IL TEATRONE DELLA POLITICA/30 - AIUTO! ARRIVANO I BUONI: IL PATERNALISMO DELLA DESTRA, IL BUONISMO DELLA SINISTRA - POI C'È SILVIO SALVA-GENTE: «HO SISTEMATO FAMIGLIE DI ALBANESI A COLPI DI CENTO PER VOLTA».

Da "Il Teatrone della Politica", di Filippo Ceccarelli - Longanesi & C. (2003)


LA PROVA DELLA BONTÀ


Strette, tortuose e fin troppo illuminate appaiono le vie dell'aiuto ai bisognosi. Aste di beneficenza organizzate da astute pierre, visite in carcere con tornaconto mediatico, feste al Gilda per gli alluvionati, spogliarelli per gli ammalati di tumore, vendita di quadri di deputate e senatrici «Tanti colori per un sorriso», monumenti illuminati contro la, pena di morte, partite del cuore per l'infanzia abbandonata, nastri rosa a favore della ricerca neurochirurgica, partecipazione a festival canori e concorsi di bellezza in nome di qualunque causa, purché buona. Ma non si starà esagerando?

All'inaugurazione del Billionaire in Costa Smeralda è stato messo all'incanto un bracciale unisex in oro e caucciù per i bambini poveri di Arzachena. E poi anche per gli anziani di Lula. Dopo aver ballato il merengue, l'onorevole Santanchè, che per la gestione del locale è in società con Flavio Briatore, ha annunciato: «Aiuteremo qualcun altro a essere più felice».

Il proposito è pur sempre lodevole. Meglio di niente, dopo tutto. Ma il sospetto resta: non serviranno anche, le sventure della povera gente, a far meglio risaltare sulla scena i nobili sentimenti di un numero crescente di benefattori impegnati in politica?

A pensarci bene, poche cose suonano meno teatrali del precetto evangelico: «Non sappia la mano destra quello che fa la sinistra». È quindi sperabile che esista, in forza di quel precetto, anche all'interno del potere, una rete clandestina di bontà. Aiuti sinceri e segreti. A dubitare che esista, abbagliati dalla beneficenza-spettacolo, ci si sente irrimediabilmente cinici e cattivi. La migliore carità resta quella anonima. «Quando invece è esibita», si scaldava alla Camera l'onorevole Mussi, «si chiama propaganda! Pro-pagan-da!»

Era il marzo del 1999 e il presidente dei deputati Ds puntava l'indice contro Fini. Con il classico bel gesto, il leader di AN aveva appena annunciato che una quota consistente del finanziamento pubblico per il suo partito, tra i dieci e i quindici miliardi, sarebbe stata impiegata per opere di bene.

Alleanza Nazionale si opponeva a quel contributo, e così Fini aveva elencato in aula, con meticolosa generosità, tutte le destinazioni umanitarie che avrebbero preso quei soldi: Caritas, comunità per il recupero dei tossicodipendenti, associazioni contro l'usura e contro il racket, associazioni dei familiari delle vittime del terrorismo, associazione dei familiari delle vittime delle forze dell'ordine, istituti di ricerca contro il cancro. «E potrei continuare», insisteva Fini tra gli ululati dei deputati dell'allora maggioranza, alcuni anche in piedi, «potrei continuare, ma vorrei fosse chiaro che questa iniziativa vi mette in difficoltà!»

In effetti, sì. La resa spettacolare della bontà è potentissima. Anche di quella solo annunciata. C'è sempre tempo per versare. Ma almeno nell'immediato, rispetto alla sofferenza, il gesto caritatevole ha il potere di oscurare qualsiasi altro ragionevole approccio, da qualsiasi cultura politica provenga.

Le differenze di schieramento sembrano su questo piano particolarmente fuggevoli. Vedi la partecipazione bipartisan al pranzo di solidarietà natalizia organizzato nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, dove il numero di politici e operatori dell'informazione supera di gran lunga quello dei barboni invitati.

Un affollamento che alla lunga è valso all'evento il soprannome di «Barbon Show». Vedi anche la pratica, pure lodevole - ma con misura e discrezione -, delle adozioni a distanza di bambini nati in terre sfortunate o segnate dalla guerra. Dunque, i leader di tutti i partiti adottano, e lo fanno sapere. Ha cominciato Andreotti, con alcuni ragazzi albanesi; poi ha adottato Veltroni (Dren, bambino kosovaro), poi D'Alema (un bambino palestinese, chiamato poi in diretta al Costanzo Show), quindi Fini, dieci bambini (ebrei e palestinesi), adottati a distanza in un colpo solo.

