LA GUERRA IPOCRITA DEI MORTI DI FAMA: IO MARCIO, TU MARCI, EGLI CI MARCIA.
Guia Soncini per "Amica" in edicola.
Si torna alla normalità. David Letterman ha ricominciato a fare battute e a mostrare lo skyline nella sigla; il Saturday Night Live ha aperto la stagione con il permesso di Rudy Giuliani ("Possiamo far ridere?" "Non vedo perché cominciare adesso" ha risposto il sindaco improvvisamente più popolare del mondo); solo Jennifer Lopez sfodera vestiti insolitamente coprenti, ma per il resto tutto pare davvero come prima. Nel frattempo, però, il lutto collettivo sembra essere stato, per alcuni, una comoda scusa.
Hanno cominciato Céline Dion e coniuge, ritirando la causa da 5 milioni di dollari che avevano intentato a un giornale del Québec che li aveva descritti come "dediti al nudismo": "Dopo gli atti di terrorismo, abbiamo riesaminato la nostra lista delle priorità". Mentre qualcuno malignava che in questo modo evitassero l'esibizione di foto compromettenti in tribunale, qualcun altro (Amy Reiter, su Salon) usava la logica: certo, se avessero vinto avrebbero potuto donare quei soldi alle famiglie delle vittime...
Il "pretesto WTC" è stato ottimo anche per Tina Brown, che per il numero di novembre del suo Talk (in copertina, il Divo Giuliani) ha commissionato un articolo come-ho-vissuto-l'attacco a Chelsea Clinton. Il cinico ma lucido New York Observer ha commentato "Finalmente Tina è riuscita a scrivere 'Clinton' sul suo libro-paga".
La tragedia è servita a sfogare antipatie accumulate negli anni, come quella nei confronti di Michael Jackson, la cui offerta di partecipazione al programma benefico A tribute to heroes è stata declinata ("Michael avrebbe parlato di sé invece che delle vittime"). Nel frattempo, Whitney Houston registrava l'inno nazionale Star Spangled Banner, sperando questo servisse a far dimenticare almeno una delle voci che negli ultimi mesi l'avevano data, in crescendo, tossicodipendente, sull'orlo del divorzio e morta (è viva ma sfortunata: il dibattito attualmente in corso indica in God bless America la canzone che i cittadini statunitensi sentono veramente come proprio inno: non per nulla è stata quella più cantata nelle celebrazioni dell'ultimo mese).
E, mentre chi non aveva intenzione di fare donazioni veniva additato ("Non mi pare quella donna sia indigente", ha scritto Cindy Adams sul New York Post quando si è saputo che Barbra Streisand non avrebbe aperto il portafoglio), affinché fosse sufficientemente imbarazzato da ricredersi (il portavoce della Lopez, che annunciava vagamente la donazione di una parte degli incassi del prossimo tour, è stato incalzato: "Che percentuale?" "Parecchio"), ogni scusa era buona per stare sotto i riflettori, seppur per pochi minuti ("Non ho voluto spedirlo - ha detto Michael Bolton portando personalmente al Ground Zero un assegno destinato ai parenti delle vittime - Volevo incontrarli e piangere con loro, seppur per pochi minuti"). E, giacché nulla era più come prima, c'è stato anche chi ha forzato l'occasione: "In un momento storico come questo, non mi sento di mettermi fra Madonna e i media", ha detto Liz Rosenberg interrompendo la ventennale cura degli affari pubblici della signora Ritchie.
Eppure la tragedia dovrebbe aver insegnato a non dire bugie, o almeno non troppo ovvie: è Cindy Adams che racconta di un uomo che la mattina dell'11 settembre si trovava con la propria amante. Ovviamente, a telefono e televisore spenti. Quando alle 10 e 30 ha finalmente riacceso il cellulare, la moglie era preoccupatissima: "Dove sei?!" "Dove vuoi che sia: in ufficio". Il suo ufficio era in una delle Twin Towers.
