LE "OPERAZIONI DOLOSE" CONTESTATE A GERONZI: AVER "INDEBITATO" PARMALAT, FALSIFICATO I VALORI PATRIMONIALI DELLA NEO-COSTITUITA PARMATOUR SPA, PROROGATO IL FINANZIAMENTO-PONTE - CDA CAPITALIA, SOLIDARIETA' E FIDUCIA AL PRESIDENTE.

1 - CAPITALIA: CDA, SOLIDARIETA' E FIDUCIA A GERONZI.
(AGI)
- Il consiglio di amministrazione di Capitalia, riunitosi in seduta straordinaria su richiesta dell'amministratore delegato, ha espresso all'unanimita', insieme al collegio sindacale, "solidarieta', stima e fiducia al presidente, Cesare Geronzi". Il consiglio, si legge in una nota, "ha altresi' espresso il proprio supporto all'amministratore delegato e a tutto il management nel perseguimento degli obiettivi strategici del piano industriale 2005-20072. Il consiglio, come previsto, si riunira' domani pomeriggio per l'approvazione della relazione trimestrale al 31 dicembre 2005. L'amministratore delegato, Matteo Arpe, presentera' i risultati alla comunita' finanziaria venerdi' mattina a Milano.

2 - DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DEL PATTO DI SINDACATO DI CAPITALIA.
Il Presidente, avv. Vittorio Ripa di Meana, anche a nome di tutti i partecipanti al Patto di Sindacato di Capitalia, in relazione alla notizia della misura interdittiva notificata al Presidente del Gruppo, esprime piena solidarietà e fiducia al dr. Cesare Geronzi. Il Patto di Sindacato conferma il proprio supporto all'Amministratore Delegato ed a tutto il management nel perseguimento degli obiettivi strategici del Piano Industriale 2005 - 2007.

3 - PARMALAT: INTERDIZIONE GERONZI, PERICOLO REITERAZIONE REATO.
(ANSA) - La misura interdittiva per il presidente di Capitalia Cesare Geronzi - secondo fonti investigative - e' stata decisa per il pericolo di reiterazione del reato. L'ordinanza, notificata ieri sera dalla Guardia di Finanza di Bologna, e' stata decisa dal Gip di Parma Pietro Rogato, che ha accolto la richiesta del Pm Vincenzo Picciotti, che aveva gia' firmato l'avviso di fine indagini contro Geronzi e altri manager di Capitalia.

Gia' negli ultimi mesi del 2005, nell'ambito dell'inchiesta sul crac di Parmalat, la Procura emiliana aveva meditato di richiedere la misura, ma poi la richiesta non era stata formalizzata e inviata all'Ufficio del Gip. Oltre che all' indagine sull'affare delle Acque Ciappazzi che Calisto Tanzi acquisto' dall'allora gruppo Ciarrapico dietro la regia - secondo l'accusa - proprio del presidente di Capitalia, dietro la misura interdittiva c'e' soprattutto l'indagine su alcuni finanziamenti concessi nei primi anni 2000 al gruppo turistico di Tanzi.



Tra le ''operazioni dolose'' contestate a Geronzi - che nell'inchiesta e' indagato per concorso in bancarotta fraudolenta e usura - c'e' quella di aver ''indebitato'' Parmalat spa, attraverso un finanziamento di Banca di Roma, per 50 milioni di euro, ''affinche' la stessa potesse a sua volta erogare al gruppo viaggi un finanziamento ponte di 46,5 milioni di euro circa, indispensabile a garantire la sopravvivenza nelle more del raggiungimento di un accordo con gli altri istituti creditori''.

Geronzi - sempre secondo le carte dell'inchiesta - avrebbe ''organizzato e predisposto, grazie all'appoggio della 'banca agente' Medio Credito Centrale (gruppo Banca di Roma, ndr), una convenzione interbancaria di ristrutturazione del debito del gruppo viaggi integralmente basata su un piano di rilancio industriale giudicato 'non credibile' dagli stessi consulenti interni della banca e sulla macroscopica falsificazione dei valori patrimoniali della neo-costituita societa' capogruppo Parmatour spa, il cui capitale veniva in larga parte fittiziamente formato''. Un capitale che, sempre secondo la Procura e la Guardia di Finanza, sarebbe stato ''fittiziamente'' formato anche ''mediante il conferimento dei rami di azienda delle societa' Hit spa e Hit International spa avvenuto a valori palesemente gonfiati''.

Geronzi avrebbe poi ''prorogato, a marzo 2003, il finanziamento ponte'', nonostante ''sin da dicembre 2002 la stampa specializzata avesse diffuso allarmanti notizie circa i bilanci del gruppo Parmalat finanziaria'' e nonostante ''un'analisi interna condotta dalla stessa Funzione Large corporate di Capitalia''. Un'analisi che aveva anche esaminato le risultanze della Centrale dei Rischi, che evidenziavano un costante sfruttamento alla soglia massima dei fidi concessi e, talora, addirittura situazioni di 'sconfinamento'''. Per questo l'analisi aveva ''proposto una drastica riduzione degli affidamenti per 100 milioni di euro circa''.

Secondo la ricostruzione fatta dai militari del II gruppo verifiche speciali della Guardia di Finanza di Bologna, le operazioni di finanziamento ignorarono che ''nel febbraio 2003, come prospettato dall'analisi interna, il gruppo Parmalat finanziaria fosse stato costretto a ritirare una nuova maxi-emissione obbligazionaria gia' annunciata al mercato, con conseguente crollo del titolo in Borsa''. E, quando, ''gia' nel primo semestre del medesimo anno, il gruppo aveva emesso titoli per oltre un miliardo di euro, ovvero per un importo pari agli impegni finanziari in scadenza nei dodici mesi successivi''. Le diverse ''operazioni dolose'' - elencate nell'avviso di fine indagini contro Geronzi e altri manager di Capitalia - contribuirono a provocare ''seppur ritardata, la dichiarazione di insolvenza delle societa' del gruppo economico Parmalat-Tanzi, nonche' - nel solo anno 2003 - un aggravamento del dissesto del gruppo turistico per 220 milioni di euro circa e del gruppo Parmalat finanziaria per 3 miliardi di euro circa''.


Dagospia 22 Febbraio 2006