PICCOLA POSTA - ANCORA PARERI DIVERSI SU DAGOSEX - GASPARRI E IL CANONE - I GIOVANI "MERCENARI" OVER 30 - TUTTI PAZZI PER LA PANDA BICOLORE - CINA E ARMI: E I DIRITTI UMANI? - L'ESPERIMENTO TELECOM-FINSIEL.

Riceviamo e pubblichiamo:


Lettera 1

Bravo Dago che hai trasferito il sesso di là. Non potevo aprire il tuo sito fino a quando i bimbi non erano a letto, invece ora bello ripulito me lo guardo con i figli che vanno avanti e indietro e sbirciano il monitor.
Antonio

Lettera 2

Nel complimentarmi per il coraggioso e schietto articolo di Olghina, vorrei aggiungere alcune considerazioni sull'esibizione della Lecciso nel salotto di Vespa.
Inadeguato ed inspiegabilmente misurato il parterre, che continua come accade ormai in tutte le trasmissioni, ad omaggiare ipocritamente la Nostra definita più volte addirittura molto intelligente, con l'unica eccezione dell'allenata Boralevi che si è espressa, meglio di qualsiasi definizione, con una genuina, sonora ed eloquentissima risata.

Conduzione carente e modesta, da tv privata, con il padrone di casa impegnato più a gongolare ed essere già raggiante per gli ipotizzati ascolti, che a gestire i suoi ospiti: interventi mai fatti concludere per far spazio a servizi visti e rivisti da settimane.
Insulse, banali e grossolane le risposte di una delle poche laureande in lettere nel mondo dello spettacolo! (sic!)

Nel continuare a sentirmi disturbata come Olghina guardando queste trasmissioni invece di cercare il telecomando cerco una spiegazione: mi sento tanto come Totò nella famosa scenetta in cui raccontava degli schiaffoni presi da un tale che prima di colpirlo continuava a chiamarlo Pasquale e lui le prendeva di santa ragione compiacendosi per i ceffoni e cazzottoni ricevuti, unicamente perché non chiamandosi Pasquale voleva vedere come andava a finire.
Fiorella Nardi

Lettera 3

Caro Dagostino hai fatto una grande fesseria, avresti dovuto mantenere il sito come era e tutt'al più mettere in rete una versione ripulita del materiale cosiddetto porno.
Non so per quanto continuerò a leggerti.
Salvatore Greco.

Lettera 4

Come tutti i suoi colleghi aennini, il ministro Gasparri non si è certo formato alla scuola del liberismo, ma non per questo merita che lo si guardi in cagnesco, giacché la maggioranza assoluta dei componenti del governo Berlusconi appare da sempre estranea a siffatta concezione economica. Eppure, dopo l'impennata antitasse conseguente al discorso di Bratislava, qualcuno si era forse illuso che stesse per scoccare l'ora del redde rationem per quei balzelli che gli Italiani avvertono come più ingiusti e massimamente rappresentativi della tendenza statalista.

Ma un segnale confortante di inversione, quello consustanziato nell'abbassamento delle aliquote fiscali, viene oggi purtroppo contraddetto da una dichiarazione, appunto, di Gasparri, che, pur esaltando l'accresciuta importanza degli introiti RAI derivanti dai contratti pubblicitari, nega la possibilità che l'azienda rinunzi al canone imposto ai cittadini, che è in realtà una tassa di possesso sugli apparecchi televisivi.

Ma Gasparri poco si cura dei mugugni, giacché l'unica sua preoccupazione sembra quella di non incrementare gli inserti pubblicitari nei palinsesti, dimostrando così di non avere affatto compreso lo spirito del mercato. 'Non si interrompe un'emozione', era lo slogan liricamente ispirato dell'intellighenzia che si opponeva veltronescamente agli spot nei programmi Mediaset, prima della batosta in uno dei tanti referendum partoriti dalla fantasia pannelliana, laddove l'emozione più sentita era quella di tagliare le antenne al Cavaliere Nero.

