FURBETTOPOLI - CONSORTE AI BANCHIERI: "MI DEVI DARE UNA MANO COMPRANDO IN BORSA UN PO' DEL TITOLO NOSTRO, UN PO' OGNI GIORNO" - LUIGI GRASSO (NOMURA) CONTRO I "FURBETTI": "MA VE VOLETE STARE ZITTI! MA FATTE I CAZZI TUOI SCUSA NO!"...
Luca Fazzo e Marco Mensurati per la Repubblica
Sarà anche vero che per ora la Procura di Milano non vuole togliere ai colleghi di Roma l'inchiesta sulla scalata di Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro. Sarà anche probabile che domani i pm milanesi e quelli romani si vedano nel capoluogo lombardo per tornare a coordinarsi in un clima - specie dopo il passo indietro del procuratore aggiunto capitolino, Achille Toro - di fiducia e di fattiva collaborazione. Ma un dato è certo: la Procura milanese non ha affatto rinunciato a scavare in prima persona sull'assalto che Giovanni Consorte, presidente ormai dimissionario delle assicurazioni "rosse", voleva lanciare a Bnl.
Un fascicolo d'inchiesta è stato riaperto senza clamori da un paio di mesi: un'inchiesta senza reati e senza indagati, una inchiesta esplorativa. Ma è in questo fascicolo che approda un documento decisivo per ricostruire il retroscena dell'operazione. E' il rapporto che il Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza ha inviato ai pm milanesi Giulia Perrotti ed Eugenio Fusco, ricostruendo per filo e per segno le tappe dell'Offerta pubblica di acquisto (Opa) lanciata da Consorte: una ricostruzione dove le dichiarazioni pubbliche di Unipol si incrociano alle intercettazioni - la maggioranza delle quali inedite - sul cellulare del presidente di Unipol. E su questo tema, d'altronde, si dice che ruotino molte delle domande che Gianpiero Fiorani, l'ex presidente di Banca Popolare Italiana in carcere da quasi un mese, si sente rivolgere negli ultimi interrogatori.
La conclusione cui giungono le fiamme gialle dopo avere analizzato "le telefonate maggiormente significative alla descrizione degli avvenimenti" è netta: "Una parte di telefonate è riferibile ad una strategia finalizzata ad incidere sulla determinazione del prezzo dell'Opa", cioé a quello che per il nostro codice penale è il reato di aggiotaggio. Si parte dalle manovre che Consorte è costretto a realizzare per sostenere il titolo Unipol, entrato in caduta libera dopo che, il 18 luglio, la società ha acquistato da Ricucci, Caltagirone e altri immobiliaristi il 27% di Bnl.
Il 21 luglio Consorte chiama un manager di Unipol, Dallara: "Stiamo mettendo in piedi una linea di difesa del titolo, vedi che spazi hai per fare sul mercato un po' di acquisti", gli dice. Due ore dopo un altro funzionario Unipol, Donati, riferisce a Consorte di avere trovato qualcuno disposto a acquistare azioni della compagnia.
D: "Lui mi ha detto: quanti titoli avete bisogno?"
C: "Tu gli devi dire se può investire centomila euro al giorno per ven...trenta giorni. Se ce la fa sono tre milioni di euro".
D: "E poi cosa fa dei titoli?"
C: "Se li tiene".
La sera stessa è Enzo Mengoli, direttore generale della Banca di Bologna, a promettere il suo appoggio a Consorte.
C: "Tu mi devi dare una mano comprando in Borsa un po' di quel titolo nostro, un po' ogni giorno qualcosina".
M: "Sì, va bene".
Nei giorni successivi Consorte viene intercettato anche mentre recluta sostenitori all'Opa, sia come partecipanti che come finanziatori. Con un dirigente del Credit Suisse parla tra gli altri di Claudio Sposito, ex amministratore delegato di Fininvest: "Di Sposito avrò già versato un miliardo e mezzo di euro, ho l'incontro mercoledì, Sposito mi deve qualche piccolo favore".
Ma la conversazione più accalorata è quella con Luigi Grasso, della sede londinese di Nomura, importante merchant bank giapponese.
G: "L'ho fatto presente anche a Danilo (Coppola, ndr), gli ho detto queste cose non bisogna parlarne in giro, non c'è bisogno che lo sa nessuno di quello che noi facciamo".
C: "No, loro hanno un difetto, parlano troppo".
G: "Ricucci, Ricucci... Esatto! Non capiscono che devono stare zitti! Cioé a me di finire sul giornale non me ne frega niente!"
C: "Se tu fai un'operazione con una istituzione può avere una valenza politica ma nessuno ti rompe i coglioni, se fai mezza operazione con un individuo tutte le malelingue del mondo possono tirare fuori dei problemi,quindi bisogna stare zitti!"
G: "Ma ve volete stare zitti! Ma che gli vai poi a dire 'un'operazione molto conveniente'? Ma fatte i cazzi tua scusa no!"