Dagospia.com 26 Ottobre 2001
Si torna alla normalità. David Letterman ha ricominciato a fare battute e a mostrare lo skyline nella sigla; il Saturday Night Live ha aperto la stagione con il permesso di Rudy Giuliani ("Possiamo far ridere?" "Non vedo perché cominciare adesso" ha risposto il sindaco improvvisamente più popolare del mondo); solo Jennifer Lopez sfodera vestiti insolitamente coprenti, ma per il resto tutto pare davvero come prima. Nel frattempo, però, il lutto collettivo sembra essere stato, per alcuni, una comoda scusa.
Hanno cominciato Céline Dion e coniuge, ritirando la causa da 5 milioni di dollari che avevano intentato a un giornale del Québec che li aveva descritti come "dediti al nudismo": "Dopo gli atti di terrorismo, abbiamo riesaminato la nostra lista delle priorità". Mentre qualcuno malignava che in questo modo evitassero l'esibizione di foto compromettenti in tribunale, qualcun altro (Amy Reiter, su Salon) usava la logica: certo, se avessero vinto avrebbero potuto donare quei soldi alle famiglie delle vittime...
Il "pretesto WTC" è stato ottimo anche per Tina Brown, che per il numero di novembre del suo Talk (in copertina, il Divo Giuliani) ha commissionato un articolo come-ho-vissuto-l'attacco a Chelsea Clinton. Il cinico ma lucido New York Observer ha commentato "Finalmente Tina è riuscita a scrivere 'Clinton' sul suo libro-paga".
La tragedia è servita a sfogare antipatie accumulate negli anni, come quella nei confronti di Michael Jackson, la cui offerta di partecipazione al programma benefico A tribute to heroes è stata declinata ("Michael avrebbe parlato di sé invece che delle vittime"). Nel frattempo, Whitney Houston registrava l'inno nazionale Star Spangled Banner, sperando questo servisse a far dimenticare almeno una delle voci che negli ultimi mesi l'avevano data, in crescendo, tossicodipendente, sull'orlo del divorzio e morta (è viva ma sfortunata: il dibattito attualmente in corso indica in God bless America la canzone che i cittadini statunitensi sentono veramente come proprio inno: non per nulla è stata quella più cantata nelle celebrazioni dell'ultimo mese).
E, mentre chi non aveva intenzione di fare donazioni veniva additato ("Non mi pare quella donna sia indigente", ha scritto Cindy Adams sul New York Post quando si è saputo che Barbra Streisand non avrebbe aperto il portafoglio), affinché fosse sufficientemente imbarazzato da ricredersi (il portavoce della Lopez, che annunciava vagamente la donazione di una parte degli incassi del prossimo tour, è stato incalzato: "Che percentuale?" "Parecchio"), ogni scusa era buona per stare sotto i riflettori, seppur per pochi minuti ("Non ho voluto spedirlo - ha detto Michael Bolton portando personalmente al Ground Zero un assegno destinato ai parenti delle vittime - Volevo incontrarli e piangere con loro, seppur per pochi minuti"). E, giacché nulla era più come prima, c'è stato anche chi ha forzato l'occasione: "In un momento storico come questo, non mi sento di mettermi fra Madonna e i media", ha detto Liz Rosenberg interrompendo la ventennale cura degli affari pubblici della signora Ritchie.
Eppure la tragedia dovrebbe aver insegnato a non dire bugie, o almeno non troppo ovvie: è Cindy Adams che racconta di un uomo che la mattina dell'11 settembre si trovava con la propria amante. Ovviamente, a telefono e televisore spenti. Quando alle 10 e 30 ha finalmente riacceso il cellulare, la moglie era preoccupatissima: "Dove sei?!" "Dove vuoi che sia: in ufficio". Il suo ufficio era in una delle Twin Towers.
Dagospia.com 26 Ottobre 2001