Ebbene, tale slogan sembra ora riecheggiare nelle paure del sosia di Neri Marcoré, quasi si fosse operato un transfer fra gli antichi oppositori della tivù commerciale e i novelli paladini di una vecchia azienda poco onorata e dedita a onorare una pletora di nani e ballerine.
Giovanni Maria Mischiati

Lettera 5

Mercenario offresi, tutte le mansioni, portaborsa, portaborsello, anche portaombrello. Senza sorella, altrimenti porteme 'a soreta.
Celeste

Lettera 6

Caro Dago, dobbiamo essere sinceri, la toppata di Prodi sui giovani mercenari non ha solo aspetti negativi. Ad esempio questa vicenda ha fruttato una insperata, ed altrimenti ingiustificata, popolarità all'ultratrentenne Simone Baldelli, capo dei giovani e freschi azzurri. L'età media si allunga; c'è motivo per cui questo medio allungamento non debba valere anche per il capo a vita dei giovani di Forza Italia?
Francesco Nardi

Lettera 7

Carissimo, ma cosa è successo? Mi distraggo un attimo e mi ritrovo Dagospia raddoppiato in vitro? Aridatece la foto del maschio nudo giornaliero! Ma sbaglio o sono diminuiti pure i contatti giornalieri al sito? Mi sembra strana una Dagospia tutta perbenino spurgata da tutto il calderone trash&hard. Cioè mi sembra proprio tutta un'altra cosa, non c'è più lo specifico "provocatorio" di Dagospia, le mutande sporche buttate in faccia dalla pesciaia all'angolo, i lazzi erotici del salumiere di fiducia, il trucido manesco del macellaio sotto casa.

È come essersi tolti la cistifellea e ritrovarsela dentro un barattolo in formalina, esposta tra un capodimonte e la gondola di plastica nel salotto buono. Decisamente inquietante come esperienza. Ho visto che tutti i miei "Peccati & Peccatori" sono finiti di là nel barattolo, non male se fossero solo archiviati lì. Ma se te ne mando dei nuovi dove li pubblichi? Nel Dagospia-Per-Bene o in quello Per-Pene?

Insomma, la mia missione era di sbattere in faccia al mondo Per-Bene chi sono i gay, provocare il presente mostrando come noi gay siamo sempre esistiti, rivendicare una "visibilità" negata per secoli & se-culum nella cultura ufficiale italiana.
Ora se mi risbatti in un sottoscala culturale o in un "ghetto" amatoriale onanista è come rimandare la Cultura Gay a battere di nascosto nei gabinetti pubblici di notte per non far piangere Gesù Bambino. Aiuto!

Il mio intento era quello di diffondere il verbum-gay ad alta tiratura, come un missionario nel mondo dei cannibali benpensanti che si ritengono padroni della Realtà Ufficiale.
Io volevo infilare cunei e dare mazzate sotto anestesia, negli smemorati mente-coatti del giorno d'oggi.

No, questa Dagospia Per-Bene tutta dignitosetta, perfettina, asettica piacerebbe solo ai Berlusconiani e Rossella: una parrucchinata codina, come i capelli spray del Berlusconi-oni.



Roba insomma che fa sempre rima con "oni" e poi ce li fanno pure cascare triturati.
La raccolta differenziata non va proprio d'accordo con la sudicizia del pettegolezzo, specie su Internet, il bello stava proprio nello sfrucoliare tra i ciarpami sulle bancarelle dell'indecenza, non tra le vetrine dei surgelati in scatola.
Insomma oggi mi sento un po' discriminato e dissociato: testa al caldo e culo in frigorifero.
GB Brambilla

Lettera 8

Sentite, anzi leggete, questa: "Per tutti c'è una tappa d'obbligo: lo stand del Gruppo FIAT. Concepito all'insegna della pop art, vivace e animato con i prototipi che fanno sognare i ragazzi (Panda bicolore, Multipla Sport, Idea Limited Edition in versione "vintage", Doblò Giamaica e Stilo Schumacher competizione) etc. etc." (l'ineffabile "La Stampa", 8 dicembre 2004, pagina 16, "Cronache", descrive il Motor show di Bologna). Trovatemi un ragazzo che sogni non dico il Doblò, mi basta la Panda bicolore.
Tubi

Lettera 9

Carissimi, contrarissimo anch'io allo sdoppiamento del sito. Contrario e disorientato.
Se proprio questo è il destino che ci tocca (ma ancora spero che ripariate al danno tornando indietro sui vostri passi) dateci almeno qualche link, anche senza immagini, sotto il titolo principale: quella parata di facce da schiaffi è irritante, trista e sconsolante.
Ferito, deluso, ma ancora vostro
Lubis

Lettera 10

Avvertenza per tutti gli ingenui che si stracciavano le vesti alla cacciata di Chicco dal Tg5. Non ho mai dubitato che esistesse un'informazione di regime. Nemmeno che escludere sistematicamente politica e cultura non fosse un indisponente stratagemma per salvarsi la poltrona da padre padrone.