Insomma, si dà l'esempio, a volte anche un tantino smodato, si stabilisce quasi una routine filantropica e poi, ecco, succede che un paio di esponenti siciliani di AN lanciano l'idea di far adottare a distanza i figli degli operai cassintegrati FIAT di Termini Imerese.

Se proprio si deve tentare una classificazione bipolare, la sinistra, nel repertorio benefico corrente, si è specializzata in ruoli sdolcinatamente buonisti, mentre il centrodestra si connota per un vistoso e spudorato paternalismo. Si tratta in entrambi i casi di tralignamenti dalle vecchie ispirazioni che si esprimono ben oltre i limiti della parodia. O di messaggi dilatati dai media.



Però, tanto per intendersi, il progressismo della bontà punta sull'Africa e sul Terzo Mondo, commercializza compilation di musiche per scavare pozzi d'acqua in Mozambico, stringe gemellaggi con scuole brasiliane, impegna Jovanotti a Sanremo per la remissione del debito, rende onori a donne salvate dalla lapidazione, è generalmente attento agli anziani, ai malati, agli emarginati, alle vittime delle baby gang e del tifo violento negli stadi.

Né si può dire che trascuri i «diritti» degli animali, cani abbandonati, colonie di gatti, uccelletti rumorosi ed eventualmente immalinconiti.

Sul fronte opposto ci si misura con lo stile misericordioso del Cavaliere che si colloca a mezza strada fra l'ancien régime e il cumenda milanese dei film dei Vanzina. Berlusconi è capace di uscirsene con frasi tipo: «Ho sistemato famiglie di albanesi a colpi di cento per volta».

Forse esagera, ma, come Achille Lauro, conosce l'arte di andare incontro al popolo con il cuore in mano. Quasi mai l'effetto è piacevole, però; né lui dà minimamente l'impressione di rendersene conto. Per sua natura e vocazione, il presidente del Consiglio non distingue tra diritti e opere di beneficenza. È un mercante anche munifico, ma certo non sta lì troppo a sottilizzare fra cittadini, sudditi, consumatori, questuanti.

Nel grande spettacolo politico esercita un imperium paternale che lo porta spesso ad aprire il portafoglio, davanti a tutti. E allora strappa assegni per due ex prostitute di don Benzi; paga le vacanze a un poliziotto ferito a Genova; assume in diretta da Costanzo una giovane disoccupata; si toglie platealmente dal polso l'orologio del Milan e lo regala a un ragazzo sulla sedia a rotelle.

È una filantropia che conosce anche registri drammatici. «Vada, il suo debito è pagato», dice alla pensionata che a Olbia, tra le lacrime, è riuscita a consegnargli una supplica. Oppure, al Palazzo di Giustizia di Milano, di fronte all'ennesima implorazione: «Signora, questo è il suo giorno fortunato».
E la beneficata, che da un momento all'altro si è ritrovata cinque milioni nella povera borsetta, lancia il suo ringraziamento a mezzo stampa: «È stata la mano di Dio a farmi incontrare il commendator Berlusconi». Il commendatore.

E però, in fondo, se la poteva forse risparmiare, al tempo della guerra nel Kosovo, la promessa di un «contributo personale» di due milioni di dollari - mica nulla - da impiegarsi nella costruzione di un villaggio in Albania. Il progetto prevedeva (aveva previsto? prevede ancora?) l'edificazione di un quartiere a moduli ampliabili in grado di ospitare mille persone.

«Stanno partendo alcuni ingegneri e architetti delle mie imprese», disse Berlusconi a Strasburgo. Beneficenza segreta? Sono almeno tornati in Italia gli ingegneri e architetti berlusconiani? Era comunque l'aprile del 1999.

Risale invece al marzo di quello stesso anno la promessa di Fini di destinare i miliardi del finanziamento pubblico a quel lungo elenco di associazioni che fece indignare l'onorevole Mussi. E dire che quel giorno a Montecitorio c'era anche la diretta televisiva.

C'era la Tv anche a Colfiorito nel novembre del 1997. Solenne cerimonia di consegna delle chiavi dei sospiratissimi container ai terremotati. In prima fila le autorità: sottosegretario, sindaco con fascia tricolore, prefetto, vescovo e parlamentari della zona. E anche la madrina, Melba Ruffo.

Per farla breve: congegnate le chiavi davanti alle telecamere, vennero ritirate la sera stessa perché i container non erano pronti. Piccola perla di sadismo bianco. Sembra un racconto di Zavattini, e invece fu un benemerito scoop di Striscia la notizia.

Slanci umanitari a rischio e circo benefico in agguato. Si insiste nel dubbio se sia più utile, nella democrazia del telecomando, il cinismo della bontà o la bontà del cinismo.

30 - Continua


Dagospia 05 Maggio 2005