epica”. Anche MBS, però, ci avrebbe ripensato: dopo le ritorsioni iraniane, nelle scorse ore starebbe pressando l’amico Donald chiedendogli uno stop ai bombardamenti.

 

mohammed bin salman

D’altro canto, le petromonarchie del Golfo stanno facendo i conti con la realtà: l’Iran è una minaccia anche per la loro sicurezza. Non possono rispondere per non mettersi contro l’ampia popolazione sciita presente nei loro Paesi, ma sotto sotto sanno di essere arrivati alla resa dei conti: questo scontro potrebbe mettere in crisi definiva il loro modello fatto di grattacieli e petrolio, città futuristiche e turismo.

 

Che sarà di Riad, Dubai, Abu Dhabi, Manama se i loro impianti di desalinizzazione verranno messi fuori uso? Se i loro palazzi scintillanti non potranno essere più considerati sicuri, chi mai vorrà passare un weekend al sole del Golfo?

la nave mayuree naree colpita dalle mine iraniane 5

 

Dunque, che fare? Gli iraniani sono stati furbi a colpire prevalentemente Bahrein e Emirati, paesi che nel 2020 hanno firmato gli Accordi di Abramo, ma con la chiusura dello stretto di Hormuz, e qualche drone sparato ad minchiam ha preso di mira anche il Qatar, grande finanziatore e protettore di Hamas, e l’Arabia Saudita di MBS.

 

Paradossalmente, in prospettiva, ciò potrebbe portare a un'accelerazione di quegli stessi Accordi di Abramo che hanno portato l’Iran a dare il via libera agli attacchi di Hamas, del 7 ottobre 2023 in Israele.

 

ROTTE ALTERNATIVE ALLO STRETTO DI HORMUZ -

Un gran casino, in cui l’Europa, tra Putin e Netanyahu, tra il petrolio che non arriva e le manie egomani di Trump (“La guerra finirà quando lo dico io”) è il solito vaso di coccio…

donald trump e mohammed bin salman a riad navi in attesa di poter passare per lo stretto di hormuzdonald trump mohammed bin salman 3

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…