Il rapporto della Finanza si conclude con il documento sequestrato negli uffici della Banca Popolare Italiana con cui il 18 luglio Unipol e Bpi concordavano le mosse in vista dell'assalto a Bnl. "Quanto sopra - conclude il rapporto indirizzato ai pubblici ministeri - per le valutazioni che le Signorie Loro vorranno esprimere".
Dagospia 08 Gennaio 2006
Sarà anche vero che per ora la Procura di Milano non vuole togliere ai colleghi di Roma l'inchiesta sulla scalata di Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro. Sarà anche probabile che domani i pm milanesi e quelli romani si vedano nel capoluogo lombardo per tornare a coordinarsi in un clima - specie dopo il passo indietro del procuratore aggiunto capitolino, Achille Toro - di fiducia e di fattiva collaborazione. Ma un dato è certo: la Procura milanese non ha affatto rinunciato a scavare in prima persona sull'assalto che Giovanni Consorte, presidente ormai dimissionario delle assicurazioni "rosse", voleva lanciare a Bnl.
Un fascicolo d'inchiesta è stato riaperto senza clamori da un paio di mesi: un'inchiesta senza reati e senza indagati, una inchiesta esplorativa. Ma è in questo fascicolo che approda un documento decisivo per ricostruire il retroscena dell'operazione. E' il rapporto che il Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza ha inviato ai pm milanesi Giulia Perrotti ed Eugenio Fusco, ricostruendo per filo e per segno le tappe dell'Offerta pubblica di acquisto (Opa) lanciata da Consorte: una ricostruzione dove le dichiarazioni pubbliche di Unipol si incrociano alle intercettazioni - la maggioranza delle quali inedite - sul cellulare del presidente di Unipol. E su questo tema, d'altronde, si dice che ruotino molte delle domande che Gianpiero Fiorani, l'ex presidente di Banca Popolare Italiana in carcere da quasi un mese, si sente rivolgere negli ultimi interrogatori.
La conclusione cui giungono le fiamme gialle dopo avere analizzato "le telefonate maggiormente significative alla descrizione degli avvenimenti" è netta: "Una parte di telefonate è riferibile ad una strategia finalizzata ad incidere sulla determinazione del prezzo dell'Opa", cioé a quello che per il nostro codice penale è il reato di aggiotaggio. Si parte dalle manovre che Consorte è costretto a realizzare per sostenere il titolo Unipol, entrato in caduta libera dopo che, il 18 luglio, la società ha acquistato da Ricucci, Caltagirone e altri immobiliaristi il 27% di Bnl.
Il 21 luglio Consorte chiama un manager di Unipol, Dallara: "Stiamo mettendo in piedi una linea di difesa del titolo, vedi che spazi hai per fare sul mercato un po' di acquisti", gli dice. Due ore dopo un altro funzionario Unipol, Donati, riferisce a Consorte di avere trovato qualcuno disposto a acquistare azioni della compagnia.
D: "Lui mi ha detto: quanti titoli avete bisogno?"
C: "Tu gli devi dire se può investire centomila euro al giorno per ven...trenta giorni. Se ce la fa sono tre milioni di euro".
D: "E poi cosa fa dei titoli?"
C: "Se li tiene".
La sera stessa è Enzo Mengoli, direttore generale della Banca di Bologna, a promettere il suo appoggio a Consorte.
C: "Tu mi devi dare una mano comprando in Borsa un po' di quel titolo nostro, un po' ogni giorno qualcosina".
M: "Sì, va bene".
Nei giorni successivi Consorte viene intercettato anche mentre recluta sostenitori all'Opa, sia come partecipanti che come finanziatori. Con un dirigente del Credit Suisse parla tra gli altri di Claudio Sposito, ex amministratore delegato di Fininvest: "Di Sposito avrò già versato un miliardo e mezzo di euro, ho l'incontro mercoledì, Sposito mi deve qualche piccolo favore".
Ma la conversazione più accalorata è quella con Luigi Grasso, della sede londinese di Nomura, importante merchant bank giapponese.
G: "L'ho fatto presente anche a Danilo (Coppola, ndr), gli ho detto queste cose non bisogna parlarne in giro, non c'è bisogno che lo sa nessuno di quello che noi facciamo".
C: "No, loro hanno un difetto, parlano troppo".
G: "Ricucci, Ricucci... Esatto! Non capiscono che devono stare zitti! Cioé a me di finire sul giornale non me ne frega niente!"
C: "Se tu fai un'operazione con una istituzione può avere una valenza politica ma nessuno ti rompe i coglioni, se fai mezza operazione con un individuo tutte le malelingue del mondo possono tirare fuori dei problemi,quindi bisogna stare zitti!"
G: "Ma ve volete stare zitti! Ma che gli vai poi a dire 'un'operazione molto conveniente'? Ma fatte i cazzi tua scusa no!"
Il rapporto della Finanza si conclude con il documento sequestrato negli uffici della Banca Popolare Italiana con cui il 18 luglio Unipol e Bpi concordavano le mosse in vista dell'assalto a Bnl. "Quanto sopra - conclude il rapporto indirizzato ai pubblici ministeri - per le valutazioni che le Signorie Loro vorranno esprimere".
Dagospia 08 Gennaio 2006