MEDIA QUOTIDIANO - DISUNITI NELL'ULIVO: LA SVENTOLA DI NICKY VENDOLA - TESSERE COMUNISTE: SE BERTINOTTI PERDE IL CONGRESSO, ADDIO PRODI - CAPEZZONE VS. "IL RIFORMISTA" - IL REFERENDUM DI SAN PIETRO - LA PALOMBA VOLA.

Mario Adinolfi da www.mediaquotidiano.it
blog: www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it


1. La notizia è clamorosa. Niki Vendola ha vinto con il 51% le primarie del centrosinistra per la candidatura alle regionali in Puglia. Questi i dati definitivi di 112 sezioni: hanno votato 79.296 persone; a Niki Vendola sono andate 40.358 preferenze mentre Francesco Boccia ha ottenuto 38.676 voti. L'affermazione principale Niki Vendola l'ha avuta a Bari e in provincia dove ha ottenuto 17.153 voti, oltre 3.400 in più di Boccia. E la geografia del centrosinistra ora cambia.

2. Per anni i colonnelli del centro-sinistra hanno spiegato che la divisione tra centro e sinistra era superata, che bisognava cancellare il trattino, che la prospettiva era quella prodiana della lista unitaria e la divisione complessiva era tra riformisti e radicali. Poi si va in Puglia e si scopre che tutti i diessini votano per Niki Vendola, che la sinistra sente sempre il richiamo della foresta e al suo rivale Boccia sono rimasti gli ex democristiani della Margherita e solo qualche dirigente della Quercia, compreso quello che soggiorna a Bruxelles, che si ritrova senza popolo: altro che Uniti nell'Ulivo. Insomma, passeggiando con qualche militante per Bari si capiva chiaramente: forse i dirigenti non lo vogliono, ma nella testa dell'elettorato centro-sinistra si scrive ancora con il trattino. Da queste parti ci adegueremo.

3. La vittoria comunista di Vendola travolge tutto il dibattito sulla questione "socialdemocrazia", con cui Francesco Rutelli ha rianimato il dibattito politico della sua coalizione. A Fiesole al seminario organizzato da Ermete Realacci abbiamo visto il leader della Margherita incassare una pace fredda con Romano Prodi, tagliando contemporaneamente l'erba sotto i piedi di Piero Fassino. Il segretario del principale partito della coalizione è tutto concentrato sul congresso dei Ds e intanto però Fausto Bertinotti si prepara alle primarie con il Professore, sposta a sinistra l'asse della coalizione con il trionfo di Vendola, soffoca lo spazio vitale della Quercia e intanto Rutelli gli contesta la ragione sociale della ditta. Faticoso per Piero, non farsi stritolare.

4. A proposito di asse Prodi-Bertinotti. Tra i guai del Professore c'è anche il congresso di Rifondazione comunista, con il segretario del partito della falce e martello che deve combattere contro agguerritissimi concorrenti che raccolgono forti consensi in periferia. Tra accuse di brogli, di tesseramento gonfiato, di interviste preoccupate date da Bertinotti ai giornali ("il congresso si vince con il 51%"), quello che impressiona è il silenzio mediatico.



5. Nel nostro giro d'Italia alla ricerca di quel che veramente accade nella politica di questo paese, siamo finiti anche a Siena: lì abbiamo scoperto che al congresso provinciale che si terrà tra qualche settimana i principali oppositori di Bertinotti, raccolti nell'area dell'Ernesto, supereranno il 60% dei consensi. E la federazione senese è tra le più forti d'Italia per Rifondazione comunista. Cosa succede se Bertinotti perde il congresso o se viene condizionato al punto da non potere garantire a Prodi l'appoggio incrollabile finora garantito? Ma, soprattutto: perché i media non danno alcuno spazio agli oppositori interni del subcomandante Fausto e alle accuse che rivolgono sul tesseramento? Non sono storie interessanti da raccontare? Va bene. Ci penseremo noi. Perché, se Bertinotti perde il congresso, addio Prodi. Vedremo cosa accade tra sei settimane.

6. Piccolo caso con al centro Daniele Capezzone. Il Riformista scrive che il segretario dei radicali avrebbe scommesso con il ministro Carlo Giovanardi. Quest'ultimo ha puntato su un'affluenza al referendum del 20%. Capezzone, sfiduciato, si sarebbe giocato il 30%. Il Riformista ci inzuppa il pane e scrive che saranno loro, i riformisti arancioni che si autodefiniscono "cinici", a portare la gente al voto visto che neanche i radicali ci credono più. Massimo Bordin nella sua rassegna stampa su Radio Radicale si infuria e dice che questi riformisti non sono "cinici" e trattiene un "paraculi". Daniele Capezzone telefona al radiogiornale radicale e smentisce con la voce più indignata possibile. La scommessa riportata dal Riformista sembra che sia stata completamente inventata. Una polpettina avvelenata. Ma forse il buon segretario dei radicali italiani l'avrebbe vinta. Tira un'aria...

7. Fissando la data del referendum al 12 giugno (con la scusa che le scuole non possono chiudere tre volte in un mese tra regionali, ballottaggi e referendum) e combinando questo elemento pre-estivo con la presa di posizione pubblica che il cardinale Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana, che si appresta a piazzare la Chiesa sul fronte dell'astensione, la sensazione è che per il referendum ci sia poco spazio di successo. La soluzione più semplice sarebbe l'accorpamento del voto per regionali e referendum al 17-18 aprile. Ma poi chi glielo spiega a Ruini? Che peraltro è stato così gentile da scrivere al Papa un bel discorsetto agli amministratori locali la settimana scorsa in cui ha preso a schiaffi la Roma governata da Walter Veltroni e ha contemporaneamente esaltato lo statuto regionale del Lazio, che è il fiore all'occhiello di Francesco Storace.

8. Da lunedì prossimo torna in palinsesto Batti e Ribatti, ricollocato nel più consono orario serale. Sembra che per Oscar Giannino, che pure ha retto bene la baracca nella bizzarra collocazione post-prandiale, ci sia aria di siluramento. E' improvvisamente diventato sgradito a Silvio Berlusconi, non essendo certo ligio al dovere come un Giovanni Masotti qualsiasi. La mossa a sorpresa sarebbe affidare la trasmissione a Barbara Palombelli. Che ci sta pensando su, ma che accettando limiterebbe significativamente lo spazio di manovra della Margherita nelle questioni Rai.


Dagospia 17 Gennaio 2005