TEIERE - CARO FASSINO, NON È GOEBBELS MA PLUTARCO (CALUNNIA ATTACK) - LA NOVELLA (2000) DI CIAMPI - "MESSAGGERO" NAPOLETANO: IL NUOVO DIRETTORE SARÀ «AZIENDALE PIÙ CHE POLITICO».
Da Il Riformista
Piero Fassino è recidivo. Tranquilli, non si tratta di nuove intercettazioni sul caso Unipol quanto piuttosto dell'uso delle citazioni da parte del segretario diessino. Ieri, infatti, partecipando a un forum online sul sito della Quercia, Fassino ha così motivato la violenta campagna condotta dal Giornale di famiglia (famiglia Berlusconi, ovviamente) contro di lui a proposito delle telefonate (penalmente irrilevanti) con Giovanni Consorte: «Il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro utilizza la strategia di Goebbels, il capo della propaganda di Hitler, che ogni giorno diceva "calunnia, calunnia" per distruggere gli avversari e in modo che alla fine qualcosa rimanesse».
Il problema è che la frase non è di Goebbels e Fassino commise lo stesso errore già nel settembre di due anni fa, quando intervistato da Massimo Franco per l'allora Corriere della Sera di Stefano Folli sullo scandalo Telekom Serbia se la prese sempre con Belpietro e il Giornale di famiglia e disse: «Applica la tecnica di Goebbels: calunnia, calunnia, qualcosa resterà». No, non è Goebbels, e ci tocca quindi ripetere ciò che scrivemmo in Teiere due anni fa: «In genere, la citazione "calunniate, calunniate, qualcosa resterà" viene attribuita a Voltaire, che un gerarca nazista proprio non è. A sua volta, però, il filosofo dei lumi la riprese da Plutarco: "Audacter calumniare, semper aliquid haeret", "Calunnia senza timore: qualcosa rimane sempre attaccato"». Berlusconi, caro segretario, sarà pure Hitler, ma Belpietro non è Goebbels.
Una lettera per Regolo. Certo, Stefano Ricucci gli avrà pure smentito una presunta intervista rilasciata in un ristorante, presente anche la consorte Anna Grembiulina Falchi (no, non è diventata massone è solo che lei stessa ha rivelato di indossare il grembiule da casalinga senza niente sotto), ma Luciano Regolo, direttore di Novella Duemila, ha comunque di che rallegrarsi. Sotto la sua guida, il tanto vituperato settimanale rosa di gossip, che secondo la vulgata dominante sarebbe la lettura abituale delle femmine quando vanno dal parrucchiere o dall'estetista, è stato infatti sdoganato dal Colle più alto d'Italia.
A testimoniarlo una preziosa lettera su carta intestata del presidente della Repubblica: «Gentile signora, ho ricevuto l'articolo a Sua firma, pubblicato dal settimanale Novella, nella ricorrenza del mio compleanno. Ho apprezzato la Sua cortesia e colgo con piacere l'occasione per ringraziarLa per gli auguri che ha voluto farmi giungere, inviandoLe i miei saluti, unitamente agli auspici migliori per la Sua attività». Firmato: Carlo Ciampi. La missiva è stata pubblicata sull'ultimo numero novelliano del 2005 e fa riferimento a un precedente articolo di Alice Barontini sugli 85 anni del capo dello Stato.
Quale Messaggero? Politicamente ragionando, come sarà il Messaggero del neodirettore Roberto Napoletano? La domanda circola con insistenza in palazzi e salotti della capitale, anche perché da un direttore dichiaratamente di sinistra quale Paolo Gambescia il giornale del costruttore Francesco Gaetano Caltagirone (suocero peraltro di Pier Ferdinando Casini) passa in mani decisamente più moderate, tenuto conto che Napoletano quando lavorava al Sole 24 Ore era considerato l'uomo di fiducia dell'ex presidente filoberlusconiano di Confindustria, Antonio D'Amato.
Qualcuno sostiene che sarà un «direttore aziendale più che politico», in ogni caso l'unica cosa che sembra chiara è l'idea che i due hanno, direttore ed editore, sull'economia italiana. Ecco infatti che cosa disse Caltagirone a Napoletano in un'intervista comparsa in "Padroni d'Italia", libro che il neodirettore del Messaggero scrisse nel maggio 2004: «I salotti hanno contribuito al declino economico italiano perché costituivano una sorta di mutua copertura per imprenditori ormai inefficienti che si reggevano su un sistema di potere con cui controllavano tra l'altro l'erogazione del credito».