Giornalisti pittoreschi e cerchiobottisti, imbucati figli e mogli di buona famiglia, potrete farvi sotto in via Solferino. Il regime che c'era tornerà pimpante e gagliardo a mitragliare dagli altari del "Corriere della Sera" e noi, saziati di cronaca e virtù del mascarpone, vivremo per sempre felici e contenti (oh, se poi il fido Sposini andasse alla 7, si farebbe anche l'en plein...).
mamifacciailpiacere

Lettera 11

Caro Dago, Il padre di tutti noi Italiani, già molto caro a certa sinistra tipicamente italiana, va nel paese del futuro e cosa fa?
Dice che bisogna ricominciare a vendere armi ad un paese che fra 10 anni 10 si sarà pappato tutto il mondo, non spende una sola parola sui diritti umani, sulla pena di morte eseguita mezz'ora dopo la sentenza di primo grado (con le pallottole a carico della famiglia dei fucilati), sui sacerdoti cattolici regolarmente incarcerati, etc. etc.
Poi torna in Italia e ci parla di pace, di rispetto delle religioni, di diritti umani, e quant'altro.
Vabbè che non bisogna fare le pulci a chi ci invita a pranzo a casa sua, ma insomma.
SHARK

Lettera 12

Caro Dago, la storia della convivenza da separati in casa fra Finsiel e Telecom Italia negli ultimi anni è un caso di scuola. Diciamo allora che si tratta di un esperimento per valutare il limite di vitalità di una ipotetica azienda ICT. Cioè il livello-soglia di caos oltre il quale la società collassa su sé stessa.

Supponiamo allora che Telecom Italia disponga di una azienda del genere e ci metta inizialmente a capo una persona competente, con il compito di capire cosa ci sia dentro e se valga la pena tenersela per fare l'esperimento. Dopo un po' dividiamo l'azienda in due, affidando la seconda parte ad un ragazzetto poco esperto del business (possibilmente un famiglio arrogante), e avviamo l'esperimento su quest'ultima parte.

Procediamo alla riorganizzazione per passi, assumendo ad ogni passo un po' di manager fighettini, ex-consulenti e grandi esperti dell'ICT parlata, meglio se provenienti dall'area milanese, area nella quale, come tutti sanno, questa specie si riproduce con più facilità.

Sovrapponiamo poi competenze e funzioni, uniamo una fitta rete di controlli incrociati e agitiamo bene il tutto con continue richieste di dati per determinare l'uso medio del dito indice nello sviluppo software alla luce delle nuove tecnologie e in relazione ai nostri obiettivi di mercato nella Papuasia superiore.

Nel frattempo teniamoci una direzione del personale di minus habens assetati di sangue e cominciamo a fargli cacciare via un po' di persone, facendo attenzione a non sparigliare le vecchie cordate. Non trascuriamo poi di pagare pegno ad alcune entità esterne, tenendoci in casa un bel pool di eccellenti consulenti ragazzini che disegnino e ridisegnino con creatività degna di ben altre occasioni i processi di funzionamento di una macchina così ben oliata.

Perdiamo un po' di contratti qua e là stando poi bene attenti a rimescolare a casaccio ruoli e competenze.

A questo punto decidiamo che la divisione in due fatta inizialmente non va più bene, per cui cominciamo a riprenderci pezzi in svendita dalla prima parte, senza affrontare il problema della configurazione organizzativa di un simile guazzabuglio di società, divisioni e staff elefantiache.

Se non basta, cerchiamo da qualche parte se ci avanza un altro manager, affidiamogli la società e diamo al capo precedente l'importante delega per il taglio dei nastri nelle cerimonie interaziendali e ... ricominciamo da capo. Un esperimento interessante, soprattutto perché talvolta la realtà supera la fantasia.

Questo giocherellare con l'informatica da parte di Telecom fa venire in mente Jim Clark (Netscape), che diceva che gli esseri umani quando corrono dei rischi si dividono in due grandi gruppi: i maiali e le galline. "La differenza tra questi due tipi di persone", diceva "è la stessa che c'è tra il maiale e la gallina in una frittata a base di prosciutto. La gallina è coinvolta, per il maiale è questione di vita o di morte. Se hai intenzione di fare qualcosa che valga davvero la pena, hai bisogno di un sacco di maiali".
E Tronchetti per riportare in casa la cassa di TIM i maiali necessari li ha trovati.
E.T.

Lettera 13

Ti voglio bene. Perchè vedi, io sarò un morto di fame che combatte ogni fine mese per un mutuo di un bilocale da sfigato. Ma quando guardo l'altro mondo, quello di Cafonal, mi dico: sono felice nelle mio piccolo mondo. Perchè io non voglio essere così. E ti voglio bene perchè tu ci offri il terzo occhio per osservare quell'universo, con uno spirito non cinico, ma leggero, leggerissimo. E questo è molto bello e profondo, Sul serio. Grazie.
Tiberio, Brescia.


Dagospia 09 Dicembre 2004