Dagospia 13 Gennaio 2006
Piero Fassino è recidivo. Tranquilli, non si tratta di nuove intercettazioni sul caso Unipol quanto piuttosto dell'uso delle citazioni da parte del segretario diessino. Ieri, infatti, partecipando a un forum online sul sito della Quercia, Fassino ha così motivato la violenta campagna condotta dal Giornale di famiglia (famiglia Berlusconi, ovviamente) contro di lui a proposito delle telefonate (penalmente irrilevanti) con Giovanni Consorte: «Il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro utilizza la strategia di Goebbels, il capo della propaganda di Hitler, che ogni giorno diceva "calunnia, calunnia" per distruggere gli avversari e in modo che alla fine qualcosa rimanesse».
Il problema è che la frase non è di Goebbels e Fassino commise lo stesso errore già nel settembre di due anni fa, quando intervistato da Massimo Franco per l'allora Corriere della Sera di Stefano Folli sullo scandalo Telekom Serbia se la prese sempre con Belpietro e il Giornale di famiglia e disse: «Applica la tecnica di Goebbels: calunnia, calunnia, qualcosa resterà». No, non è Goebbels, e ci tocca quindi ripetere ciò che scrivemmo in Teiere due anni fa: «In genere, la citazione "calunniate, calunniate, qualcosa resterà" viene attribuita a Voltaire, che un gerarca nazista proprio non è. A sua volta, però, il filosofo dei lumi la riprese da Plutarco: "Audacter calumniare, semper aliquid haeret", "Calunnia senza timore: qualcosa rimane sempre attaccato"». Berlusconi, caro segretario, sarà pure Hitler, ma Belpietro non è Goebbels.
Una lettera per Regolo. Certo, Stefano Ricucci gli avrà pure smentito una presunta intervista rilasciata in un ristorante, presente anche la consorte Anna Grembiulina Falchi (no, non è diventata massone è solo che lei stessa ha rivelato di indossare il grembiule da casalinga senza niente sotto), ma Luciano Regolo, direttore di Novella Duemila, ha comunque di che rallegrarsi. Sotto la sua guida, il tanto vituperato settimanale rosa di gossip, che secondo la vulgata dominante sarebbe la lettura abituale delle femmine quando vanno dal parrucchiere o dall'estetista, è stato infatti sdoganato dal Colle più alto d'Italia.
A testimoniarlo una preziosa lettera su carta intestata del presidente della Repubblica: «Gentile signora, ho ricevuto l'articolo a Sua firma, pubblicato dal settimanale Novella, nella ricorrenza del mio compleanno. Ho apprezzato la Sua cortesia e colgo con piacere l'occasione per ringraziarLa per gli auguri che ha voluto farmi giungere, inviandoLe i miei saluti, unitamente agli auspici migliori per la Sua attività». Firmato: Carlo Ciampi. La missiva è stata pubblicata sull'ultimo numero novelliano del 2005 e fa riferimento a un precedente articolo di Alice Barontini sugli 85 anni del capo dello Stato.
Quale Messaggero? Politicamente ragionando, come sarà il Messaggero del neodirettore Roberto Napoletano? La domanda circola con insistenza in palazzi e salotti della capitale, anche perché da un direttore dichiaratamente di sinistra quale Paolo Gambescia il giornale del costruttore Francesco Gaetano Caltagirone (suocero peraltro di Pier Ferdinando Casini) passa in mani decisamente più moderate, tenuto conto che Napoletano quando lavorava al Sole 24 Ore era considerato l'uomo di fiducia dell'ex presidente filoberlusconiano di Confindustria, Antonio D'Amato.
Qualcuno sostiene che sarà un «direttore aziendale più che politico», in ogni caso l'unica cosa che sembra chiara è l'idea che i due hanno, direttore ed editore, sull'economia italiana. Ecco infatti che cosa disse Caltagirone a Napoletano in un'intervista comparsa in "Padroni d'Italia", libro che il neodirettore del Messaggero scrisse nel maggio 2004: «I salotti hanno contribuito al declino economico italiano perché costituivano una sorta di mutua copertura per imprenditori ormai inefficienti che si reggevano su un sistema di potere con cui controllavano tra l'altro l'erogazione del credito».
Dagospia 13 Gennaio 2006